E' uscito il nuovo libro di Federsupporter

Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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L'impresa sportiva come impresa di servizi: il supporter consumatore

Di Alfredo Parisi e Massimo Rossetti

Il Derby Lazio-Roma : Mezzogiorno di fuoco?

                                                                                         Il Derby Lazio-Roma del 4 dicembre 2016:  Mezzogiorno di fuoco?

Si apprende  da organi di stampa ( cfr. “Il Corriere dello Sport”, pag. 15,  e “ Il Messaggero”, pag. 42, del 15 novembre scorso) che la Questura di Roma avrebbe raccomandato di far disputare il derby Lazio-Roma del 4 dicembre prossimo, anziché alle ore 15, alle ore 12,30.

Ciò onde meglio garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, tenendo conto della coincidenza con il referendum costituzionale che sarà celebrato lo stesso giorno.

La raccomandazione sarebbe stata avanzata come non vincolante, da sottoporre all’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive ( ONMS) ed alle due Società interessate .

 

Si tratterebbe, come detto, di una raccomandazione non vincolante, poiché la Questura avrebbe assicurato di poter, comunque, garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, sebbene con maggiori difficoltà ed impiego di forze, qualora la partita si disputasse alle ore 15 , invece che alle ore 12,30.

Quanto sopra premesso, a me sembra che si corra, sempre di più, il rischio di far diventare il derby capitolino una sfida all’ultimo sangue che, anche per l’orario che si vorrebbe per essa stabilire, rimanda alla memoria il celebre film “ Mezzogiorno di fuoco”.

Tutto questo come se già non bastassero tessere del tifoso, prefiltraggi, parcheggi a kilometri di distanza dallo Stadio, tornelli, barriere nelle Curve, strumenti di controllo a distanza, riconoscimenti biometrici.

Una estrema drammatizzazione di un evento che, pur presentando indubbiamente profili di rischio, tuttavia, non può trasformarsi  da una festosa sfida popolare, quale è e dovrebbe essere, in un evento bellico.

Ove così fosse, non sarebbe più derby e sarebbe legittimo che i tifosi non lo riconoscessero più come tale e, quindi, non volessero più parteciparvi.

Il derby, in specie quello romano, è stato e dovrebbe restare, prima che una gara di calcio, lo spettacolo reciprocamente offerto dalle due tifoserie che, in questa occasione, fanno sfoggio di fantasia, creatività, ironia, umorismo, avendo spesso dato luogo a scenografie che sono entrate nella storia del tifo e che sono state e sono prese a modello, anche a livello internazionale, da altre tifoserie.

Al derby di Roma si andava ore ed ore prima per godere, lo ripeto, non solo e non tanto dello spettacolo in campo, ma anche e soprattutto di quello organizzato ed offerto dai tifosi sugli spalti.

Senza questa partecipazione, questo sentimento e questo spettacolo, se a prevalere sono la paura e un clima da guerra, allora è comprensibile che, in molti, si scelga di lasciar perdere, così, a lungo andare, condannando a morte questa tradizione popolare.

Desta, peraltro, perplessità, anche dal punto di vista tecnico-giuridico, l’iter prescelto dalla Questura.

A tale proposito, per legge, l’assolvimento, a livello provinciale, di compiti di coordinamento tecnico-operativo dei servizi di ordine e sicurezza pubblica compete alla Questura, mentre al Prefetto compete l’indirizzo politico-amministrativo generale di detti servizi.

 

Pertanto, secondo la migliore dottrina amministrativistica, il Questore è titolare , a differenza del Prefetto, non di discrezionalità amministrativa, intesa quale facoltà di scelta tra più comportamenti per il soddisfacimento dell’interesse pubblico per un fine rispondente alla causa del potere esercitato, bensì di discrezionalità tecnica, intesa come possibilità di scelta rispondente ad una attività di giudizio a contenuto tecnico.

Nella specifica materia della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica a causa o in occasione di manifestazioni sportive, le Prefetture e la Questure si avvalgono della collaborazione dell’ONMS, quale Organo di consulenza tecnico-amministrativa, avente lo scopo di favorire la massima interazione tra tutti i soggetti chiamati all’attuazione delle disposizioni e delle misure organizzatìve  e di prevenzione e contrasto della violenza relativamente a tali manifestazioni.

Ed è per questo che dello ONMS fanno parte anche rappresentanti del CONI, della FIGC, delle Leghe Calcio nazionali, nonché, all’occorrenza, di società di calcio.

Per legge, dovrebbe, altresì, farne parte un rappresentante dell’Organo di coordinamento nazionale delle tifoserie organizzate dei Club professionistici o, in mancanza di tale organo, un rappresentante del tifo organizzato designato dalla FIGC.

In realtà, finora, né un rappresentante del predetto Organo né, in sua mancanza, un rappresentante del tifo organizzato designato dalla FIGC ne fa parte.

