E' uscito il nuovo libro di Federsupporter

 

I SERVIZI AUDIOVISIVI ITALIANI (E NON SOLO) IN MANO ALLA CINA.

15 febbraio 2018

Il Gruppo MEDIAPRO  ( con un fatturato di oltre  1,5 miliardi di euro) , controllato da IMAGINA è stato acquistato dal Fondo  di private equity Orient  Hontai Capital ( sussidiaria  di Orient Securities Capital Investment Company Ltd) , il cui socio di riferimento  Shangai Orient Securities Capital Investment Co.Ltd, è una società specializzata nel private equity ,nel venture capital e nelle operazioni di fusione ed acquisizioni di  aziende.

 Tutte queste realtà, cui si aggiungono altre società  specializzate nei  servizi  bancari, finanziari , assicurativi  e negli investimenti nelle società in fase di  star up, sono controllate e gestite a livello di Gruppo  dalla Orient Securities Company, quotata alla borsa di Shanghai  dal marzo 2015. 

Il Fondo cinese Orient Hontai Capital  ha rilevato, ad una cifra di circa 900 mln le azioni di Imagina possedute  dalla Società  di Investimento  Torreal (  22,5%) dal Gruppo Televisivo messicano Televisa  (19%) e da G. Romy, uno dei soci fondatori. (12%).

Nella compagine azionaria, oltre ai soci fondatori Roures (12%) e Benet( 12%)  rimane( 22,5%) la  Wire and Plastic  Group (WPP)  multinazionale inglese  che opera, attraverso partecipazioni e direttamente,  nei settori della pubblicità, delle pubbliche relazioni e della comunicazione con 162.000  dipendenti.

Ed è questo “ intermediario”, Mediapro,  ad aver formulato alla Lega  di Serie A ,per il triennio 2018-2021, l’offerta più alta per l’aggiudicazione dell’asta dei diritti TV ( € 1.050 milioni), che a sua volta li ricollocherà, sulle diverse piattaforme.

In attesa del parere favorevole  dell’Antitrust  forse dobbiamo porci  qualche interrogativo  sulle conseguenze  economiche di un mercato nazionale colonizzato anche a seguito di una globalizzazione con la quale le nostre aziende, in particolare  nel settore audiovisivo,  non sono in grado di competere.

E speriamo che  di tutti i guadagni delle società di calcio della Lega di Serie A , nella quale  due Club sono già in mano “cinese”,  non ne facciano le spese  gli utenti, gli sportivi che rimangono sempre più passivi  di fronte a tutto.

Nella Nota dell’’Avv. Rossetti  sono approfonditi gli aspetti giuridici  della vicenda.

Alfredo Parisi

                                                                                                                                            

Diritti televisivi: concessione ad un intermediario indipendente della licenza di tutti i diritti

Il Decreto Legislativo 9 gennaio 2008, n. 9, “ Disciplina della titolarità e della commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi e relativa ripartizione delle risorse”, meglio noto come “Legge Melandri”, prevede ( art.7 “Offerta dei diritti audiovisivi”), comma 4, che “ Al fine di perseguire il migliore risultato nella commercializzazione dei diritti audiovisivi sul mercato nazionale, l’organizzatore della competizione può individuare,  attraverso una apposita procedura competitiva, un intermediario indipendente a cui concedere in licenza tutti i diritti audiovisivi relativi ad una competizione”.

Laddove per “ organizzatore della competizione” deve intendersi il “ soggetto cui è demandata  o delegata l’organizzazione della competizione da parte della federazione sportiva riconosciuta dal Comitato olimpico nazionale italiano, competente per la rispettiva disciplina sportiva” ( art.2 “ Definizioni”, comma 1, lettera c).

Per “intermediario indipendente” deve intendersi il soggetto che “ svolge attività di intermediazione nel mercato dei diritti audiovisivi sportivi” ( stesso art. 1, comma 1, lettere aa).

