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L'Avv. Rossetti sullo 'Stadio della Roma'
 

Tor di Valle e la commedia degli equivoci e degli errori

  22 gennaio 2018 -Tor di Valle : prosegue la commedia degli equivoci e degli errori 

All’ormai annosa vicenda Tor di Valle ben si attaglia il titolo di una commedia farsesca di William Shakespeare “ La Commedia degli equivoci” ( o degli errori)”.

L’ultimo atto, in ordine di tempo, di questa commedia è rappresentato  dalla Determinazione in data 22 dicembre scorso della Direzione Regionale del Lazio Territorio, Urbanistica e Mobilità, conclusiva della Conferenza di servizi decisoria indetta il 15 settembre 2017 con all’oggetto “ Adeguamento del Progetto definitivo consegnato dal Soggetto proponente Eurnova srl”.

La suddetta Determinazione si compone di complessive 61 pagine, di cui 44 costituite dalla Tabella di sintesi delle osservazioni, raccomandazioni e indicazioni contenute nei pareri espressi da tutte le Amministrazioni coinvolte.

 

Il Documento, nella sua interezza, è consultabile sul sito della Regione Lazio, in apposito box dedicato al Progetto Tor di Valle.

In questa sede sarebbe troppo difficile e lungo affrontare  tutte le numerose, varie e forti perplessità che la documentazione di cui trattasi desta sotto molteplici aspetti, sia sostanziali sia procedimentali.

D’altronde, molti di questi aspetti sono stati già da me esaminati in precedenti Note consultabili sul sito www.federsupporter.it;  Note cui, pertanto, rinvio.

Mi limiterò, quindi, per ragioni di sintesi, a richiamare l’attenzione su alcuni dei punti della Determinazione in parola che mostrano, con tutta evidenza, la difficoltà, persino l’imbarazzo, delle Amministrazioni coinvolte nel tentativo di coniugare l’osservanza dei doveri costituzionali  ( art. 97 Costituzione), che loro incombono, di assicurare il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione, con l’incombente esigenza di attenersi ad una “ ragion di Stato”.

Più precisamente, ad una “ ragion di partiti”  che, pur opposti, sono, rispettivamente, detentori del governo cittadino, da un lato, nonchè di quello regionale e nazionale dall’altro, ciò nello scoperto, convergente, ritenuto interesse reciproco di accattivarsi o, quanto meno, di non alienarsi le simpatie dei tifosi della Roma in previsione delle ormai imminenti elezioni amministrative regionali nel  Lazio e  politiche nazionali.

Solo così, infatti, può spiegarsi che le Amministrazioni coinvolte ( Stato, Regione Lazio,Città Metropolitana di Roma Capitale, Roma Capitale), per il tramite dei loro, rispettivi rappresentanti unici, hanno espresso tutte pareri favorevoli, però tutte con innumerevoli prescrizioni e condizioni, contenute in una Tabella che, come detto, occupa ben 44 pagine su 61 e che, per numero e qualità, lasciano chiaramente trasparire che i pareri sono solo formalmente positivi, ma, in realtà, sostanzialmente negativi. 

Laddove si è giocato sul fatto che l’art. 14 bis, comma 3, della Legge n. 241/1990, come sostituito dal Decreto Lgs 30 giugno 2016 ,n. 127 ( Norme per il riordino della disciplina della materia di conferenza di servizi), consente alle Amministrazioni coinvolte nella Conferenza di formulare le loro determinazioni in termini di assenso con prescrizioni e condizioni o in termini di dissenso, con indicazioni delle prescrizioni e delle condizioni necessarie per il superamento del dissenso stesso.