Conseguentemente, nelle riunioni dell’ONMS, è rimasta e rimane assente la voce dei tifosi, di, cioè, coloro i quali sono  i destinatari principali e finali delle decisioni dello stesso ONMS.

Ciò è dovuto anche al fatto che manca qualsiasi definizione di che cosa si debba intendere per “ tifo organizzato”, che mancano del tutto i criteri di composizione dell’Organo di coordinamento nazionale di tale tifo e che, in assenza di quest’ultimo, mancano i criteri di designazione da parte della FIGC di un rappresentante del medesimo tifo.

L’unica presenza e l’unica voce dei tifosi che hanno potuto trovare ingresso nell’ambito dell’ONMS sono state, sino ad oggi e sia pure saltuariamente, quelle di Federsupporter, grazie, in particolare, occorre dirlo e dargliene atto, alla sensibilità ed alla professionalità personali dell’ex Vice Presidente operativo dell’Osservatorio, dr. Roberto Massucci.

Ora, purtroppo, anche questa possibilità sembra essere venuta meno, dovendosi registrare l’assoluto silenzio dell’attuale Presidente dell’ONMS a fronte delle reiterate richieste, avanzate sin dal 9 settembre scorso, da parte di Federsupporter, per poter essere audita in ordine alle problematiche che riguardano i tifosi concernenti la necessità di conciliare le loro legittime esigenze con la doverosità di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica a causa o in occasione di manifestazioni sportive.

Conciliazione che, così come ripetutamente sostenuto e comprovato da Federsupporter, anche sulla base di positivamente sperimentati modelli esteri, in specie tedeschi, è consentita e auspicabile, evitandosi misure, esclusivamente o prevalentemente, limitative di libertà fondamentali e fortemente criticate e respinte anche dalla magistratura di merito e di legittimità.

D’altronde,  ho l’impressione che  la raccomandazione, sia pur definita non vincolante, della Questura di Roma per spostare l’orario del derby del 4 dicembre prossimo risponda, più che all’esercizio di un potere-dovere tecnico, alla volontà politica di lasciare la totale responsabilità di eventuali, deprecabili incidenti alle Istituzioni calcistiche ed alle Società Lazio e Roma.

Non può, infatti, non apparire del tutto pleonastico, per non dire retorico, chiedere a tali Istituzioni e Società di esprimere una preferenza di orario in cui giocare il derby tra le ore 15 e le ore 12,30.

Laddove è più che evidente e scontato che l’interesse, in specie delle Società , è che si giochi alle 15, così da massimizzare affluenza di pubblico e di incassi.

Interesse che nulla ha a che vedere  con la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica : tutela e responsabilità  che, lo ripeto, competono, in via esclusiva, al Prefetto ed al Questore.

Ricordo che gli incontri di calcio ricadono in una graduatoria di rischio che va dall’1 al 4.

 

Quest’ultimo grado di rischio comporta, tra l’altro, la possibilità di differimento della gara ad altra data.

Se, quindi, il derby Lazio-Roma del 4 dicembre prossimo è da ritenersi a rischio 4, esso potrebbe essere differito ad altra data.

Differimento tanto più giustificabile, tenuto presente che nello stesso giorno si terrà il referendum costituzionale.

Anziché, pertanto, spostare l’orario della gara dalle 15 alle 12,30, si potrebbe, per coniugare al meglio gli interessi delle Società con l’esigenza di migliore e meno dispendiosa garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica, spostare al 4 dicembre le partite in calendario alla sedicesima giornata( 11 dicembre), spostando all’11 dicembre le partite in calendario alla quindicesima giornata ( 4 dicembre).

In questo modo, il 4 dicembre si disputerebbero le gare Sampdoria-Lazio e Roma-Milan ( magari quest’ultima alle ore 15 invece che alle ore 21) e l’11 dicembre il derby Lazio-Roma alle ore 15.

Tale inversione di calendario risponderebbe anche al superiore interesse civico di non distrarre e  distogliere gli elettori della Città di Roma e Provincia dall’esercizio del diritto di voto, soprattutto in una materia, di prioritaria e primaria importanza,  quale quella costituzionale.

Sottolineo che, in un Comunicato del 15 novembre scorso della Commissione Sport del Comune di Roma, si legge, quali affermazioni attribuite alla Questura ed alla Prefettura, che “ Da quando sono state fissate le barriere divisorie, l’indicatore della sicurezza si è sollevato di parecchi gradi. I risultati sono stati evidentemente positivi, facilitando il lavoro degli operatori e rendendo l’ambiente più sicuro per gli stessi tifosi”  ( cfr. “Il Messaggero” , pag. 40, del 15 novembre scorso).

