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L'Avv. Rossetti sullo 'Stadio della Roma'
 

Pubblicità delle società di scommnesse

 

 Roma 5 luglio 2018Gioco legale e calcio: “ Pecunia non olet”. 

Svetonio nelle “ Vite dei Cesari” racconta che, lamentandosi Tito con il padre Vespasiano perché aveva tassato l’orina, si sentì rispondere dall’Imperatore : “ pecunia non olet” ( il denaro non puzza). 

Risposta che ben potrebbe essere data oggi al quesito se sia giusto oppure no il provvedimento, varato dal Governo ed all’esame del Parlamento, in cui è contenuto il divieto ( rectius la penalizzazione) della pubblicità e delle sponsorizzazioni a favore e da parte delle società legali di scommesse.

A questo proposito, ritengo opportuno ed utile, stanti l’autorevolezza e la terzietà della fonte, riportare, di seguito, alcuni brani tratti dal capitolo “Legale ma non pulito”, facenti parte del libro “ Football Clan”, sia nella prima edizione Rizzoli del 2012, sia in quella aggiornata del 2014, del quale è coautore, insieme con il giornalista Gianluca Di Feo, il Dr. Raffaele Cantone, già Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, Magistrato della Cassazione e, attualmente, Presidente dell’ANAC ( Autorità Nazionale Anticorruzione).

Ecco, dunque, le parole del Dr. Cantone.

 

Nel giro di pochi anni, esecutivi di destra e di sinistra cancellano ogni residuo tabù. Si parte con le sale bingo, poi con quelle per le scommesse, e quindi cade anche la barriera del web: si può puntare su ogni sport, ovunque. Slot machine e videopoker invadono i bar, compaiono ricevitorie in ogni strada,i siti online regalano promesse di ricchezza ventiquatt’ore su ventiquattro. Una follia collettiva che dilaga passo passo con la crisi del paese ed inghiotte risorse smisurate. Tra il 2004 ed il 2010 l’azzardo legalizzato raccoglie 309 miliardi di euro.Una ascesa irresistibile: nel 2004 erano 15 miliardi di euro, nel 2011 sono diventati pù di 70, nel 2013 ben 85. Gran parte finisce nelle lotterie istantanee, gratta e vinci o derivati: nel 2010 gli italiani ci hanno buttato oltre 9 miliardi di euro. Ed anche le scommesse sullo sport, soprattutto il calcio, galoppano: da 1,7 miliardi a 4,5 miliardi di euro in meno di sei anni” (pagg. 256-246).

Questa corsa all’oro così frenetica rende il settore molto simile al Far West: le novità si accavallano, in una prateria di regole blande e sempre più confuse. Come ha denunciato la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Giusppe Pisanu in un dossier dell’estate 2011: viene poi ad evidenziarsi una certa incongruenza dell’apparato sanzionatorio ed un susseguirsi di norme, circolari, regolamenti che alimentano incertezze, conflittualità, evasione, elusione negli operatori e nei concessionari. E’ importante che si garantiscano entrate fiscali a patto che lo Stato non appaia come un biscazziere interessato alle entrate  e distratto sui problemi irrisolti ( come, in particolare, le ludopatie) o su questioni di illegalità che, nonostante il meritorio impegno delle forze di polizia, si diffondono e si consolidano su tutto il territorio nazionale. E’ l’altra faccia della medaglia. Il denaro incamerato tanto rapidamente dallo Stato ha creato un nuovo problema sociale : il mal di gioco. Le vittime sono soprattutto anziani e giovani, adolescenti che perdono la testa per il poker e pensionati che non riescono a stare senza schedine. E’ lo stesso Senatore ed ex Ministro degli Interni, Pisanu, ad evidenziarlo: questo gioco compulsivo sfrutta anche aree di disagio sociale soprattutto fra i giovani e gli anziani. E’ stato verificato che nei giorni di riscossione delle pensioni ed anche in quelli immediatamente successivi, la partecipazione ai giochi registra una impennata altamente significativa. Radio, Tv, Internet reclamizzano continuamente il miraggio della fortuna che può cambiare il destino, che cancella miseria e preoccupazione. Spot ossessivi, tra belle donne, auto di lusso e spiagge esotiche, promettono ad una società divorata dalla crisi il passaporto per il paese di bengodi: turisti per sempre, win for life. Come testimoni di successo spesso ci sono i calciatori, campioni che fanno l’occhiolino gettando fiches sul tavolo verde. Per inseguire il sogno della vincita facile si brucia tutto, ci si indebita fino a precipitare nella trappola dell’usura “  (pagg. 246-247).

