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Da Repubblica.it:
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Tor di Valle: pericolosità e rischi idrogeologici

Pericolosità e rischi derivanti dalla fragilità e criticità idrogeologica del nostro territorio: non valgono per nuovi stadi a Roma ? 

E’ noto come, purtroppo, in specie negli ultimi tempi, principalmente a causa del mutamento delle condizioni climatiche, si siano intensificati e si stiano intensificando fenomeni catastrofici e luttuosi ( vedasi, da ultimo, l’evento che ha gravemente colpito la Città di Livorno), dovuti, in particolare, ad improvvise e violente esondazioni di corsi d’acqua legate alla fragilità e criticità idrogeologica ed idrica del nostro territorio.

 Non v’è dubbio, pertanto, che vi è la necessità, almeno a parole, invocata da tutti, di porre sempre maggiore attenzione e rimedio ad una notevolmente accresciuta pericolosità e rischiosità dovute alla fragilità e criticità suddette.

 Alla luce di quanto precede, appare, quindi, vieppiù azzardata  la possibilità di realizzare nuovi, vasti complessi edilizi in aree sottoposte a vincolo idrogeologico ed a forte rischio idraulico.

 

Nonostante ciò, l’intervento denominato “ Stadio della Roma a Tor di Valle”, il cui Progetto, scaturito dalla Deliberazione n. 32 in data 14 giugno scorso dell’Assemblea Capitolina, verrà esaminato e valutato nel corso ed in esito ad una nuova Conferenza di servizi decisoria convocata dalla Regione Lazio per il 29 settembre prossimo ed alla quale parteciperà, come alla precedente, Federsupporter, quale soggetto uditore portatore di interessi diffusi, prevede che l’area dell’intervento stesso sia inclusa nel comprensorio fluviale del Tevere.

Più precisamente, in un’area che comprende zone definite a rischio per fenomeni idraulici del tipo “ R3” ed “ R4” del PAI,  nonché Fasce Fluviali “A, B, C”, con la conseguenza che, così come espressamente specificato nel parere negativo formulato da Roma Capitale in sede di Conferenza di servizi, chiusa il 5 aprile scorso, con una Determinazione di conclusione negativa, “ L’attuale classificazione dell’area determina la non compatibilità, ai fini della variante urbanistica, con le condizioni di pericolosità idraulica dell’area: di conseguenza anche le autorizzazioni edilizie, commerciali, sportive, dello spettacolo, ecc, che deriverebbero dall’approvazione del Progetto Definitivo, sono subordinate alla ridefinizione del perimetro delle zone, che interessano le aree di sedime dell’intervento in questione,  soggette a rischio per eventi idraulici “R3” ed “R4” del PAI, nonché delle Fasce Fluviali e conseguente declassificazione”.

Nella successiva Deliberazione n.32 in data 14 giugno scorso dell’Assemblea Capitolina, con la quale è stata confermata la dichiarazione di pubblico interesse dell’intervento, adeguata al mutato quadro delle condizioni ed obiettivi prioritari indicati nella Deliberazione della Giunta Capitolina n. 48 del 30 marzo scorso, a proposito dei rischi idraulici, vengono prescritti : “Interventi per la messa in sicurezza del Fosso di “ Vallerano”e “ Acqua Acetosa Ostiense”al fine di consentire la deperimetazione delle aree di Decima e dell’intervento in oggetto, soggette al rischio idraulico”.

Più in dettaglio, nella Relazione tecnica allegata alla Deliberazione, circa il vincolo idrogeologico, si richiama il Decreto n. 32 in data 8 giugno 2015 del Segretario Generale dell’Autorità di Bacino del Fiume Tevere, con il quale : “Le aree oggetto dell’intervento di realizzazione del nuovo stadio e delle connesse volumetrie “ aggiuntive” ( Business Park e Conviviun)- così come peraltro gran parte delle aree del quartiere di Decima- venivano definitivamente dichiarate soggette a rischio per fenomeni idraulici del tipo classificato “ R3” e “ R4” ( perimetrate) e come tali idonee ad essere trasformate, con incremento del carico urbanistico/ insediativo, solo a seguito della realizzazione di adeguate opere di “ messa in sicurezza” idraulica dei corsi d’acqua responsabili dei suddetti fenomeni di rischio idraulico ( fossi” di Vallerano” e “di Acqua Acetosa Ostiense”) e della conseguente “deperimetrazione” delle stesse a cura della stessa Autorità  che ha imposto il vincolo idrogeologico”.

