Lo sport nostrano visto dall'America

            Come ci poniamo verso lo sport?

di Tommaso Vitale

Siamo ormai giunti a metà Ottobre, crocevia di molti sport a livello collegiale negli States: a i metà delle stagioni calcistiche,pallavolistiche e di college football (Americano), quella più attesa è, infatti,  alle porte.

            Con la prossima settimana, infatti, tutte le squadre della palla a spicchi inaugureranno i roster con presentazioni ufficiali nei propri stadi, palcoscenico di coreografie entrate di scena per tutta la serata.

Tra squadra maschile e femminile verranno infatti presentati oltre 20 giocatori, con musiche di entrata personalizzate e video di accompagnamento, all’intera scuola e non. In aggiunta alla tradizionale ondata di alunni della scuola, vogliosi di vedere i loro idoli giocare a basket, perché davvero si tratta di idoli “costretti” a fermarsi per firmare autografi al termine di molte partite come fossero veri professionisti, troviamo spettatori, paganti e non,  che, sia per appartenenza alla scuola nelle annate precedenti (Alumni), sia per appartenenza  sia per competenza territoriale esplodono tutto  il loro entusiasmo nella serata del Tip-Off.

            A parti invertite rispetto alla nostra cara e amata Europa, soccer and volleyball hanno la più bassa attendante.

Secondo statistiche portate dalla NCAA stessa, risalenti al 2014, la più alta average attendance estesa per ogni singola partita casalinga fu registrata dalla University of California Santa Barbara con una media di 3,844 persone a partita.

Come vogliamo commentare questi numeri? Come troppo bassi rispetto alla media di spettatori presenti alle partite del loro sport, l’ American football, in cui generano una media spettatori di 43,612 persone a partita, oppure come numero che supera, e di non poco, le mal capitate Serie D e Serie C del calcio Professionistico Italiano? …

Non dimenticate che infatti i numeri sopracitati comparano “calcio collegiale” e “calcio professionistico”, per di più in uno Stato, l’Italia, dove il calcio è sport nazionale.

 Stesso discorso può essere fatto per l’altro sport, considerato nazionale per popolarità unanime in Italia: la pallavolo.

La media di spettatori per la Serie A  di “Volleyball” femminile oscilla tra le 1,500 e le 2,000 persone a partita.

Nei college americani l’ average attendance per questo sport colpisce positivamente: nei programmi più vincenti e competitivi, le giocatrici si trovano attorniate da almeno 3,000 persone a loro supporto. Non male vero?

Non mi sento tuttavia di condannare il movimento FIPAV, che è stato abile ad aggiudicarsi il Mondiale 2018 maschile, poiché in relazione all’importanza e spettacolarità dello sport, sono riuscititi a fare passi da gigante.

            Vi risparmio i numeri riguardanti i due sport maggiori, basket e american football, perché sarebbero troppo invidiabili e umilianti.

Unico dato significativo, interpretabile senza uso di troppe parole, è questo: otto dei primi dieci stadi al mondo per capienza (spettatori) appartengono  ad atenei americani e sono la “ casa” delle rispettive squadre di football.

La capienza di questi impianti sportivi si aggira tra 107,601 e 100,119 posti; ma, ciò che impressiona maggiormente, é il tasso di  riempimento ad ogni singola partita… Da non trovare un posto libero.

            E allora mi sorge spontanea la domanda; come possiamo noi Italiani lamentarci della mancata apertura verso forme associative in difesa dei diritti dei tifosi se noi stessi  tifosi siamo implicati in una azione di vero e proprio snobismo nel supportare la nostra squadra allo stadio e siamo affetti dal morbo del “al divano , al caldo è più comodo”?

Purtroppo, gli sport non sono e, probabilmente , e non lo saranno maiuina componente di base della cultura  e della vita della nostra società come lo è negli States, ma piangersi addosso è proprio “Cosa Nostra”.

 

 

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