Ma non aveva detto il Presidente del CONI Malagò, in una intervista  a “ La Gazzetta dello Sport” del 27 ottobre scorso, che “ Mi risulta siamo abbastanza vicini a trovare la soluzione.  E’ parecchie settimane che se ne parla, mi auguro si trovi a breve ….E’ un dato di fatto che , al di là dei pochi spettatori presenti allo stadio, non solo non c’è stato un incidente, ma neppure un mezzo problema, dentro e fuori dell’impianto. E nella vita quando tu dimostri di esere serio, capace e per bene, meriti anche di avere fiducia” ?

Eh  NO ! Caro e ottimo Presidente del CONI, evidentemente i tifosi di Lazio e Roma che frequentano le Curve dello Stadio Olimpico non  meritano mai di avere fiducia , neppure se dimostrano di essere seri, capaci e per bene.

Più in generale, sulla illusorietà e vacuità, a parte affermazioni trionfalistiche, autoreferenziali e non supportate dai fatti di misure, quali le barriere, valgano le seguenti, autorevoli e insospettabili parole contenute nell’edizione aggiornata del Libro “ Football Clan”  di Raffaele Cantone, attuale Presidente dell’ANAC ( Autorità Nazionale Anticorruzione), e del giornalista , Gianluca Di Feo,  best BUR Rizzoli Editore, pagg 280,281.

 “ Negli ultimi venti anni manganelli e codice penale non hanno frenato l’arroganza dei picchiatori: ogni vincolo è stato aggirato, ogni barriera travolta. Si blindano gli stadi ? Le battaglie si spostano nei parcheggi, nelle stazioni negli autogrill. In cinque anni gli stadi del nostro paese hanno perso 1 milione e 200.000 spettatori. Le dirette TV da vedere in salotto ci sono ovunque, eppure in Germania ogni partita raccoglie in media 43.000 persone, in Inghilterra più di 36.000, in Spagna 27.000, mentre il pubblico della nostra Serie A è crollato a 23.000 persone…..Siamo poveri di gioco, ma anche di soldi, di idee, di giovani. Rassegnati ad una lenta slavina che ci trascina sempre più in basso”.

Aggiungasi quanto contenuto in un bell’articolo di Tommaso Rodano pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” del 14 novembre scorso, icasticamente intitolato “ 2016, fuga dallo stadio. La  Serie A peggio dell’India “

Nell’articolo si può leggere: “Il load factor è la percentuale di riempimento degli impianti: l’Olimpico rimane vuoto per il 59 % quando gioca la Roma e per il 77% quando gioca la Lazio….Persino in Messico ( 25.557) e in India ( 25.371), la gente va allo stadio più che in Italia….

Nessuno lavora per invertire questa tendenza. Non ne hanno interesse le forze dell’ordine : gli stadi vuoti- e privati della componente socialmente più impegnativa- si controllano facilmente. Non ne hanno interesse le televisioni, per ovvi motivi: quei trentamila spettatori in meno all’Olimpico, rispetto alla Roma della scudetto, non hanno smesso di vedere la partita: sono passati dalla tribuna al salotto. Il valore economico del giocattolo può essere penalizzato dallo spettacolo deprimente delle curve vuote ? Forse, infatti SKY e Mediaset non le inquadrano mai. In fondo, non ne hanno interesse nemmeno i Club, come spiegano altre cifre illuminanti nel report della FIGC.I ricavi da biglietteria delle squadre di Serie A sono diminuiti in maniera meno che proporzionale rispetto alla diminuzione dei tifosi: erano  252 milioni di euro nel 1990, 239 milioni nel 2000 e 221 milioni nel 2015. Nel frattempo però, sono diventati una parte poco rilevante nei bilanci delle società.  Nel 1990 gli stadi producevano da soli oltre un terzo dei ricavi complessivi ( 253.milioni  su 641). Oggi i tifosi sono molto più convenienti quando restano a casa: nel 2015 i diritti radiotelevisivi hanno riempito le casse della serie A con un miliardo e 32 milioni di euro, mentre biglietti e abbonamenti producono un quinto di quel valore. Una partita dal vivo senza tifosi non ha alcun senso. Ma a quanto pare il disturbo è ben retribuito”.

Ed è sempre più vero, come rilevato a pag. 273 del citato libro “ Football Clan”, che “ Alla fine quelli che hanno meno voce in capitolo sono proprio i tifosi, esclusi dalla possibilità di influire sulle scelte.”

Quei tifosi, però, che, avendo sinora dimostrato di non volersi unire, associare, far valere insieme, nelle forme, nei modi, e nelle sedi appropriate, i loro diritti e interessi, schiavi di un amore e di una passione che vengono strumentalizzati da spregiudicati notabili e baroni del pallone per renderli sudditi passivi e proni ai loro voleri e interessi , spesso, per usare un eufemismo, opachi, non possono lamentarsi, secondo il noto adagio “ chi è cagion del suo mal pianga se stesso” .

Avv. Massimo Rossetti.

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