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L'egoismo affaristico della Lega Serie A

08,01,2022- Intervento governativo  per limitare l’egoismo affaristico del Lega Serie A

 Nella  Lettera Aperta diretta al Governo il 5 gennaio scorso ( cfr. www.federspporter.it) avevo, sommessamente, sollecitato un intervento da parte degli organismi di garanzia preposti alla salvaguardia di quei valori pesantemente messi in discussione da Lega Calcio Serie A:quali ,primariamente, la salute pubblica,  la sicurezza degli interpreti delle manifestazioni calcistiche e la regolarità stessa delle competizioni che rispecchi il merito sportivo.

La recente delibera del Consiglio di Lega ( Comunicato Ufficiale n. 126 del 6 gennaio scorso) ha portato nella “calzetta della Befana” solo carbone.

Infatti, si sono violati tutti quei valori innanzi richiamati sulla base del dogma  “il campionato deve andare avanti”.

Ma, soprattutto, contrapponendo la decisione di una Organizzazione privata, quale è la Lega Calcio ad  Autorità amministrative pubbliche deputate alla salvaguardia della salute. ( Sugli aspetti giuridici di tale affermazione si rimanda all’allegata Nota dell’Avv. Massimo Rossetti)

Queste ultime “ avrebbero assunto provvedimenti confusi ed incoerenti”.

Le misure adottate dalla Lega “prese in fretta e furia…” (così Cairo in Corriere della Sera, del 7 gennaio, pag. 30) danno la conferma dell’improvvisazione, senza alcuna visione di sistema, ma dettata unicamente da interessi che di sociale non hanno proprio nulla.

Il contrasto tra Lega Calcio e ASL, il cui potere, è bene ricordarlo, deriva dalla legge, ha sancito una situazione di totale anarchia in cui “ogni Autorità Sanitaria Locale ha una testa, una visione, un modo di operare tutto suo, senza una linea guida nazionale e complessiva “ ( così Daniele Dellera, Corriere della Sera cit. pag.30).

Significative le parole del Direttore ASL di Torino, in risposta al provvedimento di due ASL di Napoli ( cfr. Tuttomercatoweb.com)” C’è un provvedimento di quarantena, sappiamo tutti cosa vuol dire.La quarantena non prevede che loro vadano a giocare, ma non siamo noi tenuti a far rispettare le regole, è il Napoli che deve rispettare le regole”.

C’è ,quindi, un richiamo espresso a CHI deve rispettare le regole che, nella fattispecie, deve essere la Lega Calcio ed i singoli club. Una assunzione di responsabilità che i vertici calcistici evitano, mettendo tutto in un falso conflitto di interessi .

Ben venga, quindi, l’intervento del Governo che, comunque, nel protrarsi, o nell’aggravarsi ,della situazione conclamata il 6 gennaio scorso, dovrebbe provvedere a far sospendere le gare previste per il 9 corrente.

Un intervento governativo che permetta la stipula di un Protocollo “vero” tra FIGC, Lega Calcio, ma non solo, come giustamente ha sottolineato Petrucci per la Federbasket, e ASL  in cui si determinino, a priori,le cause in base alle quali le gare sportive non possano essere disputate.

La recente delibera della Lega Calcio Serie A nell’imporre la disputa delle partite  qualora la squadra abbia “ almeno 13 giocatori ( di cui almeno un portiere) tra quelli scritti nelle rose della Prima Squadra e della formazione Primavera nati entro il 31.12.2003” è la più chiara violazione di quei valori che devono presiedere lo sport; e, per favore, non si parli di garantire la disputa delle competizioni nell’interesse dei tifosi !

Alfredo Parisi

 

Il Calcio e il Covid 19: le norme sportive calcistiche cedono a fronte di atti normativi gerarchicamente superiori

 In presenza della diffusione del contagio da Covid 19, nella sua, in ordine di tempo, variante, che sta intensamente colpendo il mondo del calcio, la Lega Calcio Serie A ha varato un nuovo Protocollo, finalizzato a consentire che le partite possano essere, comunque, giocate, secondo il calendario prestabilito.

Tale nuovo Protocollo, però, secondo quanto sancito dalla Sentenza in data 22.12 2020 del Collegio di Garanzia del CONI, a Sezioni Unite, ( cfr. la mia Nota di commento alla sentenza in www.federsupporter.it) è applicabile solo se compatibile con provvedimenti di legge e/o amministrativi ad esso gerarchicamente superiori.

Quanto sopra, in ossequio al principio che l’autonomia e la libertà dell’ordinamento sportivo subiscono la limitazione intrinseca, determinata dal fatto che esse si esplicano nell’ambito della supremazia dell’ordinamento statale ( cfr. Enrico Lubrano in www.studiolubrano.itI Rapporti tra ordinamento sportivo ed ordinamento statale nella loro attuale configurazione “ ) .

Ne consegue che le norme regolamentari calcistiche, per avere validità ed efficacia, devono trovare riscontro in provvedimenti di legge e/o amministrativi.

Circa, poi, come qualche esponente calcistico afferma, il fatto che si voglia “depotenziare “ le ASL, occorre tenere presente quanto segue.

La tutela della salute ex art. 117 Costituzione, così come l’ordinamento sportivo, sono materie di legislazione concorrente Stato/Regioni e la potestà regolamentare in tali materie spetta al Regioni.

Il Governo può sostituirsi alle Regioni, ex successivo art. 120 Costituzione, qualora lo richieda, tra le altre, la tutela dell’unità giuridica, fermo rimanendo che, con legge, devono essere definite le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

Pertanto, alla luce di quanto precede, affinché nuove regole sportive calcistiche in materia di tutela della salute possano essere realmente valide ed efficaci, è necessario che esse siano compatibili con provvedimenti di legge e/o amministrativi, adottati nel rispetto delle richiamate disposizioni costituzionali che tali norme rispecchino.

Mi sia, infine, consentito osservare che, a mio avviso, il problema non risiede tanto in una asserita invadenza delle ASL, quanto nella insaziabile voracità economica di un sistema calcio, in particolare della Lega Serie A, costretto ad aumentare a dismisura il numero delle gare, nazionali ed internazionali, (una vera e propria overdose di calcio), con conseguente rigida compressione dei tempi per la disputa delle gare, onde incrementare. sempre di più le entrate economiche.

Motivo che rende difficile/impossibile il rinvio delle partite.

Entrate principalmente destinate a soddisfare l’ingordigia di giocatori, allenatori, dirigenti, intermediari, nonché a soddisfare gli interessi, a volte non trasparenti e leciti, di padroni e padroncini del pallone .

Avv. Massimo Rossetti

 

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