E' uscito il nuovo libro di Federsupporter

Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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Modello inglese o Modello tedesco ?

18 ottobre 2017-Le società di calcio professionistiche: modello inglese o modello tedesco ?

Nel Capitolo 4 del mio libro “Modelli di impresa e modelli di gestione”, Tempesta Editore, novembre 2014, ponevo in luce, in particolare la seguente considerazione  “ In un’impresa che lega la propria  esistenza all’ambiente, cioè ai propri sostenitori, l’efficacia è la capacità di coniugare il grado di risposta qualitativa degli output economici con quelli desiderati dal mercato”.

In questi ultimi tempi e, comunque, sempre in relazione  non ad una innovazione gestionale dell’impresa sportiva ma come conseguenza dei comportamenti delle tifoserie, si parla di modello inglese e di modello tedesco dei club quale punto di riferimento per un cambiamento nel mondo del calcio e nei rapporti con i supporter, ritenuti “ uno dei più importanti stakeholder ai quali rivolgere molta dell’attenzione nella pianificazione delle politiche di sviluppo” ( cfr. pag. 57, Capitolo 4) .

Proprio al fine di approfondire il dualismo dei modelli citati e, soprattutto,  fornire una minima conoscenza  delle rispettive caratteristiche, in allegato, si trasmette la disamina dell’Avv. Massimo Rossetti, alla luce anche dell’eccessiva produzione legislativa che regola i comportamenti delle società sportive.

Alfredo Parisi

 

 

Modello Inglese o Modello Tedesco ? I risultati di un sondaggio.

 L’illusione fallimentare del legismo autoritario e securitario applicato al nostro calcio.

Molto spesso e, in particolare, da ultimo, da parte di Presidenti di società di calcio auditi dalla Commissione Parlamentare Antimafia, è stato e viene invocato nei confronti dei tifosi il “modello inglese”.

Quest’ultimo, basato su un imponente e severo arsenale normativo securitario, culminante nella possibilità per gli steward di restringere tifosi violenti o anche solo scorretti in apposite celle realizzate all’interno degli stadi.

Un sistema, avente lo scopo principale di “ sostituire i tifosi committed, più attivi e legati alla squadra, con quelli uncommitted, occasionali” per cui “ gli stadi della Premier League sono stati esclusi dal contesto più ampio della vita inglese, per diventare un prodotto di intrattenimento d’elitè” ( cfr. il Saggio “ Curve rette”, pagg. 88-89, del giornalista Andrea Luchetta nel N.5/2015 “Il potere del calcio” della Rivista Italiana di Geopolitica Limes).

Coloro i quali invocano il suddetto modello dimenticano, però, che, come più volte sottolineato da Federsupporter, evidentemente invano, quel modello è figlio del principio di “common law” che caratterizza l’ordinamento inglese, mentre il principio che caratterizza l’ordinamento italiano è quello di  “ civil law”.

L’uno ( common law) per cui vale la disciplina del caso concreto stabilita dal giudice, l’altro ( civil law) per cui, invece, prevale la disciplina dettata, in generale ed in astratto, da una specifica legge scritta.

Federsupporter, nel corso di questi anni ed in ripetute occasioni, si è detta favorevole al modello tedesco.

Un modello, di seguito, così descritto nel Saggio “ Partecipazione attiva dei supporters nelle Società Sportive: una nuova realtà” di Alfredo de Martini, Dottore in Management dello Sport e delle imprese sportive presso l’Università di Teramo, in “Rivista di Diritto ed Economia dello Sport”, Vol.IX, Fasc.2, 2013”.

Nel corso dell’ultimo mezzo secolo, la Germania è stata caratterizzata da una società che ha valorizzato la cooperazione ed il consenso, che contraddistingue anche il suo tipico sistema di corporate governance. La Germania ha una forte tradizione di associazioni di utenti sulla base di valori comunitari e sociali conosciuti come eingetragener verein.

Le eingetragener verein sono associazioni di interesse collettivo con finalità di pubblica utilità, che si traduce attraverso la promozione e lo sviluppo delle attività sportive. Questa tradizione di cooperazione ha esercitato una forte influenza sullo sviluppo del calcio tedesco. Fino al 1998, tutti i club di calcio sono stati strutturati come e.Vs., di proprietà dei loro soci e gestiti da rappresentanti democraticamente eletti. Erano ammesse soltanto associazioni in genere polisportive senza fini di lucro ( e cioè con obbligo di reinvestire nell’attività sportiva eventuali utili di bilancio) e composte dai supporter disposti ad entrare nel programma di membership, pagando una quota associativa annuale.

Dal 1998, i club hanno permesso di integrare le loro sezioni calcistiche professionistiche in società per azioni esterne a responsabilità limitata, separate dal club sponsor. Le entrate generate dalle e.Vs. devono, per legge, essere investite nuovamente dentro l’organizzazione… Il fatto che la proprietà dei clubs sia di tipo cooperativo è ciò che ha permesso al calcio tedesco di essere il campionato europeo più redditizio ed uno di quelli di maggiore successo. Questo tipo di organizzazione imposta dalle Istituzioni rappresenta il contesto ideale per lo sviluppo di modelli gestionali a proprietà diffusa. Nel 1998 in Germania veniva ufficialmente inserita nello statuto della DFB ( la Federazione calcistica tedesca) la regola che avrebbe mitigato questa svolta e assicurato un inatteso benessere al calcio tedecsco: le società affiliate devono essere composte per almeno il 50% + 1 del capitale da associazioni sportive; e, in ogni caso, il 50% + 1 dei diritti di voto nelle Assemblee sociali deve rimanere all’associazione sportiva di riferimento. L’unica eccezione valeva per quei Clubs che, al primo Gennaio 1999, avessero dimostrato di aver avuto una proprietà fissa da più di venti anni. Due soli i casi in questione Wolfsburg e Bayern Leverkusen , rimasti così interamente di proprietà di grandi gruppi industriali come la Wolkswagen  o la Bayern, la cui struttura è stata avallata dagli stessi tifosi. Tale regola impone ai Clubs di avere come azionista di maggioranza una associazione di tifosi e quindi impedisce, di fatto, ad un unico soggetto privato di controllare direttamente un unico club” ( pagg. 94-95).