Si aggiunga che “In sede di Conferenza dei Servizi ( 2016-2017)l’Autorità di Bacino del Fiume Tevere ha espresso parere favorevole al Progetto definitivo dell’intervento – comprendente anche le richieste opere di messa in sicurezza idraulica  dei due citati fossi- nel rispetto delle procedure previste dalle NTA del Piano di Assetto Idrogeologico, per l’ottenimento della necessaria deperimetrazione”.

Peraltro, nelle Premesse alla Deliberazione n.32 dell’Assemblea Capitolina, figura, tra le altre, la condizione alla variante Urbanistica ed alle relative ricadute sul PRG vigente, che devono avvenire, per quanto concerne il superamento del vincolo idrogeologico, “ Nel rispetto delle definitive indicazioni procedurali prescritte dall’Autorità di Bacino”.

Nel documento del 30 gennaio scorso, contenente le osservazioni di Italia Nostra Onlus- Sezione di Roma inviate alla Conferenza di servizi, relativamente al rischio idrogeologico e idraulico, si può leggere che :”L’area prescelta dal proponente non è adatta alla realizzazione dello Stadio e della quantità di opere connesse. Fragilissima dal punto di vista ambientale e paesaggistico, risulta attualmente inedificabile per rischio idrogeologico se non previa riperimetrazione a seguito della messa in sicurezza del “ fosso di Vallerano”. Inoltre ne deve essere garantita l’invarianza idraulica, problematica vieppiù grave a causa dell’incremento esponenziale della superficie impermeabilizzata. Le opere necessarie alla messa in sicurezza devono essere terminate e collaudate prima che l’Autorità di Bacino possa modificare con una specifica variante l’attuale destinazione inedificabile dell’area. Prima di questa variante non può aprirsi il cantiere dello stadio e di tutte le altre cubature previste”.

I rischi derivanti da esondazioni sono stati recentemente evidenziati da due articoli, a firma di Fabio Rossi, l’uno intitolato “ Emergenza Tevere: 300 mila romani a rischio in caso di esondazione”  su “Il Messaggero” del 12 settembre scorso e, l’altro, intitolato “ Tevere, il piano non c’è: per evitare esondazioni serve almeno un anno” sullo stesso quotidiano del giorno dopo, 13 settembre.

Nel primo articolo sono indicati i punti più critici della Città sotto il profilo di esondazioni, tra i quali figurano il quartiere di Tor di Valle, oltre a quelli di Prima Porta e Labaro.

Nel secondo articolo si segnala che un piano organico per riqualificare il Tevere e sottrarre 300 mila romani al rischio di esondazioni è ancora ben lontano dall’essere previsto.

Si tenga presente che principio fondamentale delle normative europee in tema di ambiente, oltre a quello di prevenzione, per cui è necessario predisporre tutte le misure volte a prevenire eventi nocivi per l’ambiente, è quello di precauzione.

Quest’ultimo secondo cui bisogna adottare misure appropriate per impedire che possano concretizzarsi effetti potenzialmente pericolosi di qualsiasi fenomeno e processo anche se tale da non consentire di determinarne il rischio con sufficiente certezza.

Un intervento, quello previsto a Tor di Valle, dunque, che occupa una Superficie Utile Lorda ( SUL)  complessivamente pari a 890.808 mq, di cui solo 52.500 mq destinati alla struttura sportiva e ben 159.500 mq destinati ad edifici direzionali, attività di servizio private, edifici commerciali e grandi strutture di vendita, che non dovrebbe certamente essere realizzato su un’area a forte rischio idrogeologico e di esondazioni.

Quanto sopra, non solo in base al buon diritto, ma anche, anzi soprattutto, al buon senso.

Anche perché si sarebbe potuto e si potrebbero scegliere altre aree e anche perché l’interesse e la scelta discrezionali del privato non possono mai condizionare e prevaricare il diritto-dovere, di competenza esclusiva e/o concorrente di Stato ed Enti locali, di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema, dei beni culturali e del governo del territorio, così come stabilito dall’art. 117 della Costituzione.

