E' uscito il nuovo libro di Alfredo Parisi, acquistalo online

FederSupporter e AVIS per uno sport più sano

L'Avv. Rossetti sullo 'Stadio della Roma'
 

Class Action limiti e responsabilità

  26 marzo 2018Azione di classe nei confronti dell’ AIA ( Associazione Italiana Arbitri ): chiarimenti tecnico-giuridici.

 Con proprio Comunicato il Comitato Consumatori Lazio ha dato notizia di aver notificato, nei giorni scorsi, all’AIA “ L’Atto di Significazione e Diffida previsto dal vigente Codice del Consumo mediante il quale è stata contestata l’errata applicazione del Protocollo VAR e la conseguente causazione di una grave lesione degli interessi e dei diritti degli aderenti al Comitato medesimo, i quali contestualmente all’acquisto dei rispettivi prodotti calcistico/commerciali, hanno fatto sicuro affidamento sull’ossequioso rispetto delle vigenti regole applicative, atte a disciplinare tutti i servizi commerciali de quibus, ivi compresi quelli arbitrali, sottesi e correlati alla regolamentazione dell’attuale campionato calcistico, la cui violazione potrebbe aver finanche inficiato la re3golaritàò stessa dell’intera Serie A 2017/2018, atteso che, peraltro, l’applicazione non conforme del Protocollo VAR è stata oggettivamente riscontrata puranche in partite svoltesi tra altre squadre del campionato medesimo”.

Ciò premesso, alcuni nostri soci, anche  nella qualità di scommettitori ed al fine di eventuale adesione all’iniziativa del suddetto Comitato, hanno chiesto di avere chiarimenti tecnico-giuridici, ad integrazione di quelli già contenuti nelle mie Note del 20 e 27 dicembre, nonché del 13 e 16 marzo scorsi  ( cfr. www.federsupporter.it).

 

Pertanto, aderendo a tale richiesta,  fornisco gli ulteriori chiarimenti che seguono.

L’atto di significazione e diffida notificato all’AIA soddisfa la condizione di proponibilità dell’azione di classe che, per l’appunto, secondo il Codice del Consumo, può essere proposta solo dopo che siano trascorsi 15 giorni dalla data in cui le associazioni proponenti abbiano richiesto al soggetto ritenuto responsabile, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, la cessazione del comportamento lesivo degli interessi dei consumatori rappresentati.

Come si evince dal Comunicato del Comitato Consumatori Lazio,  l’azione di classe viene basata sulla lesione degli interessi e dei diritti  degli aderenti al Comitato, quali acquirenti-consumatori di prodotti calcistico- commerciali, ricomprendendo, nei servizi commerciali relativi a tali prodotti, quelli arbitrali.

Sembra, quindi, che la legittimazione passiva dell’AIA venga individuata, ai sensi e per gli effetti dell’art. 140 bis del Codice del Consumo, sia quale produttrice di prodotti o servizi calcistico-commerciali, sia quale responsabile di pratiche commerciali scorrette consistenti nell’applicazione di regole non conformi al Protocollo VAR in alcune partite disputate dalla Lazio, tutte nominalmente elencate nell’atto di significazione e diffida.

Alla luce di quanto precede, mentre, da un lato,  ritengo del tutto pacifica la qualità di consumatore, ai fini dell’applicazione del Codice del Consumo, di chi acquista biglietti/ abbonamenti per assistere a partite di calcio, dall’altro, nutro non poche perplessità circa l’attribuzione all’AIA della qualità di produttrice di un prodotto o di un servizio e di responsabile di pratiche commerciali scorrette in ordine al prodotto o al servizio offerto o reso.

L’AIA, secondo lo Statuto della FIGC, è l’Associazione di diritto privato, facente parte della Federazione anch’essa Associazione con personalità giuridica di diritto privato, in cui sono organizzati,  con autonomia organizzativa e normativa, gli ufficiali di gara e che disciplina il loro reclutamento, funzione, inquadramento e impiego.

E che, dunque, l’AIA sia qualificabile, ai fini di quanto previsto dal Codice del Consumo, come produttrice di un prodotto o un servizio e/o come responsabile di pratiche commerciali scorrette, risulta, a mio parere, piuttosto arduo.

Ritengo, infatti, che il Codice del Consumo consideri, quale legittimati passivi ad una azione di classe, esclusivamente soggetti che svolgono una attività imprenditoriale caratterizzata dal requisito dell’economicità che, pur non identificandosi con il profitto, postula, pur sempre, la creazione di utilità patrimonialmente valutabili.

In tema è da tenere presente che la giurisprudenza della Cassazione ( vedasi, in particolare, la sentenza, Sezione Lavoro, 12 maggio 2009 n.10867), ha avuto modo di stabilire che l’attività dell’arbitro, tesserato della FIGC e in conformità alle finalità istituzionali dell’AIA cui aderisce, è riconducibile soltanto, in forza del vincolo associativo, all’oggetto sociale.

L’arbitro, cioè, svolge un’attività puramente ludica, perseguendo unicamente il fine della pratica sportiva.

Ne consegue che, se così è,  mi sembra difficile poter attribuire all’AIA la qualità di un soggetto esercente un’attività imprenditoriale volta alla produzione di prodotti e/o servizi calcistico-commerciali.

Neppure penso che sia addebitabile all’AIA, quale pratica commerciale scorretta, l’erronea applicazione delle regole VAR da parte di taluni arbitri in talune gare a causa o di assenza o carenza di diligenza o, peggio, di terzietà ed indipendenza di giudizio o, peggio ancora, per malafede.