Ciò premesso, su “Il Corriere dello Sport” del 23 settembre scorso, alle pagg. 20 e 21,  sono stati pubblicati i risultati di un interessante sondaggio effettuato da Nando Pagnoncelli, noto sondaggista, Presidente della Ipsos Italia, da cui si evidenzia che, alla domanda “ Esistono curve, ad esempio in Germania, in cui gli ultras collaborano ufficialmente con le società che forniscono loro aiuto per la esibizione delle coreografie e danno loro uno spazio all’interno dello stadio . Il tutto per rendere il momento della partita più coinvolgente per i giocatori e per il pubblico. Sarebbe possibile applicare questo modello anche in Italia?”, il 43% degli intervistati ha risposto “ SI, sarebbe un bel passo avanti per il nostro mondo del calcio”, mentre il 32% ha risposto “NO, in Italia non siamo pronti per questa collaborazione” ed il 25% ha risposto “Non so”.

Pagnoncelli, nel commentare tali risultati, afferma : “ C’è un modo per prendere solo ciò che c’è di buono dall’entusiasmo degli ultras?  Si potrebbe guardare all’impeccabile Germania in cui in alcuni casi,  (ad esempio St. Pauli o Bayern), gli ultras collaborano, alla luce del sole e in modo ufficialmente riconosciuto, con la società della squadra che sostengono. Un appassionato di calcio su due ( il 51%) pensa che questo modello potrebbe essere un bel passo avanti per il mondo del calcio italiano”.

A Federsupporter resta, dunque, l’amara constatazione e soddisfazione di aver detto tutto ciò per prima e da tempo, ignorata e negletta, come al solito, dalle Istituzioni, statali e sportive, nonché da quello che il Docente di filosofia Diego Fusaro, nel suo Saggio “ Pensare altrimenti”, Giulio Einaudi Editore 2017, definisce “ clero giornalistico”, in questo caso, sia sportivo sia extrasportivo :  quello che Gramsci qualificava come composto da “ funzionari delle superstrutture”.

Quello di Federsupporter sembra essere in sostanza il ruolo, come dice in un articolo il giurista Giovanni Verde, Docente di procedura civile presso l’Università L.U.I.S.S.- Guido Carli di Roma, a pag. 29 de “Il Messaggero” del 28 settembre scorso, delle “Cassandre” che “ sono annunciatrici di guai e non sono ben viste. Talvolta però ci colgono”.

L’Autore, sempre nello stesso articolo, evidenzia, altresì, come , sempre di più, il nostro Paese “ abbonda di precetti e sanzioni penali e di conseguenza abbonda di comportamenti illeciti. C’è del tragico in ciò che avviene. Ad una pretesa di comportamenti contrassegnati da un alto tasso di eticità corrisponde una popolazione  che non coltiva un’etica elevata e, nonostante ciò, il legislatore si ostina a configurare ipotesi di reato che presuppongono il rispetto di alti valori etici e i magistrati gli fanno eco.

La conseguenza è una miriade di processi penali, destinati, in misura sempre maggiore, a finire nelle sabbie mobili delle prescrizioni. E allora si cercano le scorciatoie. Il processo, quello vero, viene messo da parte. Si celebra un  mostriciattolo, un, Avatar deformato quale è il processo per l’applicazione delle misure di prevenzione. Altri hanno ricordato le origini di questo strumento. Hanno sottolineato come sia un meccanismo caro ai regimi autoritari; hanno evidenziato che la nostra Carta costituzionale lo ignora; hanno segnalato che la sua introduzione nel sistema era stata una pillola amara da ingoiare per lottare forme di criminalità particolarmente pervasive e tali dall’essersi radicate in alcune comunità come vere e proprie forme di antistato…Un ulteriore ed intollerabile compressione dei diritti di libertà per i quali i nostri padri ebbero a lottare, consegnandoci una Carta fondamentale che stiamo continuamente a celebrare con le parole e tradire con i comportamenti.”.

Una politica, quella finora seguita dal legislatore, statale e sportivo, non solo autoritaria e illiberale, ma che ha fallito l’obiettivo di sostituire gli spettatori committed con quelli uncommitted e che ha notevolmente contribuito alla desertificazione degli stadi, se si pensa che, nella stagione sportiva 2016-2017, la percentuale di riempimento dei nostri stadi di serie A è risultata di gran lunga inferiore a quella degli stadi delle analoghe Serie dei più importanti Campionati europei ( inglese, tedesco, spagnolo, francese).

Già Tacito aveva compreso, ben prima di noi, i guasti cui dà luogo la sovrabbondanza di precetti e sanzioni legislative , definibile quale “ legismo”, cioè una deformazione patologica del legiferare, con la creazione di un incontrollabile e controproducente miriade di comportamenti illeciti, quando, negli Annali, aveva affermato “ Corruptissima republica plurimae leges”.

 

Avv. Massimo Rossetti.

 

 

 

 

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