E' uscito il nuovo libro di Federsupporter

Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

Vedi il video 

 

Soldi pubblici per un'opera privata

 

27 novembre 2017 -Stadio per la Roma a Tor di Valle : “ Realtà romanzesca” e “ Io pago!

 Le ultime, in ordine di tempo, notizie circa gli sviluppi ed il probabile esito della Conferenza di servizi decisoria in atto relativamente al Progetto di cui trattasi ben potrebbero far parte  della rubrica “ Incredibile ma vero” di una storica rivista enigmistica.

Così come tali sviluppi e probabile esito ben potrebbero evocare il celebre mantra del Barone Peletti, interpretato da Totò, nel film “ Quarantasette morto che parla” e, cioè, “ E io pago! “ .

 

Sembra, infatti, che si potrebbe giungere ad una conclusione positiva della suddetta Conferenza sul decisivo presupposto di un affidamento telefonico dato da un Ministro o da due Ministri dell’attuale Governo .

Affidamento consistente nell’assunzione a carico dello Stato degli oneri necessari per la costruzione di un ponte ( Ponte di Traiano), indispensabile per assicurare l’accesso allo ed il deflusso dall’insediamento ( Stadio e Business Park) che si intende realizzare a Tor di Valle.

Una cospicua spesa pubblica, valutabile in circa 100 milioni di euro, che si aggiungerebbe a quella, già stanziata, per la costruzione di un ponte ( Ponte dei Congressi) , prevista ben prima e a prescindere dall’insediamento in questione.

Aggravio che si determinerebbe anche qualora  la somma necessaria per la costruzione del Ponte di Traiano fosse distratta da quella necessaria per la costruzione del Ponte dei Congressi, posto che il Ponte di Traiano è, esclusivamente o prevalentemente, funzionale all’opera privata Stadio e Business Park.

Da notizie di fonte giornalistica ( cfr. “Il Messaggero”, pag. 47, di ieri, 26 novembre, articolo a firma di Lorenzo De Cicco) si apprende anche che , a carico della spesa pubblica, verrebbero posti gli oneri necessari, quantificati in 180 milioni di euro, cui il privato contribuirebbe con 45 milioni di euro, per il così detto “ revamping”  della linea Roma-Lido.

Revamping” che dovrebbe permettere, così come garantito dal Comune, di trasportare almeno la metà dei tifosi  allo/dallo Stadio, con una cadenza  di un treno ogni 5 minuti.

Cosa assolutamente inverosimile, considerato che la Roma-Lido è ritenuta la peggior linea ferroviaria d’Italia e che, per realizzare la cadenza dei treni di cui sopra, secondo l’Ente che gestisce il Metrò parigino,  sarebbe indispensabile un intervento su quella linea non inferiore a 400 milioni di euro ( cfr. ibidem).

Si tratterebbe, comunque, in ogni caso, di destinazione di fondi pubblici ad un’opera privata, mentre, al contrario, la normativa di legge sull’impiantistica sportiva, sia quanto alla lettera sia quanto alla ratio, prevede  che il pubblico interesse nella realizzazione di impianti sportivi consista essenzialmente nell’apporto di risorse private alla realizzazione di opere di interesse e utilità pubblica.

Ma la cosa che più sconcerta è che, come dicevo, il decisivo contributo di risorse pubbliche scaturirebbe da una” telefonata”(sic !) di un Ministro e/o da “ telefonate” tra Ministri ( doppio sic !!).

Non sarebbe, quindi, ove ciò fosse confermato, fuori luogo ed esagerato parlare di “ realtà romanzesca”.

 

Una decisione di così elevato impatto, non solo economico, ma anche sociale, infatti, finirebbe per  basarsi, non su elementi e circostanze, di fatto e di diritto, certi, bensì su una del tutto informale ed inusuale, nonché irrituale, promessa di un Ministro o di due Ministri; promessa che, come i verbi “ spero, promitto e juro”, regge l’infinito futuro.

Un provvedimento, dunque, che, ove effettivamente preso sulla base di tale “promessa”, sarebbe palesemente, per non dire pacchianamente, contrario al principio costituzionale ( art. 97 della Costituzione)  di buon andamento e di imparzialità della Pubblica Amministrazione e, in particolare, viziato di eccesso di potere.

