Alla domanda ” Se Le venisse chiesto di entrare in politica ?”, il dr. Lotito rispondeva ” Ho dato la mia disponibilità, vorrei fare un patto per il risanamento dell’Italia, ci sono due o tre richieste. Non sono richieste della stessa area politica, non coltivo interessi personali. Mi sono chiesto : è giusto che metta a rischio le mie cose per l’interesse collettivo? Se ritenessi di essere utile e mi fosse richiesto mi metterei a disposizione”.
Evidentemente non lo ha ritenuto né giusto né utile nè gli è stato richiesto .
1) Lo stadio della Lazio e la legge sugli stadi.
Il maggior azionista e Presidente del Consiglio di Gestione della Lazio nell’intervista del 31 maggio scorso afferma : ” Se faccio lo stadio non ce ne sarà per nessuno. Lo metto per iscritto”e , alla domanda che cosa serve per sbloccare la situazione dello stadio, risponde ” La legge. Senza non fai niente. L’Udinese fa uno stadio dal costo di 25 milioni, ma non è un valore aggiunto. Lo Juventus Stadium porta 13 milioni di introiti alla Società. E’ poco ” . E , ancora, ” non serve una cattedrale nel deserto, devi avere una attività continuativa di ricavo . L’impianto deve essere aperto H 24, deve vivere sulla spesa quotidiana delle persone ( omissis) uno stadio così ti porta 70/80 milioni di ricavo più quelli che hai. Ma in Italia c’è il famoso potere di veto. Dite che sulla Tiberina ci sono i vincoli idrogeologici. Faccio l’esempio di Monterotondo: 38.000 abitanti, gli stessi vincoli, mi sembra che non ci siano state alluvioni o che sia crollato”.
Queste affermazioni, o molto simili, il dr. Lotito le ha fatte, ed ha continuato a farle fino ad oggi, sin da quando, nel 2004, divenne l’azionista di riferimento e Presidente della Lazio.
Sono passati quasi nove anni, ma il tempo sembra essersi fermato.
Sta di fatto che, da allora ad oggi, nessun progetto per la realizzazione di quanto agognato dal dr.Lotito è stato mai presentato nelle sedi competenti, così come più volte pubblicamente rilevato dall’ex Sindaco di Roma, On.le Alemanno.
Ma vediamo meglio quale è o quale sarebbe il progetto di cui trattasi.
In una intervista a ” Il Sole 24 Ore Roma” del 22 aprile 2009 il dr. Lotito dava le indicazioni che seguono .
* Una struttura da 800 milioni di euro;
* Stadio da 55.000 posti;
* Finanziamento senza ricorrere al Credito Sportivo, bensì al project financing;
* Collocazione, anche se, almeno allora, non espressa in maniera esplicita,ma facilmente desumibile, su un’area di circa 600 ettari sulla via Tiberina, all’altezza del km 9,4, di proprietà dello stesso dr.Lotito;
* Accessibilità mediante la realizzazione di uno svincolo autostradale dedicato, di una stazione e di un trasporto ferroviario dedicato e di un porto fluviale, con relativo trasporto di battelli, anch’esso dedicato ;
* Campo di calcio, di atletica, 14 campi da tennis, 5 piscine, 3 campi di basket,5 di calcetto, poligono, pista di pattinaggio, parete per arrampicata, rampe da skate, impianti coperti per pallanuoto, nuoto e tuffi, due campi polivalenti per pallavolo, pallamano, basket e calcetto, palestra di pugilato, ginnastica, arti marziali, sollevamento pesi, oltre 40 ettari di parcheggi ;
* 1.500 appartamenti stimati, equivalenti a circa 5/6.000 abitanti (secondo altre stime a circa 20.000 abitanti) ed a 700.000 metri cubi, oltre a centri commerciali, ristoranti, alberghi.
Laddove è evidente che non si sta parlando della realizzazione di uno stadio, sia pure polifunzionale, dotato, come lo Juventus Stadium e come la gran parte dei moderni stadi europei, di ristoranti, store per la vendita dei prodotti commercializzati dalla società, spazi museali, bensì della costruzione di un vero e proprio quartiere, anzi di un piccolo-medio Comune, con relativi insediamenti commerciali ; quartiere o piccolo-medio Comune con annesso stadio e non, viceversa, uno stadio con annessi, limitati insediamenti residenziali e commerciali.
