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Le verità soggettive dei bilanci delle società di calcio.

 

16. 05.2022 -Le  verità soggettive dei bilanci delle società di calcio.

La Procura Federale, nell’ottobre 20221, aveva concluso la sua indagine relativa ad alcune operazioni incrociate di compravendita dei diritti alle prestazioni di calciatori interessanti i bilanci societari relativi a due stagioni sportive , 2019/2020 e 2020/2021.

Sempre su tale tema era già stata avviata una indagine della CONSOB nei confronti della Juventus, società quotata, oltrechè una indagine penale presso la Procura della Repubblica di Torino ( c.d. indagine “Prisma”).

I verbali d sequestro eseguiti dalla Procura di Torino venivano acquisiti dalla Procura Federale, così come tutta la documentazione delle ispezioni effettuate dallaCo.Vi.Soc.

Il 1° aprile 2022, la Procura riteneva conclusa la propria inchiesta; in conseguenza della quale  deferiva al Tribunale Federale, Sezione Disciplinare, n. 61 tesserati e n. 11 società sportive, per un totale di  72 soggetti.

 

Come evidenziato dalla stampa sportiva (cfr “La Gazzetta dello Sport”,  aprile 2022 pag.9), la Procura Federale aveva analizzato il valore reale di 59 giocatori, rideterminando, di conseguenza,  i bilanci delle 11 società coinvolte.

Per la Juventus, ad esempio, sono state effettuate rettifiche “ per elisione di plusvalenze fittizie fino alla trimestrale  del 31.03.2021 per un totale di 111,600 mln che aggiunti alla perdita denunciata dal Club di 138 mln, la porta a 250 mln, impattando ,quindi, anche sul patrimonio netto” ( così Gazzetta delle Sprt citata)

Con decisione del 22 aprile successivo, il Tribunale Federale Nazionale “ definitivamente pronunciando…” proscioglieva i deferiti.

Mentre sugli aspetti tecnico-giuridici si rinvia alla seguente analisi dell’Avv. Massimo Rossetti, ritengo opportuno  formulare alcune considerazioni di carattere più generale.

La scrupolosa indagine della Procura Federale, in considerazione sia della numerosità dei soggetti societari e persone fisiche ( tutte apicali), sia, soprattutto, dei contenuti della stessa, avrebbe dovuto essere affrontata con ben altra attenzione dai media, nascostisi dietro la decisione “ tutti liberi.

Il riferimento probatorio, in termini di valutazione oggettiva  è stato assunto dal sito “Transfermarkt” con il quale la Procura ha confrontato, correttamente, le proprie indagini.

Una analisi quella della Procura che prendeva in considerazione 5 elementi ( età, ruolo, carriera sportiva, storia economica dei trasferimenti, contratti di lavoro).

Per completezza ed opportuna chiarezza, si rammenta che  il Metodo Transfermarkt per stabilire il valore di mercato di un calciatore prende in considerazione 12 fattori base , oltre a 14 fattori potenzialmente influenti sulla stima –prezzo.

Un’idea del potenziale patrimoniale ed economico del “parco giocatori” , che non dimentichiamo è la principale voce di bilancio delle società calcistiche,può essere data dal raffronto tra i valori portati dalle semestrali delle tre Società quotate ed il valore stimato da Transfermarkt.

Club

Ex semestrale al 31.12.2021

Transfermarkt al 15.04.2022

Juventus

396,5 mln

555,6 mln

Roma

216.4 mln

369,3 mln

Lazio

87.3 mln

266,2 mln

 

Il Tribunale Federale, con riferimento alla metodologia utilizzata dalla Procura, ha  richiesto, invece, la determinazione di un valore percentuale riferito ad ogni singolo elemento. Determinazione, peraltro, che, qualora non mediata su tutte le operazioni da cui trarre un valore medio da prendere a riferimento, non avrebbe alcun senso.

Questo calcolo , correttamente avrebbe potuto svolgere il Tribunale, magari ricorrendo ad un parere esterno.

Il punto centrale della decisione del Tribunale è l’affermazione che il metodo di valutazione seguito poteva essere “uno”  ma non “il “ metodo di riferimento.

