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Tor di Valle : quali Ponti ?

 Roma 15 settembre 2017

STADIO PER LA ROMA A TOR DI VALLE: I PONTI NON TORNANO

 La Regione Lazio, con Nota del 6 aprile scorso, aveva notificato al soggetto proponente, Eurnova srl, la Determinazione di conclusione negativa della Conferenza di Servizi, svoltasi tra il 3 novembre 2016 e il 3 marzo 2017, relativa al Progetto definitivo trasmesso il 30 maggio 2016.

Determinazione di conclusione negativa assunta sulla base delle posizioni prevalenti emerse nel corso dei lavori della Conferenza.

 Ai sensi dell’art. 10 bis della Legge n. 241/1990, il soggetto proponente, preavvisato del respingimento del Progetto, era stato invitato a presentare proprie osservazioni non oltre il 15 giugno scorso : termine ultimo previsto per la conclusione del procedimento avviato dal Ministero dei Beni Culturali e dell’Ambiente, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma, concernente la dichiarazione di interesse culturale dell’Ippodromo di Tor di Valle.

Conseguentemente, i termini del procedimento ex art. 1, commi 304 e 305, della Legge n. 147/2013 ( 180 giorni dalla presentazione del Progetto) sono ricominciati a decorrere dal 15 giugno scorso.

Nel frattempo, Eurnova srl, proprio il 15 giugno scorso, aveva presentato le proprie osservazioni, allegando una “nuova soluzione progettuale” denominata “ Progetto definitivo adeguato”, con la richiesta di valutazione di tale nuova soluzione in una  nuova seduta della Conferenza di servizi.

 

Roma Capitale, per parte sua, comunicava di aver adottato la Deliberazione n. 32 del 14 giugno scorso, qualificata come “ Conferma della dichiarazione di pubblico interesse alla proposta di realizzazione del Nuovo Stadio a Tor di Valle di cui alla Deliberazione di Assemblea capitolina 132/2014, adeguata al mutato quadro delle condizioni ed obiettivi prioritari indicati nella Deliberazione di Giunta capitolina n. 48/2017”.

Quanto alla dichiarazione di interesse culturale dell’Ippodromo di Tor di Valle, la Commissione Regionale per la Tutela del Patrimonio Culturale del Lazio, coordinata dal Segretario Regionale per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo del Lazio, nella sessione conclusiva del 15 giugno scorso, decideva di archiviare il procedimento senza aprire una nuova procedura a tutela dell’Ippodromo.

Contro tale decisione l’Associazione Italia Nostra presentava il 19 giugno scorso ricorso gerarchico, chiedendone l’annullamento per molteplici motivi. 

Il ricorso, al momento, non risulta ancora essere stato deciso, rimanendo ferme, nel frattempo, le disposizioni cautelari che impongono di non toccare l’Ippodromo così com’è.

Aggiungasi che, secondo notizie di stampa ( cfr. l’articolo “ Sullo Stadio della Roma indaga anche la Corte dei Conti “ di Valeria Di Corrado e Fernando Magliaro su “Il Tempo” del 25 agosto scorso), la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio avrebbe aperto un fascicolo di indagine sul Progetto, a seguito di esposti dì esponenti del Partito Radicale e di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle.

Sempre nel frattempo, il Progetto di cui alla Deliberazione n. 32 del 14 giugno scorso è stato sottoposto all’esame ed al parere delle Amministrazioni competenti per materia coinvolte nella Conferenza di servizi.

Tutto ciò premesso e prima di entrare nel merito, in particolare, del parere espresso dalla Direzione Generale per le Strade e le Autostrade e la Sicurezza nelle Infrastrutture Stradali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, occorre ribadire alcune precisazioni di carattere procedimentale.

La Conferenza di servizi è disciplinata dal Decreto legislativo 30 giugno 2016, n. 127.

Come, peraltro, da me specificato in miei precedenti scritti, la suddetta Conferenza, secondo la giurisprudenza prevalente, costituisce una fase, una frazione del procedimento amministrativo, tanto è vero che le determinazioni della stessa Conferenza, anche decisoria, sono considerate atti endoprocedimentali non autonomamente impugnabili.

Non v’è dubbio, pertanto, almeno a mio avviso, che il procedimento de quo, ricadendo sotto la disciplina speciale di cui all’art. 1, commi 304 e 305, della Legge n. 147/2013, deve seguire, in tutto e per tutto, le disposizioni di tale normativa, come successivamente integrata e modificata dall’art. 62 ( Costruzione di impianti sportivi) della Legge 21 giugno 2017, n.96.

