Dal Dizionario Garzanti.
“Scusa: pretesto o giustificazione: motivo spesso fittizio o inventato per nascondere la verità”–
Scrivo queste note a poche ore dal calcio di inizio di Lazio Milan,proprio per non farmi condizionare dall’esito della partita.
La pag. 28 de Il Tempo di venerdì 11 settembre “ Lotito chieda scusa” mi sembra quasi un invito, anche se solo formale, che si trasforma in un insulto nei confronti di tutti coloro che credono in una inarrestabile battaglia di libertà.
Solo formale per un semplicissimo motivo : la parola scusa non può essere usata al singolare, ma nel nostro caso dovrebbe essere ripetuta tante volte quante sono le bugie ed i comportamenti illegali che hanno caratterizzato la gestione di 22 anni e che hanno fatto diventare, come argutamente affermato da Stefano Greco, “ normale l’anormalità”.
Dovrebbe iniziare a chiedere scusa per come si è appropriato della Lazio, per la condanna di Calciopoli, e poi ancora per i trattamenti vergognosi e, soprattutto, irrispettosi verso chi ha scritto la “Storia della Lazio”, da Lenzini a Cragnotti, da Felice Pulici a Bob Lovati, da Vincenzo D’Amico, a Wolfango Patarca, ai quattro tifosi dichiarati innocenti perché il fatto non sussiste dopo 20 anni, ma soprattutto ai Tifosi destinatari di un odio incontrollato ed inconcepibile non più trattenuto.
Quali scuse e non scusa possono provenire da chi ha seminato odio e vive tuttora di deliranti manifestazioni napoleoniche di onnipotenza?
Quali scuse?
Basta cercare di “scompigliare” le carte in tavola: ormai i giochi sono fatti e non è più tempo di parole.
La forza della manifestazione di una tifoseria che ha esaltato il concetto di libertà come sinonimo di rispetto è stato sintetizzato nello striscione apparso in curva a Udine : “Maledetti Laziali”. Questa unità che li porta a seguire la Lazio in trasferta è la loro forza e l’aspetto concreto di una passione che nessuno può svilire e mortificare.
Alfredo Parisi









