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L'Avv. Rossetti sullo 'Stadio della Roma'
 

Il VAR questo sconosciuto

  31.dicembre . 2018- Non si può andVAR avanti così 

Sempre più frequenti ed aspre si fanno le polemiche per un utilizzo del VAR che presenta gravi ed inique disparità di trattamento a parità  di condizioni, incidenti sia sui risultati sportivi sia su quelli economici di società di calcio.

Ciò è dovuto principalmente, a mio avviso, all’eccessiva discrezionalità che il vigente Protocollo  VAR (edizione 2018)  attribuisce agli arbitri di campo.calciatore sbagliato), se fare propria l’indicazione del VAR, oppure se effettuare una revisione sul campo, prima di decidere.

 

 

Ogni decisione finale,infatti, è di esclusiva competenza dei suddetti arbitri, posto che il VAR può solo assisterli.

Compete, quindi, soltanto all’arbitro di stabilire, una volta comunicatagli dal VAR l’indicazione di un “ errore chiaro ed evidente “ o di “ un grave episodio non visto” ( rete segnata/non segnata, tra cui il fuorigioco; calcio di rigore/ non calcio di rigore; espulsione diretta, esclusa la seconda ammonizione; scambio di identità, quando l’arbitro ammonisce od espelle il Revisione  che consiste nel fatto che l’arbitro si reca a  vedere il replay del filmato prima di prendere la decisione definitiva.

In questo caso, l’arbitro mostra il gesto dello “ schermo tv”, seguito immediatamente dalla decisione finale.

Quanto alle decisioni fattuali ( fuori gioco, fallo di mano, fallo all’interno o all’esterno dell’area di rigore, pallone in gioco), così recita il Protocollo : “ E’ solitamente sufficiente una revisione del VAR, tuttavia una revisione sul campo può essere intrapresa per una decisione fattuale se aiuterà a gestire i calciatori o la gara o rendere pienamente credibile la decisione ( ad esempio una decisione cruciale nel finale della gara )”.

Laddove ciascuno può constatare come all’arbitro  venga riconosciuta, prima della decisione finale, la più totale ed assoluta discrezionalità di comportamento tale da sconfinare nell’arbitrarietà.

Fa fede di ciò l’uso di espressioni quali : “ solitamente”, “ tuttavia”, “ può essere intrapresa”, “ se aiuterà”, “ ad esempio”.

Il che, naturalmente, può comportare, come ha comportato, comporta e comporterà, disparità di trattamento a parità di condizioni relativamente ad episodi e decisioni suscettibili di cambiare le gare.

Un Protocollo, pertanto, che nelle predette situazioni non offre nessuna garanzia di certezza del diritto e che permette agli arbitri di campo di fare, in pratica ad libitum, ciò che vogliono.

Con la differenza, rispetto a quanto accadeva prima dell’introduzione del VAR, che,  mentre senza l’utilizzo della tecnologia l’errore poteva essere sempre o quasi sempre ritenuto scusabile, ora, con il VAR, l’errore non è mai o quasi mai da ritenersi scusabile.

In specie, qualora l’arbitro, potendolo, non si avvalga della revisione sul campo.

Comportamento tanto più colpevole, allorchè tale revisione non venga effettuata in ordine ad una decisione fattuale, come, per esempio, il fuorigioco, in particolare nel finale di una gara, così anche contravvenendo all’espresso  suggerimento contenuto nello stesso Protocollo VAR.

Una soluzione, dunque, potrebbe essere quella dello stabilire che l’arbitro, non può, bensì deve, sempre ricorrere alla revisione sul campo prima di assumere decisioni  che possano cambiare la gara.

Un obbligo, non una facoltà, che, pur non essendo in grado di evitare in assoluto errori nella decisione finale, avrebbe, però, quantomeno, il pregio di, come recita il Protocollo, aiutare “ a gestire i calciatori o la gara”  e di “ rendere pienamente credibile la decisione”.

Né può valere l’obiezione, secondo cui la trasformazione di quella che è oggi una facoltà discrezionale in un obbligo, rallenterebbe eccessivamente l’andamento della gara, considerato che, come pure afferma il Protocollo “ Il processo di revisione dovrebbe essere completato nel modo più efficiente possibile, ma l’accuratezza della decisione finale è più importante della rapidità con cui la si prende”.

D’altronde, prevedere che decisioni finali idonee a cambiare la gara possano essere prese dall’arbitro solo su segnalazione del VAR, prescindendo da una revisione sul  campo dello stesso arbitro, non appare neppure coerente con il principio che tale decisione deve essere di pertinenza esclusiva del medesimo arbitro, dovendo il VAR soltanto assisterlo.

Diversamente, l’arbitro, che non proceda alla revisione sul campo prima della decisione finale circa episodi che possano cambiare la gara, diventerebbe- diventa-, di fatto, un mero portavoce di una decisione, sostanzialmente non sua , bensì del VAR.

  

Avv.Massimo Rossetti

 

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