E' uscito il nuovo libro di Federsupporter

Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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Uno sguardo dall'estero

            Riflessioni “Inter-Nazionali”

di Tommaso Vitale

  Mi sono ormai dilungato abbastanza nel ribadire, over and over come direbbero in America, la moltitudine di sfaccettature e pregi che la tifoseria degli sport professionistici americani presenta.

 

Ma non è mai abbastanza. Procedendo con gli studi ho appreso di quanto lo sport sia una faccenda di business or marketing, più che di sport vero e proprio. Ogni singola scelta presa non lascia nulla al caso e, seppur un evento sportivo possa durare una sera, come il Superbowl di National Football League (NFL), o due settimane all’anno, come gli US Open, la pianificazione nasce con un anticipo minimo di 3-4 anni. Particolare… Sì, gli hotel nei dintorni della Città degli Angeli, Los Angeles, sono già per essere completamente sold out per il Superbowl 2021.

A parte questa piccola digressione, mi volevo completamente concedere alla disfatta nazionale, che verrà discussa fino alla nausea per almeno i prossimi 5 anni, di cui la nostra nazionale di calcio ci ha “deliziati”. Le considerazioni degli “allenatori da bar” anche in quel di New Yorknon sono mancate ma, grazie alla lontananza dalla madrepatria, l’oggettività si è fatta poco a poco avanti. Non di pancia, ma di fatti. Congiuntamente ho sentito con piacere che anche qualche giornalista ha riflettuto su questo punto, senza sparare a zero su allenatori e giocatori che, per la mediocrità del loro talento e preparazione, di colpa ne hanno ben poca.

Same old story che a quanto pare ancora non è stata recepita: totale scadenza dei settori giovanili. Per meglio dire; totale scadenza della demografia italiana di talento nei settori giovanili. Ci aggiriamo sul 53% di presenza straniera nel calcio italiano, sia a livello giovanile che a livello professionistico: 7/11 della rosa iniziale della Juventus è composta da stranieri, 10/11 di quella del Napoli subisce la stessa sorte e 9/11 della squadra di Milano (Inter) di conseguenza. Ora, quale può essere la spinta motivazionale di un giovane che già sa che verrà in qualche modo rimpiazzato da un mediocre giocatore proveniente da qualche angolo del mondo? Una disgrazia. I giovani vengono lasciati al loro destino, mal educati (calcisticamente) e mal allenati: non c’è più quel profumo di talento che si vedeva nei campetti di cemento degli anni ’80 e ’90 dove ci si faceva le ossa e la tecnica a furia di ginocchia sbucciate ed agenti esterni ad interferire. Oggi i ragazzini sono fortunati e sui campi di calcio, soprattutto delle primavere e giovanili di squadre professionistiche come Inter, Milan, Juventus ecc, veramente non manca proprio niente. Ma dove sta allora il problema se nella maggior parte dei casi le infrastrutture permetterebbero il meglio ai nostri ragazzi? L’import di extracomunitari su cui, e qui mi attacco al secondo argomento su cui intendo soffermarmi, ci lucrano numerosissimi “politici” del calcio. L’esatta copia traslata del nostro paese per cui l’ipocrisia e il prezzo alto per la coscienza da pagare sembrerebbero solamente essere semplici incidenti di percorso.

Mi farò aiutare da un esempio che secondo me racconta l’Italia del calcio dei

passati anni, da quando, purtroppo, di Pinturicchi, Puponi e Maestri non ne sono più nati. Joseph Minala, giocatore Camerunese di 21 anni (oggi) che al tempo vestì la maglia della Lazio a soli 17 anni. Venne pescato dalla Lazio in un campetto della capitale appena immigrato dalla madrepatria e aggregato subito alla primavera; passò poco prima di fare il grande salto alla prima squadra. Alcuni nomi che facevano parte di quella primavera, proprio di Simone Inzaghi, erano Alessandro Murgia e Danilo Cataldi, oggi semi protagonisti della prima squadra. E il mitico Joseph? A navigare tra le acque della bassa Serie B in prestito tra Bari, Latina e Salernitana negli ultimi anni. A questo punto ci si chiede: che tipo di giocatori sarebbero Cataldi e Murgia se già fossero stati, con cautela, buttati nella mischia dei grandi tre anni fa e fossero stati cresciuti a dovere? Non lo sapremo mai, ma sicuramente qualcuno ci ha lucrato.

Il caso di Minala non è, non sarà e non è stato l’unico e anzi potrebbe essere esteso a casi, politici e calcistici, che di clamore e ripercussioni come queste ne fanno emblema.

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