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L'Avv. Rossetti sullo 'Stadio della Roma'
 

L'assurdità di Tor di Valle

Dalla puntuale disamina  di una recente sentenza della Cassazione, l’Avv. Rossetti prende lo spunto per richiamare l’attenzione del lettore sull’assurda e datata operazione Tor di Valle. (In calce la Nota di commento).

Tre sono gli elementi che ritengo estremamente rilevanti:

a)       L’effetto del Decr.lgs n.231/2001 (e successive integrazioni e/o modificazioni) sulla Società Eurnova, proponente insieme alla Stadco srl del Progetto. Effetto che da un lato impedirebbe alla Euronova stessa  di contrattare con la Pubblica Amministrazione (così espressamente recita l’art. 14, comma 2 ,del  D.lgs 231/2001:” L'interdizione dall'esercizio di un'attivita' comporta la sospensione ovvero la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali allo svolgimento dell'attivita').

 Dall’altro, impedirebbe l’uso del terreno,  inteso quale strumento per eventuali finalità criminose che  si concretizzerebbero  nell’interesse ( o nel vantaggio) per i proprietari del terreno, siano essi i precedenti soci di Eurnova, siano essi  i “nuovi” proprietari della Società o dei terreni stessi;

b)      L’inquadramento della fattispecie nel reato di corruzione di un funzionario pubblico o incaricato di pubblico servizio, sottolineandosi  che non è necessaria l’individuazione del funzionario corrotto per qualificare il reato come “ corruzione”, qualora non sussista alcun dubbio sulla sussistenza del  fatto corruttivo;

c)      La sottrazione del bene (il terreno), oggetto della eventuale  corruzione alla ripetizione o all’aggravamento del reato. Il sequestro del bene, così detto impeditivo,  infatti,  non lo renderebbe più disponibile per tali attività .

Alfredo Parisi

 

 5.06.2019 - Tor di Valle : ulteriori approfondimenti sulla responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche .

Con riferimento alla vicenda Tor di Valle, con le mie note “ Tor di Valle: la responsabilità amministrativa  delle persone giuridiche”del 19 novembre 2018 ( cfr. www.federsupporter.it), mi ero già occupato dell’argomento in oggetto ( per comodità di consultazione, riporto, in calce, alcuni brani tratti dalle suddette note).

Ciò premesso, ritengo opportuno ed utile approfondire, in questa sede, ulteriori, specifici aspetti sull’argomento stesso, onde offrire nuovi spunti di riflessione di carattere tecnico-giuridico, alla luce di costante e consolidata giurisprudenza di legittimità.

  1. Interesse, vantaggio, profitto 

Il Decreto Legislativo n. 231/2001 prevede che l’illecito amministrativo a carico dell’ente ( persona giuridica, associazione, ogni altro soggetto di diritto metaindividuale), per reati elencati nel Decreto commessi da soggetti apicali o subordinati dell’ente stesso, presuppone che la condotta criminosa sia stata posta in essere, esclusivamente o congiuntamente, nell’interesse o a vantaggio dell’ente medesimo.

La distinzione tra interesse  e vantaggio è così delineata dalla Suprema Corte : “L’interesse esprime una valutazione teleologica del reato, apprezzabile “ex ante”, cioè al momento della commissione del fatto e secondo un metro di giudizio marcatamente soggettivo, mentre quello del vantaggio ha una connotazione oggettiva, come tale valutabile “ ex post”sulla base degli effetti concretamente derivati dalla realizzazione dell’illecito “ ( Cassazione, Sezioni Unite Penali, sentenza n. 38343 del 24 aprile 2014).

E’ infatti evidente “ così sancisce Cassazione Penale, Sezione V, sentenza n. 18285 del 4 marzo 2014 “ come la legge non richiede necessariamente che l’autore del reato abbia voluto perseguire l’interesse dell’ente perché sia configurabile la responsabilità di quest’ultimo, ne è richiesto che lo stesso sia stato anche solo consapevole di realizzare tale interesse attraverso la propria condotta. Per converso, la stessa previsione contenuta all’art. 8 lett.a del decreto- per cui la responsabilità dell’ente sussiste anche quando l’autore del reato non è individuato o non è imputabile- e l’introduzione negli ultimi anni di ipotesi di responsabilità dell’ente per reati di natura colposa, sembrano negare una prospettiva di tal genere… In altri termini l’interesse dell’autore del reato può coincidere con quello dell’ente ( rectius : la volontà dell’agente può essere quella di conseguire l’interesse dell’ente), ma la responsabilità dello stesso sussiste anche quando, perseguendo il proprio autonomo  interesse, l’agente obiettivamente realizzi ( rectius: la sua condotta illecita appaia ex ante in grado di realizzare, giacchè rimane irrilevante che lo stesso effettivamente venga conseguito) anche quello dell’ente. In definitiva, perché possa ascriversi all’ente la responsabilità per il reato, è sufficiente che la condotta dell’autore di quest’ultimo tenda oggettivamente e concretamente a realizzare, nella prospettiva del soggetto collettivo, anche l’interesse del medesimo” 