In questo modo metteva fuori gioco sia il valore del “Metodo Procura” sia “il Metodo Transfermarkt”, preso molto spesso, dagli operatori come base di riferimento per le trattative.

Ciò che colpisce è  la contrapposizione fatta dal Tribunale tra il Metodo Transfermarkt ed “ altri ugualmente degni di apprezzamento..” che tengono conto di una serie di fattori tipici del settore, peraltro non citati, malgrado i fattori enunciati siano proprio quelli che caratterizzano il Metodo Transfermarkt .

Il Tribunale si spinge anche più in  là nell’esaltare la “libertà di mercato” nelle valutazioni; libertà delle società  “ che devono confrontarsi anche con i media e con i propri sostenitori”

Condizione quest’ultima che non ha alcun senso in termini di corretta ed oggettiva valutazione  di una posta di bilancio.

Ma ciò che viene ad evidenziarsi con riferimento a tale pensiero del Collegio giudicante è la sua sostanziale negazione del principio  alla base dei bilanci, il fair value, nella valutazione dei valori in discussione, valutazione  che non può essere esclusivamente lasciata al libero arbitrio dei redattori, che non è affatto il “libero mercato” citato dai giudici.

Ancora più senza senso è la dichiarazione finale del Tribunale che demanda alla FIFA la fissazione di parametri valutativi, denegando in questo modo i principi in precedenza utilizzati per negare sia la Borsa ufficiale di riferimento  sinora utilizzata dal settore ( Transfermarkt), sia il rispetto del principio tutelato ,a livello nazionale e sovranazionale, del fair value,  sacrificato ad una  libertà di mercato priva di  limiti e regole.

Comunque, indipendentemente dal processo sportivo, bisognerà attendere gli esiti della procedura penale in corso presso la Procura di Torino, oltreché di quella amministrativa  presso la Consob, per avere un chiarimento su tale spinosa questione che non può essere lasciata in un’area di così estrema opacità.

Alfredo Parisi

 

Plusvalenze fittizie : il Tribunale Federale Nazionale fa “ tana libera tutti”.

Il Trib. Fed Naz ( TFN) Sezione Disciplinare, con la decisione del 15 aprile, depositata il 22 aprile scorsi, praticamente legalizza per le sole società di calcio i reati societari di false comunicazioni sociali e falso in bilancio, nonché la concorrenza sleale tra le stesse società.

Il TFN, infatti, così lapidariamente afferma : “ Il valore di mercato di un diritto alle prestazioni di un calciatore rappresenta il valore pagato dalla società acquirente al termine di una contrattazione libera, reale ed effettiva di quel diritto sul mercato di riferimento; e il libero mercato non può essere guidato da un metodo valutativo ( quale che esso sia) che individui e determini il giusto valore di ogni singola cessione.

Non foss’altro perché in tal caso, il libero mercato non esisterebbe più per la fissazione di corrispettivi di cessione  sostanzialmente predeterminati da quel metodo di valutazione”.

Subito dopo, però, in palese contraddizione con il principio sopra affermato, il TFN dice che : “ De jure condendo si potrebbe pure pensare alla fissazione di criteri valutativi che individuino un range di valore, all’interno del quale, vada fissato il corrispettivo della cessione / acquisizione. Ma a ciò non potrebbe che provvedere la FIFA, trattandosi di disciplina sovranazionale e mondiale”.

Laddove viene immediatamente da chiedersi come si concili l’asserita impossibilità/illegittimità di un metodo valutativo, quale che esso sia, perché, in questo caso, verrebbe violato il libero mercato, con la possibilità che la FIFA fissi tale metodo.

Né si comprende perché solo la FIFA potrebbe fare ciò e non la FIGC, posto che la legge ( Legge n.586/1996), modificativa della Legge n. 91/1981, attribuisce alla Federazione il controllo sulle società ai fini dell’osservanza delle norme di legge e dei principi di corretta gestione societaria.

Quanto sopra, con espresso potere/dovere di denuncia al Tribunale ordinario, ex art. 2409 CC, nel caso di fondato sospetto di gravi irregolarità nell’adempimento dei doveri degli amministratori e dei sindaci.

Controllo che ha anche il fine di garantire il regolare svolgimento dei campionati.

Regolare svolgimento che verrebbe alterato ove a talune società fosse consentito impunemente di avvalersi  di plusvalenze fittizie.

