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FederSupporter e AVIS per uno sport più sano

L'Avv. Rossetti sullo 'Stadio della Roma'
 

Era il sogno "social" di Federsupporter: lo Stadio Flasminio

  21 maggio 2019 - Nella Nota allegata, l'Avv. Rossetti richiama, con riferimento ad una recente intervista su Il Corriere dello Sport ,le occasioni perdute per riportare a dignità sociale lo Stadio Flaminio e renderlo disponiible ai cittadini e per i cittadini,al di fuori ed al di la di qualsiasi iniziativa speculativa.

Alfredo Parisi

Un nuovo progetto per lo Stadio Flaminio : “ Heri dicebamus

A pagina 8 de “Il Corriere dello Sport” del 14 maggio scorso è stata pubblicata una lunga intervista all’Arch. Francesco Bellini, Amministratore Delegato di PEI Engeenring,Società di ingegneria che si propone “ di offrire ai suoi clienti una competente e qualificata assistenza nella realizzazione di progetti, che vanno dalla trasformazione urbanistica, alla realizzazione edilizia di interi comparti edificatori, ivi incluso lo studio, il progetto e la realizzazione di interi sistemi infrastrutturali” ( cfr www.peiengeneering.it).

Nell’intervista l’Arch. Bellini ha illustrato un “ Progetto per la Città”  che coinvolge lo Stadio Flaminio.

 

“Nella proposta complessiva”  ha dichiarato l’Arch. Bellini, “ c’è anche la richiesta al Comune di Roma di avere in utilizzo ( vedremo sotto quale formula) il complesso dello Stadio Flaminio, per farne  il Museo della Polisportiva SS Lazio, che sarà realizzato in collaborazione con Laziowiky, il sito enciclopedico della Lazio. E’ il sogno di ogni laziale. Come ormai noto a tutti l’utilizzo della struttura a fini sportivi è un’utopia. Lo Stadio verrebbe ristrutturato e rifunzionalizzato realizzando un grande teatro all’aperto per concerti e manifestazioni, con annessi ristoranti, bar, e forse un cinema. Il tutto in stretta connessione funzionale e logistica con il Parco della Musica”. Anche il Palazzetto dello Sport potrebbe entrare in questa vicenda di riqualificazione”.

Il progetto prevederebbe anche un “Parco sportivo del Tevere Nord” della SS Lazio,  con Clubhouse, campi di calcio, rugby, hokey ,basket, pallavolo, tennis, calcio a cinque ed una piscina olimpionica coperta con annesso palazzetto.

Il tutto da realizzarsi da parte del Gruppo proponente e da cedersi in uso gratuito alla Polisportiva SS Lazio, che “ avrà così il Parco Sportivo più grande ed importante del mondo”.

Tutto ciò verrebbe insediato  a Roma Nord, immediatamente fuori dal GRA tra la via Salaria e la via Flaminia, per una estensione di circa 31 ettari, nell’ambito di un più vasto progetto che intende utilizzare 136 ettari  e che prevede un albergo, uno studentato, un centro commerciale a vocazione sportiva, una RSA ed una struttura sanitaria dedicata alla medicina dello sport.

Si prevede, inoltre, la costruzione di alloggi per circa 50 famiglie che ora vivono in aree a forte rischio idraulico nella borgata di Prima Porta. 

L’illustrazione di questo progetto fa seguito ad una lunga serie di proposte ed iniziative per il recupero dello Stadio Flaminio, risalenti e finora rimaste lettera morta, sin al 2005, così come puntualmente testimoniato nel capitolo “ Promesse, Promesse, Promesse” facente parte di un Documento  di Federsupporter, pubblicato in occasione del Convegno “ Impianti sportivi. Tor di Valle vs Flaminio: Rischi ed Opportunità”, del 28 marzo 2017, tenutosi in Roma, presso l’Auditorium del Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo , promosso ed organizzato dalla stessa Federsupporter, con il patrocinio del II Municipio di Roma Capitale ed in collaborazione con l’Associazione “Romaproduttiva”.

Ricordo, più in generale, la lunga battaglia portata avanti negli anni da Federsupporter per il recupero dello Stadio Flaminio, culminata nella costituzione di un Comitato Promotore, finalizzato a tale recupero, che, però,  è stato giocoforza sciogliere dopo aver dovuto constatare la scarsa attenzione suscitata sia nei confronti delle Istituzioni pubbliche, locali e nazionali, nonché dei mass media, fatta salva qualche rara eccezione.

La realtà è che lo Stadio Flaminio continua a versare in uno stato di totale abbandono e degrado, per cui, così continuando a stare le cose, non è difficile prevederne  lo sfacelo definitivo.

Peraltro, il progetto di cui alla ricordata intervista presenta aspetti che suscitano qualche perplessità, apparendo come ispirato ad una vocazione prevalentemente commerciale ( teatro, ristoranti, centri commerciali, abitazioni etc.) piuttosto che sportiva e sociale.

L’impianto, ristrutturato e rifunzionalizzato, si limiterebbe,infatti, ad ospitare il Museo della Polisportiva SS Lazio, mentre le attività sportive propriamente dette si svolgerebbero altrove.

Ciò diversamente da quanto finora proposto da Federsupporter ed altri, in specie da Associazioni rappresentative di cittadini e residenti nell’area,  tendente a privilegiare la destinazione del nuovo Stadio Flaminio ad attività sportive e sociali 

Quanto sopra, in piena rispondenza a quel “Piano Industriale per Roma”, stipulato il 23 novembre 2017 tra il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Lazio, il Comune di Roma, Associazioni datoriali ed Organizzazioni sindacali.

