Ciò premesso, mi chiedo, innanzitutto, a quale pubblico interesse ed a quale valorizzazione del territorio in termini sociali sarebbe conforme l’idea di realizzare un complesso edilizio con destinazione commerciale, al posto di uno stadio di calcio, di proprietà pubblica, di interesse storico, patrimonio socio-culturale della Capitale d’Italia, localizzato in aree già edificate del centro storico cittadino.

Quanto sopra, tenuto conto che la FIGC è una persona giuridica di diritto privato.

Mi chiedo, inoltre, perché, esistendo già a Roma numerosi edifici, anche di proprietà pubblica, destinati o destinabili ad uso uffici e che, allo stato, e/o in prospettiva, sono o rimarranno sfitti ed inutilizzati, la FIGC avverta l’esigenza, anziché di sfruttare tali opportunità, di costruire ex novo una sede distruggendo un patrimonio socio-culturale della Capitale.

D’altronde, che la destinazione/utilizzazione della Casa della FIGC sarebbe esclusivamente di natura commerciale è reso palese dal fatto che il Presidente, Tavecchio, ha specificato che il Flaminio non sarà il nuovo stadio della Nazionale e che non vi è alcuna intenzione di portare via quest’ultima da Firenze.

E’, quindi, del tutto legittimo il timore, per non dire il sospetto,  che la Casa della FIGC possa prestarsi a diventare l’ennesima, ghiotta occasione di speculazione edilizia.

Tutto l’opposto del Progetto, ideato e promosso da Federsupporter, di trasformare lo Stadio Flaminio nella Casa dei Tifosi della Lazio.

Progetto che , presentato, già da tempo, sia al Presidente del CONI, Malagò, sia alla Famiglia Nervi, è stato, da ultimo, presentato, con lettera del 9 settembre scorso, alla Commissione sport del Comune di Roma.

Lettera cui la suddetta Commissione ha risposto, con e mail del 21 settembre scorso,  informando che “ Il Consigliere Diario ne ha parlato nei giorni scorsi con l’Assessore Frongia” e che sarà cura della stessa Commissione valutare il Progetto , insieme ad altre manifestazioni di interesse, nel frattempo, pervenute.

Circa maggiori dettagli sul Progetto rinvio a quanto già pubblicato il 22 settembre scorso sul sito  www.federsupporter.it.

Più di recente, nel corso di una intervista a Città Celeste del 13 ottobre scorso, il Responsabile della Comunicazione della Lazio, Diaconale, ha, tra l’altro, affermato che il Flaminio: “ ha una serie di limiti difficilmente superabili, alcune difficoltà di ristrutturazione. Ci sono dei problemi anche per il parcheggio e per gli scavi, visto che è costruito su una necropoli”.

Il dr. Diaconale si riferisce evidentemente ad una notizia apparsa sul sito www.spqrsport.it, sito ufficiale del Comune di Roma, secondo la quale, durante i lavori di riqualificazione dello Stadio Flaminio in  vista del Torneo 6 Nazioni 2008,  erano stati riportati alla luce una serie di ambienti facenti parte di una possibile necropoli adiacente la via Flaminia.

Cosa che è del tutto naturale e non può certo costituire,  di per sé,un impedimento alla realizzazione del Progetto di Federsupporter, poiché, come noto, pressoché ogni scavo effettuato nella città di Roma porta alla luce il ritrovamento di reperti archeologici ; il che, come ovvio,non ha mai impedito la realizzazione di nuove opere  di interesse pubblico.

Aggiungasi che il Progetto di Federsupporter consentirebbe di far risparmiare all’Amministrazione capitolina un costo annuo di manutenzione dell’impianto, stimabile in oltre 800.000 euro, senza tenere conto del fatto che lo Stadio Flaminio si trova, da anni, in stato di totale abbandono e degrado.

Ricordo, altresì, che, secondo il Piano regolatore risalente al 1909, il quartiere Delle Vittorie, ove è collocato lo Stadio Flaminio, venne destinato ad insediamento abitativo e che il quartiere Flaminio divenne “ il Centro vitale dello sport romano, ben servito dal tramvai elettrico che collegava Piazza Venezia e Ponte Milvio, passando per Piazza del Popolo. In questo quadrante, dove si stavano già stratificando varie tipologie edilizie destinate a ceti sociali diversi, confluirà tutta la migliore gioventù sportiva della Capitale con un concentrato di impianti senza precedenti a Roma…  Dopo la cacciata dei biancocelesti da Villa Borghese, a causa di una pallonata rifilata da un pioniere alla moglie del Prefetto, il Presidente, Fortunato Ballerini, portò la Lazio alla Farnesina…Poi,  ottenne dal Sindaco di Roma , Ernesto Nathan, la concessione di un terreno demaniale: e, così, nacque lo Stadio della Rondinella, il primo impianto di proprietà di una società capitolina. Nel ’14 ci fu l’inaugurazione e, appena dopo, la sospensione delle attività per motivi bellici. La Rondinella venne trasformata in orto per sfamare la popolazione romana e, a causa di ciò, per Regio Decreto, la Lazio fu insignita del titolo di Ente Morale” (cfr.Rivista”Lazialità”, n. 391 maggio/giugno 2016).

Questo per la storia, con buona pace di asseriti “ limiti difficilmente superabili, alcune difficoltà di ristrutturazione, di necropoli”.

La verità è che all’attuale azionista di maggioranza e Presidente del Consiglio di gestione della Lazio che lo Stadio Flaminio possa diventare la Casa della Lazio non và affatto a genio, così come egli, qualche tempo addietro, ebbe icasticamente a rivelare, affermando “ Io dentro al Flaminio ce vado solo a piscià”.

Forse perché egli ha da sempre in mente, non uno stadio della Lazio e per i tifosi della Lazio, bensì  un monumentale  insediamento residenziale e commerciale,  paragonabile ad una città con circa 10.000 abitanti, costruito su terreni, di sua proprietà,  ad uso agricolo e sottoposti a plurimi vincoli ambientali ed idrogeologici, sulla via Tiberina.

Un insediamento , a confronto del quale, egli definì lo Juventus Stadium un “ laghetto per le anatre” .

Senza dimenticare, infine, che, in alternativa alla collocazione sulla via Tiberina, sempre il medesimo azionista e Presidente prospettò tale collocazione nella “ Valmontone Valley”.

 Avv. Massimo Rossetti       

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