FederSupporter e AVIS per uno sport più sano

L'Avv. Rossetti sullo 'Stadio della Roma'
 

Chi volete Gesù o Barabba ?

A questa domanda, e mi perdoni il Signore, purtroppo ( come risulta da un articolo apparso su "La Gazzetta dello Sport" del 16 maggio- pag.14) i fedeli di una Parrocchia di Roma hanno risposto " Barabba" !

Infatti, in onore del derby capitolino del 26 maggio, è stata rimandata la processione che, ogni anno, celebra S.Filippo Neri nell'omonima chiesa del quartiere romano di Boccea.

Ma non sarebbe stato meglio seguire l'insegnamento di Questo Grande Sacerdote " Boni, state boni se potete !!" ?

Nell'allegata analisi dell'avv. Rossetti è esposta, con la solita lucida logica, la decisione del TAR del Lazio del 15 corrente e sono evidenziate , soprattutto, le anomalie, le contraddizioni, gli opportunismi delle Istituzioni favorevoli alla disputa del derby, sacrificando principi, rispetto e prudenza ad un dio minore : il denaro.

 

Alfredo Parisi

 

 


Derby di Coppa Italia Roma-Lazio e TAR

Data di svolgimento del Derby di Coppa Italia Roma-Lazio : il ricorso di CODACONS e la decisione del TAR del Lazio di comparizione delle parti per il 15 maggio ore 11,30.

                                                                                

L’otto maggio scorso CODACONS, Coordinamento delle Associazioni e dei Comitati di tutela dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, Ente cui Federsupporter aderisce, ha presentato al TAR del Lazio un ricorso, affinchè, in via cautelare, venga spostata la data di svolgimento della partita in oggetto .

A seguito del ricorso, il Presidente del TAR del Lazio ha emesso il 13 maggio scorso un Decreto con il quale, ai fini dell’eventuale adozione delle misure cautelari richieste, ha convocato per domani, 15 maggio, ore 11,30, presso il suddetto Tribunale, tutte le parti interessate ( oltre al ricorrente Codacons , il Ministero dell’Interno, la Prefettura di Roma, il Comune di Roma, il CONI, la Lega Calcio di Serie A , la AS Roma spa, la SS Lazio spa, la RAI) per essere audite con obbligo per la Prefettura di Roma e per la Lega Calcio di Serie A di produrre, per quanto di rispettiva competenza, i documenti relativi alla fissazione della data e dell’ora del derby.

Ciò premesso, è opportuno sottolineare che, nell’ampio e dettagliato ricorso presentato da Codacons, viene evidenziata l’inopportunità, oltre che la pericolosità, insite nel far disputare una gara del genere nello stesso giorno di svolgimento delle elezioni per il Sindaco di Roma.

Laddove preminenti ragioni, sia di ordine e sicurezza pubblica sia di effettiva garanzia per tutti i cittadini chiamati al voto di poter liberamente esercitare il loro diritto elettorale, costituzionalmente previsto e garantito, avrebbero dovuto suggerire e suggeriscono lo spostamento ( anticipazione o posticipazione) dell’evento sportivo ad altra data.

 

Sembra, invece, che, nella complessiva valutazione allo scopo di pervenire ad un bilanciamento degli interessi in gioco, abbia finito per prevalere la valutazione e la salvaguardia di interessi economici e sportivi su interessi e diritti, quali quelli dell’ordine e della sicurezza pubblica e del libero esercizio del voto, assolutamente sovraordinati rispetto ai primi.

Al riguardo, nel ricorso si ricorda che, in base al Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica Sicurezza, compete al Prefetto, nel caso di urgenza o per grave necessità pubblica, la facoltà di adottare i provvedimenti indispensabili per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Sempre nel ricorso, si evidenzia che, così come sancito dal Consiglio di Stato ( Sez. V, 25 luglio 2006, n. 4667), “l’esercizio del voto costituisce anche un dovere civico( art. 48, comma 2, Cost), di conseguenza si presume che gli elettori, uti cives, debbano offrìre la loro massima collaborazione e disponibilità in presenza di eventi imprevisti o eccezionali che possono rendere più difficoltoso l’esercizio del loro diritto e che, quindi, la presenza di tali fatti va coordinata e rapportata con le esigenze temporali necessarie per il superamento degli imprevisti. Tale criterio di contemperamento, trova il suo limite in quei fatti ed in quelle situazioni che, per la loro rilevanza ed ampiezza, devono ritenersi idonei, di per sè, ad incidere sostanzialmente sul diritto di voto o a falsare, con una valutazione che può essere effettuata anche ex post, il risultato elettorale”.