Viceversa, la nozione di profitto, ai fini della confisca prevista dal Decreto, sempre secondo la sentenza di cui sopra, consiste in un “ mutamento sostanziale, attuale, di segno pratico, della situazione patrimoniale del suo beneficiario ingenerato dal reato attraverso la creazione, la trasformazione o l’acquisizione di cose suscettibili di valutazione economica”.

  1. L’illecito amministrativo derivante dal reato di corruzione di pubblico ufficiale

Particolare interesse riveste la sentenza, Cassazione Penale, Sezione VI, n. 49056 del 25 ottobre 2017, in tema di corruzione di un funzionario pubblico.

Nella fattispecie, trattavasi di un Consigliere comunale che, in violazione dei doveri di imparzialità e correttezza dei pubblici ufficiali, aveva, con il proprio voto, concorso ad approvare una variante, modificativa del Piano di Governo del Territorio, con cambiamento di destinazione d’uso di aree, con eliminazione di ogni vincolo edificatorio sulle aree stesse. 

La sentenza, nel richiamare una costante e consolidata giurisprudenza della Cassazione, precisa che “ integra, infatti, il delitto di corruzione propria la condotta del pubblico ufficiale che, dietro elargizione di un indebito compenso, esercita i poteri discrezionali rinunciando ad una imparziale comparazione degli interessi in gioco, al fine di raggiungere un esito predeterminato, anche quando questo risulta coincidere, ex post, con l’interesse pubblico, e salvo il caso di atto sicuramente identico a quello che sarebbe stato comunque adottato in caso di corretto adempimento delle funzioni, in quanto, ai fini della sussistenza del reato in questione e non di quello di corruzione impropria, l’elemento decisivo è costituito dalla “ vendita” della discrezionalità accordata dalla legge”.

La sentenza, inoltre, specifica che l’illecito amministrativo dell’ente non è fondato sulla responsabilità “ di rimbalzo” rispetto a quella della persona fisica, posto che il “ reato che viene realizzato dai soggetti apicali dell’ente ovvero dai suoi dipendenti è solo uno degli elementi che formano l’illecito da cui deriva la responsabilità dell’ente che costituisce una fattispecie complessa, in cui il reato rappresenta il presupposto fondamentale, accanto alla qualifica soggettiva della persona fisica ed alla sussistenza dell’interesse o del vantaggio che l’ente deve avere conseguito dalla condotta delittuosa posta in essere dal soggetto apicale o subordinato. In ragione del carattere articolato e composito di tale fattispecie  ascrittiva, nel processo nei confronti dell’ente la commissione del delitto presupposto dovrà essere verificata dal giudice di merito alla stregua dell’integrale contestazione dell’illecito dipendente da reato formulata nei confronti dell’ente e, pertanto, indipendentemente dalle legittime scelte processuali degli imputati che possano aver precluso la celebrazione del simultaneus processus nei confronti dei responsabili del reato e dell’ente per l’addebito ad esso collegato. La separazione delle posizioni di alcuni degli imputati originari per effetto della scelta di riti alternativi non incide in alcun modo sulla originaria contestazione formulata nei confronti dell’ente, né tantomeno riduce l’ambito della cognizione giudiziale”.

Ne deriva che “ Al fine dell’integrazione del delitto di corruzione non ha rilevanza il fatto che il funzionario corrotto resti ignoto, quando non sussistono dubbi in ordine all’effettiva corruzione di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio nella realizzazione del fatto, non occorrendo che il medesimo sia o meno conosciuto  o nominativamente identificato”.

Nonché, aggiunge la sentenza “ Secondo un ormai  consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, il fallimento della società non determina l’estinzione dell’illecito previsto dal D.lgs.n. 231 del 2001 o delle sanzioni irrogate a seguito del suo accertamento

  1. Il così detto “sequestro impeditivo”

Con sentenza n. 34293 del 20 luglio 2018, la Cassazione Penale, Sezione II, ha stabilito che, nel caso di responsabilità da reato degli enti ex Decreto Legislativo n. 231/2001, è applicabile il sequestro così detto “ impeditivo”.

