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Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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Periscopio: Calcio ma non solo

Roma 28 luglio 2017 

 

CALCIO MA NON SOLO

di  Tommaso Vitale

Ma il calcio non è l’unico sport ad essere in qualche modo legato e connesso all’Italia e alla mia esperienza americana.  Anche il basket ha definitivamente attirato  la mia attenzione su  un mondo avvolto da assoluta presenza scenica e spettacolare.

 Il mondo di quella “Spalding a spicchi” con cui i giocatori d’oltreoceano inventano magnifiche giocate da fare scattare in piedi anche i vari Micheal Jeffrey Jordan, Earvin “Magic” Johnson e Kareem Abdul-Jabbar. Non proprio gli ultimi arrivati e che hanno vissuto leggendarie avventure con quella dama a spicchi.

 

In questo progressivo avvicinamento, il cui percorso iniziò, realmente,  quando cominciai a seguire morbosamente le telecronache di Flavio Tranquillo e Federico Buffa nelle NBA FInals alle 4 del mattino,  mi sono convinto della validità e della grandezza del College Basket.

Uno sport di assoluta grandezza e popolarità in un Paese dove, a livello collegiale, domina  da assoluto padrone insieme al football…, quello americano chiaramente.

A noi amanti e praticanti del football, quello vero che inventarono i Britannici attorno al 1857 ma che, in realtà,  ebbe importanti precursori nella Cina del II e III a.c,  purtroppo, non ci è data alcuna soddisfazione, tranne la magra consolazione di detenere il primato tra gli sport più praticati a livello ricreativo.

Troppo avanti, per popolarità e investimento economico, i due sport sopracitati, che già dal livello delle Scuole sSperiori, le cosiddette High School, sforna talenti capaci di sfondare nella National Basket Association senza nemmeno passare dal College. Chiedere ai vari Kobe Bryant, Kevin Garnett e LeBron James come si fa.

            Ma per  riuscire formarsi un giudizio quanto  più oggettivo, specifico e tecnico possibile mi sono fatto aiutare nelle ricostruzioni da un paio di amici, italiani, performing alla St. John’s University, attuale mio Ateneo, condotte da un attuale NBA Hall of Famer ed ex Dream Team (con un certo “numero 23” in squadra) sulla panchina, Chris Mullins, Federico Mussini e Amar Alibegovic, vecchie conoscenze dei campionati giovanili italiani,  rispettivamente nella GrissinBon Reggio Emilia e nella Stella Azzurra Roma.

Questi atleti  hanno deciso di cercare fortuna altrove, comunque, convinti che un’esperienza nella patria del basket li potesse aiutare ad aumentare il proprio potenziale e la propria maturità.

Lo stesso percorso  fece qualche hanno fa anche Diego Della Valle, “emigrato” in Ohio, nella prestigiosa Ohio State University.

 Risultato? Della Valle è, ora, protagonista  nella Serie A italiana, grazie ad una giusta miscela ben dosata di tecnica “tricolore” e fisicità firmata “stars and stripes”.

Sono state infatti queste le pillole di verità giunte da chi, in prima persona la sta vivendo. Federico e Amar concordano entrambi su una modalità di gioco molto più fisica e atletica, resa possibile anche dalle doti  inimmaginabili e spettacolari che si possono trovare, già a questi livelli,  in ambienti collegiali e non professionisti.

Ma è proprio questa la chiave del successo; basti pensare che con la March Madness, torneo lungo tutto il mese di Marzo in cui si disputano le finali del torneo NCAA DI di basket (68 scuole) e attira l’attenzione del mondo intero, tv rights, investors , la National Collegiate Athletic Association ottiene  ricavi per  $1’000’000’000 (Miliardo).

 Una cifra impressionante per una “Non Profit”. Proprio da qui parte la ripartizione  del denaro alle scuole, che possono così disporre di una cifra stratosferica di denaro: $205 Milioni ogni sei anni, e da utilizzare unicamente per il programma atletico di basket.

            Ma non è tutto oro ciò che luccica a detta dei due orgogliosi portatori del tricolore nel cuore.

E’ , infatti, molto diverso da quello che può essere ancora una squadra di Serie A italiana, per esempio, o una del settore giovanile, dove i ragazzi sono già predisposti e portati a giocare con una certa maturità cestistica che, nella maggior parte dei casi,  manca alla mentalità dominante americana.

Ed infine l’argomento a tutti più caro: che ne è della tifoseria ?

Numeri impressionanti e da far rabbrividire le Leghe maggiori professionistiche europee.

Alcuni dati per farvi capire la grandezza di questo movimento sportivo.

Il college con attendance più alta all’interno del college basketball , ovvero Kentucky University, registra, nelle partite, una  media di  23,361 spettatori, mentre nella Serie A italiana, l’Olimpia Milano, ne totalizza solamente 7,932, tante quante la St. John’s University, che nella graduatoria collegiale si trova al 71° posto.

            Molto semplice… se si vuole crescere c’è bisogno di un base solida che parta da noi spettatori così da muovere un’intero movimento sportivo generazionale.

Tra il dire e il fare, però… 

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