Senza considerare, inoltre,  che le norme in materia economica sono di primaria pertinenza e competenza dello Stato che, in specie in mancanza di regole fissate dall’ordinamento sportivo, ben potrebbe-dovrebbe-intervenire in prima persona per dettare un metodo valutativo, ai fini del bilancio delle plusvalenze determinate dalla compravendita delle prestazioni di atleti professionisti.

Ma, quel che, a mio avviso, è ancora più grave è che il principio della impossibilità/illegittimità di valutare il fair value delle suddette prestazioni cozza contro norme e principi fondamentali e consolidati dell’ordinamento generale.

Innanzitutto, porrebbe nel nulla e solamente per le società di capitali calcistiche l’obbligo per cui, ai sensi dell’art. 2423, 2° comma, CC. “ Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria delle società ed il risultato economico dell’esercizio”.

Qualora fosse consentito di esporre in bilancio valutazioni di beni societari oggetto di stima in maniera del tutto soggettiva e discrezionale e, comunque, non sindacabile, ciò legittimerebbe, di fatto, la possibilità di rappresentare in modo non veritiero e non corretto la situazione patrimoniale e finanziaria, nonché il risultato di esercizio delle società.

Ed è proprio questo lo scopo che si prefiggono le plusvalenze fittizie determinate da valutazioni artatamente gonfiate ed irrealistiche del corretto valore delle prestazioni di calciatori.

Peraltro, il libero mercato non c’entra nulla con le norme ed i criteri di redazione dei bilanci, dai quali discende un sistema di principi contabili generali da cui derivano criteri di valutazione delle singole voci di bilancio.

A questo proposito, la giurisprudenza di legittimità ha sancito che i fatti oggetto di valutazione vanno valutati, ai fini dell’eventuale sussistenza del reato di false comunicazioni sociali, quando ci si discosti, senza darne  adeguata informazione giustificatrice, da criteri di valutazione o normativamente fissati o da criteri tecnici generalmente accettati e praticati ( vedasi Cassazione, Sez. Unite Penali, Ordinanza n. 9186/2016).

Tra i principi contabili che vanno applicati,ai fini della corretta redazione del bilancio, figurano quelli,internazionali e nazionali, in tema di fair value.

Quest’ultimo che rappresenta un pilastro integrativo e, addirittura, alternativo  a quello del costo storico.

Ai fini della valutazione del fair value si ricorre normalmente, ai valori del mercato di riferimento di un bene alla data di valutazione di quest’ultimo.

Qualora non esistano evidenze ricavate o ricavabili dal mercato di riferimento di quel bene, si può ricorrere al criterio di valutazione del costo di sostituzione del  bene deprezzato, così come prevedono espressamente i principi contabili internazionali (IAS).

Che poi non esistano valori di mercato delle prestazioni dei calciatori è smentito dal fatto che esiste uno specifico mercato cui riferirsi, il così detto “ calciomercato” e che se è vero , come sostiene il TFN,che non esistono siti pubblici nazionali per la valutazione del valore delle prestazioni dei calciatori, tuttavia, per esempio, per la valutazione del fair value di terreni e fabbricati, si fa comunemente ricorso alle valutazioni di siti privati, professionalmente qualificati, come le Agenzie Immobiliari.

Come si vede, dunque, nel nostro ordinamento  non esistono e non possono esistere beni oggetto di valutazione che, al fine di garantire verità e correttezza dei bilanci, possano sfuggire, per definizione, a qualsivoglia criterio valutativo, non meramente soggettivo e discrezionale.

Ma, ammesso pure e non concesso che la valutazione soggettiva e discrezionale delle prestazioni dei calciatori rappresenti il legittimo e lecito esercizio di un diritto, il TFN non ha per nulla scrutinato, come, invece, avrebbe dovuto, se tale esercizio abbia costituito, oppure no, nelle fattispecie in esame, un abuso di quel diritto.

Vige, infatti nel nostro ordinamento il principio generale, di origine giurisprudenziale e, nel diritto tributario legificato, di divieto di abuso del diritto.

Abuso che si ha quando operazioni, pur formalmente legittime e lecite, in quanto esercizio di un diritto, siano, però, finalizzate a scopi diversi da quelli per cui il diritto è previsto e riconosciuto, onde conseguire vantaggi e benefici indebiti.

