Proprio da questa affermazione prendo lo spunto per una critica di fondo che è poi la motivazione che ha indotto me e pochi altri appassionati di sport e di calcio a costituire Federsupporter: l’indifferenza di noi tifosi che , indipendentemente da tutto ( non importa …che alcuni giocatori ammettano di concordare i risultati, che quasi nessun giocatore sia attaccato alla maglia, che il calcio sia diventato un caravanserraglio di cavallini mitomani ed individualisti, che sponsor e televisioni e andamenti azionari…. Rendano quei 90 minuti sempre più adulterati, che guarnigioni di ultras invasati ci guastino l’umore e magari anche la macchina …) aspettiamo “ comunque la prossima giornata di campionato.”
E’ come se fossimo indifferenti a tutto ciò che circonda il mondo del calcio tranne che alle parole del “bar dello sport” che riempiono i nostri lunedì, o i mercoledì, se la squadra del cuore partecipa a competizioni europee, senza fare nulla per cambiare un mondo che, è NOSTRO, di noi tifosi, supporter e per il quale non facciamo niente se non “ pagare” per assistere ad uno spettacolo, fuori da ogni circuito decisionale, da ogni opinione o presa di posizione, che peraltro deve avvenire sempre nello spirito istituzionale e democratico a presidio di qualsiasi dialettica che tuteli un diritto.
Non può non rilevarsi come la filiera sportiva coinvolga ormai interessi diversificati i cui risvolti sociali sono stravolti dall’enorme peso della componente economico-finanziaria e del potere politico in tutte le sue sfumature, anche negative.
Già nella metà degli anni ’80 il Prof. Cherubini aveva richiamato l’attenzione dei teorici e degli operatori del mondo sportivo sulla parola “supporter” e sul ruolo, propositivo e trainante che questi avrebbero potuto e dovuto avere.
Questo ruolo è stato da ultimo, e paradossalmente, reso commerciale dallo sfruttamento della tessera del tifoso, misura di controllo della violenza negli stadi, da parte delle società di calcio e delle imprese commerciali e finanziarie a loro legate, Infatti tale misura di prevenzione atipica è stata associata ad una carta di credito revolving che trasformava il tifoso richiedente l’abbonamento ( e quindi la tessera e quindi la card) in un consumatore che più spendeva e più era considerato grande tifoso !!
Questo “matrimonio misto” veniva sciolto grazie al puntuale e testardo atteggiamento di Federsupporter, dal Consiglio di Stato solo nel dicembre 2011.
Infatti accogliendo il ricorso avanzato dall’Associazione e da Codacons, partner ufficiale di Federsupporter, il Consiglio di Stato affermava come non si potesse costringere chi richiedeva un abbonamento ad acquistare una carta di credito: era una politica commerciale scorretta!
Deve rilevarsi come in questa battaglia Federsupporter sia stata lasciata sola dagli stessi soggetti che andava a tutelare : i tifosi ; ma soprattutto dai mezzi di informazione, troppo asserviti ai poteri delle società sportive.
Federsupporter nasce e si muove proprio sul principio dell’associazionismo come cultura dello stare insieme per contare, per tutelare i propri diritti ed interessi: diritti ed interessi ad avere SOLO un abbonamento e non una carta di credito ma che hanno avuto bisogno di un intervento del Consiglio di Stato, attivato da Federsupporter , perché ciò che interessa il tifoso è soltanto e “comunque la prossima giornata di campionato” !
Proseguendo nei propri obiettivi, Federsupporter si è impegnata ad inquadrare la figura del tifoso, al quale non ci si debba riferire solo in termini delinquenziali, ma definendone i contorni soggettivi di tutela e di responsabilità, disegnando così un profilo ed una qualificazione giuridica ben precisa di “consumatore sportivo” in una proposta di disegno di legge diretta ad integrare il codice del consumo attualmente in vigore( D.lgs 206/2005) , così come l’inquadramento del negozio giuridico di “vendita di spettacoli sportivi”, su cui poggia tutta l’impalcatura del mondo sportivo.
Il dettaglio di tale proposta è consultabile nel libro “ L’impresa sportiva come impresa di servizi : il supporter-consumatore” reperibile sul sito dell’Associazione ( www.federsupporter.it).
Una prima indicazione di massima del fenomeno economico della tessera del tifoso può essere fornita con riferimento alle tessere rilasciate a tutto il 31.03.2012 : 876.468 ( di cui n. 732.863 relative alla Serie A ). Calcolando un numero minimo di pagamenti effettuabili in un anno ( n.36) con la carta ed una spesa media per pagamento pari a € 83,00, il circuito medio stimato supera i 2,6 miliardi di euro annui .