Ma se così è, poiché la Deliberazione n. 32 del 14 giugno scorso rappresenta, come pure espressamente riconosciuto da Roma Capitale, una “ nuova soluzione progettuale” rispetto a quella di cui alla Deliberazione n. 132/2014, soluzione, quest’ultima, oggetto della Conferenza di servizi conclusasi il 3 marzo scorso, non può non ammettersi che, in presenza di , per l’appunto, una nuova soluzione progettuale, debba rinnovarsi e ripetersi, per intero,  l’iter procedimentale ex art. 1, commi 304 e 305, citati.

In altre parole, non è legittimo che un Progetto nuovo o, comunque, sostanzialmente e radicalmente modificativo di quello di cui alla Deliberazione n. 132/2014, possa essere valutato ed approvato nell’ambito dello stesso procedimento concernente il vecchio Progetto.

Così come, infatti, più volte rilevato in mie precedenti Note sull’argomento, una costante giurisprudenza del Consiglio di Stato ( ved. ,ex plurimis, la sentenza , Sez.VI n. 1036 del 5 marzo 2014) sancisce che bisogna :” porre in essere un procedimento omologo, anche per quel che concerne le formalità pubblicitarie, di quello a suo tempo seguito per l’adozione dell’atto modificato, richiedendosi una speculare, quanto pedissequa, modalità dello svolgimento procedimentale”.

Se, quindi, la Deliberazione n. 32 del 14 giugno scorso  ha dato luogo, come afferma Roma Capitale, ad una “ nuova soluzione progettuale”, ammesso pure che quest’ultima possa ritenersi , se non nuova, quantomeno sostanzialmente modificativa della precedente, ebbene, anche in questo caso, si richiede l’apertura di un procedimento omologo con, come sancito dal Consiglio di Stato, una “ speculare, quanto pedissequa, modalità dello svolgimento procedimentale”.

Non è, dunque legittimo che la nuova soluzione progettuale possa essere esaminata e valutata nell’ambito dello stesso procedimento che ha avuto ed ha come esclusivo oggetto la soluzione ora sostituita o modificata, così evitandosi di aprire un nuovo procedimento omologo a quello precedente.

Né, a questo scopo, può, a mio parere, legittimamente invocarsi il principio generale, di cui alla Legge n. 241/1990, di economicità del procedimento amministrativo, in quanto tale principio ha, per l’appunto, carattere generale, mentre la regola del così detto “contrarius actus” dettata dal Consiglio di Stato ha carattere speciale non derogabile da un principio generale.

Per venire al merito del Parere espresso dalla Direzione Generale per le Strade ed Autostrade  e la Sicurezza nelle Infrastrutture stradali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, osservo quanto segue. 

In esso si dice testualmente : “Si comunica il parere negativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla nuova soluzione progettuale dello Stadio della Roma in località Tor di Valle.”.

Nelle motivazioni del Parere negativo si possono leggere le seguenti: “ Pertanto l’affermazione che il Ponte di Traiano, lo svincolo A 91 ed il Viadotto di approccio, sono stati stralciati dal Progetto dello Stadio ( sostituiti dal cd “ Ponte dei Congressi”, con finanziamento statale”) non risulta condivisibile, come già rappresentato anche nella riunione del 08.06.17 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, perché la realizzazione del “Ponte di Traiano” e del nuovo svincolo “Parco de’ Medici-Stadio” non può ritenersi, dal punto di vista tecnico funzionale, alternativa al Ponte dei Congressi. Risulta inoltre opportuno evidenziare che il provvedimento della Regione Lazio n. G04342 del 05.04.17 ha indicato al p. 6 la possibilità di presentare la nuova soluzione progettuale dello Stadio “ mantenendo le opere pubbliche e di interesse generale e garantendone la contestuale esecuzione con quelle private”, mentre invece nella Deliberazione n. 32 del 14 giugno 2017 dell’Assemblea Capitolina si rileva che nelle opere di interesse generale non risultano più contemplati il Ponte di Traiano ed il relativo svincolo Parco dè Medici-Stadio sull’ A 91.  Si evidenzia quindi che l’impostazione della DEL.32/17 di Roma Capitale, limitatamente alle opere viarie di interesse generale in essa indicate, comporti un impatto significativo sulla viabilità statale, di diretta competenza di questo Ministero, strettamente interessata dalla realizzazione del nuovo Stadio, e non si può quindi concordare, da un punto di vista tecnico-fuinzionale, con la realizzazione del nuovo Stadio senza la preventiva e propedeutica realizzazione del nuovo svincolo Parco dè Medici-Stadio e del Ponte di Traiano”.