La conseguenza dell’abuso è quella del non conseguimento di quei vantaggi e benefici, restando a carico, come, per esempio, in materia tributaria, al contribuente, di dimostrare l’esistenza di valide ragioni extrafiscali, non marginali, alla base delle operazioni sospette compiute.

Stupisce, altresì, che la ragionevole certezza, che non equivale al principio penalistico dell’oltre ogni ragionevole dubbio, dell’abuso di diritto, sia stata ritenuta insussistente dal TFN anche relativamente ad operazioni prive, con ogni evidenza, di rilevanza finanziaria per le società interessate.

Laddove la normativa tributaria antielusiva sull’abuso del diritto rinviene tale abuso proprio nelle operazioni prive di sostanza economica per gli kinteressati.

Aggiungasi che l’odierna sentenza del TFN si pone in aperto e netto contrasto con la stessa giurisprudenza precedente del medesimo Tribunale.

Ricordo, al riguardo, che il TFN, il 17 luglio 2018, aveva sanzionato la AC Cesena con 15 punti di penalizzazione in classifica per plusvalenze fittizie, mentre oggi sostiene, come visto, che il libero mercato non può essere guidato da alcun metodo valutativo, quale che esso sia, che individui e determini il giusto valore di singole cessioni.

Metodo valutativo che, viceversa, ha seguito nel luglio 2018 per sanzionare la AC Cesena.

Metodo valutativo che, anche in questo caso, in aperta e netta contraddizione con se stesso, il TFN non ha seguito, per i medesimi fatti, nei confronti della AC Chievo, sanzionato, a distanza di appena circa due mesi, con soli 3 punti di penalizzazione in classifica.

Quanto sopra, per non aver colpevolmente provveduto alla svalutazione in bilancio del valore dei giocatori acquisiti dalla AC Cesena, in conformità alla Raccomandazione contabile n. 1 della FIGC.

Anche sotto questo profilo, nella sentenza in commento non si rinviene alcuna traccia della suddetta Raccomandazione, allo scopo, perlomeno, di valutare se le società incolpate si siano o meno attenute a quest’ultima nelle fattispecie in esame.

Allo stesso modo non si rinviene alcuna traccia neppure dell’applicazione, in via subordinata e residuale, dell’art. 1 bis del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC.

Norma che impone l’osservanza dei principi di lealtà, correttezza e probità.

Principi che, secondo il Codice Europeo di Etica Sportiva, non sono elementi facoltativi  ma essenziali in ogni attività sportiva e in ogni fase della politica e della gestione del settore sportivo.

Nel Codice Europeo di Etica Sportiva, di cui alla Risoluzione dei Ministri europei responsabili per lo sport, approvata a Rodi il 13-15 maggio 1992, si sottolinea che , nel principio di lealtà, possono farsi rientrare “ la lotta contro l’imbroglio, contro le astuzie al limite della regola, contro la disuguaglianza delle opportunità, contro la commercializzazione eccessiva”.

Principi di lealtà, correttezza e probità che, rappresentando una clausola di chiusura del sistema sportivo, vietano di considerare permesso ogni comportamento che nessuna norma vieta e facoltativo ogni comportamento che nessuna norma rende obbligatorio ( cfr. F.Galgano in “ Diritto Civile e Commerciale” , II, 1, Padova, 1990, pag. 462).

Altrochè, quindi, per concludere, ritenere che nel nome del libero mercato, tutto sia consentito e lecito, cosìcchè  il calcio, e solo il calcio, possa considerarsi, in pratica, “ legibus solutus” sia rispetto a norme dell’ordinamento generale sia rispetto anche a norme sportive.

Senza tenere conto, infine, del fatto che, come detto, le norme in materia economica sono di primaria pertinenza e competenza dello Stato che, in specie in mancanza di regole fissate dall’ordinamento sportivo, ben può intervenire in prima persona per dettare un metodo valutativo, al fine di garantire la verità e correttezza del bilancio, delle plusvalenze delle società sportive, determinate dalla compravendita delle prestazioni di atleti  professionisti.

 

Avv. Massimo Rossetti.

 

 

 

 

 

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