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L'Avv. Rossetti sullo 'Stadio della Roma'
 

Come disse Verdone: “ Stamo a perde de dignità”

 23 agosto 201

Mai come in questi ultimi tempi è difficile essere tifosi della Lazio.

Tra volantini deliranti di gruppi di tifosi, adesivi offensivi di una memoria collettiva mondiale, manichini impiccati, processi sportivi e giudiziari dove prescrizione equivale ad assoluzione, giornalisti allontanati con male parole  perché osano fare domande scomode, campagne acquisti/vendita di giocatori sempre più speculative e necessarie alla sopravvivenza del Club, giocatori stranieri fantasma, giovani promesse mandate ad invecchiare in  Serie inferiori o all’estero. Tutto un modo d’essere !

E per non farci mancare nulla: urla telefoniche del “padrone” nei confronti del “suddito” allenatore, per riaffermare la propria superiorità , trasmesse via internet a tutto il mondo dei social, diventando così virale, tanto da essere riportate, con particolare evidenza, dai principali quotidiani non solo sportivi.

Su tale ultimo episodio e per chiarire gli aspetti giuridici ed etici della sceneggiata telefonica, si rinvia all’allegata Nota dell’Avv. Rossetti.

Ma che altro deve succedere   al  mondo biancoceleste una volta circondato da amore, passione e voglia di esserci, sempre e comunque, anche nei momenti peggiori della sua storia sportiva?

Alfredo Parisi

  

 

La telefonata Lotito-Inzaghi : considerazioni giuridiche ed etico-comportamentali.

 Con riferimento alla telefonata in oggetto, i cui contenuti sono stati diffusi da plurimi organi e mezzi di informazione, nonché al relativo Comunicato emesso dalla Società, alcuni nostri soci ci hanno chiesto di esprimere un parere ed una opinione.

Parere ed opinione che si esprimono come segue.

Sul piano giuridico, nel Comunicato si parla di “ errata interpretazione del colloquio fraudolentemente carpito”.

Circa” l’errata interpretazione”, poiché il colloquio è chiaramente e pubblicamente ascoltabile, ad esso si applica il principio “ in claris non fit interpretatio” ( nelle cose chiare non si ricorre all’interpretazione).

Circa, poi, il fatto che tale colloquio sarebbe stato “fraudolentemente carpito” valgono le considerazioni che seguono.

La diffusione di una conversazione privata o di parti di essa captata in luogo pubblico, al di fuori della privata dimora o svoltasi in ambienti di una privata dimora esposta al pubblico ( terrazze, giardini di una abitazione visibili e udibili dall’esterno), non può essere valutata come una fraudolenta violazione del diritto alla riservatezza e può, quindi, essere lecitamente diffusa senza preventivo consenso dell’interessato o degli interessati.

Tanto più se, come nel caso in esame, la conversazione è intervenuta tra soggetti di rilevanza pubblica ed i contenuti della stessa rivestano un interesse pubblico e, ancora, se la conversazione si sia svolta con modalità tali da non impedire che essa potesse essere facilmente  ascoltata e captata.

 Peraltro, gli organi ed i mezzi di informazione, non solo avevano ed hanno il diritto, in base all’art. 21 della Costituzione, di diffonderla, ma il dovere di farlo.

Non hanno, pertanto, alcun fondamento le critiche sulla sua diffusione.

Sul piano etico-comportamentale, tono, forma e contenuti delle parole di uno degli interlocutori della conversazione non risultano certamente né garbati né rispettosi della dignità personale e professionale dell’altro.

Infatti, pur volendo concedere che in un colloquio privato, ma, come visto, svoltosi  nella più totale noncuranza del fatto che esso si sia tenuto  in luogo pubblico ed a voce alta  e, quindi, che ci si potesse esprimere in maniera, per così dire, disinibita, tuttavia, in particolare quando ci si rivolge ad un proprio collaboratore apicale, toni e contenuti debbono- dovrebbero- essere sempre e comunque conformi al principio generale, sancito dalla Cassazione , di continenza verbale.

Continenza che impone, pur nell’esercizio del diritto di critica, l’uso di un linguaggio civile, non aggressivo e non offensivo.

Toni, forma e contenuti che, invece, nella fattispecie, sarebbero stati tipici, in altri tempi, di un rapporto intercorrente tra padrone e servitore.

Mi sia consentito, altresì, nutrire il legittimo sospetto che possa essere in atto una manovra preventiva e diversiva, d’altronde già vista ed attuata nei confronti di precedenti allenatori, volta a scaricare sull’attuale allenatore tutte le responsabilità per l’eventuale insuccesso di risultati della presente stagione sportiva.

Una manovra che  sembra  poter contare, in maniera strumentale, anche su, pur legittime, critiche mosse all’operato ed a scelte del suddetto allenatore da parte di alcuni autorevoli ed ascoltati opinion maker.

Un allenatore che, come emerge dalla telefonata, per effettuare le sue scelte tecniche, pare dovesse ricorrere ad escamotage;  quali l’avallo della finzione o dell’occultamento di infortuni di giocatori.

Cosa che, se vera, la dice lunga sulle condizioni in cui egli si trovava e si trova a svolgere la sua professione ed il suo lavoro.

Osservo, inoltre, come comportamenti quali quello di cui alla telefonata in oggetto non sono certo nuovi ed inusuali in un Club come la Lazio, che Marco Bellinazzo, nel suo recente libo “ La fine del calcio italiano”, Serie Bianca Feltrinelli, 2018, definisce “ patriarcali” ( pag. 306).

Club vale a dire gestiti, non da imprenditori capo azienda, bensì, come, per l’appunto, ribadisce a chiare note il dr. Lotito nella sua telefonata, da “ padroni”.

 In specie da “ padroni” che il citato Autore così descrive :” Cresciuto nel quartiere di Ciampino con la fama, tra gli amici, di essere un secchione dalla spiccata propensione tanto alla prosopopea quanto alla vanagloria “ ( pag. 95).

Occorre, però, anche dire che chi accetta di essere trattato dal proprio datore di lavoro in maniera irriguardosa, lesiva della propria dignità umana e professionale e che, constatatane la sfiducia, non ne trae le dovute conseguenze, potendo farlogh perché non costretto da stato di necessità e di bisogno, non può neppure dolersi di ciò che gli capita o gli potrebbe capitare.

Allo stesso modo non possono dolersi di quanto è accaduto e potrebbe accadere quei tifosi che hanno accettato ed accettano  di  subordinare la propria passione sportiva alla cieca, supina, acritica, totale obbedienza alla volontà ed agli ordini del “ padrone” del Club.

Quei tifosi che, per malinteso patriottismo sportivo, si sono “ dimessi” da cittadini, dotati di libertà ed autonomia di giudizio, trasformandosi in beati e beoti sudditi.

Avv. Massimo Rossetti.

 

 

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