Ciò premesso, la concessione ad un intermediario indipendente della licenza di tutti i diritti audiovisivi è quello che è accaduto, relativamente ai diritti per il periodo 2018-2021, con l’attribuzione di tale licenza da parte della Lega calcio alla Società MEDIAPRO.

Questa assegnazione, mentre ha suscitato perplessità e riserve, in specie da parte di alcuni operatori della comunicazione, ha ricevuto un totale apprezzamento da parte del Vice Commissario Straordinario della Lega, Dr. Paolo Nicoletti.

Quest’ultimo, nel corso di una intervista a Marco Iaria pubblicata su “La Gazzetta dello Sport” in data odierna, ha dichiarato, tra l’altro, per quanto interessa maggiormente i tifosi : “Credo che, a seconda della modalità di fruizione, si pagherà il prezzo più giusto.Una serie A per tutte le tasche ? Questa è la speranza .”.

Al riguardo, mi limito ad osservare che  “ chi di speranza vive di speranza muore” e che “spero, promitto e juro reggono l’infinito futuro”.

Nel merito della concessione della licenza  di tutti i diritti audiovisivi ad un intermediario indipendente svolgo le considerazioni che seguono.

Il suddetto intermediario “può procedere alla formazione e modifica di pacchetti,  previa approvazione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM ndr) e dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato ( AGCM ndr), secondo le modalità di cui all’articolo 6, comma 6” ( art.7, comma 6, ultimo periodo).

L’art. 6, comma 6, richiamato prevede, a propria volta, che “ L’Autorità per le garanzie per le comunicazioni e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato verificano, per i profili di rispettiva competenza, la conformità delle linee guida ai principi ed alle disposizioni del presente decreto e le approvano entro sessanta giorni dal ricevimento delle stesse”.

Ne deriva che la formazione e modifica dei pacchetti decisi dall’intermediario indipendente devono ricevere l’approvazione, per quanto di rispettiva competenza, della AGCOM e della AGCM,  alla luce delle linee guida di cui al Decreto legislativo n.9/2008.

Più precisamente, in modo da “  garantire ai partecipanti alle procedure competitive di cui all’articolo 7 condizioni di assoluta equità, trasparenza e non discriminazione” ( art. 6, comma 1).

Pertanto, le dichiarazioni di Mediapro circa il fatto che i  pacchetti saranno offerti a tutti gli operatori della comunicazione di tutte le piattaforme corrisponde all’adempimento dell’obbligo di legge suddetto.

Spetterà alla AGCOM ed alla AGCM, per quanto di rispettiva competenza, verificare se le condizioni delle offerte rispondano ai requisiti di assoluta equità, trasparenza e non discriminazione.

Ma, a mio avviso, il punto si è se e in che misura i pacchetti offerti prevederanno il diritto di esclusiva a favore dell’operatore della comunicazione che si aggiudicherà il pacchetto o i pacchetti.

E’ evidente, infatti, che il valore di ciascun pacchetto è determinato , in larga o, comunque, significativa misura, proprio dalla previsione del suddetto diritto.

Non è immaginabile , sempre a mio parere, che, per esempio, SKY e MEDIASET, i quali hanno offerto cifre più basse di quelle del bando di gara, tanto è vero che, alla fine, la Lega, allo scopo di ottenere un migliore risultato, ha concesso la licenza di tutti i diritti ad un intermediario indipendente, pagheranno di più di quello che finora hanno offerto per un pacchetto o pacchetti che non prevedano il diritto di esclusiva a loro favore.

Conseguentemente, appare ragionevole pensare che Mediapro, dovendo rientrare dell’importo offerto per aggiudicarsi tutti i diritti ed anche ragionevolmente guadagnarci, non potrà non predisporre pacchetti senza diritto di esclusiva.

