Roberto Massucci, vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive: “La situazione in Italia è già molto migliorata ma bisogna andare avanti e coinvolgere il più possibile le rappresentanze degli tifosi”. Lars Ruby, capo delegazione polizia danese: “Da quando abbiamo adottato il progetto Fans’ Embassies della Football Supporters Europe, che presuppone una cooperazione fra forze dell’ordine e rappresentanti dei tifosi, abbiamo risolto anche problemi endemici come la violenza e il malcostume dei tifosi in trasferta, i quali spesso salivano sui treni senza pagare il biglietto e alla prima contestazione distruggevano i convogli”. Dichiarazione, quest’ultima, che ha trovato particolarmente attento ed interessato Alfredo Sabeone, dirigente delle Ferrovie dello Stato, il quale ha ricordato che anche loro hanno dovuto affrontare questo problema – “con l’aggravante che spesso i tifosi facinorosi coinvolgevano negli scontri anche i semplici viaggiatori” – varando l’iniziativa “No ticket, no parti”.
Ma, in sostanza, in cosa consistono queste “Ambasciate dei tifosi” e quali best practice adottano? Lo ha spiegato Daniela Wurbs, coordinatrice della FSE: “Oltre alla rappresentanza a livello europeo dei tifosi, alla consulenza sia nei confronti dei tifosi stessi che degli organi internazionali come la UEFA, attraverso le Fans’ Embassies, siamo attivi anche nell’organizzazione e nel coordinamento dei tifosi durante gli eventi sportivi. Negli anni abbiamo preso accordi con istituzioni locali, governi nazionali e con gli organi stessi del calcio, FIFA e UEFA. L’obiettivo è quello di spiegare meglio a tutte queste istituzioni i problemi dei tifosi, per migliorare così la situazione delle trasferte durante gli eventi sportivi e alleviare di conseguenza le programmatiche che si possono creare per mancanza di informazione o fraintendimenti. Sono attività svolte dai tifosi per i tifosi, questa la loro forza. Spieghiamo ai tifosi le misure di sicurezza adottate dalle varie polizie, garantiamo loro pari diritti e doveri, non solo quindi “non dovete fare questo o quello” ma ascoltiamo anche le loro esigenze, cerchiamo di risolvere i loro problemi, diamo aiuto in caso di emergenza e soprattutto mediamo con chi si occupa di organizzare e controllare gli eventi sportivi così da evitare il “senso di esclusione” che spesso coglie i tifosi sia a livello decisionale, che organizzativo, che soprattutto di fruizione dell’evento”.
Andando nello specifico delle best practice, la Wurbs ha poi aggiunto: “Si tratta di pratiche semplici. Innanzitutto, una buona accoglienza garantisce sempre un minor numero di problemi. Poi un approccio multi-agency, che permetta di ascoltare anche le esigenze della controparte, ossia i tifosi, rende tutto più facile. Dare informazioni chiare e precise semplifica molto le cose. Non aiutano invece le punizioni collettive, occorre colpire, se c’è da colpire, esclusivamente coloro che sbagliano. Bisogna poi sviluppare una buona autoregolamentazione, i tifosi devono potersi assumere le proprie responsabilità. Trovare accordi con i tifosi, infatti, è la soluzione del problema, non il problema stesso. Infine, le soluzioni a lungo termine sono sempre più efficaci di quelle a breve termine, occorre quindi trovare soluzioni comuni e durature”.
E’ su questi punti che l’Osservatorio Nazionale delle Manifestazioni Sportive vuole costruire il suo progetto di sviluppo per la cooperazione internazionale integrata, in tema di sicurezza. Per fare ciò – come spiegato bene da Daniela Wurbs della FSE – importante è il dialogo con le associazioni che si occupano di tutelare e rappresentare i tifosi. L’Osservatorio ha posto la questione sul tavolo, Federsupporter si è seduta ed è pronta a dialogare.
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