Andrea Abodi, Ministro dello Sport della Repubblica Italiana, dichiara: “ Lo stadio Flaminio non rientra nell’elenco degli stadi di gara per gli Europei del 2032.”
La dichiarazione suona come una sentenza di Cassazione, smentendo i proclami della SS Lazio emessi in sede di presentazione del “progetto “ Flaminio e sancendo al momento la fine del sogno della ristrutturazione del plesso sportivo progettato da Pier Luigi Nervi.
I tre fronti su cui la vicenda Flaminio verte , quello giuridico , quello architettonico e quello economico finanziario, hanno sin da subito rilevato ad un occhio attento molteplici difficoltà.
1. il reticolato normativo a protezione dello status di monumento nazionale dello stadio Flaminio appare insuperabile e risalente (legge n.633/1941 sul diritto d’autore)nonché dotato di rango finanche costituzionale(art.9 Cost) e di recente contestualizzazione( DM 74/2018).
2. Il peso del Conservation Plan e delle prescrizioni in esso contenute ,così come recepite con comunicazione del Gennaio 2019 dalla Soprintendenza del Comune di Roma, sembrerebbe schiacciare verso un nulla di fatto quanto presentato dalla SS LAZIO in fase di conferenza dei servizi preliminare.
3. Il mistero che avvolge il piano riguardante le fonti di finanziamento rappresenta motivo di speculazione rispetto ad uno degli elementi fondamentali della Conferenza preliminare, sede in cui si devono valutare gli investimenti e la loro sostenibilità da parte della parte proponente.
Quanto sopra non fa che avvalorare le dichiarazioni in apertura riportate.
Marco Bertollini
Socio di Federsupporter









