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Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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FIGC “pigliatutto”

FIGC “pigliatutto”: l’emendamento al decreto fiscale collegato alla legge di bilancio 2017

  Da notizie di stampa si è appreso che,  mediante l’emendamento in oggetto, il Decreto Legislativo 9.01.2008, n. 9, così detto “ Legge Melandri”, che disciplina la commercializzazione dei diritti televisivi relativamente ad eventi sportivi, è stato modificato, prevedendo che le risorse economiche e finanziarie complessive da tali diritti, nella misura, non più del 4%, bensì del 10%, destinate alle Federazioni sportive per la mutualità generale negli sport professionistici, vengano ora destinate esclusivamente alla FIGC.

 

La finalizzazione di tali risorse sarebbe quella dello sviluppo dei settori giovanili delle società di calcio e del sostegno agli interventi anche infrastrutturali per la sicurezza degli impianti sportivi.

Finalità, peraltro, già prevista dal Decreto Legislativo  che verrebbe ora modificato.

La differenza principale consisterebbe, quindi, nel fatto che, mentre attualmente una parte delle risorse doveva essere destinata anche ad altri settori diversi da quello calcistico, ora, nell’accresciuta misura del 10%, tale parte andrebbe interamente ad appannaggio del calcio e più precisamente della FIGC.

A questo proposito, secondo un articolo di Marco Iaria pubblicato il 17 gennaio 2015 sul sito “La Gazzetta .it”, il grosso delle entrate della FIGC, pari, allora, a 853 mln euro, finiva nelle cassse delle società di calcio di Serie A, mentre solo poche briciole finivano a settori extracalcistici.

Ciò nonostante che, in base alla “Legge Melandri” in vigore,  fosse previsto che almeno due progetti per anno avrebbero dovuto essere finalizzati a sostenere discipline diverse da quella calcistica.

E’ evidente, dunque, che, con l’emendamento di cui trattasi, non si farebbe altro che normalizzare e ratificare legislativamente una situazione di fatto difforme da quella stabilita dal Decr.n.9 del 2008.

Non solo, ma, addirittura,  accrescendo notevolmente l’entità delle risorse economiche nella disponibilità della FIGC : risorse che saranno gestite da quest’ultima.

L’annullamento di un, di pur marginale, elemento mutualistico- solidaristico, non solo intra federale ma anche inter federale rischierebbe, a mio avviso, di mettere in crisi tale elemento pure nell’ambito del settore calcistico, per cui ciascuna società, in specie le maggiori, vorrebbe riservare a sé stessa la totale disponibilità dei ricavi dai diritti televisivi da essa prodotti.

Con il che la maggior parte delle attuali società calcistiche professionistiche rischierebbe il fallimento, dandosi vita, come, peraltro, alcuni top club auspicano da tempo, ad una ristretta, “super Serie A “ o a un ristretto “ Super Campionato europeo”.

Francamente che il calcio italiano avesse bisogno di molti più soldi di quanti già non ne disponga desta non poche perplessità.

Soprattutto alla luce  di quel che oggi rappresentano agli occhi dell’opinione comune il sistema calcio, la sua gestione e coloro i quali lo gestiscono.

Un sistema caratterizzato, in specie negli ultimi anni, da continui gravi scandali, che ha visto e vede suoi esponenti apicali indagati, rinviati a giudizio e, in taluni casi, condannati in via definitiva o che hanno patteggiato pene per plurimi e gravi reati o che se la sono cavata solo grazie alla “santa prescrizione”, che non vuol dire affatto assoluzione, senza dimenticare le numerose sanzioni inflitte dalla giustizia sportiva per ripetute violazioni dei doveri di lealtà, probità e correttezza.

Un sistema, non mi stancherò mai di ripeterlo, che il Presidente del CONI, Malagò, in una sua intervista a “ La  Gazzetta dello Sport” del 19 marzo 2014, ebbe a definire “delegittimato da chi lo rappresenta” e che, tuttora, ad onta di tali parole, continua imperturbabilmente a rappresentarlo.

Sarebbe, altresì, interessante conoscere il parere del Presidente del CONI, che rappresenta tutte le discipline sportive,  circa l’emendamento in parola  e se egli sia stato, oppure no, preventivamente consultato relativamente all’emendamento stesso.

Un sistema che, sempre secondo il citato articolo di Iaria, assorbiva ed assorbe quasi tutti i propri ricavi in stipendi ai calciatori ed in compensi ad intermediari per la compravendita delle prestazioni dei giocatori, dando spesso luogo, come testimoniato da numerose inchieste giudiziarie in corso, ad estesi e rilevanti fenomeni di illegalità, sotto forma di false fatturazioni, di falsi in bilancio, di evasione ed elusione fiscale, di formazione di fondi neri in paradisi fiscali,  di riciclaggio ed auto riciclaggio.

E’, pertanto, più che legittimo il sospetto  che l’emendamento integri una tipica norma ad personam, in questo caso non fisica, bensì giuridica, nella specie la FIGC, probabilmente frutto di una pressante e, a quanto pare, efficientissima ed efficacissima attività lobbistica.

Una FIGC che, tra l’altro, ha recentemente aumentato il proprio, già non brillante, rating etico-morale, avendo stipulato, evidentemente nel nome del noto principio “pecunia non olet”, un accordo di sponsorizzazione della Nazionale di calcio con una delle più importanti società che, a livello mondiale, organizza e gestisce le scommesse e il gioco d’azzardo.

Avv. Massimo Rossetti.

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