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Ancora sull’indice di liquidità e il TAR del Lazio

 24.06.2022-Il Tar del Lazio respinge l’istanza di sospensione cautelare della sentenza del Consiglio di Garanzia dello Sport (CGS) del CON). 

Il Tar del Lazio, nei giorni scors,i ha emesso una ordinanza con la quale ha respinto l’istanza presentata dalla FIGC di sospensione cautelare della sentenza del CGS del CONI che aveva stabilito non potersi verificare il requisito dell’indice di liquidità, ai fini dell’iscrizione al campionato di Serie A, prima del 30 giugno, data di chiusura dell’esercizio per le società calcistiche. 

I motivi del respingimento dell’istanza consistono nella ritenuta mancanza del periculum in mora  nell’impossibilità di valutare, allo stato, l’esistenza del fumus boni juris: entrambi presupposti necessari per l’accoglimento dell’istanza.

 

Quanto al periculum in mora il TAR afferma che non è dimostrato alcun pregiudizio grave ed irreparabile in ordine ai futuri adempimenti amministrativi  ed all’avvio del campionato di Serie A . Quanto al fumus boni juris, afferma che, in assenza della pubblicazione delle motivazioni della sentenza impugnata, essendo la motivazione coessenziale al giudizio, non ne è possibile la valutazione, posto che la sussistenza del fumus boni juris si riflette, in particolare, sulla sussistenza del periculum in mora.

 Come si può, quindi, constatare, il TAR si è pronunciato soltanto sull’istanza cautelare, fermo restando il pronunciamento nel merito della questione alla luce della motivazione, quando essa sarà stata resa nota, della sentenza impugnata.

In particolare, con riferimento al vizio procedurale di tale sentenza, eccepito dalla FIGC, poiché la decisione sarebbe stata emessa dalle Sezioni Unite del CGS, mentre relativamente al provvedimento federale impugnato dalla Lega Calcio Serie A dinanzi al predetto CGS, sarebbe stata competente la specifica Sezione di quest’ultimo 

Il TAR, dunque, ha negato che nella fattispecie ci fosse la piena conoscenza del contenuto della sentenza del CGS, non essendo sufficiente ad integrare tale requisito la conoscenza del mero dispositivo di essa.

E’ da sottolineare come il TAR, negando l’esistenza del periculum in mora, abbia però precisato che tale requisito non ricorre perché restano impregiudicati i “ futuri adempimenti amministrativi”.

Il che lascia intendere che le società, le quali al 30 giugno non risultassero in regola con l’indice di liquidità stabilito dalla FIGC, non potrebbero partecipare al campionato o, se già iscritte ad esso, non potrebbero continuare a parteciparvi.

Sempre con riferimento al periculum in mora, rilevo altresì che quest’ultimo era di fatto già venuto meno prima del pronunciamento del TAR sull’istanza cautelare in quanto tutte le società di serie A, buon ultima la Lazio, avevano provveduto a conformarsi a tale indice

A maggior ragione, quindi, appare che la lite promossa dalla Lega Calcio Serie A nei confronti della FIGC sull’indice di liquidità sia risultata e risulti inutile dal punto di vista pratico.

Ciò perché, comunque sia l’esito della vicenda giudiziaria, l’indice di liquidità rimane nella misura discrezionalmente stabilita dalla FIGC  e rimane come requisito indispensabile per l’iscrizione al campionato ,fatto salvo che la misurazione dell’indice, qualora il TAR confermasse la sentenza del CGS ,andrebbe effettuato, anziché il 31 marzo, il 30 giugno 

La verità è che, a mio avviso, la vicenda in oggetto non è che l’ennesimo sintomo della volontà politica della Lega Calcio Serie A, specie di alcune società che ne fanno parte, di affrancarsi completamente dalla FI.GC-

Soprattutto di svincolarsi dalla vigilanza e dal controllo che,istituzionalmente, la Federazione è tenuta a svolgere, per il tramite della CO.VI.SOC. sull’equilibrio finanziario delle società e sulla regolarità amministrativa e gestionale delle stesse.

Una vicenda, quella in corso, che rende ancora più attuale e cogente la raccomandazione che nel 2004, l’allora Presidente della Consob, Lamberto Cardia,aveva fatto alla VII Commissione permanente della Camera in esito ad una approfondita indagine conoscitiva sul calcio professionistico.

Vale a dire la raccomandazione di assegnare i predetti controlli ad una Autorità indipendente ed autonoma “agli ordinari circuiti”, cioè alla FIGC e alla Lega Calcio.

Così come va affrontato e risolto senza indugi il problema della commistione tra componenti degli organi della giustizia sportiva e componenti degli organi della giustizia amministrativa.

Commistione che produce il fenomeno per cui  sulle stesse questioni si pronuncino i medesimi soggetti una volta in qualità di componenti degli organi della giustizia sportiva e un’altra in qualità di componenti degli organi della giustizia amministrativa.

Ciò in netto contrasto con il principio “nemo iudex in causa propria” ( nessuno può giudicare in una causa nella quale possa avere un interesse od un coinvolgimento personale). 

A questo proposito, invito a leggere un interessante, puntuale e molto apprezzabile articolo di Gian Antonio Stella apparso sul Corriere della Sera del 23 giugno scorso ( pag. 21).

Avv. Massimo Rossetti 

 

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