D’altronde, che di questo si tratti è confermato dalle odierne dichiarazioni del dr. Lotito, il quale, molto esplicitamente, parla di un impianto che deve vivere “sulla spesa continuativa della persona”, con apertura ” H 24″, con una ” attività continuativa di ricavo, capace di generare ” 70/80/90 milioni di ricavo più quelli che hai”.
Né, pertanto, sorprende che egli giudichi poca cosa gli introiti di 13 milioni generati dallo Juventus Stadium che, nell’intervista del 19 dicembre 2012, egli aveva definito, rispetto alla sua idea di stadio, ” Un laghetto di anatre”.
Dimentica, però, che l’investimento previsto per il quartiere o piccolo-medio Comune con annesso stadio da lui immaginato sarebbe pari a 800 milioni, mentre l’investimento necessario per lo Juventus Stadium è stato di 122 milioni, cofinanziati dall’ ICS, da SportFive, che ha acquisito per 75 milioni la gestione per 12 anni del naming right dello stadio, da Nordiconad ( su una superficie totale di 355.000 metri quadri, solo 34.000 sono destinati ad aree commerciali).
Bisogna tenere presente che un investimento prudenziale in un nuovo, moderno impianto sportivo comporta l’impiego di un mix di capitali propri almeno pari al 70 % dell’investimento stesso, con il ricorso ad un finanziamento a debito non superiore al 30%.
Aggiungasi che, per un periodo di almeno 15 anni ( ma è chiaro che tanto più alto è il costo di realizzazione, quanto più il periodo di ammortamento tende ad allungarsi), lo stadio non rappresenta per la società una fonte di ricavo, bensì una fonte di costo.
Va anche detto che , così come dimostrano le esperienze europee cui solitamente ci si riferisce, l’incremento dei ricavi è determinato, non solo dalla massimizzazione delle fonti di entrata originate da servizi accessori e complementari, ma anche, in maniera rilevante, da elevati incrementi dei costi di biglietti ed abbonamenti.
Basti pensare che, per esempio, l’abbonamento ai posti popolari dello stadio dell’Arsenal costa oltre 1.000 euro e quello per l’abbonamento per gli stessi posti dello stadio del Tottenham 800 euro, a fronte di costi medi nel Campionato di Serie A italiano, per la medesima tipologia di posti, pari a 200/300 euro.
Chiarita la sostanziale differenza tra il progetto che ha in mente il dr. Lotito e quanto già realizzato o che si è in procinto di realizzare in Italia, nonché quanto realizzato nei principali Paesi europei, è opportuno chiarire la questione relativa alla localizzazione del quartiere o del piccolo-medio Comune con annesso stadio, di cui al suddetto progetto.
Tale localizzazione, nonostante pregresse dichiarazioni (da “Il Sole 24 Ore Roma” del 9 marzo 2011, pag. 3) “Lo stadio potrebbe sorgere su quei terreni ( ndr sulla via Tiberina) ma anche su altri nel caso in cui la legge non dovesse darcene la disponibilità”, sembra, invece, debba necessariamente ( aut Tiberina aut nihil) sorgere su quell’area di circa 600 ettari di proprietà del dr. Lotito, nella quale si realizzerebbero trasformazioni per circa 2.000.000 di metri cubi.
Un’area, quest’ultima, con il fronte destro ricadente nel Comune di Roma e con il fronte sinistro ricadente nel Comune di Riano, ricompresa in un quadrante urbano classificato quale AGRO ROMANO VINCOLATO, con, in più, il vincolo di esondazione del fiume Tevere, dove risiedono attualmente poco più di 20/30 persone, con un macroscopico incremento , quindi, come previsto dal progetto in discorso, delle potenzialità edificatorie .
Tutta l’area è classificata anche come a prevalente conduzione agricola collocata in ambiti naturali di elevato valore ambientale.
Ne consegue che, su di essa, oltre ad esistere, essendo ricompresa nell’ambito dell’ansa fluviale del Tevere, un vincolo idrogeologico, sussiste anche un vincolo paesaggistico e, essendo sottoposta ad attività di scavo e di studio, anche un vincolo archeologico.
Non solo, ma l’area non dispone di alcuna infrastruttura per il trasporto pubblico: tanto è vero che, per accedervi, come indicato dal dr.Lotito, bisognerebbe provvedere a realizzare, a totale carico dell’investitore, uno svincolo autostradale dedicato, una stazione ed un collegamento ferroviario dedicati, un porto fluviale dedicato, con relativo servizio di battelli idonei alla navigazione sul fiume ed all’attracco a detto porto .