In merito, con sentenza n. 85 del 9 maggio 2013, la Corte Costituzionale ha sancito che, tra diritti costituzionalmente protetti, occorre tenere conto dello statuto costituzionale di ciascun singolo diritto, cosìcchè, qualora il diritto di iniziativa economica confligga con diritti ambientali, culturali e paesaggistici, a dover recedere è senz’altro il diritto di iniziativa economica.

Diritto che ( art. 41 Costituzione) non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale ed in modo da recare danno alla sicurezza,  alla libertà, alla dignità umana.

Né le osservazioni fin qui svolte valgono solo per l’intervento a Tor di Valle.

Esse valgono anche per il divisato ( ma, finora, non è mai stato presentato alcun Progetto nei modi, nelle forme e nelle sedi competenti) “ Stadio delle Aquile”  per la Lazio su terreni siti sulla via Tiberina.

Al riguardo, si riporta, di seguito, l’intervista dell’On.le Morassut ( vedasi “ La Gazzetta dello Sport” del 15 settembre scorso), Parlamentare del PD ed Assessore all’Urbanistica della Giunta Veltroni, in risposta ad alcune dichiarazioni del dr. Lotito, il quale aveva affermato : “ Non c’è nessun dialogo col Comune di Roma. Abbiamo fatto delle proposte a suo tempo, ma sono state rispedite al mittente. La miopia politica ha fatto sì che a Roma non ci siano squadre con stadi di proprietà".

Queste le parole dell’On.le Morassut : “ Fu tutt’altro che miopia politica,perché il problema non era lo stadio di proprietà ma la localizzazione dello stadio. Quella zona in cui fu proposto lo stadio era una zona fondamentale per la salvezza idraulica di Roma perché lì il Tevere esonda in maniera libera e questo consente di salvare Roma dai rischi di inondazione dall’altezza di Ponte Milvio in poi. Un’area non edificabile per natura, questo contestammo al presidente Lotito. Roma ha due stadi: il Flaminio, che non è utilizzato, e così lo diventerà l’Olimpico. Mi piacerebbe che Roma e Lazio potessero fare delle operazioni per avere una stabilità maggiore all’Olimpico, però, da amministratore pubblico, penso che questo non debba danneggiare la collettività. Quell’area dove voleva costruire Lotito non era trasformabile.” 

Per concludere, può apparire legittimo il sospetto che poco o nulla sia davvero cambiato nell’intreccio perverso tra sport, affari e politica descritto nel libro “ La presa di Roma” del giornalista Claudio Cerasa, Rizzoli Editore, II Edizione, 2010.

Laddove l’Autore , a pag. 127 , così scrive : “ Ci sono sette indirizzi dove Roma ogni giorno muove le pedine del potere. Sette indirizzi dove ogni giorno nascono nuove amicizie, dove si stringono nuove alleanze e dove gli uomini più importanti discutono di affari con indosso calzettoni lunghi e magliette aderenti colorate di giallo, rosso, bianco e blu. I veri padroni della Città sono quegli imprenditori, industriali, banchieri, editori, giornalisti e costruttori che ingrassano quotidianamente la pancia moderna del generone romano e che ogni mattina si incontrano qui, lungo le sponde più misteriose del fiume Tevere, in quei circoli diventati, nel corso del tempo, qualcosa in più che semplici luoghi di ricreazione sport 

Lo stesso Autore che,  alle pagine 181 e seguenti, in un Capitolo intitolato “ Forza Roma e Forza Lazio”, rileva, riportando testimonianze di leader di gruppi storici delle tifoserie  delle Curve capitoline, come a Roma il mondo delle Curve abbia vissuto per molto tempo sui due binari paralleli del tifo e della politica e come esse siano state spesso richieste dal mondo politico e da quello affaristico di svolgere, come hanno svolto, un ruolo importante.

Quelle stesse Curve, a seconda delle convenienze di quei mondi, opportunamente, rectius opportunisticamente, “ scaricate” per essere consegnate al “ braccio secolare” della Polizia e della Magistratura, salvo, poi,  sempre a seconda di tali convenienze, essere nuovamente utilizzate dai padroni del vapore politico, economico, finanziario e affaristico.

Avv. Massimo Rossetti.

 

 

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