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Di padre in figlio, non di padre in padrone

Roma 7 giugno 2018- Di Padre in Figlio, non di padre in padrone.

Ma infine cos'è il calcio? è passione,illusione speranza, senso di appartenenza ad una comunità in cui tutti sono uguali di fronte allo stesso amore per la propria squadra.

E il calcio è, per usare le parole del Grande TOTO' " una livella": mette tutti sullo stesso piano. Tutti tranne coloro che pensano di lucrare da questi sentimenti.

La Nota seguente di un Tifoso, Massimo Rossetti, esprime  quello che, ne sono certo, è nel cuore e nella mente di tutti NOI. 

Alfredo Parisi

Alfredo Parisi

 

La recente edizione dell’evento “Di Padre in Figlio”, nato per ribadire e sottolineare l’essenza della “lazialità”, da intendersi, non solo come appartenenza a certi colori calcistici, ma anche, anzi, soprattutto, quale continuità di una tradizione di condivisione di principi, valori e stili di vita, mi offre lo spunto per alcune riflessioni e considerazioni che pongo all’attenzione, non soltanto di chi, come me, è tifoso della Lazio, ma di tutti i tifosi di tutte le squadre e non solo di calcio.

A tal fine, mi sovvengono e mi soccorrono i brani che seguono tratti dal libro “ A cosa pensiamo quando pensiamo al calcio” dello studioso inglese Simon Critchley, Direttore del Dipartimento di Filosofia della New School for Social Research di New York, Einaudi Editore 2018.

“ Il motivo per cui il calcio è così importante per molti di noi, risiede proprio nel suo essere una esperienza profondamente aggregante, nel vivido senso di comunità che sa generare. Forzando forse un po’ troppo la mano potremmo dire che è il socialismo la forma politica che meglio gli si adatta. Perché nel calcio la libertà non si può esperire individualmente ma soltanto collettivamente ( pag. 15)…Il calcio è una delle passioni della mia vita, ed è anche una delle poche cose che davvero le nutrono e creano un legame inscindibile con le vite degli altri, che si tratti di chi mi sta vicino, come mio padre e mio figlio, oppure di chi ancora non conosco…. Tutta la mia famiglia è del Liverpool…Sono cresciuto osservando una fanatica devozione per il Liverpool, credendo non solo che fosse una buona squadra, ma che i suoi tifosi avessero qualcosa di speciale e che la nostra cultura fosse unica…Mi dichiaro pertanto colpevole di credere nell’eccezionalità di Anfield Road ( pagg. 25-26)..Mio padre, ad esempio, è stato per tutta la vita un tifoso del Liverpool…Il calcio era, a voler essere sinceri, probabilmente l’unico argomento di cui io e lui potessimo parlare in modo quasi razionale, condividendo la stessa passione. E il primo atto di violenza patriarcale con mio figlio, Edward, è stato riempirgli la cameretta con ogni tipo di gadget del Liverpool, per essere certo non avrebbe iniziato a tifare nessuna altra squadra ( ha funzionato)…Sapere che Edward è diventato un tifoso del Liverpool più informato, leale e molto più incline all’incazzatura di quanto non sia io, è una fonte di perversa soddisfazione…Ovviamente è una mia segreta speranza che se Edward dovesse avere dei figli,  a loro volta tifino Liverpool. Mi pare che il discorso rispetto ai sogni di immortalità si possa chiudere così…Ho alzato gli occhi e poco distante nella fila di fianco, ho visto quello che mi è sembrato il fantasma di mio padre. Voglio dire, era lui. Ero certo fosse lui. L’ho fissato a lungo, ma guardava dritto davanti a sé e non ha incrociato i miei occhi…Eravamo contenti. Tornando a casa a Birmingham, nella macchina di mio nipote, mentre mio figlio dormiva sul sedile dietro, ho raccontato un po’ dubbioso la storia a Daniel. Da bambino aveva conosciuto bene mio padre. L’aveva visto anche lui, lì in coda ( pagg. 38-40)… Capitalismo, mercificazione, colonialismo, seduzione psicologica di massa, patriarcato, violenza istituzionalizzata; ecco perchè credo che il disgusto sia inscindibile dal piacere quando  pensiamo al calcio….Se il calcio ci restituisce un’immagine dei nostri tempi è quella peggiore, la più volgare; l’immagine dell’eccesso di benessere ostentato e dello strapotere finanziario. Eppure non è oppio. E i veri tifosi non sono dei sempliciotti, burattini nelle mani dei potenti. Sono tutt’altro che stupidi… Ma i tifosi sanno anche che per un momento, il momento tra i momenti, ci può essere anche  qualcos’altro, ci può essere ciò che ho cercato di descrivere in questo libro, che non riguarda la vittoria ma il tendere verso quello che potremmo chiamare l’assoluto. In quei momenti di magica incoscienza, sospesi tra slancio e meraviglia, l’essenza del calcio risplende al punto da nasconderne la sostanza: la bellezza colta nel suo incessante movimento, l’incedere del dramma, l’intesa tra giocatori e tra tifosi, l’incantesimo dell’estasi percettiva. I momenti in cui tratteniamo il fiato. In cui accade qualcosa di straordinario. Ma durano solo un attimo, poi svaniscono. Espiriamo. E lo spettacolo macabro del presente continua ( pagg. 155-158)”.