Tale scelta alternativa, però, non può essere ritenuta del tutto discrezionale ed arbitraria per le Amministrazioni coinvolte, poiché, dovendo queste procedere secondo principi e criteri di ragionevolezza e proporzionalità, in ossequio ai doveri costituzionali di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione, devono – dovrebbero-, a mio avviso, esprimersi con un consenso, qualora le prescrizioni e le condizioni che accompagnano quest’ultimo siano non numerose e particolarmente rilevanti, dovendo, viceversa, esprimere un dissenso, qualora le prescrizioni e condizioni, affinchè il dissenso possa trasformarsi in assenso, siano numerose e particolarmente rilevanti, come lo sono nella fattispecie.  

Tanto più se si considera che, paradossalmente, le stesse Amministrazioni coinvolte, in occasione della precedente Conferenza di servizi decisoria, avviata il 3 novembre 2016 e conclusasi negativamente il 3 marzo 2017, relativa al Progetto scaturito dalla Deliberazione comunale n. 132 del dicembre 2014, espressero il loro dissenso,indicando prescrizioni e condizioni per il superamento di quest’ultimo meno numerose e meno rilevanti di quelle che, invece, oggi hanno fatto esprimere il loro consenso.

E’, dunque, ben più di un legittimo sospetto che l’emanazione dei pareri favorevoli possa essere stata influenzata da convergenti e prevalenti interessi politico-elettoralistici.

In particolare, sotto questo aspetto, lascia perplessi, per non dire sconcertati, che la Regione Lazio possa aver dato il proprio assenso, quando, nelle prescrizioni e condizioni poste dalla Direzione Territorio, Urbanistica e Mobilità della Regione, si legge che “L’attuale versione progettuale, differentemente dalla precedente deliberazione 132/2014, è privata della realizzazione del Ponte di Traiano, con l’obiettivo di dare priorità alle scelte programmatiche del Piano Regolatore Generale (PRG) vigente relative alle infrastrutture di mobilità già individuate, quale il Ponte dei Congressi, attualmente previsto quale opera pubblica alternativa al Ponte di collegamento con l’autostrada A 91, Roma-Fiumicino, di nuova programmazione…. Tale decisione tuttavia diverge dalle precedenti valutazioni espresse dai competenti uffici capitolini…. Allo scopo di  dover evitare atteggiamenti di “ schizofrenia amministrativa”, si prende atto in questa fase delle valutazioni di Roma capitale adottate con la unilaterale deliberazione di assemblea capitolina n. 32/2017…Ciò malgrado, sulla base delle valutazioni più volte espresse dalla scrivente Area, secondo il principio di precauzione, si ritiene indispensabile prevedere forme di controllo del traffico costanti nel tempo, che consentano di verificare, già nella fase di realizzazione delle opere che complessivamente compongono l’intervento e fino all’entrata in esercizio delle diverse componenti progettuali pubbliche e private, un eventuale ( temuto) peggioramento degli attuali standard funzionali delle infrastrutture esistenti nel quadrante urbano interessato, garantendo azioni di mitigazione ed opere compensative in caso di accertata inadeguatezza delle opere progettate, fino anche ad ipotizzare una generale riconsiderazione delle decisioni assunte da Roma capitale con la DAC 32/2017 in merito al sistema infrastrutturale “ ( pag. 35).