Il valore attualmente stimato dell’area è di 150 milioni di euro
Valore che, per la sola costruzione della parte residenziale del progetto ( 1.500 appartamenti), equivalenti a circa 5/6.000 abitanti ( secondo altre stime a circa 20.000) ed a 700.000 metri cubi, una volta ottenute le necessarie deroghe ai vincoli ambientali e le necessarie varianti urbanistiche ( cambio di destinazione d’uso da agricolo a edificabile), si eleverebbe fino ad un importo cautelativamente stimato di 1 miliardo di euro.
Un incremento, cioè, pari, considerando la sola parte residenziale, a circa 25 volte il valore iniziale, tralasciando la parte commerciale, alberghiera, i nuovi complessi sportivi, i ristoranti, lo stadio.
(N.B. tutti i dati relativi all’area sulla Tiberina sono tratti da documenti ufficiali e pubblici di Legambiente).
Il dr. Lotito sostiene che, senza la legge sugli stadi, ” non fai niente”.
Affermazione, peraltro, smentita dai fatti, poiché la Juventus, senza bisogno di alcuna legge sugli stadi, il suo Juventus Stadium lo ha realizzato ( ma è solo roba da poco , un ” laghetto di anatre”).
In realtà, il dr. Lotito vuole dire che, senza legge sugli stadi, non si può fare quello che lui ha in mente.
Meglio, non si può fare un quartiere o un piccolo-medio Comune da 5/6.000 ( o 20.000) abitanti con annesso stadio.
Non serve, dunque, allo scopo, genericamente una legge sugli stadi, occorre una legge che preveda espressamente il non rispetto di vincoli ambientali o che, comunque, ne consenta , surrettiziamente, come vedremo meglio in appresso, l’aggiramento e l’elusione.
Quei vincoli che, a più riprese, il dr. Lotito ha definito ” pastoie burocratiche” ed espressione, non del rispetto di doverosi principi di legalità, bensì di un ” potere di veto”, a parte il fatto che in Italia non esisterebbero, a suo dire, aree non soggette a vincoli.
Ed è, per l’appunto, il problema del tentativo di superamento, in un modo o in un altro, di quelle ” pastoie” e di quel ” potere di veto” che ha rappresentato finora il vero, reale motivo per cui la legge sugli stadi si è arenata in Parlamento.
Nella VII Commissione Permanente ( Cultura, Scienza ed Istruzione ) della Camera era stato raggiunto un accordo tra maggioranza ed opposizione su un testo che prevedeva l’espressa ed esplicita salvaguardia dei vincoli ambientali.
In questo modo il provvedimento avrebbe potuto essere rapidamente approvato dalla stessa Commissione in sede legislativa, senza il passaggio in Aula, e, in egual misura, avrebbe potuto essere rapidamente approvato anche al Senato.
Improvvisamente, con un colpo di mano della maggioranza, venne approvato un emendamento che cancellava la predetta salvaguardia.
All’epoca, aprile 2011, il Sen. Alessio Butti del PDL, in un suo commento su ” Il Sole 24 Ore Roma” del 13 aprile dello stesso anno, commentò l’accaduto, sostenendo che tale salvaguardia fosse meramente ricognitiva e pleonastica, dovendosi ritenere comunque inderogabili i vincoli ambientali.
A questa affermazione Federsupporter prontamente obbiettò che, se fosse stato effettivamente vero quanto sostenuto dal Sen. Butti, non si vedeva per quale motivo allora si fosse voluto eliminare la salvaguardia in parola, così impedendo un rapido iter di approvazione della legge.
D’altronde, il Presidente della FIGC, Abete, in occasione della presentazione nel maggio 2011 del “Report Calcio 2011”, dovette apertamente ammettere che il blocco della legge era stato causato dalle ingerenze di alcuni Presidenti di club i quali avevano cercato di tutelare interessi particolari avocando a sé interessi generali.
A questo proposito, è opportuno ricordare che, nel settembre 2007, si svolse un duro confronto tra l’allora Assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, oggi Deputato del PD, On.le Roberto Morassut e l’allora Sindaco di Roma, On.le Walter Veltroni, da una parte, ed il dr. Lotito, dall’altra, circa il progetto di quest’ultimo.