“Questa escalation alle mafie piace moltissimo. Le scommesse sono sempre state affare loro, sin dalle origini. Il termine camorra, per esempio, deriverebbe dalla morra, il passatempo popolare nei vicoli di Napoli su cui i guappi campani avrebbero organizzato le prime giocate. Cosa nostra ha avuto il monopolio del lotto clandestino da Palermo a New York. In patria ed all’estero, i clan si contendono il controllo delle bische. I dadi sui marciapiedi della plebe e lo chemin de fer nelle ville per i patrizi. Dagli ippodromi, sono passati ad inventare competizioni più brutali come i sanguinosi combattimenti tra cani: il vizio è sempre esistito, nonostante i divieti di legge e li ha fatti prosperare per secoli: ma quelle del gioco erano entrate secondarie nella contabilità delle famiglie, non comparabili con la resa di estorsioni, droga e, in epoca recente, appalti. Invece in pochi anni la fine del proibizionismo ha regalato alle mafie una ricchezza insperata: il fenomeno è diventato di massa alla luce del sole , con un giro di quattrini sconvolgente. Loro sì che hanno fatto bingo” ( pagg. 248-249).

“I profitti della droga e delle estorsioni passano attraverso la centrifuga del gioco organizzato che li rende immacolati. Fondi illeciti,che irrompono nell’economia del paese, asfittica per la recessione, penetrando ovunque: nella ristorazione, nella piccola e grande distribuzione, nell’agricoltura, nell’edilizia, nella sanità privata…Con le scommesse via internet la questione è diventata globale. Il denaro viene contemporaneamente ripulito e trasferito all’estero, in pochi secondi e senza lasciare traccia “ ( pag.251).

 “Ondate di denaro che scompaiono nel nulla. E che travolgono anche il calcio. Per rendersi conto delle dimensioni della tempesta basta leggere i dati del giugno 2012, quello degli Europei: in un solo mese in Italia sono stati scommessi legalmente sullo sport 260 milioni di euro. Sul pallone sono finiti 203 milioni, 85 dei quali puntati via internet o al telefono” ( pag. 255).

“Un altro fronte caldo è quello su cui si muovono i bookmaker stranieri che scavalcano le autorizzazioni governative, raccogliendo in Italia puntate poi dirottate all’estero o tramite siti internet: alcuni pubblicizzano direttamente i loro casinò paralleli…Ma c’è un problema etico di fondo, che investe l’intera classe politica: la ricerca di entrate per l’Erario può giustificare la diffusione dell’azzardo generalizzato ? Gli spot per propagandare le scommesse sono onnipresenti: tra siti web e ricevitorie fisiche tutti hanno facile accesso alle puntate… Nel calcio gare truccate e moltiplicarsi delle possibilità di scommessa rischiano di provocare un cortocircuito letale. Una sovrapposizione tra risultati sportivi e business delle ricevitore che potrebbe far perdere di vista quali siano gli obiettivi in campo, se la competizione per la classifica o fare i soldi tramite i pronostici” ( pagg. 256-257).

C’è poi, lo ribadiamo, un settore particolarmente esposto all’invasione del malaffare: quello delle serie minori. Sono le più povere, penalizzate dal sistema di spartizione dei diritti televisivi che fanno vivere il calcio italiano. Società fragili, che speso stentano ad onorare i contratti e versano gli stipendi solo saltuariamente: con la vendita di una partita un giocatore  può mettersi in tasca più della paga annuale. E’ su questi campi che i giovani si formano, esposti al rischio di crescere in una atmosfera cupa, dove illeciti e scommesse sono la prassi “ ( pagg. 258-259).

Che cosa altro aggiungere a queste parole ? Nulla. Ma si sa, “ pecunia non olet”.

E, infine, ai “ signori del pallone” vorrei ricordare che un principio fondante e fondamentale dell’ordinamento sportivo calcistico è – sarebbe- quello dell’osservanza, da parte di tutti coloro i quali vi appartengono, a vario titolo,  dei doveri di lealtà, correttezza e probità.

Doveri, tra i quali, non mi sembra possa farsi rientrare la promozione del gioco d’azzardo relativamente all’attività che le società di calcio svolgono, posto che il concetto di “probità” che, secondo la Treccani ricomprende anche la “rettitudine morale”,  và molto oltre ciò che, solamente e semplicemente, non è legalmente illecito. 

Avv. Massimo Rossetti

 

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