Né basta, perché, sempre la suddetta Direzione e sempre in tema di mobilità e trasporti afferma “ L’indicazione di Roma Capitale di pervenire ad una capacità della linea ferroviaria Roma-Lido di 20.000 viaggiatori per ora per direzione su tutta la tratta risulta non realistica  allo stato dell’ultimo progetto proposto. Per consentire il tipo di esercizio sopra descritto risulta necessario il potenziamento della Stazione di Tor di Valle con 3 nuovi tronchetti ( ed altri interventi di potenziamento della linea aerea, armatura, etc.)lato Lido, in adiacenza al binario dispari, volto a consentire la sosta e le manovre di inversione dei treni provenienti da Porta S.Paolo. Il materiale rotabile necessario per tale servizio richiede, con le necessarie riserve, la disponibilità di un parco costituito da almeno 18 treni. In ogni caso l’eventuale servizio aggiuntivo che dovesse essere ritenuto necessario per gli eventi sportivi non potrà essere posto a carico della Regione Lazio, ma dovrà essere svolto entro i limiti tecnici imposti dagli impianti esistenti e con il materiale rotabile disponibile. Si ritiene pertanto che la soluzione indicata dal Proponente sia realizzabile solo a seguito di investimenti ( non previsti nella nuova proposta) che riguardino la stazione di Tor di Valle (Roma- Lido) e di Magliana ( FL1) e un’offerta di trasporto su ferro adeguata. Nel caso in cui  non ci fossero interventi sulle predette stazioni ( che permettano l’aumento di capacità delle due linee per la soddisfazione della domanda massima prevista) le due infrastrutture ferroviarie ( Lido e FL1)  saranno in grado di assorbire ( allo stato attuale )  al massimo un quarto della domanda di trasporto prevista e quindi si avrà un utilizzo prevalente del mezzo privato ( 75% ed oltre) per raggiungere lo stadio nei giorni dell’evento/partita. Si vuole evidenziare che nel caso in cui si verificasse tale eventualità anche la rete di viabilità privata andrebbe in crisi per la presenza di una domanda di trasporto abbondantemente superiore a quella di progetto.” ( pag 38 ).

Come a dire, in conclusione, che, secondo la nuova soluzione progettuale, allo stadio ed al “Business Park”, in specie in occasione delle partite, non ci si arriva e non ci si torna né con i mezzi pubblici né con quelli privati.

Eppure il rappresentante unico della Regione dà parere favorevole al progetto, laddove non è fuori luogo la battuta del mitico Totò nel film “I tartassati” , secondo cui “ Siamo nel Congo belga o altrove ! “.

E’ opportuno sottolineare, altresì, che il Ponte di Traiano, ritenuto indispensabile per garantire l’afflusso ed il deflusso dall’area, non è contemplato dal progetto positivamente valutato dalla Conferenza di servizi e la cui mancanza è ritenuta dalla Direzione Regionale Territorio, Urbanistica e Mobilità, senza mezzi termini, una “ schizofrenia amministrativa” .

Quanto, poi, ad asseriti affidamenti, peraltro, a quanto consta, telefonici, dati da Ministri dell’attuale Governo circa la realizzazione del Ponte di Traiano a spese dello Stato ( costo valutato in 100 milioni di euro), non posso non ribadire, come fatto in miei precedenti scritti, che, al momento, manca qualsiasi atto formale che legittimi e certifichi tali affidamenti.

Al riguardo, notizie di stampa fanno generico riferimento a interventi previsti dal Contratto di programma 2016-2020 dell’ANAS approvato dal CIPE.

Un contratto che prevede un piano sia per interventi di manutenzione straordinaria sia per nuove opere, secondo criteri quali l’analisi della rete e dei relativi fabbisogni infrastrutturali, del traffico e dell’incidentalità, dei benefici trasportistici ( vedasi Comunicato della Direzione Generale ANAS  del 7 agosto 2017 su www.stradeanas.it).

Ricordo che gli accordi di programma sono finalizzati alla realizzazione di opere di pubblica utilità e che, quindi, pur avendo una struttura contrattuale di diritto privato, tuttavia, devono perseguire interessi pubblici, potendosi esercitare la discrezionalità amministrativa entro il limite del perseguimento dei suddetti interessi e non per fini diversi.

Fine diverso, per esempio, quale quello di consentire o facilitare la realizzazione e l’utilizzo di un’opera privata, l’impianto sportivo,  neppure di proprietà della società calcistica utilizzatrice, comprensivo di un insediamento edificatorio nettamente prevalente rispetto all’impianto stesso, a sue pertinenze ed accessori, destinato a scopi esclusivamente commerciali. 