Diceva l’On.le Morassut ” Ora basta. Lotito la smetta con i suoi progetti speculativi e affaristici ….( omissis) Ricordo che l’Amministrazione ha chiesto a Lotito di presentare un’area urbanisticamente compatibile con il nuovo piano regolatore, che abbiamo offerto il Flaminio e che eravamo d’accordo con il sindaco di Fiumicino. In tutti i casi abbiamo ricevuto risposta contraria. A Lotito non interessa affatto lo stadio, ma solo una gigantesca speculazione edilizia sulle spalle della Lazio e dei suoi tifosi … ( omissis)… I progetti affaristici di Lotito erano chiari già da quando pretendeva di realizzare, in un’area esondabile e urbanisticamente vincolata, a nord di Roma, solo perché di sua disponibilità, un intero quartiere di ventimila abitanti con alberghi e centri commerciali e nel quale lo stadio costituiva una minima parte” ( ved. articolo del 17 settembre 2007 su ” Il Messaggero”).
Il 18 settembre 2007, a propria volta, il Sindaco di Roma, On.le Veltroni, rincarava la dose : “Bisogna intendere se si vuole fare uno stadio o costruire una città. Se si vuole costruire uno stadio, l’area migliore possibile l’ha indicata il sindaco di Fiumicino e noi siamo disposti a supportarla …( omissis ) …Noi abbiamo dichiarato la nostra disponibilità sullo stadio Flaminio, poi quella d’intesa con il sindaco di Fiumicino, che peraltro fa parte di un altro schieramento politico ma è una persona molto corretta, a supportare con eventuali strutture uno stadio a Fiumicino. Questo , dal punto di vista della collocazione sarebbe fantastico ” ( ved.” Il Corriere dello Sport” del 18 settembre 2007).
Alle sopra riportate affermazioni dell’On.le Morassut e dell’On.le Veltroni il dr. Lotito ribatteva, nei citati articoli dei suddetti quotidiani, che le soluzioni prospettate dal Comune di Roma erano ” allucinanti” , ” mistificatorie”, ” irrealizzabili”,” travalicanti il limite del lecito” , con tanto di riserva di tutelare ” la nostra reputazione di fronte ad una tale violenza verbale”.
Peraltro, il Presidente del CONI, Malagò, il quale, un giorno sì e l’altro pure, invoca l’approvazione di una legge sugli stadi, sarebbe bene dicesse espressamente a quale legge intende riferirsi.
Se a quella che vuole agevolare la costruzione di moderni impianti polifunzionali, oppure se a quella che consenta l’edificazione, magari su aree sottoposte a vincoli ambientali, di interi quartieri e/o piccoli-medi Comuni con annesso stadio.
Il problema è tutto qui, inutile girarci intorno: nessuno e men che mai rappresentanti delle Istituzioni, sportive ed extrasportive, può far finta di ignorarlo.
Ma nel testo del provvedimento si annida , altresì, un subdolo e callido marchingegno giuridico, un vero e proprio artificio, che avrebbe potuto e potrebbe consentire, in maniera surrettizia, l’aggiramento e l’elusione del rispetto di vincoli ambientali.
Del marchingegno si accorse soltanto Federsupporter che, prontamente, lo denunciò ai componenti della Commissione Parlamentare.
Esso è ampiamente e dettagliatamente descritto nel Capitolo 7 ” Gli impianti sportivi” , pagg.82-107, del libro ” L’impresa sportiva come impresa di servizi: il supporter consumatore”, di cui sono
coautore insieme con l’amico Alfredo Parisi, presentato ufficialmente il 10 aprile scorso in un Convegno tenutosi a Roma , presso l’Hotel Valadier.
Il marchingegno consiste essenzialmente nell’applicazione alla procedura dell’Accordo di Programma, di cui al T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali ( Decr.lgs. 18 agosto 2000, n.267), che prevede, ai fini dell’approvazione dei progetti di impianti quali nuovi stadi, il consenso unanime dei sudetti enti e di tutte le altre amministrazioni pubbliche coinvolte e cointeressate, quella parte della procedura della Conferenza di Servizi, di cui alla Legge n. 241/1990, che, in caso di dissenso fra gli enti e le amministrazioni suddette, permette che il progetto possa essere comunque approvato mediante una decisione del Consiglio dei Ministri.
Solo che tale commistione di una procedura con un’altra non è legittimamente consentita, in quanto, sussistendo tra l’Accordo di Programma e la Conferenza di Servizi un rapporto di species a genus ( la Conferenza di Servizi, infatti, si applica genericamente, come procedimento semplificativo, a qualsiasi procedura amministrativa, mentre l’Accordo di Programma si applica a procedimenti specifici, quale quello necessario per l’approvazione del progetto di nuovi stadi) , la disciplina della seconda può applicarsi alla prima solo quando quest’ultima non disponga.
