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Governo-FIGC-UEFA

15 .04.2021-Un trionfalismo sbagliato nei modi e nei tempi.

Su tutti gli organi di stampa e nelle dichiarazioni ufficiali dei rappresentanti delle Istituzioni sportive e nazionali si parla con entusiasmo della “vittoria “ dello sport a seguito della conferma  da parte del Governo italiano che le partite  di Euro 2020 in programma allo Stadio Olimpico di Roma, si svolgeranno con gli spettatori, garantendo che almeno il 25% della capacità dello stadio sarà riempito.

La FIGC e il calcio italiano si godono una prima importante vittoria, servita dal governo italiano ieri con l’OK alla Federcalcio nella misura richiesta dell’UEFA” (cfr. Tuttosport , 14 aprile).

Soffermiamoci un attimo su questa vittoria. Una vittoria è il risultato di una “partita”, di una sfida; in questo caso  tra l’UEFA  (la Confindustria del calcio europeo) ed il Governo italiano, un confronto sperequato sia dal punto di vista istituzionale (privato vs pubblico), sia socio-economico.

Se questa è una vittoria!

E, infatti,  è significativo quanto  enfatizzato dalla stampa:” Uno splendido messaggio” (Gravina), un “messaggio di speranza per tutto il popolo italiano”  (Malagò).

In un contesto di pandemia come l’attuale,  che condiziona non solo gli aspetti economici del Paese, in tutte le sue articolazioni, ma, soprattutto, i comportamenti individuali e collettivi, l’euforia  dei signori del calcio (attenzione , non dello sport!) mi lascia interdetto.

Sarebbe opportuno che il Governo prima e la FIGC poi potessero chiarire “la straordinaria visione” che “il messaggio dell’Esecutivo manda al Paese” (cfr. Gravina a Tuttosport).

Ed è  altrettanto significativa l’affermazione di un attento osservatore del mondo dello sport come A. Di Caro: “Oltre ai benefici concreti e psicologici per il Paese, ci sono quelli per il nostro sistema calcio”  (cfr. La Gazzetta dello Sport, 14 aprile,  pag. 27).

Sarebbe stato più corretto sottolineare i concreti e psicologici benefici per il “loro” sistema calcio e, poi, di conseguenza per il Paese.

Il contesto in cui viene lanciata questa ancora di salvezza per il calcio sarebbe stato più facilmente accettabile se la dichiarazione fosse intervenuta in un ambito di più ampia portata, quale lo sport in generale, specie dilettantistico ed amatoriale.

Certo questi ultimi non muovono miliardi, sponsor, trasmissioni tv, giornali, radio, né soprattutto interessi politici.

Il richiamato entusiasmo  istituzionale, che risulta comunque condizionato dall’andamento della ormai famosa curva della diffusione della pandemia, arriva nel contesto di una situazione che il Ministero della Salute - Istituto Superiore della Sanità, illustra nell’aggiornamento dei dati aggregati quotidiani (14 aprile 2021):

Ricoveri con sintomi: n. 26.369; Ricoveri in terapia intensiva: n. 3490; Isolamento domiciliare: n. 484.801; Totale attualmente positivi: n. 514.660; Deceduti: n.115.557.

Negli ultimi trenta giorni risultano decedute n. 9.964 persone, e solo nella giornata del 13 aprile, sono state registrate n. 358 vittime.

In questo drammatico  contesto, che i dati statistici, nella loro asetticità, rendono ancora più drammatico, il Governo si impegna con l’UEFA a riempire lo Stadio Olimpico di “almeno il 25%“ della capienza dell’impianto: cioè di  17.500 spettatori, cui devono aggiungersi  tutti i numerosi altri  componenti del circo calcistico, un impegno che sembra avulso dai famosi dati circa l’andamento dell’epidemia. Senza parlare, poi, dei rimborsi che dovranno essere riconosciuti da chi aveva acquistato in prevendita i ticket di accesso, circa il 90% dei tagliandi disponibili e che daranno luogo  alla riffa dei sorteggi  (cfr. La Gazzetta dello Sport, 15 aprile).

Impegno che ha avuto subito un effetto di trascinamento, prontamente colto dalla Lega Calcio Serfie A “I Club chiedono stadi riaperti subito in 1.000. A maggio il 25%“.

Questo generalizzato entusiasmo non può essere certamente condiviso da tutta quella “galassia di associazioni e gruppi organizzati di ristoratori pervenuti da tutta Italia” (cfr. Il Corriere della Sera, 14 aprile, “La protesta CIRCO MASSIMO”)  che hanno manifestato a Roma, anche nell’interesse di tutta la filiera economica che caratterizza, direttamente ed indirettamente la ristorazione, o di  tutti i rappresentanti dell’enorme mondo del commercio, specie di prossimità, che ha da sempre svolto una funzione  sociale sul territorio, troppo spesso ignorata e  che  tentano disperatamente di sopravvivere.

Ancora una volta, con tristezza, il “carrozzone (calcio) va avanti da sé, con le regine (i club più importanti), i suoi fanti  (le altre squadre) e i suoi re (i padroncini dei club)”, come cantava Renato Zero.

In attesa di conoscere, e credo che questo sia un atto dovuto al Paese, i termini e le modalità della “splendida visione”, devo purtroppo rilevare, ancora una volta, che il calcio (professionistico) deve andare avanti,  al di là di ogni regola, non solo sportiva ma di tutela della salute individuale e collettiva e di ogni logica sociale.

Alfredo Parisi

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