E ciò proprio perché, come rilevato, pacchetti senza tale diritto perderebbero una notevole parte del loro valore di mercato, non consentendo o rendendo molto difficile a Mediapro il ritorno e il guadagno di cui sopra.

Una, quindi, elevata frammentazione dei pacchetti offerti, con presumibilmente diritto di esclusiva, potrebbe comportare l’esigenza per gli utenti di dover stipulare una molteplicità di abbonamenti a più di una piattaforma, onde assistere in diretta a tutte le partite di un campionato o, almeno, a quelle di proprio interesse.

Non è da escludere, perciò, che la soluzione adottata,  se, da un lato, porta a maggiori ricavi per le società calcistiche, potrebbe portare, dall’altro, ad un aggravio di costi, rispetto a quelli attuali, per gli utenti.

Quanto sopra sia per l’esigenza di stipulare più contratti di abbonamento sia per il fatto che gli operatori della comunicazione potrebbero essere indotti a rivalersi sugli utenti dei maggiori costi dovuti sopportare per aggiudicarsi i pacchetti.

D’altronde, le norme poste a tutela degli utenti dal Decreto legislativo n.9/2008 ( art. 12) si limitano solo alla previsione da parte dell’organizzatore della competizione, nella fattispecie la Lega, di riacquisire i diritti audiovisivi, dietro pagamento di un equo corrispettivo, nel caso di mancato esercizio, anche parziale, da parte dell’aggiudicatario di tali diritti.

Nessuna tutela e garanzia è, invece, prevista a favore degli utenti per quanto riguarda  il rispetto di condizioni di equità e di non discriminazione relativamente ai costi per gli abbonamenti alle piattaforme degli operatori della comunicazione.

Sotto questo profilo, è da tenere presente  che, pur in mancanza, come visto, di tutele e garanzie di legge, tuttavia, la giurisprudenza amministrativa ( TAR del Lazio e Consiglio di Stato) che ha avuto modo di occuparsi di diritti audiovisivi ha, però, ai fini della valutazione della legittimità dei criteri assunti dalla Lega per la procedura competitiva,   riconosciuto rilevanza agli effetti sui consumatori, in particolare dal punto di vista del contenimento dei costi per questi ultimi.

Aggiungasi che l’acquisizione in esclusiva di tutti i pacchetti relativi alle dirette è vietato dall’art. 9 , comma 4, del Decreto legislativo n.9/2008.

Il divieto è espresso nei confronti di “ chiunque” e fermi restando  i divieti in materia di formazione di posizioni dominanti.

Il divieto riguarda gli operatori della comunicazione che non possono, quindi, aggiudicarsi in esclusiva tutti i pacchetti relativi alle dirette.

Il divieto non riguarda, dunque, l’intermediario indipendente aggiudicatario della licenza per la commercializzazione di tutti i diritti audiovisivi che non sia anche operatore della comunicazione.

Un altro aspetto cruciale è rappresentato dal fatto che l’intermediario indipendente, per essere considerato davvero tale, non deve trovarsi in una delle situazioni di controllo o collegamento ai sensi dei commi 13, 14, 15  dell’art. 43 del Decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, con operatori della comunicazione, con l’organizzatore della competizione e con organizzatori degli eventi.

Non deve, altresì, trovarsi “ in una situazione di controllo analogo”, intendendosi per tale quello in cui “ le offerte dell’intermediario indipendente sono imputabili, sulla base di univoci elementi, ad un unico centro decisionale riferibile  ad operatori della comunicazione,  all’organizzazione della competizione ed agli organizzatori degli eventi “ (art. 2, comma 1, lettere aa).

I richiamati commi 13, 14 e 15 dell’art. 43 del Decreto legislativo n. 177/ 2005 , “ Testo Unico della Radiotelevisione”, ai fini dell’individuazione delle posizioni dominanti, indicano :  le partecipazioni , anche indirette, al capitale sociale ( comma 13); il controllo di una società su un’altra mediante la maggioranza dei voti esercitabili in assemblea  e l’esercizio di una influenza dominante in virtù di rapporti contrattuali ( comma 14).