Detto quanto sopra in generale, nello specifico della Lazio, ecco alcuni brani tratti da “ Lazio Patria Nostra. Storia della Società Biancoceleste” di Mario Pennacchia, Edizioni Abete, 1994.

“ Una intera generazione di tifosi è nata dopo la pubblicazione di quella prima ed unica edizione della Storia della Lazio che tanti favori suscitò mentre la Società celebrava il settantennio della sua Fondazione. La Storia ripubblicata oggi è dedicata soprattutto alla più giovane generazione dei sostenitori laziali affinchè essi possano impadronirsi con più profondo convincimento dei valori ideali, morali e sportivi che ispirarono i Fondatori – 9 romanissimi ragazzi- in Piazza della Libertà il 9 gennaio 1900 ( pag. 8)… La Lazio è nata da un ideale per un ideale… così, dall’impulso feroce ed appassionato per la denominazione Roma, nasce la romanissima Lazio. La Società Podistica Lazio, intendendosi con quel “ podistica” il ruolo dello sport più moderno. E’ il 9 gennaio 1900. La Lazio nasce nell’anno santo; nasce in mezzo al tram a cavalli ed alle diligenze e con il primo tram elettrico… “E ora fuori i colori !” Stavolta Gigi ( ndr. Luigi Bigiarelli) li folgora. Ed è toccante la sua ispirazione, perché conferma il culto dell’ideale che egli ha sempre custodito insieme con la sua generazione : “ I colori saranno quelli della bandiera greca”. Non finisce di parlare che lo interrompe un : “ E che c’entra?” Gigi è troppo convinto per farsi scoraggiare : “ C’entra benissimo. Perché è la Grecia la patria delle Olimpiadi !”…”E che colori sono ? “ “Bianco e celeste” risponde fermo e sicuro Luigi Bigiarelli. Chissà perché improvvisamente salta addosso a questi nove ragazzi una voglia matta di abbracciarsi. E’ un attimo; poi si liberano finalmente a spendere i due soldi di polenta : “Siamo della Lazio ! “ dicono  fieramente dal fornaio ( pagg. 11-15)… Questo 1921 ( anno in cui si spegne la voce mitica di Enrico Caruso) innalza la Società al più alto rango di nobiltà. Il presidente Ballerini vede coronata la sua immensa dedizione ai colori biancocelesti dal regio decreto n. 907 con il quale la Società Podistica Lazio il 2 giugno viene eretta ente morale per le sue benemerenze sociali, culturali e sportive ( pagg. 79-80)”.

Ed è, dunque,  alla luce ed in considerazione di tutto quanto precede, che io, ma, spero, tanti altri, come me, non posso accettare all’età di 72 anni appena compiuti, che la “Mia Lazio”, la “ Nostra Lazio”venga intesa, consapevolmente o inconsapevolmente, alla stregua di un “patriarcato” o, peggio, di un “ potentato” retto, non da un “ padre”, bensì da un “ padrone”, da un monarca assoluto che grava su una moltitudine informe di “ sudditi”.

Una moltitudine che il filosofo inglese Thomas Hobbes ( 1588-1679), teorico dell’assolutismo monarchico, definiva come “ una non persona naturale”, una “ folla ignorante”, un “ fanciullo” che ha bisogno di essere guidato da un monarca assoluto o da un dittatore  ( cfr.” Il Capo e la Folla” , dello storico Emilio Gentile, Editori Laterza , 2016, pagg. 63-68).

Dedico, per concludere, queste mie umili e modeste Note a PAPA’ ed a Zio ALDO che, così come il filosofo Simon Critchley dice per suo padre scomparso, vedo sempre accanto a me ogni volta – sempre- che, con immutata ed immutabile passione ed immutato ed immutabile amore, vedo e vedrò sempre la “Mia”, “Loro”, “ Nostra”  Lazio.

 

Avv. Massimo Rossetti

 

 

 

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