Ma ciò che, a mio avviso, ancor di più rileva ai fini di quello che dirò poi, è che nelle suddette motivazioni è riportato testualmente quanto già indicato dalla Direzione Generale del Ministero in data 14 ottobre 2016, nell’ambito della Conferenza di servizi e, cioè, :” Sia l’autostrada A 90 GRA sia l’autostrada A 91, Roma -Fiumicino ( tratto esterno al GRA)sono comprese nella rete stradale transeuropea definita dal Reg.1315/13UE; l’appartenenza alla rete TEN di tali infrastrutture implica che i progetti di infrastruttura che hanno effetti sui rispettivi flussi di traffico siano sottoposti al controllo sotto il profilo della sicurezza stradale, da parte di questa Direzione Generale che svolge la funzione di Organo Competente ai sensi del D.Lgs.n.35/11, che ha recepito la Direttiva europea 2008/96 UE sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali. Inoltre nel parere definitivo reso da   questa Direzione Generale con prot. N. 529 del 24.01.17 – che riportava in allegato tutti i pareri espressi nell’ambito della Conferenza di Servizi- è stato esplicitamente indicato che lo svincolo Parco de’ Medici-Stadio deve essere realizzato in modo integrato e, quindi, tutti gli interventi previsti devono essere realizzati prima della realizzazione dello Stadio e dell’intervento urbanistico”.

Il parere in questione, pertanto, che non si vede come e perché debba e possa essere diverso in sede di una nuova Conferenza di servizi decisoria indetta per l’esame della nuova soluzione progettuale di cui alla nuova Deliberazione n 32/2017, assume la valenza di inequivoco dissenso motivato di una Amministrazione preposta, in forza di una Direttiva Europea, alla tutela della pubblica  incolumità, per quanto riguarda specificamente la sicurezza stradale. 

Dissenso che, ai sensi e per gli effetti dell’art. 14 quinquies della Legge n. 241/1990, come novellato dal Decr.Lgs.n. 127/2016, consentirebbe alla suddetta Amministrazione, in caso di Determinazione positiva delle nuova Conferenza di servizi, di proporre opposizione al Presidente del Consiglio dei Ministri con sospensione di efficacia  della Determinazione opposta fino ad eventuale mancato accoglimento dell’opposizione da parte del Consiglio dei Ministri. 

Circa, inoltre, il fatto che, secondo notizie di stampa, il Ministro allo Sport riterrebbe che il parere del rappresentante unico dello Stato nell’ambito della Conferenza di servizi sarebbe positivo perché non è pienamente negativo, si tratta di un evidente contorsionismo mentale e di un giuoco di e sulle parole.

Il Decreto Lgs n. 127/2016 prevede, infatti,  che gli Enti e le Amministrazioni che partecipano alla Conferenza di Servizi decisoria possono esprimere, attraverso i rappresentanti unici, sia un consenso condizionato sia un dissenso motivato, specificando le condizioni alle quali il dissenso può trasformarsi in consenso. 

D’altronde, il rappresentante unico deve e può esercitare il proprio potere di rappresentanza sempre secondo l’art. 97 della Costituzione ( Buon andamento e imparzialità della Pubblica Amministrazione).

Ne deriva che, qualora tale potere fosse esercitato senza tenere alcun conto dei pareri e dei mandati ricevuti dalle Amministrazioni rappresentate o da alcune di esse, in particolare da quelle più rilevanti nelle materie oggetto della Conferenza, la posizione espressa potrebbe risultare viziata da eccesso di potere.

Quanto sopra, sia sotto il profilo del perseguimento di un fine diverso da quello previsto per legge sia sotto il profilo di una manifesta irragionevolezza.

Sotto gli stessi profili potrebbe essere viziata una decisione del Consiglio dei Ministri che, pronunciandosi sull’opposizione alla Determinazione conclusiva della Conferenza presentata da una o più Amministrazioni preposte alla tutela di interessi sensibili, non tenesse  alcun conto dei pareri espressi sul piano tecnico-scientifico da tali Amministrazioni.

Giurisprudenza costituzionale, infatti, stabilisce che , quando si tratti di esercitare valutazioni di tipo tecnico-scientifico attinenti a caratteristiche intrinseche di beni e opere, queste ultime, già realizzate o da realizzare,  non può legittimamente parlarsi di discrezionalità meramente o prevalentemente politica.

Un altro elemento che continua ad essere totalmente assente è quello evidenziato nel Rapporto ambientale di cui alla Determinazione del 9 febbraio scorso della Direzione Regionale Territorio, Ambiente e Mobilità concernente la VAS.

Vale a dire quell’elemento, richiamato nel Parere di dissenso motivato della Regione, relativamente al Progetto di cui alla Deliberazione n. 132 del 2014, secondo cui, dal riscontro effettuato delle integrazioni richieste a Roma Capitale e da essa riferite, “  Manca, infine l’indicazione sulle previsioni dell’Autorità Comunale in merito al sistema dei grandi impianti per lo sport sia in progetto sia esistenti- leggi stadio Olimpico e Flaminio”.