In specie, il comma 15 stabilisce che si presume, salvo prova contraria, esistente il controllo allorchè sussistano rapporti, tra soci o non soci, di carattere finanziario od organizzativo od economico, idonei a consentire la trasmissione degli utili e delle perdite, nonché “ il coordinamento della gestione dell’impresa a quello di altre imprese ai fini del perseguimento di uno scopo comune”.

L’aggiudicazione, nella fattispecie, della licenza di tutti i diritti audiovisivi ad un intermediario indipendente deve, pertanto, essere valutata anche per scrutinare l’eventuale ricorrenza delle situazioni sopra riportate.

Ciò, in particolare, sotto il profilo del comma 15, stanti la notevole latitudine e l’ambiguità della formulazione ivi contenuta.

Latitudine e ambiguità che presentano le maggiori difficoltà  e problematicità interpretative.

Non può escludersi, infatti,  sia pure in via di mera ipotesi, che,nel caso in esame, possano sussistere elementi idonei a far ritenere  che l’offerta  dell’  intermediario indipendente sia imputabile ad un unico centro decisionale riferibile all’organizzatore della competizione, vale a dire la Lega e/o organizzatori degli eventi, vale a dire le società calcistiche..

Elementi in tal senso  potrebbero essere rappresentati, sempre in via di mera ipotesi, da un’offerta di poco superiore, pressoché simbolica, a quelle di operatori della comunicazione che hanno partecipato al bando di gara , offerte già note sia alla Lega sia alle società di calcio  sia all’intermediario indipendente, nonché il fatto che la suddetta offerta ha consentito alla stessa Lega  ed alle stesse società di ottenere un risultato sensibilmente più favorevole di quello che avrebbero potuto ottenere a seguito delle offerte dei predetti operatori. 

Ma,  al di là ed a prescindere da tutte queste considerazioni, resta da dire che, secondo me, la possibilità di dare la licenza di tutti i diritti audiovisivi ad un intermediario e, addirittura, da questo ad un sub licenziatario, rappresenta una delle non poche note stonate della “Legge Melandri” cui occorre porre urgente rimedio da parte del legislatore.

La suddetta possibilità,infatti,  riguarda non la commercializzazione dei diritti audiovisivi, bensì la commercializzazione del diritto a vendere tali diritti.

Un diritto che la legge riconosce alla Lega in quanto tale, quale soggetto istituzionale rappresentativo del mondo del calcio professionistico e che, quindi, non può – non deve – a propria volta, essere oggetto di commercializzazione onde essere ceduto, in toto,  ad un qualsiasi soggetto terzo.

Né può sfuggire che in un rapporto commerciale più si introducono intermediari nel processo di vendita più i costi finali per l’utente tendono ad aumentare.

E di soggetti intermediari nella ”Legge  Melandri” ce ne sono francamente troppi, andandosi dal cosi detto “advisor” della Lega, sostanzialmente un intermediario,  sino al così detto “ intermediario indipendente” (ma chi ci assicura che, poi, sia realmente indipendente e da chi ?).

Non v’è dubbio, pertanto, che il Decreto legislativo n. 9 /2008 debba essere modificato nel senso di maggiormente tutelare gli utenti: sia sul piano dell’equilibrio e dell’equità dei costi di acquisizione della possibilità di assistere alle partite in diretta , sia sul piano delle condizioni di fruizione di tali partite, limitandosi le possibilità del così detto “ spezzatino” degli eventi.

Non và dimenticato, per concludere, che il calcio non è e non può diventare soltanto “ business” ad esclusivo  uso e vantaggio delle società calcistiche e dei vari intermediari che operano all’interno ed all’intorno di questo business, ma anche che ad esso  è riconosciuta una elevata dimensione popolare e sociale.

 

Avv.Massimo Rossetti

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