E' uscito il nuovo libro di Federsupporter

Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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Tremila emendamenti per Nulla

COMUNICATO

31 maggio 2017

 Nuove norme sull’impiantistica sportiva: sta per compiersi la “Grande Schifezza”.

 Come si aveva ragione di temere,  il Governo ha posto la fiducia sul Decreto Legge n.50/2017, così detta “Manovrina”, in realtà una sorta di “supermercato” legislativo, che, al suo interno, contiene l’art. 62 ( Costruzione di nuovi impianti sportivi). L’apposizione della fiducia comporta la decadenza di tutti gli emendamenti presentati al testo del Decreto, ivi compreso l’art. 62.

Tra poche ore, quindi, la Camera approverà il suddetto articolo sostanzialmente nel testo originario che, oltre ad evidenziare numerosi profili di illegittimità costituzionale messi in luce nelle Note del 28 aprile scorso ( cfr www.federsupporter.it) dall’Avv. Massimo Rossetti, consente, in pratica, con il pretesto della realizzazione di nuovi impianti sportivi, la costruzione di complessi edilizi, anche residenziali ed anche in variazione, pressoché automatica, di Piani Regolatori Generali.

In particolare, con il Comunicato del 19 maggio scorso ( cfr  come sopra), Federsupporter aveva definito la suddetta norma uno “  schifellum”, seguendo la moda di qualificare con espressioni del latino maccheronico proposte di legge in materia elettorale.

Si sottolineava, altresì,  il silenzio assordante, in specie da parte degli organi di informazione, in cui si stava compiendo e sta per compiersi questo vergognoso misfatto legislativo, avente l’unico, quanto scoperto, scopo di favorire ben determinate ed identificabili lobby affaristico-speculative che, da tempo, hanno identificato un autentico Eldorado nella costruzione di nuovi impianti sportivi e, soprattutto, di ciò che intorno ad essi può ruotare.

E non è certamente un caso che il Presidente della AS Roma spa abbia perentoriamente affermato che o gli si fa realizzare il progetto Tor di Valle entro il 2020 oppure la Roma avrà una nuova proprietà.

Così come non è certamente un caso che il maggiore azionista e Presidente del Consiglio di gestione della SS Lazio spa abbia, per l’ennesima volta, ribadito che “ l’ipotesi Flaminio non esisteGli stadi vanno fatti in periferia ( ndr. magari sui suoi terreni sulla via Tiberina, a destinazione agricola e gravati da numerosi vincoli ambientali e idrogeologici), per problemi di traffico e di sicurezza. E così sarà anche per quello della Lazio” (cfr. “La Gazzetta dello Sport, pag. 17, in data odierna). E così sarà e sia, anche grazie al “ provvidenziale” art. 62 del Decreto Legge n. 50/2017. Evidentemente a Londra, invece,  gli stadi possono stare al centro della Città che, con ogni evidenza, non ha problemi di traffico e di sicurezza (sic !) .

Quanto sopra, inoltre, alla faccia  della norma di cui all’art. 1, comma 305, della Legge n. 147/2013 sull’impiantistica sportiva, che obbliga di realizzare gli interventi, ove possibile, prioritariamente su impianti già esistenti.

Il Decreto Legge n. 50/2017 il 13 giugno prossimo passerà all’esame del Senato, ma è pressoché certo che, anche in quella sede, verrà riproposta la fiducia dal Governo, anche perché il termine per la conversione in legge del Decreto scadrà il 23 giugno prossimo, con la conseguenza che l’art. 62 rimarrà invariato rispetto a quello approvato dalla Camera.

Si compirà, dunque, una vicenda che, volendo parafrasare il titolo di un celebre film, a giusta ragione, può denominarsi come “ LA GRANDE SCHIFEZZA”.

 

Il Presidente

Alfredo Parisi


STADI e Edilizia regalata

FEDERSUPPORTER ribadisce il SI a nuovi stadi e NO a nuove “mani sulla Città":

tra i vari VERDINELLUM, ROSATELLUM, etc. e "SCHIFELLUM"

Come è noto, è invalso l’uso di attribuire ad alcune leggi o proposte di legge denominazioni in latino maccheronico, quali, per esempio, in materia elettorale, “ verdinellum”, “rosatellum” etc.

Ciò premesso, all’art. 62 (Costruzione di nuovi impianti sportivi) del Decreto Legge n. 50/2017, sulla falsariga della suddetta moda, ben si potrebbe attribuire la definizione di “schifellum”.

