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We Embrace the City We Live In

We Embrace the City We Live In

 di Tommaso Vitale 

            “We embrace the city we live in” sembra dire Colin Cowherd, opinionista americans, nel suo più recente podcast, che riflette sui centri di maggior interesse, attività e disagio degli Stati Uniti.

Con un totale di 51 università, e non università qualunque ma di altissimo livello, vedi Harvard o Massachusetts Institute of Technology tra le altre, Boston è infatti considerata “The Brain Hub”, il centro intellettuale, di tutto il paese.

Così come l’equazione Boston=Educazione sembra avere grande valenza, allo stesso modo l’equazione Philadelphia=Bad Boys si riempie di significato intrinseco che rende una città simbolo di una qualità o, come in questo caso, di accezione negativa.

            In seguito a questa introduzione mi piacerebbe fare una riflessione di questo tipo traslata al mondo dello sport italiano…

Le nostre città cosa trasmettono al resto del mondo? Che immagine diamo di noi all’estero? Le nostre tifoserie riflettono tali considerazioni?

 Innanzi tutto un precisazione; l’America, che come tutti ben sappiamo, ha storia molto più recente della nostra e, pertanto, la differenza culturale e umanistica è molto meno accentuata attraverso il paese che per l’Italia, questo discorso cadrebbe nella monotonia.

Da Milano a Torino, Firenze, Roma e Napoli gli accenni culturali e storici, a causa della natura diversa delle varie dominazioni, sono molto più evidenti.

            Si inizia il nostro itinerario da Milano, casa di due squadre di grandissima tradizione calcistica e di tifoseria spettacolare ma che, durante la loro storia, hanno dimostrato di essere copia di una città veloce, frenetica, in continuo sviluppo e che spesso non si accontenta della “mediocrità”.

 Passando per Torino si può sperimentare un sentimento molto simile a quello che attornia Milano; grande razionalità dei sentimenti della tifoseria che, come le due di Milano, si è abituata a grandi successi, così come, purtroppo, si è anche macchiata di deplorevoli azioni.

            Se ci spostiamo nella cupola del Brunelleschi e ci destreggiamo tra le terzine del “Sommo Poeta”, il sentimento di amore-odio verso la squadra è in qualche modo riconducibile a quello che guelfi e ghibellini rappresentarono nella storia medioevale: gli uni sostenitori del papato, metaforicamente riconosciuto come la presidenza DellaValle, spesso contestato e criticato di fare gli interessi propri più che quelli dell’Impero, Fiorentina, sostenuto dai secondi.

            Arriviamo, dunque, nell’ Urbe, la Città Eterna che di eternità, nonostante i pochi risultati gloriosi nella sua storia, spartiti tra Roma e Lazio, si è riuscita spesso a ricoprire.

Un amore viscerale che, tra Curva Sud e Curva Nord, tra contestazioni e lacrime, tra leggende e flop, continua a palesarsi ciclicamente.

 Infine giungiamo a Napoli, ultima delle grandi città presenti in Italia, non per importanza, della nostra maggior Lega.

Che dire… Napoli è Maradona? Napoli è cabala? Napoli è Pulcinella? Napoli è tutto questo; una città che si sa travestire di amore e contraddizione all’evenienza ma che, anche nelle avversità, è radicata nella tradizione, quella Borbonica, fatta di eccessi e acuti.

 

 

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