E’ evidente, perciò, che la collaborazione e la disponibilità pur richieste ai cittadini in presenza di eventi eccezionali, ma non imprevisti, quale quello in esame, trovano il loro limite invalicabile, qualora, come sempre nel caso in esame, l’evento sia di tale rilevanza ed ampiezza da poter incidere, di per sè, sul diritto di voto o da poter falsare il risultato elettorale.

Ne consegue che qualsiasi, sia pur rilevante interesse economico- commerciale e sportivo, deve recedere di fronte all’esigenza di salvaguardare, oltreché l’ordine e la sicurezza pubblica, il diritto di voto e un risultato elettorale non falsato.

Si tenga conto, sotto questo profilo, che qualsivoglia parte politica, a seguito di un eventuale, forte, calo di elettori, nel giorno e nelle ore , precedenti e susseguenti al derby ( valutazione ex post), potrebbe legittimamente chiedere ed ottenere l’invalidazione della prova elettorale e la sua ripetizione.

Rischio, questo, per nulla improbabile e, con tutta evidenza, di incalcolabile portata politica ed economica.

Come si può, dunque, constatare, la volontà di Codacons, condivisa da Federsupporter, non è stata e non è certhttp://www.federsupporter.it/index.php?option=com_banners&task=click&bid=16o quella, come pure superficialmente e maliziosamente alcuni organi di informazione hanno voluto e vorrebbero lasciare intendere, di creare ostacoli o impedimenti all’effettuazione del derby di Coppa Italia, bensì unicamente quella di coniugare l’evento sportivo con l’esigenza di massima tutela della sicurezza di coloro i quali, magari con mogli e figli, vorranno recarsi, in tutta tranquillità e serenità, a godere di tale evento e di coloro i quali, come cittadini, oltreché sportivi, vorranno liberamente esercitare il proprio diritto elettorale.

Avv. Massimo Rossetti                                                                    Dr. Alfredo Parisi


Il Mobbing: questo sconosciuto

                                                                                          

I calciatori ed il mobbing: conoscere per valutare

( Avv. Massimo Rossetti, Responsabile dell’Area Giuridico-Legale)

La controversia in atto tra il giocatore Mauro Zarate e la SS Lazio spa, di cui, secondo notizie di stampa, si occuperà nei prossimi giorni il Collegio Arbitrale costituito tra le parti ai sensi del vigente CCNL dei calciatori, ha dato lo spunto, nei giorni scorsi, a discussioni e dibattiti radio-televisivi che rivelano una certa superficialità, sbrigatività e lacunosità dei necessari fondamenti di conoscenza ed esperienza professionali, per poter approcciare, in maniera seria e con cognizione di causa, il problema in oggetto.

Di quest’ultimo mi ero già diffusamente occupato nelle mie note “ Il caso Zarate: come volevasi dimostrare” del 25 marzo scorso ( www.federsupporter.it) cui, pertanto, rinvio, senza dovermi ripetere.

In questa sede mi limiterò, quindi, soltanto a considerazioni integrative a corredo di quanto già scritto, soprattutto per correggere alcune errate, erronee e fuorvianti valutazioni, così come emerse dalle discussioni e dai dibattiti summenzionati.

Reputo, infatti, che, al di là di quelle che saranno le decisioni del Collegio Arbitrale nel caso specifico ad esso sottoposto, la pubblica opinione abbia il diritto di avere un quadro generale il più possibile corretto, preciso ed esauriente e, quel che più conta, valido sul piano tecnico-giuridico, così da poter pervenire a valutazioni frutto di una informata coscienza.

A questo proposito, è necessario, innanzitutto, sgombrare il campo dalla convinzione secondo cui il mobbing ( dal verbo inglese to mob = assalire ) non possa e non debba riguardare lavoratori subordinati ( tali sono, per legge, legge n. 91/1981, i calciatori professionisti) con elevata retribuzione.

Le condotte ed i comportamenti mobbizzanti, infatti, poiché attengono ai diritti, assolutamente indisponibili, in quanto costituzionalmente garantiti e tutelati, all’integrità psico-fisica ed al rispetto della personalità morale del lavoratore, prescindono dal livello reddituale, ancorchè elevato, del lavoratore stesso.