Vizio sia sotto il profilo di sviamento, perseguendo manifestamente un fine diverso da quello previsto per legge, sia di irragionevolezza manifesta, risultando talmente incongruo da superare i limiti di ogni razionale scelta discrezionale, sia, infine, di non proporzionalità, risultando, altrettanto manifesta, la sproporzione tra il sacrifico imposto ai cittadini, sotto forma di notevole aggravio della spesa pubblica, rispetto alla realizzazione di un’opera privata.

Senza contare che il Comune, nonostante  espresse e ripetute richieste della Regione, non ha mai fornito alcuna indicazione sulle previsioni dello stesso Comune “ In merito al sistema dei grandi impianti per lo sport sia in progetto sia  realizzati- leggi Stadio Olimpico e Flaminio”.

Senza contare,altresì, che l’attuale Sindaco e attuali membri della Giunta capitolina che governa la Città, quando erano all’opposizione, avevano sottoscritto un  esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma in cui sostenevano che “ Appaiono non sussistere i requisiti di pubblica utilità previsti dalla legge di riferimento. L’interesse pubblico, infatti,  va valutato anche per gli aspetti negativi che coinvolgono gli impianti esistenti ( vedi probabile fallimento gestionale dell’Olimpico e la mancata utilizzazione del Flaminio), pur sempre di proprietà pubblica”  e che “  la scelta dell’area è scellerata, altro che quella ottimale. Da tale scelta scaturisce il Piano economico richiedendo forti costi, diretti ed indiretti,  per la collettività”.

Ed è alla luce di tali, inequivocabili affermazioni che lascio volentieri ad altri valutare quali coerenza, credibilità ed affidabilità vi possano essere tra le suddette affermazioni e quello che ,oggi,  assunto il governo della Città, vuole fare l’attuale Amministrazione capitolina, insistendo su una soluzione che è persino complessivamente peggiorativa per l’interesse pubblico di quella, deliberata nel dicembre 2014, dalla precedente Amministrazione.

Laddove non può non venire alla mente il gatto della poesia di Trilussa “Er Compagno Scompagno” che si professa socialista quando è a digiuno e che dice “ Quanno magno so’ conservatore” o il cognato di Gianburrasca, “libero pensatore in città e bigotto in campagna”

  Aggiungasi che, mentre, all’improvviso e mediante una semplice “ telefonata”, si rinvengono cento e forse più milioni di euro di risorse pubbliche onde consentire la realizzazione di un’opera privata, oltre all’ulteriore contributo pubblico in “ moneta urbanistica” ai fini di tale realizzazione,posto che sono necessarie varianti urbanistiche per la trasformazione di notevoli superfici utili da inedificabili a edificabili, non ci sono e non si trovano, invece, risorse pubbliche da destinare, per esempio, al salvataggio ed al ripristino di un bene pubblico quale lo Stadio Flaminio, lasciato da tempo immemorabile in uno stato di deplorevole abbandono e degrado.

Un patrimonio, anche sociale, oltrechè artistico e culturale della Città, in ordine al quale, come sottolineato, il Comune, non solo si guarda bene dall’indicare qualsiasi previsione,ma lascia addirittura intendere che quell’area potrebbe essere destinata, udite udite, a parcheggio a cielo aperto di pulman.

Pertanto, si ha sempre più chiara evidenza, ove pure ve ne fosse ancora bisogno, che la scelta che si vuole e ci si appresta a fare per l’insediamento a Tor di Valle risponde, in realtà, esclusivamente o prevalentemente, ad esigenze, non certo di pubblico interesse, bensì a interessi, da un lato, economico – affaristici molto privati e, dall’altro, ad interessi politico-elettorali di forze politiche che, nell’approssimarsi delle elezioni, pur essendo, almeno a parole, fortemente contrapposte, convergono, però, sostanzialmente, su una scelta nel chiaro intento di accaparrarsi a buon mercato o

di non  perdere il consenso di milioni di cittadini elettori tifosi della Roma, strumentalizzandone la genuina ed ingenua passione sportiva.