Indicazione che, continuando a mancare, non può che indurre la Regione ad esprimere il proprio dissenso anche in sede di nuova Conferenza di servizi sul Progetto ex Deliberazione n.32/2017.

Stupisce, d’altra parte, che manchi l’indicazione del suddetto sistema complessivo, posto che  i componenti la maggioranza che oggi governa Roma Capitale quando erano all’opposizione, segnatamente con le firme degli attuali Sindaco ed Assessore allo Sport, avevano presentato nel novembre 2014 un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma in cui si diceva che : “ A parere degli scriventi, appaiono non sussistere i requisiti di pubblica utilità previsti dalla legge di riferimento, l’interesse pubblico, infatti, va valutato anche per gli aspetti negativi che coinvolgono gli impianti esistenti (vedi probabile fallimento gestionale dell’Olimpico e la mancata valorizzazione del Flaminio, pur sempre di proprietà pubblica), nonché la scelta dell’area è scellerata, altro che quella ottimale. Da tale scelta scaturisce il piano economico richiedendo forti costi, diretti ed indiretti per la collettività”.

Ricordo, infine, come pure già fatto in passato, che, a proposito delle opere da realizzare, con Deliberazione n. 763 del 16 luglio 2006, l’ANAC ( Autorità Nazionale Anticorruzione), richiamandosi a decisioni del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Europea, ha stabilito che, secondo una corretta interpretazione dell’art. 20 del Decreto Lgs n. 50/2016, devono essere sottoposte alle procedure ad evidenza pubblica le opere pubbliche da realizzarsi a totale onere del privato, quando a quest’ultimo, in cambio, vengano concessi diritti suscettibili di valutazione economica.

Come è il caso di Tor di Valle, in cui il privato realizza a proprie spese opere pubbliche per il conseguimento di un proprio interesse patrimoniale, causa del negozio giuridico in base al quale lo stesso privato assume su di sè l’obbligo di realizzare le predette opere. Opere che, pertanto, non costituiscono un atto di mera liberalità e gratuità.

Per concludere, ad integrazione delle mie Note “ Stadio per la Roma a Tor di Valle : nasce l’Unità dei tifosi ciclisti” del 19 maggio scorso ( www.federsupporter.it), in cui, tra il serio ed il faceto, commentavo le parole di cui alla proposta della Giunta Capitolina che avrebbe poi dato luogo alla Deliberazione n. 32/2017, secondo le quali : “ Altro elemento cruciale risiede nell’implementazione dei percorsi ciclopedonali, puntando anche su bike park e bike sharing”, ironizzavo su tale soluzione , aggiungo ora le notizie  che seguono.

Da un articolo intitolato “ Così è scomparso il bike sharing”, a firma di Valeria Arnaldi,  a pag. 39 de “Il Messaggero” del 29 agosto scorso, si apprende che il progetto di Roma Capitale avviato nel 2008 con l’obiettivo di mettere a disposizione dei cittadini biciclette  per un uso condiviso, dislocate in vari punti della Città e, in particolare, del Centro storico, secondo quanto affermato nel sito ufficiale del Campidoglio, E’ attualmente non disponibile”.

La causa di tale indisponibilità viene individuata nel fatto che “ Le biciclette, già poche, vengono rubate e le aree destinate al bike sharing sono sempre vuote”.

Ed anche alla luce di tali notizie, viene, allora, da chiedersi, a maggior ragione, come sia, ragionevolmente, verosimilmente e responsabilmente, possibile, ai fini del flusso e del deflusso allo e dallo Stadio a Tor di Valle, puntare su bike park e bike sharing, oltreché su un solo nuovo Ponte e sul così detto “ revamping” della Linea Roma-Lido.

Linea giudicata da Legambiente la peggiore d’Italia e che oggi, a pag. 3 dell’inserto romano de “ Il Corriere della Sera”, così viene dipinta : “ Ritardi, corse soppresse, treni vecchi e fatiscenti, d’estate spesso privi di aria condizionata…Il suo parco rotabile si è praticamente disintegrato anno dopo anno : fino al 2010 i treni in servizio erano 28, dopo sette anni sono solo 12 quelli operativi ( se va bene), ancora meno se si registrano improvvisi guasti. E le “ passeggiate” dei pendolari sui binari della linea ormai non si contano, con il sole o il gelo la rottura è assicurata. Come l’abbandono delle stazioni, sporche e” disponibili” per il salto del tornello di chi non vuole pagare il biglietto”.

Avv. Massimo Rossetti

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