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Quatar : un mondiale di interessi

07.11.2022- A UN MESE DALLA MANIFESTAZIONE SPORTIVA PIU’ ATTESA E SEGUITA AL MONDO, SCOPRIAMO COSA SI CELA DIETRO ALLE SCELTE SULLA NAZIONE OSPITANTE DELLA COMPETIZIONE.

Un mondiale atteso 12 anni dalle parti di Doha, da quando, a Zurigo, il 2 dicembre 2010, la Fifa decise di assegnare la 22.a edizione della più famosa coppa al mondo tra le mani dell’emiro qatariota.

Forse ha giocato in favore del Quatar la circostanza che questa sarà l’ultima edizione che vedrà la partecipazione di 32 nazionali . Infatti  tra quattro anni il Mondiale” United 2026”,  che verrà ospitato in tre Stati ( Messico, USA, Canada) ospiterà 48 nazioni, aprendo una finestra globale sul mondo del calcio.

Ma quali sono i reali motivi che hanno portato l’allora presidente dell’organizzazione Blatter e gli altri vertici Fifa a preferire il Paese medio-orientale ad altre nazioni candidate ad ospitare la coppa, come Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud  e Australia?

La Fifa che  si trovò ad esaminare le varie candidature per la competizione del 2022,  considerava il Qatar “ ad alto rischio”.

Il Paese della penisola arabica, evidentemente inadatto per ospitare una manifestazione di tale rilevanza, aveva molteplici problematiche che potevano costituire un interrogativo per la sua selezione per l’evento.

In primis un ostacolo,il più banale: le alte temperature nel periodo estivo.

Il mondiale è un torneo che, dalla sua nascita ad oggi, si è sempre giocato al termine dei campionati Europei di maggior rilievo, nel periodo che va da fine Giugno fino agli ultimi giorni del mese successivo.

Sicuramente le temperature molto elevate (circa 40 gradi medi) potevano essere causa di disagi, sia per i tifosi ma, soprattutto, per i giocatori.

Il  Qatar, inoltre, non poteva essere considerato un luogo sicuro per lo svolgimento di una manifestazione di questo interesse: uno Stato islamico dove ancora oggi i diritti delle donne vengono calpestati, l’omosessualità è vista come un crimine e la stampa è fortemente censurata dall’emirato.

E queste sono solo alcune delle motivazione del perchè assegnare i Mondiali a Doha potesse essere un grande rischio, sia a livello mediatico sia per il reale svolgimento dell’evento.

La FIFA, infatti, si è sempre fatta portavoce di tutti quei valori e diritti da cui il paese arabo è, ancora oggi nel 2022, idealmente molto lontano.

Inoltre, l’Emirato, all’epoca della decisione, era carente di infrastrutture calcistiche, essendo il campionato qatariota una Lega con un ristretto numero di squadre partecipanti, e la sua capitale non possedeva lo spazio necessario per la costruzione di alcuni stadi in grado di ospitare la manifestazione mondiale.

Infatti, si sarebbero dovuti costruire altri 9 Stadi, da aggiungere  ai pochi già esistenti.

Il Qatar è un Paese  con una grande forza lavoro straniera: sono soprattutto lavoratori che arrivano da paesi africani o sud asiatici. Un grande numero di questi operai era stato già impiegato in passato per lavorare nei grandi cantieri dei grattacieli che caratterizzano il paesaggio della capitale Qatariota.

Il Rapporto Amnesty International ( 31 marzo 2016)  richiamava l’attenzione sul “ lato oscuro del gioco più bello del mondo: lo sfruttamento del lavoro migrante per costruire un impianto dei mondiali di calcio 2022 in Quatar”.

Operai,persone  costrette a lavorare in condizioni inaccettabili, su strutture poco stabili e, praticamente, senza norme di sicurezza oltre ad un qualsiasi tipo di tutela sanitaria ed economica.

Per tutto ciò, secondo un’inchiesta del Guardian, dal 2010 in Qatar avrebbero perso la vita circa 7000 operai impegnati nella costruzione degli stadi e dei nuovi poli turistici legati al mondiale.

L’allora presidente Fifa, Blatter, per queste considerazioni e per altri motivi legati ovviamente ad interessi economici, credeva e sperava nella vittoria degli Stati Uniti,  nazione che cambiò drasticamente le dinamiche della Coppa del mondo da quando, ospitando la manifestazione nel ’94,  moltiplicò i flussi di denaro nelle casse della Federazione, grazie al coinvolgimento degli sponsor.

Ad avere il potere su decisioni di tanta importanza, come la scelta della nazione ospitante un mondiale, non è però il solo Presidente,  ma tutto il comitato esecutivo, ossia un organo composto da 22 membri, i leader più potenti nel mondo del calcio: ex calciatori, alti dirigenti e,  soprattutto, influenti miliardari.

Persone, alcune volte influenzabili, altre meno, ma, comunque, talvolta condizionabili.

 E proprio secondo diverse inchieste fatte al riguardo “ ci furono controversie legate a tangenti in cambio di voti e delegati corrotti “ ( cfr. www.wikipedia).

In un evento di così elevata risonanza non ci sono solo undici uomini che corrono dietro ad un pallone, ma soprattutto   molteplici interessi di carattere economico e sociale.

Nel caso del Qatar, primo Paese del mondo arabo ad ospitare l’evento e che negli ultimi anni è cresciuto vertiginosamente e ancora misconosciuto agli occhi del mondo, si presenta una possibilità di far crescere il movimento calcistico e la sua immagine  agli occhi del globo.

Questo è tutto ciò che si cela dietro a quella che può sembrare la banale scelta di una Paese ospitante il  Mondiale, un gioco di ruoli ed interessi che riguardano non solo la sfera calcistica delle varie Nazioni, ma anche gli accordi più opachi che coinvolgono  la vita politica  ed il prestigio di un Paese.

Simone Orsili

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