In altre parole, si pone la seguente domanda : sarebbe necessario il Ponte di Traiano ove non vi fosse la realizzazione e utilizzazione del “Business Park” ?  E, in caso di risposta negativa, potrebbe essere considerata legittima, sotto il profilo dell’esclusivo perseguimento di un interesse pubblico, la destinazione di ingenti risorse dello Stato, cioè di tutti i cittadini contribuenti, alla utilizzazione di detto “Business Park” ?

Un’altra cosa curiosa è che, mentre nella Determinazione in oggetto si richiama e si trascrive il testo dell’art. 1, comma 304, della Legge n. 147/2013, recante la normativa sull’impiantistica sportiva, non si richiama e non si trascrive il comma 305, pure espressamente richiamato dallo stesso comma 304.

E tale comma 305 è quello secondo cui gli interventi previsti dal comma 304 devono essere realizzati prioritariamente, ove possibile, mediante recupero di impianti esistenti o costruzione di nuovi impianti in aree già edificate, stabilendo lo stesso comma 304 che l’eventuale mancato rispetto di tale priorità deve essere motivato

La ratio della disposizione consiste evidentemente nella volontà di evitare l’abbandono e l’inutilizzazione di impianti già esistenti, magari di proprietà pubblica e, nel contempo, di favorire il risparmio di consumo di suolo, nonché di ridurre al minimo la necessità di realizzare nuove infrastrutture, utilizzando quelle  presenti in aree già edificate.

Per l’appunto, nel corso della Conferenza di servizi decisoria conclusasi il 3 marzo 2017, la Regione Lazio aveva richiesto al Comune, senza ottenere risposta, di indicare le previsioni dello stesso Comune in merito al sistema dei grandi impianti per lo sport, sia in progetto  sia esistenti, con espresso, specifico riferimento allo Stadio Olimpico ed allo Stadio Flaminio.

Il Comune, anche in occasione della nuova Conferenza di servizi decisoria conclusasi il 5 dicembre scorso, non ha fornito le indicazioni di cui sopra.

Ne consegue che, secondo una fonte autorevole quanto insospettabile come la Rivista “ Spazio Sport” di Coni Servizi spa, n. 28/2014, in difetto di adeguata motivazione dell’impossibilità del rispetto della suddetta priorità, il provvedimento di approvazione del progetto è a forte rischio di annullamento nelle competenti sedi giurisdizionali.

Detto nel merito, restano insoluti alcuni nodi procedimentali già da me in precedenti occasioni sollevati.

Quello, innanzitutto, rappresentato dal  fatto che, essendo il progetto scaturito dalla Deliberazione assembleare capitolina n. 32/2017 una nuova soluzione progettuale rispetto a quella scaturita dalla Deliberazione n. 132/2014 della precedente Assemblea capitolina, la nuova soluzione progettuale, secondo costante giurisprudenza del Consiglio di Stato ( cfr., ex plurimis, Sezione VI, sentenza n. 1036 del 5 marzo 2014), avrebbe richiesto che fosse posto in essere “ un procedimento omologo, anche per quel che riguarda le formalità pubblicitarie, di quello a suo tempo seguito per l’adozione dell’atto modificato, richiedendosi una speculare, quanto pedissequa, modalità dello svolgimento procedimentale” .

Viceversa, nella fattispecie, è stata posta in essere solo una fase del procedimento omologo previsto dall’art. 1, comma 304, della Legge n.147/23013: vale a dire la fase costituita dalla Conferenza di servizi decisoria.

Conferenza che, come è noto, costituisce solo una fase, una frazione del procedimento amministrativo, avendo essa natura meramente endoprocedimentale.

Questo problema è stato preso in considerazione dalla Conferenza di servizi.

Come, infatti, riportato a  pag. 4 della Determinazione del 22 dicembre scorso, è stato richiesto alle Amministrazioni coinvolte di, tra l’altro, pronunciarsi sul “se la  diversa formulazione proposta  consenta la prosecuzione nell’ambito del medesimo procedimento ex. l. 147/2013”( pag. 4) .

