E' uscito il nuovo libro di Federsupporter

Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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Diritti TV : un flop annunciato

                                                             Roma   19 giugno 2017 

Un affresco sulla commercializzazione in Italia dei diritti TV relativi al calcio.

Più volte, in passato ho avuto modo di occuparmi, a vario titolo, della materia in oggetto.

Dopo il recente “ flop” della vendita dei diritti TV per il triennio 2018/2021 ( solo il Pacchetto A, comprendente le partite, in casa e in trasferta, di 8 tra le più importanti squadre, per complessive 248 partite, SKY ha offerto 230 milioni di euro, cifra superiore alla base d’asta di 200 milioni), ritengo opportuno ed utile offrire il seguente affresco raffigurante plasticamente la situazione presente ed in prospettiva.

 

A questo scopo, mi avvarrò, in primis, della citazione di alcuni brani tratti da un bell’articolo di Gianfranco Teotino, a pag. 20 de “Il Messaggero” dell’11 giugno scorso.

“Non buste con le offerte per la Serie A triennio 2018/2021, ma bustarelle alcune vuote addirittura. Una nemesi feroce per chi, da un quarto di secolo ormai, non pensa ad altro che a spremere soldi dalle televisioni,  senza alcun rispetto per i valori dello sport, dello spettacolo, per i diritti degli spettatori e degli appassionati, in una corsa ormai cieca, con l’unico obiettivo di trattenere per sé la fetta più larga di una torta che si riteneva destinata a gonfiarsi sempre di più e che invece rischia di fare la fine di un soufflè. Solo a questo ormai si dedicano i padroni del pallone nelle loro inutili e interminabili riunioni di Milano….La Lega che organizza e governa il campionato più importante, in altri Paesi una società ( anche per azioni) del tutto indipendente ed altamente manageriale, capace cioè di valorizzare e rivalorizzare di continuo il proprio prodotto, è oggi in Italia tristemente commissariata dal discusso Presidente della Federcalcio nazionale. E così siamo arrivati al punto che l’ultima in classifica della premier League, il Sunderland, in questa stagione abbia incassato dalle televisioni per il campionato circa 113 milioni di euro, e cioè più della Juventus per sei volte campione d’Italia… Il mercato delle televisioni a pagamento, che i Italia si è sviluppato quasi esclusivamente grazie al calcio e, sempre grazie al calcio, prima che nel resto d’Europa,  è oggi in una fase stagnante se non di recessione. Figlia di una situazione di duopolio quasi perfetto : a SKY la distribuzione su piattaforma satellitare, a MEDIASET il digitale terrestre. Nessun competitor e persino nessuna vera concorrenza fra di loro, almeno sul piano interno. I licenziatari si sono spartiti il mercato….il campionato di Serie A ha continuato a perdere colpi da 20 anni a questa parte… L’uscita dal calcio di Berlusconi ed il cambio di management di Infront, finito in mani cinesi. Infront non era, come oggi sembra essere tornato, un semplice advisor della Lega Calcio: era l’anello di congiunzione fra il potere politico di Berlusconi, Mediaset, l’intera galassia televisiva, le società di calcio…Ora la vera paura dei Club calcistici è che il mercato faccia davvero il mercato….In risposta al fallimento dell’asta, la Lega di Serie A si è limitata a differirne i tempi e ad auspicare, per voce dell’advisor, un grande accordo fra Vivendi, Telecom e Mediaset, in funzione anti Sky, sfoderando come arma di riserva la possibilità di varare un proprio canale tematico televisivo, una chimera inseguita fin da 15 anni e che non ha riscontri in nessun Paese del mondo. Non una parola sulla necessità di rivitalizzare il campionato, di distribuire diversamente e più equamente le risorse collettive, di investire maggiormente su impianti e settori giovanili, di studiare meccanismi ( forme di play off e di play out ?) in grado di mantenere livelli di spettacolarità decenti nei finali di stagione. Continuando così, questi dirigenti riusciranno, dopo aver svuotato gli stadi, anche a spegnere le tv”. 

In secundis, trascrivo, di seguito, alcuni brani tratti da un articolo di Paolo Ziliani a pag. 11 de “ Il Fatto Quotidiano “ di oggi, 19 giugno .