L’art. 62 del Decreto,  rappresenta una sorta di supermercato o outlet legislativo in cui si può rinvenire di tutto e di più. Di questo  Federsupporter si era già occupata più volte, formulando, in particolare, una serie di proposte di emendamenti che sono stati fatti propri e presentati da numerosi parlamentari, appartenenti, in maniera trasversale, a diverse forze politiche, anche a quella di maggioranza che sostiene l’attuale governo.

A questo proposito (vedasi il Comunicato del 19 maggio scorso  su www.federsupporter.it), si è specificato  che gli emendamenti proposti da Federsupporter avevano, ed hanno, lo scopo precipuo di scongiurare quantomeno gli aspetti peggiori dell’art. 62: quale, in primis, quello dell’eliminazione del divieto, previsto dall’art. 1, comma 304, lettera a), della Legge 147/2013 sull’impiantistica sportiva,  relativo alla  realizzazione di nuovi complessi edilizi residenziali.

Nonostante ciò, il Governo e le lobby  affaristico-finanziarie e “ palazzinare” ( quelle, cioè,  che il Dr. Raffaele Cantone, attuale Presidente dell’ANAC, nel suo libro Football Clan del 2012, definì “ cricche di potere”) hanno pensato bene di far entrare dalla finestra quello che avrebbe potuto uscire dalla porta.

Ed ecco un emendamento governativo che, per il 20% della superficie utile dello stadio, consente di costruire “ alloggi di servizio” ( sic !)  in aree attigue allo stadio stesso, per gli atleti e gli altri dipendenti  delle società utilizzatrici dell’impianto, con esclusione di oneri di urbanizzazione primaria a favore dei Comuni.

Viene subito in mente il famoso aforisma di Ennio Flaiano “ La situazione politica in Italia è grave ma non seria”.

Dunque, in un Paese in cui si assiste a ritardi e difficoltà nel reperire alloggi,  anche mediante casette prefabbricate, per le popolazioni terremotate,  di che cosa ci si preoccupa ?

Del fornire “alloggi di servizio” a coloro i quali notoriamente versano  in stato di bisogno e di disagio sociale, quali gli atleti professionisti, in specie i calciatori.

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, e per dirla con il mitico Totò, “Ma fateci il piacere” !

Peraltro, sussiste il più che legittimo e fondato timore che, approfittando degli ormai ristretti tempi di conversione del decreto, il Governo ponga la fiducia, facendo così decadere tutti gli emendamenti e così facendo convertire definitivamente il testo originario dell’art. 62.

Quanto sopra è emerso, con assoluta chiarezza,  anche nel corso di una Conferenza stampa, tenutasi oggi presso la Camera dall’On.le  Fassina, della  Sinistra italiana, con la partecipazione della Senatrice Loredana De Petris, Presidente del Gruppo Misto del Senato.

Conferenza alla quale ha assistito Federsupporter, in persona del suo Vice Presidente, Dr. Ferdinando Piertropaoli ed alla quale, invece, non hanno assistito gli esponenti di gran parte degli organi di informazione.

Federsupporter, per parte sua, pur nella modestia dei suoi mezzi e delle sue risorse, non cesserà, comunque, di battersi, affinchè la genuina e disinteressata passione dei tifosi  ed il loro sacrosanto diritto di poter fruire di moderni e confortevoli stadi, non venga biecamente strumentalizzata  ad altri, ben poco nobili, scopi.

Ci si augura, nel contempo, che tutte forze, politiche, ambientalistiche, rappresentative, in genere, dei diritti fondamentali dei cittadini,vogliano unire i loro sforzi per questa battaglia.

Chi, anche, omissivamente, tacerà si renderà complice di una norma  scellerata e vergognosa.

Si vedrà, soprattutto in Parlamento, quando si tratterà di votare l’art. 62, quali e come le forze politiche e i singoli parlamentari si esprimeranno; solo allora si potrà valutare chi sta con chi, ricordandosene, possibilmente, al momento delle elezioni

Il Presidente

Dr. Alfredo Parisi


Periscopio -Lo stadio-costo e lo stadio-opportunità

Lo stadio-costo e lo stadio-opportunità

di Giulia Taccari

La tematica stadi è un discorso costantemente aperto nel panorama sportivo italiano.

Attualmente gli stadi di proprietà in Italia si contano sulla punta delle dita e per tante altre società è spesso considerato come una realizzazione impossibile. Impossibile può forse voler dire inutile? Certamente no ed è per questo che gli Studi fatti in materia mirano ad evidenziare tutta l’importanza di uno stadio, di proprietà o meno, purchè moderno.

