Il calcio non ha età

 

Quando il CALCIO non ha età

un’intervista di Giulia Taccari

Classe 1929, reatina di nascita, romana da sempre. Oggi la signora Edda Giorgi ha 88 anni e continua a prendere il suo autobus n.69 per andare allo stadio Olimpico a seguire la sua Lazio.

“La prima volta che sono andata allo stadio era il 1956 e c’ero andata per accompagnare mio marito. All’epoca le donne non frequentavano molto gli stadi perché la domenica non era fatta per seguire il calcio, ma per stare a casa, però mio marito mi portò con lui e dà lì mi sono appassionata. Poi per anni ci sono andata un po’ poco, solo quando si poteva, poi i figli sono cresciuti e dagli anni ’70 sono tornata”

Quindi dopo più di 40 anni lei oggi va ancora allo stadio ed ha ancora il suo abbonamento ai Distinti nord. Ma chi glielo fa fare?

 “Il calcio è passione e se fa caldo o se fa freddo i tifosi sono tenuti ad andare. Non ho mai saltato una partita. Che sia di pomeriggio o di sera allo stadio ci si va, esistono gli ombrelli, esistono i cappotti, uno si organizza e ci va. Per me non è una fatica, non è un sacrificio, è passione”

Ma non sarebbe più comodo vederla a casa in televisione?

“Io non guardo le partite in televisione, la televisione ha ucciso il tifo. Anche quando vado allo stadio porto sempre con me la radio perché penso sia quella la vera telecronaca di una partita: si commentano tutti i passaggi, tutte le azioni, non c’è spazio per le chiacchiere, c’è solo il gioco”

Va anche ai derby?

“Sempre andata a tutte le partite in casa, compresi i derby. Dopo i fatti del 2015, però, ho deciso di non andare più ai derby. Non ho mai avuto paura dentro lo stadio, l’Olimpico è per me un posto sicuro, è come casa. Ma ogni volta che, alla fine di un derby, metto piede fuori ho sempre paura e mi pento di essere andata. Nel 2015 la paura è stata tanta e per scappare sono caduta, nessuno mi ha aiutato, neanche la polizia, ma solo un ragazzo con la sciarpa della Roma e ho capito che tutto quello che stava accadendo non aveva senso. Dopo questo episodio ho deciso lo stesso di rinnovare l’abbonamento, ma ai derby non ci vado più, sono costretta a non andarci, anche se a malincuore”

E in trasferta non ci va?

“Da giovane non ho mai avuto tempo di organizzarmi per le trasferte, tra famiglia e lavoro era impossibile. Ora non me la sento più. In ogni caso non ne ho mai sentito questa esigenza. Le emozioni me le regala la Lazio, ma soprattutto lo stadio Olimpico con le nostre canzoni che riecheggiano e l’aquila che vola. E’ questo che mi fa emozionare, in un altro stadio di un’altra città non sarebbe la stessa cosa”

La partita più emozionante allora?

“Direi decisamente le due partite scudetto. Nel ’74 mi ricordo ancora il rigore di Chinaglia, mentre nel 2000 fu una festa. Però devo dire che anche la vittoria in Coppa Italia contro la Roma è stata qualcosa di epico, un’emozione unica. Anche perché vincere contro la Roma dà sempre soddisfazione, va detto”

Anni e anni di calcio seguito allo stadio, com’è cambiato il calcio e la tifoseria?

“E’ tutto cambiato in peggio. I tifosi oggi si aspettano troppo, non sono mai soddisfatti e pretendono sempre di più dai calciatori, si pretende sempre troppo come se fossimo autorizzati a pretendere. Il calcio anche è cambiato, è più veloce, è più identitario, è più sentito, ma forse il senso vero del calcio non è questo, forse era quello di 30 anni fa quando si andava allo stadio con gioia e non carichi di rabbia o risentimenti”

Quindi forse le tifoserie sono troppo esagerate oggi?

 “Lo sono sempre state, ma oggi c’è un’esagerazione diversa. Noi siamo una parte essenziale dello spettacolo, una partita in uno stadio vuoto non avrebbe senso di esistere, noi siamo parte integrante di tutto questo, ma dobbiamo ricordarci cos’è che ci fa andare lì. Io ci vado perché la Lazio mi regala emozioni. Non sono mai stata d’accordo con gli scioperi delle tifoserie, ad esempio. Secondo me, che sono figlia di un calcio diverso, noi non abbiamo diritto a scioperare, noi dobbiamo andare se abbiamo amore per la maglia, sennò non ci andiamo e basta”

Della Lazio di oggi che ne pensa?

“La Lazio è migliorata negli anni, eravamo davvero una piccola squadra, era quasi strano dire a Roma che tifavi Lazio. Poi però, con il tempo, abbiamo saputo valorizzare la nostra identità. Cragnotti ci ha portato sull’orlo del baratro e Lotito ci ha sicuramente salvati, ma oggi continua a mancare la presenza di qualcuno che ami davvero questi colori”

Quest’anno però avete fatto ottimi risultati, non crede?

“Si è vero e ne siamo molto orgogliosi. Devo dire che sono sempre stata affezionata a tutti i giocatori che hanno indossato la nostra maglia, ma quest’anno Immobile e Anderson mi hanno regalato davvero la gioia di rivedere giocatori che ci tengono, anche se poi se ne andranno, perché ormai il calcio è così”

E per il prossimo anno?

“Speriamo di far meglio ancora, le ambizioni sono tante e sappiamo che abbiamo avanti squadre più forti, ma non smetto di sognare un altro scudetto da godermi dal vivo”

Ovviamente lei starà ancora allo stadio?

“Finché il mio corpo regge e finché mi dà emozioni andrò allo stadio. Ho sempre il mio stesso posto in distinti nord, ho visto cambiare la curva, i tifosi, mettere le barriere, la tessera del tifoso e ormai da anni ho accanto sempre le stesse persone che sono diventate oggi amici di fiducia. Quando salgo i gradini dell’Olimpico e vedo quello spettacolo mi scordo di tutto perché in quel momento per me esiste solo lo stadio. Anche quando la Lazio mi fa soffrire, tutto questo poi mi fa sempre emozionare. Finché questo accade e finché avrò l’emozione di mettere la maglietta, la sciarpa ed uscire di casa allora posso continuare felice a prendere il mio autobus in direzione stadio Olimpico”

E noi non possiamo che fare i complimenti e ringraziare la signora Edda per una passione vera ed un tifo sano che oggi sta un po’ scomparendo. Anche in questo, allora, la generazione dei nostri nonni ci rimanda ancora a valori e ad  insegnamenti di vita ormai dimenticati.

 

 

 

 

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