Tifosi che avrebbero potuto fruire già da tempo, come avvenuto altrove, di un moderno, confortevole, economicamente sostenibile e profittevole stadio, sito in un’area facilmente raggiungibile con mezzi pubblici e privati, senza necessità di costose opere pubbliche, solo che non si fossero voluti perseguire e si volessero perseguire ben altri scopi ed interessi che nulla hanno a che vedere con quella passione.

Un gioco, quello che si sta facendo e che si sta per concludere, fin troppo scoperto e che fa strame di principi di legalità, di buon diritto, di sana e prudente amministrazione pubblica, di buon senso e che meschinamente piega l’interesse pubblico all’interesse privato ed all’interesse politico-elettorale di alcune forze politiche, facendo pagare un caro prezzo, in termini economici e sociali, non solo a tutti i cittadini romani, ma anche a tutti i cittadini italiani e facendo apparire il nostro Paese, non come uno Stato di diritto, bensì come una “ Repubblica delle banane”.

E poi ci si viene a lamentare del sempre crescente astensionismo degli elettori: ma se questi sono gli esempi, sempre per citare il mitico Totò, “ Ci facciano il piacere!

Qualche cenno merita anche il ruolo non secondario svolto nella vicenda da  alcuni, strenui sostenitori e zelanti propagandisti, prima, dell’ “Ecomostro” e, poi, dell’”Ecomostricciattolo” a Tor di Valle,  esponenti di quello che, icasticamente, Diego Fusaro, Docente di filosofia nell’Università San Raffaele di Milano, nel suo Saggio “ Pensare altrimenti”, Giulio Einaudi Editore, 2017, definisce “ clero giornalistico”.

Un ruolo che induce a riflettere sulle parole di Kierkegaard, il quale, citando Schopenhauer, qualificava i giornalisti “ noleggiatori di opinioni”.

Nonché un ruolo che induce a riflettere su quel fondamentale dovere deontologico del giornalista, secondo cui la responsabilità verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra, non potendo essere mai subordinata ad interessi di altri.

A quegli esponenti di cui sopra vorrei anche dedicare il brano che segue, tratto dal Saggio “Sul giornalismo” del famoso giornalista ed editore Joseph Pulitzer , fondatore della Scuola di giornalismo Columbia University di New York, Saggio pubblicato per la prima volta su “ The North American Review” del maggio 1904 ( cfr. Joseph PulitzerSul giornalismo”, pag. 59, Bollati Boringhieri Editore, 2009): “ La notizia è importante, la vita stessa di un giornale. Ma cos’è mai la vita senza tempra morale ? Cos’è mai la vita di una nazione o di un individuo senza onore, senza cuore e anima? Al di là della conoscenza, al di là delle notizie, al di là dell’intelligenza, il cuore e l’anima di un giornale albergano nel suo senso morale, nel suo coraggio, nella sua integrità, nella sua umanità, nella sua solidarietà verso gli oppressi, nella sua indipendenza,nella sua dedizione al bene comune, nella sua sollecitudine nei confronti del pubblico servizio. Senza tutto questo vi potranno essere brillanti giornalisti ma mai nessuno davvero grande e degno di onore”.

 

Visto, dunque, come si sono messe le cose e viste l’entità e la forza di interessi e poteri economici, finanziari, politici, editoriali, che stanno dietro l’operazione Tor di Valle, non resta che sperare, come quel mugnaio prussiano, che, anche a Roma, oltrechè a Berlino, vi possa essere un “Giudice”.

Avv. Massimo Rossetti

 

 

 

 

Perchè Iscriversi a FEDERSUPPORTER

Leggi tutto →

Per iscriversi a Federsupporter, occorrono solo due passaggi:

 

1) compilare il modulo di iscrizione che potete trovare qui

2) versare la quota associativa annuale di 20 euro tramite bonifico bancario o pagamento Sicuro OnLine tramite Carta di Credito

 

Il 10% della quota di iscrizione verrà destinato alla Onlus "proRETT ricerca" (www.prorett.org)

Potrai richiedere copia dei volumi editi da FederSupporter al costo preferenziale di 10 euro invece dei 20 euro .