L’Accordo di Programma, viceversa, dispone, stabilendo, ai fini dell’approvazione del progetto, il consenso unanime degli enti locali e delle altre amministrazioni coinvolte e cointeressate.
Conferenza di Servizi non andrebbe affatto a colmare una lacuna della disciplina dell’Accordo di Programma, bensì andrebbe a modificarla, sostituendosi ad essa.
Ed è, altresì, evidente che tale illegittima commistione sarebbe funzionale a superare eventuali ostacoli all’approvazione di progetti non rispettosi di vincoli ambientali, potendosi fare affidamento sull’intervento risolutore di un Governo ” amico”.
Soluzione illegittima, poichè il rispetto di vincoli ambientali è costituzionalmente previsto e garantito ( art. 42 Costituzione) e poiché essi, intrinseci al bene cui pertengono ( vincoli ob rem), non sono soggetti a discrezionalità politico -amministrativa, ma unicamente a valutazioni di esclusivo carattere scientifico degli organi tecnico-professionali a ciò preposti.
Valutazioni che sono, pertanto, vincolanti e inderogabili per il legislatore e per le autorità amministrative .
Il marchingegno, perciò, quand’anche mantenuto nella legge sugli stadi, sarebbe, poi, sicuramente posto nel nulla in sede giurisdizionale.
Non si comprende, infine, perché, senza la legge non si potrebbe costruire il nuovo stadio della Lazio, avendo il dr. Lotito dichiarato che l’esistenza dei vincoli gravanti sul terreno che egli possiede sulla Tiberina non impediscono la realizzazione del suo progetto (intervista a “Il Sole 24ore Roma” del 9 marzo 2011: “hanno parlato di zona alluvionale, ma sbagliano. A Monterotondo, che sta nella stessa area, ci sono case per 35mila abitanti. Semplicemente chi costruisce deve prendere accorgimenti. Fare delle casse di espansione, per limitare la portata del fiume”).
Affermazione pressoché integralmente ripetuta nell’intervista del 31 maggio scorso (“dite che sulla Tiberina ci sono i vincoli idrogeologici. Faccio l’esempio di Monterotondo: 38mila abitanti, gli stessi vincoli, mi sembra che non ci siano mai state alluvioni o che sia crollato”).
Perché, allora, in particolare alla luce delle sue convinzioni, il dr. Lotito, potendolo, a suo dire, fare, non ha presentato in circa 8 anni nelle sedi competenti il progetto per la costruzione del suo quartiere o piccolo-medio Comune sui suoi terreni sulla Tiberina ?
Se lo avesse fatto, con ogni probabilità, sempre che le sue convinzioni fossero state e fossero esatte, già da tempo avrebbe realizzato il suo sogno, senza bisogno di attendere alcuna legge sugli stadi.
Egli, evidentemente, non è mai stato e non è, in realtà, convinto di quel che dice.
E, infatti, incorre anche in qualche infortunio, allorchè ha detto e ribadito che Monterotondo e la Tiberina non sono mai stati interessati da esondazioni o da tale rischio, quando, invece, recenti ingrossamenti e esondazioni dei fiumi presso Roma hanno proprio interessato e messo a rischio quelle zone o zone limitrofe.
In ogni caso, il dr. Lotito dovrebbe sapere che, in base al principio generale di “precauzione”, codificato in ambito europeo e riconosciuto dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale, sussiste l’obbligo per le Autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire rischi, anche solo potenziali, imponendo una tutela anticipata rispetto alla fase di applicazione delle migliori tecniche di prevenzione, facendo prevalere su ogni altro interesse la protezione di valori prioritari, quali quelli attinenti alla sanità, alla sicurezza e all’ambiente.
Non c’è bisogno, dunque, grazie a Dio e per fortuna, perché sussista l’obbligo per le Autorità competenti di prevenire pericoli, anche solo potenziali, derivanti dal rischio di esondazioni o di crolli, pericoli all’origine del vincolo idrogeologico, che le aree oggetto del vincolo siano state in precedenza interessate da esondazioni e da crolli.
Peraltro, intuibili e giustificati sono gesti apotropaici degli abitanti di Monterotondo ripetutamente chiamati in causa dal dr. Lotito.










