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Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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Periscopio -Lo stadio-costo e lo stadio-opportunità

Lo stadio-costo e lo stadio-opportunità

di Giulia Taccari

La tematica stadi è un discorso costantemente aperto nel panorama sportivo italiano.

Attualmente gli stadi di proprietà in Italia si contano sulla punta delle dita e per tante altre società è spesso considerato come una realizzazione impossibile. Impossibile può forse voler dire inutile? Certamente no ed è per questo che gli Studi fatti in materia mirano ad evidenziare tutta l’importanza di uno stadio, di proprietà o meno, purchè moderno.

Oggi come oggi lo sport è molto più che una competizione sportiva: è marketing, comunicazione, profitto, evento, spettacolo. Per tale ragione diventa fondamentale collocare tale contenuto all’interno di un contenitore in grado di soddisfarne ogni caratteristica e potenzialità.

L'età media degli stadi italiani è di 67 anni considerando poi che il 30% delle strutture è stato costruito tra il 1920 e il 1937, con un utilizzo medio di sole 70 ore l’anno, si comprende che comporta per i club costi fissi elevati di affitti e spese di gestione o manutenzione. Considerando il caso della serie A italiana di calcio solo 6 stadi su 18 rientrano nella categoria 4 dei Regolamenti della UEFA: Juventus Stadium, Mapei Stadium, Dacia Arena, Olimpico di Roma, Olimpico di Torino e il Giuseppe Meazza. Al di là delle classificazioni, però, agli stadi italiani mancano delle caratteristiche essenziali che permetterebbero di passare dall’ideale di stadio-costo a quella di stadio-opportunità. Ma quali sono le cause che si contrappongono tra i due sistemi?

In primis la struttura stessa della stadio in quanto quasi mai ideato per ospitare esclusivamente il calcio e, difatti, è accompagnato da una pista d’atletica che riduce la visibilità sul campo. Ma oltre a questo vi è anche una impossibilità di sfruttare gli spazi, sia interni che esterni, che ne limita quindi i ricavi realizzabili.

Un impianto confortevole capace di offrire molteplici funzionalità permetterebbe, difatti, un aumento dei ricavi ed un risparmio dei costi a lungo termine. La UEFA tiene conto di numerosi requisiti legati, oltre al campo, anche al numero di spettatori e all’illuminazione del terreno di gioco, nonché ad efficienze differenti e più ampie: hospitality, area autorità, area fotografi, postazioni di commento, parcheggio VIP e pullman-regia, numero di posti in tribuna stampa, spazio riservato alle intervista post partita e via dicendo. Conseguentemente quello che si verrebbe così a generare è un aumento di pubblicità, nonché di vendita degli skybox e degli spettatori paganti.

L’Italia, ad oggi, è l’unico campionato europeo dove si registra un calo del numero di spettatori allo stadio nelle partite di calcio. Sicuramente la causa, oltre ad essere legata alla decisione di Lega e FIGC di prediligere i diritti tv, è legata anche agli episodi di violenza e di razzismo che il nostro campionato ha registrato negli ultimi anni. Ed ancora possiamo affermare che la disaffezione è dovuta anche a problematiche pratiche tipiche degli stadi italiani costruiti come “cattedrali nel deserto” e spesso troppo distanti dalla città, non raggiungibili con mezzi pubblici e quindi non fruibili da tutti.

L’opportunità, però, va ricercata e spesso inventata. I ricavi si possono ottenere in maniera notevolmente consistente anche dalle visite ai musei dei club: il Barcellona ottiene come incasso dalle sole visite 28 milioni di euro l’anno; la Juve, unico esempio italiano, grazie al J Museum ha totalizzato la cifra di oltre 90 mila visitatori in una sola stagione. L’idea di un museo si lega così ad un’ulteriore tematica permettendo cioè di usufruire dello stadio tutto l’anno e non solo nel matchday.

Infatti, secondo lo studio dell’Università di Amburgo del 2007, fino al 30% dei ricavi societari possono derivare dal potenziamento degli stadi. Secondo la classifica stilata da Il Sole 24 ore il club con maggiori incassi è il Manchester United con 127 milioni di euro dal solo matchday. La prima italiana a comparire in classifica è la Juventus al quattordicesimo posto con soli 38 milioni, a cui fanno seguito Milan e Inter a 26 ed infine la Roma a 20. Un divario netto, troppo netto, che sicuramente non è agevolato neanche dalla legge sugli stadi e dai suoi lunghi iter legislativi: dal disegno di legge Butti-Lolli, alla Legge 147/2003 fino al recente D.L. 50/2017. Quest’ultimo decreto legge, legato alla manovra finanziaria 2016, renderà più snelle le procedure assicurando un maggior ritorno economico degli investimenti, ma è ancora (o già) al centro di polemiche: aumenterà la cementificazione e la speculazione? Forse alla fine sarà solo un mezzo, ennesimo, per spronare le società a costruire nuovi impianti che siano in linea con le necessità di modernità richieste da tutti i regolamenti internazionali e che sappiano dare, o ridare, slancio e vitalità al calcio degli spettatori e non alle tv.  

 

 

 

 

 

 

 

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