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Il derby nel dialogo dei tifosi

IL DERBY DELLA CAPITALE

 10.11.2022-“ Seduto in quel caffè io non pensavo a te ……”, così si sono  ritrovate le due sponde del tifo appena vissuto.

Altro che lettura dei quotidiani per esaminare la partita appena conclusa.

E’ la voce dei giovani tifosi, lo spaccato di un mondo fideistico nei colori e nella passione che rende esaltante questo gioco, ma che è tale solo per chi è tifoso.

Il dialogo a più voci che segue è la dimostrazione di come possano coesistere amicizie di colori contrapposti.

Ed infatti come  tutti i lunedì post campionato e ancor più post derby anche questa volta non sono mancati dialoghi e scambi di opinioni tra esponenti delle opposte tifoserie che, sebbene amici, si sono punzecchiati bene bene.:

Un derby a Roma non vale i banalissimi tre punti di un qualsiasi altro incontro di campionato, vincere un derby a Roma è tutto:  e tutto forse è anche riduttivo.

Il derby è paura,ansia,tormento.Il derby è avere la maglietta sudata a fine partita, anche se sei sul divano di casa davanti alla TV.

Vincere un derby vuol dire avere la supremazia sull’altra parte della città, e tutto ciò che ne consegue: sbeffeggiamenti, goliardia e punzecchiate all’amico di fede rivale.

E proprio nel post-gara, quando ti ritrovi a parlare della partita con gli amici, o con degli estranei al bar,o al mercato arrivano i commenti, le prese in giro e gli sfottò

 Il dialogo : 

R ”Bella partita? 90 minuti tutti dietro la linea di centrocampo a difendere l’uno a zero me la definisci una grande partita?”

L “ Beh voi in altrettanti minuti non mi sembra siate riusciti a costruire granchè”

R “Vi ha detto bene che la partita si sia messa così, senza il regalo di Natale anticipato di Ibanez si starebbe parlando di un’altra partita”

L”Mah, per come l’ho vista io, potevate continuare a giocare per un altro paio d’ore non so neanche se sareste riusciti a tirare in porta, no a segnare” (ride)

R”Vorrei vedere, in undici chiusi dietro “con il pulmino" davanti all’area di rigore a difendere e a buttare palloni in avanti.Bello il Sarrismo!”

L”Il Sarrismo c'entra poco, non tutte le partite possono essere giocate allo stesso modo,mi stupisco che un grande allenatore come lo “Special One” le prepari tutte alla stessa maniera: giro palla lento,lanci lunghi e cross dalla tre quarti.Ogni tanto si potrebbe un pò variare!” (ride)

R”La Lazio neanche in altri 100 anni di storia potrebbe vincere quello che Mou ha vinto nella sua carriera, e me lo vorresti paragonare a quello che siede in panchina da voi?”

L”Gli anni passano per tutti purtroppo!E mi sembra che Josè sia diventato un grande intrattenitore, ma come allenatore…”

R”Vabbè.Con voi non si può parlare di Calcio.”

L”Però questa volta una cosa ve la devo riconoscere guarda: da quindici anni che seguo il calcio, per la prima volta avete fatto una coreografia decente. Pur sempre lontana anni luce dalla nostra eh sia chiaro, ma non i soliti quattro stendardi con il giallo e il rosso sotto.”

R"Decente?Uno stadio pieno, completamente giallo e rosso e poi la scritta che è storia e che forse ancora non vi è chiara: noi decidemmo di portare il nome di questa città e noi siamo Roma.”

L”Voi non avete deciso proprio niente. Siete arrivati 27 anni dopo, come potevate decidere qualcosa?E comunque seppur carina la vostra, il quadro della Nord è stato di un altro livello,come al solito:uno sfondo di cuori biancocelesti che fa da cornice al ricordo di Vincenzo Paparelli,Gabriele Sandri e di tutti i tifosi laziali che portano avanti l’amore per questa squadra nonostante tutto.”

R"Sì vabbè.Adesso mi raccomando avete vinto il derby,non fateci sfigurare in Conference…” (ride)

L”Tu non ti preoccupare che anche quest’anno ad agosto eri partito per vincere lo scudetto con Dybala,Winaldum,Belotti,e sei sesto sotto di noi.Con questi nomi è un fallimento se arrivi secondo amico mio.Buona fortuna lupacchiotti!” (ride).

 

Visto ? questo è il vero derby: tutti tecnici, tutti convinti della loro passione, in una parola tutti vittoriosi,indipendentemente dal risultato della partita.

 Simone Orsili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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