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L'Avv. Rossetti sullo 'Stadio della Roma'
 

Udinese-Roma del 17 febbraio 2018: una “ toppa” peggiore del” buco”.

  16 febbraio 2018  - Udinese-Roma del 17 febbraio 2018: una “toppa” peggiore del "buco”.

Del divieto per i tifosi romanisti di assistere alla partita in oggetto mi sono occupato nelle mie Note sull’argomento  del 14 febbraio scorso consultabili sul sito www.federsupporter.it.

In tali Note ho contestato la legittimità dell’ordinanza in data 9 febbraio scorso del Prefetto di Udine con la quale è stato adottato il suddetto divieto a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Ciò premesso, si è appreso ieri, 15 febbraio, che l’Udinese Calcio, con proprio Comunicato ( cfr. home page sito  Udinese Calcio), ha deciso di consentire di assistere alla partita ai tifosi della Roma residenti nel Lazio (poco più di 200) che avevano acquistato il biglietto dell’incontro prima dell’ordinanza prefettizia del 9 febbraio scorso.

 

Una decisione evidentemente finalizzata ad evitare per l’Udinese Calcio di dover rimborsare il prezzo del biglietto ai tifosi romanisti acquirenti di quest’ultimo prima di quella data.

Una decisione che, comprensibilmente accolta con favore da tali acquirenti, non può, però, non lasciare interdetti.

E ciò per le ragioni che seguono.

Un provvedimento dell’Autorità, quale quello emesso dal Prefetto di Udine, che inibisce a tutti i tifosi della Roma residenti nel Lazio di assistere alla partita in questione, non può, lecitamente, non essere osservato, in tutto o in parte, da chiunque sia tenuto a farlo.

L’art. 650 CP ( Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità), infatti, recita: “ Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’autorità per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico o d’igiene, è punibile, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda fino ad euro 206”.

Pertanto, la decisione dell’Udinese Calcio è suscettibile, a mio avviso, di integrare il reato di cui sopra, per mancata osservanza, sia pure parziale, del provvedimento prefettizio.

L’Udinese Calcio, onde evitare di dover sopportare il costo del rimborso ai tifosi romanisti del prezzo del biglietto acquistato prima del 9 febbraio scorso, avrebbe dovuto, caso mai,  non consentire unilateralmente a tali tifosi di assistere alla partita, bensì impugnare l’ordinanza in sede giurisdizionale dinanzi al TAR territorialmente competente.

In quella sede, rilevata l’illegittimità del provvedimento, avrebbe potuto chiedere ed ottenere il conseguente risarcimento dei danni subiti, tra i quali, certamente, il costo del rimborso effettuato.

Ove, poi, l’Udinese Calcio avesse preso la decisione in parola con il consenso, espresso o tacito, del Prefetto di Udine, in questo caso,  sussisterebbe la prova provata dell’illegittimità/illegalità dell’ordinanza del 9 febbraio scorso.

Essa, infatti, si fonda sul presupposto della ritenuta, asserita e dichiarata pericolosità collettiva della tifoseria romanista, senza alcuna distinzione.

Sulla base di tale presupposto, quindi, non può scriminarsi dal divieto una parte di tale tifoseria, perché, così facendo, viene meno il presupposto stesso e, di conseguenza, il fondamento di legittimità/legalità dell’atto.

Né vale il discorso circa l’irretroattività dell’atto stesso, per cui esso non riguarderebbe coloro i quali hanno comprato il biglietto prima del 9 febbraio scorso.

L’ordinanza prefettizia non dispone per il passato, bensì per il futuro: riguarda, cioè, un evento che non si è ancora verificato ( la partita del 17 febbraio).

Non solo, ma, trattandosi di una misura a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, asseritamente messa in pericolo dalla presenza di tutti, senza , lo ripeto, alcuna distinzione, i tifosi della Roma residenti nel Lazio, l’acquisto del biglietto da parte di questi ultimi, prima o dopo la data di emissione dell’ordinanza prefettizia, non può incidere e scriminare in nessun modo rispetto all’osservanza da parte di “ chiunque” di un provvedimento dell’Autorità dato per ragioni di sicurezza e ordine pubblico.

Si conferma, dunque, ove pure ve ne fosse ancora bisogno, l’inutilità, anzi, la dannosità,  come rilevato nelle mie Note del 14 febbraio scorso, dell’applicazione ai tifosi di calcio del principio, contrario alla nostra Costituzione ed al diritto comunitario, di responsabilità collettiva.

Ben può dirsi, perciò, che il “ buco” rappresentato dall’ordinanza del Prefetto di Udine, aggravato dalla “ toppa” rappresentata dalla deroga al divieto a favore dei tifosi della Roma acquirenti del biglietto prima del 9 febbraio scorso, è uno dei, non pochi, frutti amari di quella che, dottrina e giurisprudenza, hanno definito “ legislazione compulsiva” generatrice di “ misure interdittive del sospetto”.

Una legislazione cui molto ha contribuito e contribuisce il mondo dei media che “difficilmente abbandonerà il clichè della condanna aprioristica di ogni condotta fuori dagli schemi, continuando ad essere talvolta prevenuto nei confronti del popolo delle curve…. scriveva il prof. Alessandro Salvini, nel suo Ultrà, psicologia del tifoso violento. Quando manca una conoscenza diretta del fenomeno sociale complesso com’è quello del popolo delle curve, la tendenza è quella di demonizzarlo, spesso per compiacere una opinione pubblica sempre a caccia di categorie “vituperate” contro cui scagliarsi …Queste affermazioni non suonino come una assoluzione della violenza negli stadi, o come se il teppismo fosse un fatto ineludibile, da accettare o da tollerare. Tutt’altro. Ma spiegare dei comportamenti implica anche sospendere il giudizio, prendere le distanze dalla lente deformante degli stereotipi, evitare di patologizzarli a priori ” ( cfr. “I ribelli degli stadi. Una storia del movimento ultras italiano” di Pierluigi Spagnolo, pagg. 253-254, Odoya E ditrice, 2017).

Avv. Massimo Rossetti

 

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