“Sapete che fine fa buona parte dei soldi che i Club ricevono dai diritti TV ? Tenetevi forte. Finiscono nelle tasche di Raiola & Company, se è vero- è la FIGC stessa a certificarlo- che nel 2016 i Club si Serie A hanno speso 193,3 milioni per commissioni a procuratori: quasi due terzi dei 315 milioni annui del monte-diritti che lo ricordiamo è di 945 milioni per il triennio 2015/2018… Ma mentre l’orchestra suona e l’iceberg incombe, la domanda che nessuno sembra porsi è : perché il calcio italiano, che a fine millennio era il paese del Bengodi, è finito nelle mani di questa masnada di incapaci che lo ha trascinato sull’orlo del baratro ?.... E’ un buon calcio quello in cui il Club primo classificato ( la Juventus) riceve una quota-diritti  ( 103,1 milioni) cinque volte superiore a quella dell’ultimo ( Frosinone e Carpi 22 ), mentre in Inghilterra al Chelsea, neocampione è stata assegnata una quota ( 153,2 milioni) nemmeno doppia di quella del Sunderland, ultimo classificato ( 99,9) ? Iceberg dritto a prua….ma di vedette, sulla bagnarola Serie A, non ce ne sono. Sono tutti sul ponte. A ballare. Finchè dura “ .

I brani, sopra trascritti, tratti dagli articoli di Teotino e di Ziliani, sembrano scritti da Federsupporter che, peraltro, aveva argomentato, pressochè allo stesso modo, già da parecchio tempo fa: naturalmente, come al solito, inascoltata e ignorata, in particolare, dai mass media. 

A comprova di ciò, riporto, come segue, le Considerazioni finali di cui alle mie Note del 10 gennaio scorso ( cfr. www.federsupporter.it), di commento alla sentenza del TAR del Lazio che ha annullato il provvedimento in data 19 aprile 2016 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sulla commercializzazione dei diritti televisivi per il triennio 2015/2018. 

La sentenza in commento non può non apparire oggettivamente, anche se casualmente, provvidenziale in particolare per RTI/Mediaset Premium e, più in generale, per Mediaset.

La sentenza, infatti, sgrava i conti , non brillanti, di RTI/Mediaset Premium  di un onere di ben euro 51.419.247, 25.

Non solo, ma la sentenza giunge in un momento in cui il controllo di Mediaset è fortemente conteso da un grande Gruppo francese………..Si rende, ormai, necessario ed indifferibile un intervento legislativo di modifica ed integrazione della “Legge Melandri”, come pure sollecitato in passato da Federsupporter ( cfr. mie Note del 7  luglio 2014 e del 1° ottobre 2015) .

Un intervento che garantisca effettivamente ed efficacemente la concorrenza sul mercato dei diritti audiovisivi calcistici, stabilendo, per esempio : il divieto per uno stesso operatore televisivo di presentare più offerte per pacchetti premium su entrambe le piattaforme, digitale satellitare; l’obbligo, non la facoltà, per la Lega di indire una nuova gara nel caso di offerte inferiori al prezzo minimo del pacchetto; la possibilità espressa di concedere in sub-licenza l’utilizzo di parte o di tutto il pacchetto acquisito; il divieto assoluto di qualsiasi accordo, espresso o tacito, tra operatori televisivi per la ripartizione dei diritti  prima o dopo l’esito della procedura competitiva; misure che favoriscano l’ingresso nel mercato di nuovi operatori, non solo televisivi ma anche del più vasto settore delle telecomunicazioni ( per esempio, favorendo la trasmissione di partite via web e smartphone); divieto per l’advisor della Lega di intrattenere rapporti di qualsiasi tipo con operatori partecipanti alla procedura competitiva sia prima sia dopo l’effettuazione della stessa, nonché divieto di intrattenere rapporti di qualsiasi tipo con singole società di calcio.

Infine, dovrebbero essere previsti criteri di ripartizione dei ricavi dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi calcistici maggiormente solidaristici e meritocratici di quelli attuali ( 40% in parti uguali; 30% sulla base del bacino di utenza, di cui il 25% per il numero dei sostenitori e il 5% per la popolazione residente nel Comune in cui gioca la squadra; il 30% sulla base dei risultati, di cui il 5 % quelli della stagione, il 15% riferito al quinquennio precedente ed il 10% basato sulla media storica dal 1946-1947) .

A questo proposito, si potrebbe fare utile riferimento alle soluzioni adottate, per esempio, nella Premier League inglese, in cui il 50% dei ricavi dai diritti nazionali in aggiunta all’intero ricavo dai diritti internazionali viene suddiviso in parti uguali tra tutte le squadre, il 25 % in base  al numero delle volte in cui il match viene trasmesso in diretta ( in Inghilterra solo un terzo dei match viene trasmesso in diretta) e il restante 25 % in base alla classifica dell’ultimo Campionato disputato”.

Avv. Massimo Rossetti

 

 

 

 

 

 

 

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