Anzi, posso affermare, sulla base della mia pluriennale esperienza professionale, quale Direttore Generale di Federmanager ( Federazione Nazionale dei Dirigenti di Aziende Industriali), che il mobbing viene praticato dai datori di lavoro preferenzialmente nei confronti dei dipendenti apicali.

Di quei soggetti, cioè, che, proprio in funzione dei livelli retributivi raggiunti, è molto più costoso liberarsi mediante la risoluzione del rapporto lavorativo ad iniziativa del datore di lavoro stesso.

Ecco, allora, che, spesso, quest’ultimo, il quale intenda liberarsi di un dirigente ritenuto non più utile o diventato scomodo,anziché ricorrere alla risoluzione del rapporto su propria iniziativa, preferisce adottare una politica di emarginazione e di isolamento del dirigente, inducendo in quest’ultimo un comprensibile stato di forte stress emotivo e di depressione che, talvolta, ha portato e porta anche ad eventi morbosi molti gravi ( in qualche caso perfino al suicidio), tale da costringere il dirigente medesimo a dimettersi pur di sottrarsi da una situazione angosciosa e, alla lunga, insopportabile.

Ma, tornando allo specifico rapporto lavorativo del calciatore professionista, se è vero che il vigente CCNL allo stesso applicabile ne disconosce il diritto di partecipare agli allenamenti con la prima squadra, qualora egli venga meno ai suoi obblighi contrattuali, ai suoi doveri verso la società e ad obblighi e doveri previsti dalle norme sportive, è altrettanto vero, però, che tali, eventuali mancanze, per poter legittimare la predetta esclusione, devono essere preventivamente e formalmente contestate per iscritto al calciatore, il quale ha il diritto, nei cinque giorni successivi alla contestazione, di svolgere le proprie difese.

Peraltro, il provvedimento di esclusione dagli allenamenti con la prima squadra, a differenza dell’ammonizione scritta e della multa, può essere adottato dalla società solo dopo essersi preventivamente rivolta al Collegio Arbitrale.

In difetto dell’osservanza della descritta procedura, non può essere considerata legittima la suddetta esclusione e, men che mai, eventuali, asserite mancanze del calciatore possono legittimare condotte e comportamenti mobbizzanti, quali reazioni a tali mancanze.           

Oltre al mobbing, esiste un ulteriore profilo di eventuale illegittimità di condotte e comportamenti datoriali. 

Tale profilo è quello dell’eventuale abuso di diritto.

Secondo una ormai consolidata giurisprudenza, in particolare di legittimità, costituiscono principi generali del diritto delle obbligazioni, quelli secondo cui le parti debbono comportarsi secondo le regole della correttezza ( art. 1175 C.C.) e che l’esecuzione dei contratti debba avvenire secondo buona fede ( art. 1375 C.C.).

L’obbligo di correttezza e di buona fede oggettiva costituisce, secondo la ricordata giurisprudenza, espressione di un generale principio di solidarietà sociale, costituzionalmente previsto e garantito ( art.2 della Costituzione ) .

Ne deriva che disporre di un diritto non è condizione sufficiente per il suo legittimo esercizio, essendo necessario che tale esercizio sia svolto in concreto con modalità rispettose di criteri di valutazione, giuridica ed extra giuridica, tali da non determinare una sproporzione ingiustificata tra il beneficio del titolate del diritto e il sacrificio cui è sottoposta la controparte.

In altre parole, non è consentito e non è legittimo che possano essere conseguiti e conservati i risultati ottenuti mediante atti, di per sé strutturalmente idonei, ma che siano esercitati in modo da alterarne la funzione.

Il contratto, in ogni sua fase, impone a ciascuna delle parti di agire nel bilanciamento e nella salvaguardia dei reciproci interessi, a prescindere da specifici obblighi contrattuali e da norme specifiche.

Sicchè al giudice compete, a garanzia del contemperamento degli opposti interessi, di intervenire anche in senso modificativo o integrativo di diritti e di obblighi contrattuali.

Non v’è dubbio, dunque, a mio avviso, che i rapporti tra società e calciatori vadano esaminati, non solo sotto il profilo dell’ accertamento di eventuali condotte e comportamenti mobbizzanti, ma anche, ed eventualmente in subordine, sotto quello dell’accertamento di eventuali abusi di diritti, sebbene contrattualmente previsti

       Avv. Massimo Rossetti

 

 



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