Il sequestro, cioè, previsto dall’art. 321 CPP, avente la funzione cautelare di impedire che “ la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati”.

La sentenza richiamata sancisce la non incompatibilità di tale sequestro con le misure interdittive previste dal suddetto Decreto.

“ Infatti,  se è vero che l’uso delle suddette cose ( ndr. nella fattispecie, impianti fotovoltaici) può rimanere paralizzato a seguito di un provvedimento interdittivo, è anche vero, però, che si tratta solo di un effetto indiretto e tendenzialmente temporaneo… Tale effetto, invece, non si verifica con il sequestro impeditivo perché, a norma dell’art. 323/3  cod. proc. pen., se è pronunciata sentenza di condanna, gli effetti del sequestro permangono quando è stata disposta la confisca delle cose sequestrate ex art. 240 cod. proc.pen. Si può, quindi affermare, che il campo di applicazione del sequestro impeditivo non coincide con le misure interdittive per una molteplicità di ragioni. Innanzitutto, per la temporaneità delle misure interdittive, laddove il sequestro è tendenzialmente definitivo ove, all’esito del giudizio di cognizione, sia disposta la confisca. In secondo luogo per l’effetto: mentre la misura interdittiva proibisce l’uso del bene criminogeno solo in modo indiretto ( quale effetto di una delle misure interdittive), al contrario il sequestro ( e la successiva confisca) colpisce il bene direttamente eliminando, per sempre, il pericolo che possa essere ripristinato a commettere altri reati….Il sequestro impeditivo ha, quindi, una selettività che la misura interdittiva non ha. E, così, proseguendo nell’esempio ipotizzato ( che, a fortiori, può essere esteso anche alle altre misure meno invasive), se è vero che l’interdizione dell’esercizio dell’attività può paralizzare anche l’utilizzo delle cose criminogene, è anche vero che nulla vieta all’ente di continuare a disporre di quei beni: una cosa, infatti, è la paralisi dell’attività dell’ente ( al fine di impedirgli di continuare a trarre profitto dal reato), ben altra cosa è il blocco di singoli e ben determinati beni che, ove non sequestrati, ben potrebbero continuare a esplicare la loro carica criminogea ad es. perché utilizzati dall’ente in altri rami dell’attività non colpita dell’interdittiva o perché, addirittura, ceduti a terzi che continuino ad utilizzarli”.

Come, dunque,non ricondurre questi principi alla vicenda Tor di Valle, relativamente all’uso criminogeno che potrebbe essere fatto dei terreni su cui dovrebbe essere realizzato il Progetto, ove come, peraltro, sembra probabile ed imminente , quegli stessi terreni, qualora non sottoposti a sequestro impeditivo, venissero venduti a terzi, i quali continuassero ad utilizzarli, da parte della Società proponente, amministrativamente responsabile per i reati corruttivi di cui sono indagati e, alcuni, imputati suoi soggetti apicali e suoi dipendenti, anche ove essi o taluni di essi ricorressero a riti alternativi o al patteggiamento ?

Non v’è dubbio, pertanto, almeno a mio avviso, che, alla luce della citata sentenza, dovrebbe essere disposto il sequestro impeditivo dei sudddetti terreni.

Faccio notare, da ultimo, sempre a proposito della vicenda Tor di Valle, che non risponde alla realtà che il procedimento amministrativo relativo all’originario Progetto, cui venne riconosciuto il pubblico interesse con la Delibera dell’Assemblea capitolina n.132 del 22 dicembre 2014, qualora non modificato ( rectius sostituito) dal Progetto di cui alla successiva Delibera assembleare n. 32 del 14 giugno 2017, avrebbe avuto esito positivo.

Ricordo, infatti, che la Conferenza di servizi decisoria, concernente il Progetto del 2014, si concluse con un preavviso di diniego alla realizzazione del Progetto stesso.

Avv. Massimo Rossetti

 

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Estratti da :

 

Roma 19 novembre 2018 -Tor di Valle : la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche

 

Nel nostro ordinamento, infatti, con Decreto Legislativo n. 231/2001  e successive integrazioni e modificazioni, è stata introdotta la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per illeciti di natura penale commessi da soggetti apicali e/o da sottoposti della persona giuridica nell’interesse o a vantaggio di quest’ultima.