Oggi come oggi lo sport è molto più che una competizione sportiva: è marketing, comunicazione, profitto, evento, spettacolo. Per tale ragione diventa fondamentale collocare tale contenuto all’interno di un contenitore in grado di soddisfarne ogni caratteristica e potenzialità.

L'età media degli stadi italiani è di 67 anni considerando poi che il 30% delle strutture è stato costruito tra il 1920 e il 1937, con un utilizzo medio di sole 70 ore l’anno, si comprende che comporta per i club costi fissi elevati di affitti e spese di gestione o manutenzione. Considerando il caso della serie A italiana di calcio solo 6 stadi su 18 rientrano nella categoria 4 dei Regolamenti della UEFA: Juventus Stadium, Mapei Stadium, Dacia Arena, Olimpico di Roma, Olimpico di Torino e il Giuseppe Meazza. Al di là delle classificazioni, però, agli stadi italiani mancano delle caratteristiche essenziali che permetterebbero di passare dall’ideale di stadio-costo a quella di stadio-opportunità. Ma quali sono le cause che si contrappongono tra i due sistemi?

In primis la struttura stessa della stadio in quanto quasi mai ideato per ospitare esclusivamente il calcio e, difatti, è accompagnato da una pista d’atletica che riduce la visibilità sul campo. Ma oltre a questo vi è anche una impossibilità di sfruttare gli spazi, sia interni che esterni, che ne limita quindi i ricavi realizzabili.

Un impianto confortevole capace di offrire molteplici funzionalità permetterebbe, difatti, un aumento dei ricavi ed un risparmio dei costi a lungo termine. La UEFA tiene conto di numerosi requisiti legati, oltre al campo, anche al numero di spettatori e all’illuminazione del terreno di gioco, nonché ad efficienze differenti e più ampie: hospitality, area autorità, area fotografi, postazioni di commento, parcheggio VIP e pullman-regia, numero di posti in tribuna stampa, spazio riservato alle intervista post partita e via dicendo. Conseguentemente quello che si verrebbe così a generare è un aumento di pubblicità, nonché di vendita degli skybox e degli spettatori paganti.

L’Italia, ad oggi, è l’unico campionato europeo dove si registra un calo del numero di spettatori allo stadio nelle partite di calcio. Sicuramente la causa, oltre ad essere legata alla decisione di Lega e FIGC di prediligere i diritti tv, è legata anche agli episodi di violenza e di razzismo che il nostro campionato ha registrato negli ultimi anni. Ed ancora possiamo affermare che la disaffezione è dovuta anche a problematiche pratiche tipiche degli stadi italiani costruiti come “cattedrali nel deserto” e spesso troppo distanti dalla città, non raggiungibili con mezzi pubblici e quindi non fruibili da tutti.

L’opportunità, però, va ricercata e spesso inventata. I ricavi si possono ottenere in maniera notevolmente consistente anche dalle visite ai musei dei club: il Barcellona ottiene come incasso dalle sole visite 28 milioni di euro l’anno; la Juve, unico esempio italiano, grazie al J Museum ha totalizzato la cifra di oltre 90 mila visitatori in una sola stagione. L’idea di un museo si lega così ad un’ulteriore tematica permettendo cioè di usufruire dello stadio tutto l’anno e non solo nel matchday.

Infatti, secondo lo studio dell’Università di Amburgo del 2007, fino al 30% dei ricavi societari possono derivare dal potenziamento degli stadi. Secondo la classifica stilata da Il Sole 24 ore il club con maggiori incassi è il Manchester United con 127 milioni di euro dal solo matchday. La prima italiana a comparire in classifica è la Juventus al quattordicesimo posto con soli 38 milioni, a cui fanno seguito Milan e Inter a 26 ed infine la Roma a 20. Un divario netto, troppo netto, che sicuramente non è agevolato neanche dalla legge sugli stadi e dai suoi lunghi iter legislativi: dal disegno di legge Butti-Lolli, alla Legge 147/2003 fino al recente D.L. 50/2017. Quest’ultimo decreto legge, legato alla manovra finanziaria 2016, renderà più snelle le procedure assicurando un maggior ritorno economico degli investimenti, ma è ancora (o già) al centro di polemiche: aumenterà la cementificazione e la speculazione? Forse alla fine sarà solo un mezzo, ennesimo, per spronare le società a costruire nuovi impianti che siano in linea con le necessità di modernità richieste da tutti i regolamenti internazionali e che sappiano dare, o ridare, slancio e vitalità al calcio degli spettatori e non alle tv.  

 

 

 

 

 

 

 



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