Ritengo, invece, come pure ho espresso nelle mie precedenti e citate Note, che quella dell’arbitro, integrante il mero compimento di una attività che prescinde dal risultato ( obbligazione di mezzi), sia qualificabile come una professione intellettuale e che l’AIA sia inquadrabile come una associazione di professionisti.

Militano, peraltro, a favore di questa tesi,  elementi quali : che la qualifica di arbitro si consegue con il superamento di un esame a seguito di un corso; che si richiede un titolo di studio; che non si siano riportate condanne penali o non si sia sottoposti a procedimenti penali pendenti per reati non colposi con certe pene detentive o che comportino certe misure interdittive; che si sia tenuti a svolgere le proprie funzioni con osservanza dei principi di terzietà, imparzialità ed indipendenza di giudizio e a comportarsi con trasparenza, correttezza e lealtà.

Ed ecco perché ritengo che l’arbitro, nello svolgimento delle sue funzioni, sia, a titolo individuale e personale, perseguibile per responsabilità professionale, qualora venga meno al dovere di diligenza richiesta a chi svolge una determinata professione o un determinato incarico.

Diligenza che non è quella del cittadino comune, bensì quella media esigibile  da chi svolge quella certa professione o quel certo incarico.

Circa gli aspetti procedimentali dell’azione di classe,essa soggiace ad un previo vaglio in ordine alla sua ammissibilità.

Il Tribunale adito deve preliminarmente pronunciarsi con ordinanza su tale ammissibilità.

Questa fase è prevista onde evitare che vengano proposte azioni di classe senza adeguata ponderazione e diligenza.

In caso di pronuncia di inammissibilità, al proponente vengono addebitate le spese del procedimento e, anche d’ufficio, il pagamento alla controparte di una somma equitativamente determinata.

Aggiungasi che, ove l’azione venga considerata promossa temerariamente, con  colpa grave o malafede, il proponente può essere condannato ad un risarcimento alla controparte per responsabilità aggravata.

Non solo, ma , in specie qualora prima della notificazione della domanda e dell’instaurazione del giudizio, l’iniziativa sia stata resa pubblica con sollecitazione al pubblico dei consumatori di aderirvi, il Giudice può ordinare la più opportuna pubblicità, a spese del proponente, da darsi alla decisione di inammissibilità.

Le conseguenze negative sia di una pronuncia di inammissibilità sia di una pronuncia negativa nel merito per il proponente, ove l’azione sia stata dichiarata ammissibile, ricadono su tutti i soggetti che hanno aderito all’azione, pur non essendo questi tecnicamente parti nel giudizio.

Ed è, perciò, anche per tutte queste ragioni, che colui il quale intende aderire ad un’azione di classe deve, attentamente e prudentemente, valutare tale eventualità.  

Relativamente, infine , al fatto che, secondo il Comunicato in oggetto, si specificano nell’atto di significazione e diffida alcune richieste di modifica dell’attuale regolamentazione del VAR, osservo quanto segue.

La richiesta :  di affidare il VAR a soggetti non facenti parte della componente arbitrale;  di rendere pubbliche le comunicazioni audio che intercorrono in ogni partita tra direttori di gara e assistenti VAR; la  produzione di  tutte le immagini che vengono esaminate; la specifica dei soggetti  che acquisiscono, gestiscono, selezionano ed inviano tali immagini; la proiezione delle immagini in diretta TV sugli schermi degli stadi, destano forti perplessità sotto diversi profili.

Innanzitutto, sotto il profilo che,  essendo la funzione dell’arbitro assimilabile a quella giurisdizionale ed essendo la consultazione e la valutazione che si svolgono nell’ambito VAR assimilabili all’attività che si svolge nel processo in Camera di Consiglio, cioè senza le parti ed il pubblico, non mi sembra che il tipo di pubblicità richiesta all’attività nell’ambito del VAR sia conforme ed adeguata alla funzione suddetta.

Si consideri, poi, il cospicuo impiego di tempo  con importanti e prolungati periodi di interruzione delle gare  che la pubblicità in questione richiederebbe, nonché le reazioni che si potrebbero determinare da parte del pubblico presente negli stadi che finirebbe per volersi  ergere, di fatto, a giudice finale e definitivo di ogni azione sottoposta al VAR.

 

 Credo, invece, più facilmente realizzabili e di buon senso le proposte già avanzate da Federsupporter sia alla Lega Calcio di Serie A sia alla FIGC di eliminare la condizione che limita l’utilizzo del VAR solo in caso di “chiaro errore “ e di rendere obbligatorio,anziché facoltativo, l’uso di tale strumento in tutte le situazioni di così detto “ match changing” ( goal valido o non valido, rigore assegnato o non assegnato, espulsione diretta, scambio di identità).

In questo modo, ferma restando la competenza del direttore di gara a decidere in esito all’intervento del VAR, si eviterebbero disparità di trattamento a parità di situazioni ed incertezze del diritto. 

Avv. Massimo Rossetti

 

 

Perchè Iscriversi a FEDERSUPPORTER

Leggi tutto →

Per iscriversi a Federsupporter, occorrono solo due passaggi:

 

1) compilare il modulo di iscrizione che potete trovare qui

2) versare la quota associativa annuale di 20 euro tramite bonifico bancario o pagamento Sicuro OnLine tramite Carta di Credito

 

Il 10% della quota di iscrizione verrà destinato alla Onlus "proRETT ricerca" (www.prorett.org)

Potrai richiedere copia dei volumi editi da FederSupporter al costo preferenziale di 10 euro invece dei 20 euro .