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Consiglio di Stato o Ragion di Stato ?

 Roma 6 novembre 2018 -Composizione dei Campionati di Serie B e Lega PRO: Consiglio di Stato o Ragion di Stato ?

La composizione dei Campionati di Serie B e Lega Pro si sta, sempre di più, trasformando in una interminabile “ fiction” che, per certi versi, ricorda la pubblicità che, una volta, si faceva  della programmazione di taluni film : “ Fughe, inseguimenti, duelli, colpi di scena”.

E, infatti, dopo che il TAR del Lazio, con ordinanza n. 06359 del 23 ottobre scorso,  aveva stabilito la sospensione, in via cautelare, dell’efficacia sia della decisione del Tribunale Federale Nazionale della FIGC, pubblicata l’1 ottobre scorso, sia della delibera assunta dal Commissario Straordinario della stessa FIGC, il Consiglio di Stato, con decreto del 27 ottobre scorso, accogliendo il ricorso avverso la predetta ordinanza presentato dalla Lega Calcio di Serie B, ha sospeso gli effetti di tale ordinanza ed ha fissato, per la discussione nel merito, la Camera di consiglio del 15 novembre prossimo.

 

Il Consiglio di Stato, in particolare, ha accolto il ricorso, ritenendo, al contrario del TAR del Lazio : che il Commissario straordinario della FIGC abbia agito nei limiti della delega ad esso conferita; che le società non ripescate abbiano, non un diritto, bensì una mera aspettativa del ripescaggio; che “ continuano a restare immanenti all’autonomia decisionale degli Organi dell’ordinamento sportivo le valutazioni di opportunità circa la congrua definizione degli assetti organizzativi dei campionati ( cfr. Corte Costituzionale, 11 febbraio 2011, n. 49)”.

In ordine a quest’ultima affermazione, viene espressamente richiamata la sentenza n. 49 dell’11 febbraio 2011 della Corte Costituzionale.

Ed è proprio su tale affermazione che, in questa sede, intendo soffermarmi.

 Al riguardo, rilevo, innanzitutto, come, a mio avviso, il richiamo della suddetta sentenza, non solo non suffraga quanto statuito nel decreto, ma, addirittura, lo contraddice.

Così come è contraddetto dalla precedente giurisprudenza dello stesso Consiglio di Stato.

Circa la richiamata sentenza della Corte Costituzionale, essa, non soltanto ritiene la competenza del giudice amministrativo in materie così dette “ amministrative”, quali quelle attinenti all’affiliazione, al tesseramento, all’ammissione ai campionati, ma ritiene anche che ad esse si applichi una “ giustizia piena” .

Vale a dire di tipo demolitorio, oltrechè risarcitorio ( cfr. “Diritto dello Sport”, di Enrico Lubrano e Lina Musumarra, pag. 54, Edizioni Discendo Agitur, 2017).

 Sempre il Consiglio di Stato, inoltre, con la sentenza 9 luglio 2004, n. 5025, ha sancito che la soppressione da parte della Legge n. 280/2003, lettere c) e d) , dell’art. 2 del Decreto Legge n. 220/2013 “ costituisce un chiaro indice della volontà del legislatore di non considerare indifferenti per l’ordinamento statale materie, quali quelle inerenti l’affiliazione delle società e i provvedimenti di ammissione ai campionati, trattandosi di provvedimenti di natura amministrativa in cui le Federazioni esercitano poteri di carattere pubblicistico in armonia con le deliberazioni  e gli indirizzi del CONI; del resto una assoluta riserva all’ordinamento sportivo anche di tale tipologia di controversie  avrebbe determinato seri dubbi sulla costituzionalità della disposizione sotto il profilo della lesione del principio della tutela giurisdizionale, sancito dall’art. 24 della Costituzione” ( cfr. ibidem, pagg. 58-59).

Ancor più specificamente, in tema di ripescaggi, il Consiglio di Stato ( Sezione V, 30 luglio 2014, n. 4031, Sezione VI, 14 novembre 2011, n. 6010, Sezione VI, 7 aprile 2010, n. 1975 ), conformemente al TAR del Lazio ( Sezione I,ter, 20 aprile 2017, n. 4763), ha sancito che “ La fissazione dei criteri per l’avanzamento e la sostituzione delle squadre di calcio dei vari gironi dei campionati rientra nell’ambito della discrezionalità amministrativa della FIGC, il cui sindacato, in sede di giurisdizione amministrativa, risulta circoscritto alle ipotesi di vizi logici ed irragionevolezza. Quanto, in particolare, a tali criteri, và evidenziato che, secondo quanto disposto con delibera della FIGC, l’esclusione di una squadra dal ripescaggio in un girone può dipendere dalla circostanza che tale squadra sia stata destinataria  di un provvedimento sanzionatorio per illecito sportivo, a prescindere dalla tipologia di responsabilità individuata nel caso di specie ( sia questa diretta oppure oggettiva)” ( cfr. ibidem, pagg. 58-59).

Laddove l’ordinanza n. 06359 del 23 ottobre scorso del TAR del Lazio, i cui effetti sono stati sospesi dal decreto del Consiglio di Stato del successivo 27 ottobre, appare pienamente conforme alla giurisprudenza fin qui citata.

E’, pertanto, legittimo il sospetto che il suddetto decreto, più che del Consiglio di Stato, sia frutto di una “Ragion di Stato”, finalizzata principalmente a salvaguardare l’operato del Commissario Straordinario della FIGC.

La questione, comunque, è ancora tutt’altro che chiusa 

Nel decreto, infatti, non si parla di mancanza assoluta di “ fumus boni juris” a sostegno dell’ordinanza del TAR, bensì, più semplicemente, di un “ fumus” insufficiente, fermo restando, in ogni caso, che una decisone nel merito non vi sarà prima del 15 novembre prossimo: data in cui è stata fissata dal decreto la Camera di Consiglio.

Ribadisco, altresì, che qualsiasi decisione venisse assunta , nel frattempo, dalla FIGC nella materia di cui trattasi, essa resterebbe soggetta, ai sensi del Decreto Legge n. 115 del 5 ottobre scorso, ad impugnazione dinanzi al TAR del Lazio e, successivamente, al Consiglio di Stato.

Se, dunque, si vuole, rapidamente ed effettivamente, chiudere la questione, occorre, come da me auspicato nelle mie Note sull’argomento del 26 ottobre scorso ( www.federsupporter.it), che si proceda ad un nuovo Decreto Legge, il quale, così come avvenuto nel 2003 ( Decreto Legge 17 ottobre 2003, n. 280), attribuisca al CONI ed alla FIGC il potere straordinario per l’emanazione di atti, anche in deroga a proprie norme, per  l’ampliamento dell’organico della Serie B e, ove necessario, della Lega Pro.

Sottolineo, infine, lo “ accanimento terapeutico” del Presidente della FIFA, Infantino, il quale, imperterrito ed imperturbabile, insiste nel riaffermare, non la legittima autonomia dell’ordinamento sportivo, bensì la sua illegittima indipendenza sia dall’ordinamento statale sia da quello europeo.

Avv. Massimo Rossetti

 

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