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La persona giuridica non risponde degli illeciti se risulta che suoi soggetti apicali e/o sottoposti abbiano agito nell’esclusivo interesse proprio o di terzi o se prova di aver adottato e efficacemente adottato prima della commissione degli illeciti, modelli di organizzazione e di gestione, idonei a prevenire reati della specie di quelli verificatisi.

 

Non solo, ma se la persona giuridica prova che il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello e di curare il suo aggiornamento è stato affidato ad un organismo della stesa persona giuridica, dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, nonché non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte di tale organismo.

 

La responsabilità della persona giuridica va esclusa anche ove risulti che suoi soggetti apicali e/o sottoposti abbiano commesso il reato o i reati, eludendo fraudentemente il modello di organizzazione e gestione adottato per prevenire il reato o i reati in questione.

 

Nel caso in cui le sopra riportate scriminanti da responsabilità non sussistano, le sanzioni previste a carico della persona giuridica possono essere le seguenti.

 

L’irrogazione di pene pecuniarie  mediante un sistema basato su “ quote” della società, in misura non inferiore a 100 e non superiore a 1.000 di tali quote, di importo variabile fra un minimo ed un massimo ( la pena pecuniaria può essere aumentata in funzione del grado di  responsabilità della società  e della gravità del fatto, nonché qualora sia ritenuta responsabile della commissione di una pluralità di reati).

 

La pena può essere, altresì, aumentata in riferimento al prezzo, al profitto del reato o dei reati.

 

La pena pecuniaria, viceversa, può essere ridotta nei casi che seguono : il delitto o i delitti presupposti non si sono realizzati, rimanendo allo stato di tentativo; il soggetto apicale o il sottoposto abbia commesso il reato o i reati nel prevalente interesse proprio o di terzi e si sia prodotto un vantaggio nullo o minimo; il danno provocato sia di particolare tenuità; prima dell’apertura del dibattimento di primo grado, la società abbia integralmente risarcito il danno e ne abbia eliminato le conseguenze, ovvero si sia efficacemente adoperata in tal senso; sempre prima di tale apertura, sia stato adottato ed attuato un modello organizzativo idoneo a prevenire ulteriori, simili reati.

 

In aggiunta, sono previste sanzioni interdittive, qualora la persona giuridica abbia tratto dal reato o dai reati un profitto di rilevante entità ed il reato o i reati siano stati commessi da un soggetto apicale e in caso di reiterazione degli illeciti.

 

Tali sanzioni possono consistere : nella sospensione o revoca di autorizzazioni,  licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito o degli illeciti; nel divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione; nell’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli già concessi; nell’interdizione dall’esercizio dell’attività di impresa, quando l’applicazione delle altre sanzioni risulti inadeguata.

 

Le sanzioni interdittive, che possono essere applicate anche congiuntamente, hanno una durata che va da tre mesi a due anni, ma che,  nei casi più gravi, quanto al divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, lo possono essere anche in via definitiva.

 

Le sanzioni stesse possono essere ridotte nei casi, come sopra indicati, di riduzione della pena pecuniaria.

 

Allorchè sussistano gravi indizi per ritenere la responsabilità della persona giuridica e vi sia il fondato pericolo  che vengano commessi reati simili, il Giudice può applicare, in via cautelare,  una sanzione interdittiva anche prima della sentenza di condanna.

 

Circa, inoltre, eventuali vicende modificative della persona giuridica ( mutamento di tipo di società in un’altra, fusione, incorporazione, scissione, cessione o conferimento d’azienda), tali modifiche non fanno venire meno la responsabilità amministrativa della compagine sociale per i reati commessi anteriormente.

 

In particolare, nel caso di cessione, il cessionario resta solidalmente obbligato con il cedente  al pagamento delle sanzioni pecuniarie, sia pure nei limiti del valore dell’azienda ceduta e per le sanzioni pecuniarie risultanti dai libri contabili obbligatori, meno che per gli illeciti di cui il cessionario era a conoscenza.

 

Aggiungasi, a specifico proposito della vicenda Tor di Valle, che l’eventuale cessione di quote della proponente Eurnova srl a terzi non farebbe venir meno la titolarità del Progetto e non  escluderebbe la responsabilità amministrativa della Società ex Decreto Legislativo n. 231/2001.

 

Così come l’eventuale cessione della proprietà dei terreni sui quali dovrebbe essere realizzato il Progetto farebbe venire meno uno degli elementi per i quali il proponente è legittimato ad essere tale, dovendosi, pertanto, in questa eventualità, promuovere, ab initio, un nuovo iter amministrativo.

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