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Il Tar del Lazio respinge il ricorso di Lotito

Respinto dal TAR del Lazio il ricorso per l’annullamento della sospensione del dr. Claudio Lotito dalla carica di consigliere federale e di componente del Comitato di Presidenza della FIGC: i motivi della sentenza. ( Avv. Massimo Rossetti, Responsabile dell’Area Giuridico-Legale)

 

Il TAR del Lazio, Sez. III, quater, con sentenza depositata in Segreteria il 1° giugno 2012, ha respinto il ricorso in oggetto. In precedenza, analogo ricorso, presentato in via d’urgenza dinanzi al Tribunale Civile di Roma, era stato pure respinto con ordinanza del 7 aprile scorso per difetto di giurisdizione del giudice ordinario civile. I motivi della decisione del TAR del Lazio sono ampi ed articolati e possono essere come di seguito riepilogati :

 1) Sulla giurisdizione del Giudice  amministrativo.

Il TAR del Lazio, dopo una puntuale ricognizione delle norme della legge n. 280/2003 in materia di rapporti tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria, nella lettura datane dalla Corte Costituzionale ( sentenza n. 49, 11 febbraio 2011), afferma la propria giurisdizione in merito al provvedimento di sospensione adottato dalla FIGC il 13 febbraio 2012 ed alla decisione dell’Alta Corte di Giustizia del CONI del 5/26 marzo 2012, confermativa della validità di tale sospensione.

Giurisdizione ritenuta sussistente sulla base della natura non sanzionatoria, bensì cautelare della sospensione stessa.

La normativa di cui alla legge n.280/2003 riserva, infatti, al Giudice sportivo la disamina di controversie aventi ad oggetto sanzioni disciplinari, mentre il Giudice amministrativo può conoscere di tali controversie,ma non ai fini della caducazione delle sanzioni disciplinari sportive, bensì solamente ai fini dell’eventuale, conseguente risarcimento del danno, ove le sanzioni medesime abbiano incidenza anche su situazioni giuridiche soggettive rilevanti per l’ordinamento statale.

Ne consegue che, qualora il provvedimento di sospensione impugnato non avesse avuto natura cautelare, bensì sanzionatoria, esso non sarebbe stato impugnabile dinanzi al Giudice amministrativo ai fini della sua caducazione, ma solo a fini risarcitori, sempre nell’ipotesi in cui fosse stato incidente su diritti soggettivi rilevanti per l’ordinamento statale .

2) Sull’inammissibilità del ricorso.

Il TAR del Lazio ritiene inammissibile il ricorso per mancata espressa impugnazione dell’art. 11 del Nuovo Codice di Comportamento Sportivo del CONI, dalla cui attuazione deriva il provvedimento di sospensione adottato dalla FIGC, nonché per mancata partecipazione al giudizio dello stesso CONI, dovendosi considerare la suddetta Alta Corte espressione dell’autonomia dell’ordinamento sportivo, esercitando, pur istituita presso il CONI , le proprie funzioni in piena autonomia ed indipendenza da quest’ultimo.

Viceversa, il ricorrente non ha operato questa necessaria distinzione, erroneamente considerando  la predetta Alta Corte come un organo amministrativo del CONI , anziché autonoma ed indipendente dal medesimo.

 3) Sull’infondatezza del ricorso nel merito.

Tale infondatezza, secondo il TAR del Lazio, discende dalla rilevata natura non sanzionatoria, bensì cautelare del provvedimento di sospensione.

Natura cautelare che ne esclude l’illegittimità sotto diversi profili: sotto il profilo della retroattività, posto che il nuovo Codice di Comportamento Sportivo del CONI, benché successivo ai fatti cui si riferisce la sospensione, tiene conto di questi ultimi in via di mero fatto, ricollegando a tali fatti  conseguenze nuove, ma rivolte solamente al presente ed al futuro e non al passato; sia sotto il profilo della mancata previsione di un termine finale certo, poiché è tipico dei provvedimenti cautelari non prevedere un simile termine, essendo tale termine ricollegabile per relationem al momento in cui sarà stata fatta piena luce sul coinvolgimento del sospeso nei fatti contestatigli; sia, infine, sotto il profilo che l’art.11 del Codice di Comportamento Sportivo del CONI non risulta formalmente recepito dalla FIGC, poiché le normative del CONI si inseriscono immediatamente ed autonomamente nelle normative federali.

Degne di particolare menzione sono le parole della sentenza del TAR del Lazio, laddove si afferma : “ Infine, ritiene il Collegio che non può essere trascurato un elemento di notevole rilievo quale è l’autonomia di cui gode l’ordinamento sportivo, che può imporsi regole rigide per garantire quei valori di lealtà, onorabilità e correttezza che non possono non presiedere tali società e che, essendo stati troppo spesso violati, richiedono e giustificano interventi di eccezionale rigore”.

 4) Considerazioni finali.

In mie precedenti note sull’argomento in esame ( vedasi www.federsupporter.it) avevo paventato la possibilità che i ricorsi presentati in sede di giustizia ordinaria ( civile ed amministrativa; peraltro il dr. Lotito ha annunciato di voler ricorrere al Consiglio di Stato avverso la sentenza del TAR del Lazio)  avessero potuto esporre la SS Lazio a sanzioni sportive ( penalizzazioni di punti in classifica) per violazione del così detto “vincolo di giustizia” ( divieto per gli appartenenti all’ordinamento sportivo di impugnare atti degli organi di tale ordinamento dinanzi alla giustizia ordinaria).

Ciò premesso, se, da un lato, l’affermata giurisdizione del giudice amministrativo in ordine al provvedimento impugnato sembra offrire qualche tranquillità ai fini dell’eventuale irrogazione delle suddette sanzioni sportive, dall’altro, però, resta il fatto che l’eventuale irrogazione di dette sanzioni per violazione del vincolo di giustizai ne escluderebbe l’impugnabilità dinanzi alla giustizia amministrativa ai fini della caducazione di tali sanzioni, fatta salva esclusivamente la possibilità di richiedere il risarcimento del danno conseguente alle sanzioni medesime, nell’ipotesi in cui si ritenesse che queste ultime abbiano potuto ledere diritti soggettivi rilevanti per l’ordinamento statale. 

Avv. Massimo Rossetti

(Responsabile dell'Area Giuridico-Legale) 

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