Alla richiesta il rappresentante unico della Città Metropolitana di Roma Capitale ha risposto che “ Non si rileva, invece, competenza della scrivente amministrazione nel merito della questione circa le condizioni di legittimità o meno della prosecuzione al procedimento ex legge 147/2013” ( pag. 5).

Le altre Amministrazioni non hanno risposto alla richiesta, sicchè la Direzione Regionale Territorio, Urbanistica e Mobilità “ Tenuto conto che diverse Amministrazioni partecipanti hanno ritenuto, ovvero non hanno escluso, nelle rispettive considerazioni la possibilità di valutare nel merito la nuova configurazione progettuale in sede di conferenza di servizi, il Soggetto proponente Euronva srl è stato invitato ad apportare al progetto tutti gli adeguamenti, integrazioni e modifiche richiesti dalle competenti Amministrazioni, onde consentire la valutazione della proposta progettuale così adeguata in sede di conferenza di servizi ai fini della sua approvazione” ( pag. 6).

Una decisione, a dir poco discutibile, posto che non risponde alla realtà dei fatti che le Amministrazioni partecipanti hanno ritenuto la possibilità di valutare nel merito la nuova soluzione progettuale in sede di Conferenza di servizi decisoria.

Nessuna di tali Amministrazioni, infatti, si è pronunciata sulla richiesta, ad eccezione, come visto, della Città Metropolitana di Roma Capitale che ha escluso ogni sua competenza in merito, rinviandola a quella dell’Autorità che indice e gestisce la Conferenza.

Né il silenzio delle altre Amministrazioni può essere inteso quale silenzio- assenso sulla legittimità di valutazione della nuova proposta in sede di Conferenza di servizi decisoria, in quanto la richiesta poneva un dubbio, non conteneva una affermazione, neppure implicita, sulla quale dichiararsi o no d’accordo, circa la legittimità  della valutazione nella predetta sede.

Caso mai il silenzio delle Amministrazioni può essere interpretato alla stregua di implicita manifestazione di incompetenza a pronunciarsi sul quesito, così come esplicitamente espresso dalla Città Metropolitana di Roma Capitale.

Mi chiedo, piuttosto, perché la Direzione Regionale non abbia avvertito l’esigenza, in ossequio a criteri di diligenza e prudenza conformi all’osservanza dei doveri di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione, di chiedere un parere all’Avvocatura della Regione, trattandosi di una questione di stretto diritto, non rientrante certo nelle competenze specifiche della stessa Direzione né delle altre Amministrazioni coinvolte.

Quella stessa Direzione che dà per scontata l’applicazione al procedimento de quo dell’art. 62, comma 2 bis, del Decreto Legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazioni dalla Legge 21 giugno 2017, n. 96, secondo cui, nel caso di impianti sportivi privati,il verbale conclusivo della Conferenza di servizi decisoria costituisce, ove necessario, decisione di variante dello strumento urbanistico comunale ed è trasmesso al Sindaco, che lo sottopone all’approvazione del Consiglio comunale alla prima seduta utile.

Norma circa la quale, in miei precedenti scritti, ho sollevato forti dubbi di legittimità costituzionale, confortato  da un autorevole parere del Presidente emerito della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, in un articolo su “ Il Messaggero” del 22 aprile scorso.

Articolo in cui si rilevava : “Sembrerebbe che quella del Consiglio comunale diventi una approvazione di ratifica in qualche modo vincolata….La domanda che mi faccio è la seguente: è adeguatamente  giustificata questa procedura solo perché riguarda una associazione sportiva quando l’effettivo ruolo di questa associazione possa essere marginale ?”

Domanda, con ogni evidenza, retorica, la cui risposta non può che essere negativa.

Avv. Massimo Rossetti

 

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