Un Piano che destinava ad interventi per lo sport 124 milioni di euro  “ già individuati” e che prevedeva la creazione di una piattaforma integrata dello sport e benessere sul modello di “Hub diffuso” nel Quadrante Nord di Roma.

“Hub diffuso” del tipo “Singapore Sports Hub” tale da realizzare infrastrutture sportive per il calcio, atletica, rugby con strutture per l’intrattenimento e per primari eventi life style.

Un “Hub” comprensivo  di centro commerciale, ristoranti, aree pubbliche, campi sportivi “ raggiungendo l’obiettivo di aggregare un ampio bacino di cittadini sotto interessi ed attività tra loro anche molto diversi”.

I principali impianti da riqualificare e sviluppare erano, tra gli altri, proprio lo Stadio Flaminio ed il Palazzetto dello Sport.

Questo il timing dell’intervento:  definizione dell’obiettivo del progetto ( ottobre/novembre 2017); team di progetto operativo e gruppi di lavoro per la definizione di ruoli e responsabilità dei membri del team e dei diversi gruppi di lavoro ( novembre/dicembre 2017); impianti sportivi periferici con individuazione degli impianti da inserire nell’Hub diffuso ( novembre/dicembre 2017); mappatura degli impianti sportivi, metratura, proprietà, status degli stessi ( novembre/dicembre 2017); master plan di progetto complessivo e del piano di sviluppo per ogni impianto/struttura identificato ( gennaio/febbraio 2018); identificazione delle fonti di finanziamento ( gennaio /febbraio 2018); avvio della fase di fattibilità tecnica ed esecutiva ( febbraio/marzo 2018).

Resta da chiedersi che fine abbia fatto tutto ciò: un “ mistero” certamente non glorioso.

La domanda andrebbe posta ai firmatari di quel “Piano”, in specie al Ministero dello Sviluppo Economico, posto che il cambiamento di Governo e di Ministro non ne giustifica l’abbandono, nonché, rispettivamente, al Presidente della Regione Lazio ed al (alla) Sindaco (a) di Roma che sono oggi gli stessi  che allora sottoscrissero quel “Piano”.

Laddove, a tacer d’altro, l’illustrazione del progetto di cui all’intervista dimostra come, se si vuole,  lo Stadio Flaminio può essere salvato dal suo stato di abbandono e degrado.

L’ideale sarebbe stato e sarebbe che esso, anche per ragioni storiche, diventasse lo Stadio della SS Lazio Calcio, anche in coerenza con quanto normativamente  previsto in materia  di impianti sportivi ( art. 1, commi da 304 a 305, della Legge n. 147/2013).

Conformemente, in specie, a quanto stabilito dal comma 305, secondo cui gli intereventi “ laddove possibile, sono realizzati, prioritariamente, mediante recupero di impianti esistenti o relativamente ad impianti localizzati in aree già edificate”

Cosa che sta già avvenendo in altre città d’Italia.

Solo a Roma ( la vicenda Tor di Valle docet) quello che la legge prevede e che altrove è stato già fatto o si sta facendo sembra impossibile.

Ciò, non perchè esista una “ peculiarità” tutta romana, ma perché la Capitale d’Italia, le Istituzioni che la governano e, conseguentemente, i cittadini ed i tifosi di Lazio e Roma sono “ ostaggio”  di ben individuati ed individuabili interessi egoistici economico-politici che nulla o ben poco hanno a che vedere con la realizzazione di moderni, confortevoli e redditizi impianti sportivi.

Ed è certamente illuminante in tal senso lo sdegnoso respingimento al mittente della proposta avanzata dall’Arch. Bellini al Presidente del Consiglio di gestione della SS Lazio spa, onde utilizzare l’area di cui al progetto illustrato per realizzarvi lo Stadio della Lazio Calcio.

Proposta a cui è stato risposto  “ di voler realizzare lo stadio in altra località” e tutti sanno, da tempo, quale sia questa località ed i motivi per i quali lo stadio si debba fare colà ( vedasi, al riguardo, i documenti di Legambiente e Legambiente Lazio).

Né sfugge a nessuno come la metafora “ io sono abituato a prendere un terreno agricolo e trasformarlo edificabile” del dr. Claudio Lotito, contenuta in una sua recente intervista a “ Il Corriere dello Sport”,  abbia un significato fortemente freudiano se riferita alla “ altra località” in cui egli vorrebbe realizzare un enorme complesso edificatorio con annesso stadio.

Senza dimenticare che lo Stadio Flaminio nel 2006 venne pubblicamente offerto dall’allora Sindaco di Roma, Walter  Veltroni,  alla  SS Lazio Calcio.

Queste le parole del sunnominato Sindaco in una intervista rilasciata il 14 aprile del 2006 a “Il Corriere dello Sport” : “ D’intesa con la Sovrintendenza di Stato e con la Famiglia Nervi stiamo proponendo l’ampliamento dello Stadio Flaminio a 40 mila posti per farlo diventare lo Stadio della Lazio e del rugby. Voglio sottolineare che questo progetto si realizzerà in coerenza  con il disegno originario dell’Arch. Nervi e non c’era ancora la norma di cui al comma 305 dell’art. 1 Legge n. 1472013. 

Avv. Massimo Rossetti

 

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