Sulla base della richiamata ordinanza del Consiglio di Stato e, quindi, della separazione da una carta di credito della tessera per richiedere l’abbonamento( o il biglietto), anche la struttura ministeriale preposta al contrasto della violenza negli stadi , l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive ( ONMS), ha rivisitato la propria impostazione iniziale non più affidandosi alle società sportive ma impegnando direttamente queste ultime a porre in essere tutti quegli accorgimenti organizzativi e di marketing, avulsi dall’originaria carta di credito ricaricabile, gestibili con una semplice fidelity card, sulla falsariga di una carta a punti utilizzata nei grandi centri commerciali, ma che rispetti innanzitutto gli obblighi di sicurezza negli stadi e di contrasto alla violenza .
A questo proposito va rilevato come con l’unica eccezione della Juventus, gli impianti sportivi italiani siano in un grave stato di degrado architettonico e funzionale : si pensi che sui n.36 stadi di Lega Calcio di Serie A e B solo n.7 ( pari al 19%) sono successivi al 1980 e di questi n. 3 sono stati ristrutturati nel periodo 2000/2004.
Creare, quindi, uno stadio multifunzionale che costituisca un investimento utilizzabile sette giorni su sette sulla base dell’esperienza europea, in particolare della Germania e dell’Inghilterra, è una esigenza imprescindibile ( anche su questo argomento Federsupporter in un Convegno presso il CONI di fine giugno 2011 ha richiamato l’attenzione ) ; ma questo non può essere preso come strumento di sfruttamento edilizio e commerciale, circostanza che tuttora costituisce condizione frenante per i proprietari delle 126 società di calcio di Serie A e B ( con l’eccezione sopra ricordata della Juventus),
Infatti, ipotizzando un costo medio per la costruzione di nuovi impianti sportivi in circa € 250 milioni, l’investimento si presenta oneroso, tenuto presente come le esperienze sinora concretizzatesi prevedano una copertura di tale fabbisogno finanziario da parte dei mezzi propri della società ( e quindi degli azionisti) stimabile in circa il 60% dei costi totali.
Ma andiamo ad analizzare quanto produce in termini economici il business calcio in Europa : il valore della produzione ( aggregato comprensivo degli introiti da stadio, da merchandising, e dai diritti TV, oltreché dagli sponsor) si attesta a 17,9 miliardi di euro, di cui 12,8 miliardi ripartiti tra i n. 753 Club delle 53 Top Division.
Questo ammontare di circa 13 miliardi di euro è, badate bene, finanziato direttamente ( 2,6 miliardi da stadio e 2,5 miliardi da merchandising) e indirettamente ( 4,5 miliardi da diritti TV) da un unico soggetto: il supporter !! il quale non ha altro diritto che pagare .
Ebbene, nonostante l’enorme volume della produzione ( appunto 12,8 miliardi di euro) i costi complessivi si adeguano a oltre 14 miliardi di euro, con una perdita cumulata di oltre 1,6 miliardi di euro.
In questo l’Italia non si discosta; anzi, a fronte di un valore della produzione di 2,5 circa miliardi di euro registra costi di 2,9 miliardi circa, con una perdita complessiva di 400 milioni circa .
Su questi costi grava enormemente il così detto costo del lavoro ( comprensivo di stipendi e costi netti di trasferimento dei giocatori) che incide per l’81% , contro il 59% della Germania, il 71% della Spagna , il 75% dell’Inghilterra.
In questo mondo del calcio, autoreferenziale e spesso, troppo spesso, al di là di norme di diritto e di prassi di sana gestione imprenditoriale, l’unica forza che può portare radicali cambiamenti, seguendo le vie istituzionali , è l’Associazionismo indipendente e fuori da qualsiasi ingerenza economica e politica.
Sono soltanto costoro che non solo economicamente, ma con passione e sentimenti, sostengono questo mondo permettendone la sopravvivenza.
Al riguardo vorrei richiamare la definizione che il Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha, recentemente fornito di una partita di calcio : “ Attività ludica che vede un soggetto legato e attivamente impegnato nel sostenere i colori della sua squadra: un tifoso “ , che richiama i concetti più volte espressi da Federsupporter .
In questi sensi la VOCE dei supporter si deve far sentire forte : ma quanti credono in queste idee e con quanta convinzione e pervicacia ?
L’esperienza sin qui fatta da Federsupporter è, sinora, scoraggiante.
Allora ritengo che nessun tifoso abbia più il diritto di lamentarsi degli atteggiamenti delle società di calcio, e dei loro “padroncini”, dell’opacità dei bilanci, delle limitazioni di accesso agli stadi, dei prezzi per assistere agli eventi sportivi, del totale disinteresse nei confronti dei sostenitori , dell’enormità delle retribuzioni date ai calciatori e dei loro comportamenti asociali e contrari ad ogni etica sportiva, perché ha venduto ad altri ciò che non si può comprare: la propria dignità .
Grazie per l’attenzione .
Roma 29 aprile 2012
Alfredo Parisi










