La  proposta di cui alla lettera sub B), in particolare, richiama espressamente l’invito formale effettuato  nel luglio 2004 dall’allora Presidente della Consob, dr. Cardia, davanti alla VII Commissione Permanente ( Cultura,Scienza,Istruzione) della Camera dei Deputati  :  “Nessun sistema di regole, per quanto efficiente, può garantire efficacia attuativa, se non è assistito da adeguate forme di controllo e se non si avvale di personale esperto e indipendente. Quando le regole sono dirette a strutture societarie, un sistema di controllo efficace ed efficiente deve necessariamente contare su un mix di controlli interni ed esterni all’impresa.

La prima linea di salvaguardia deve risiedere in adeguati meccanismi di governo societario, a cui aggiungere un sistema di controlli esterni ed indipendenti dagli interessi del management” .

Interessi  esterni e indipendenti che non possono certamente essere tali qualora vengano tutelati da Organi rappresentativi   delle stesse società oggetto di controlli ( Co.Vi.Soc. e COAVISOC) .

E così concludeva il Presidente Cardia  : ” L’esperienza quotidiana del settore calcistico italiano richiede che il sistema sia assistito da una vigilanza  di ” ultimo livello” che operi unicamente nell’interesse del buon  funzionamento del mercato calcistico e che sia caratterizzata da assoluta indipendenza, ovvero che sia oggettivamente neutrale” .

La presente Nota viene, inoltre,  predisposta sviluppando  un richiamo a suo tempo effettuato dal Responsabile Divisione Emittenti CONSOB  , dr. Massimo Ferrari (cfr. Indagine conoscitiva sul calcio professionistico – VII Commissione Permanente della Camera dei Deputati:’Audizione dell’ 11 ottobre 2006) circa la disponibilità di informazioni finanziarie di elevato standard qualitativo, particolarmente importante per un miglioramento dell’efficacia informativa dei mercati ma, soprattutto ,per l’efficienza della gestione  delle società calcistiche.

In quella  Relazione  veniva richiamata  ” Un’altra area nella quale sono possibili margini di intervento è quella dei modelli organizzativi e dei codici etici previsti dal D.Lgs 231/01″, particolarmente necessarie per le “.. aree di rischio del settore calcistico quali gli acquisti e le cessioni dei diritti dei calciatori e i contratti di sponsorizzazione e di gestione dei diritti di immagine”.

Soluzione organizzativa, anch’essa richiamata  nel corso dell’incontro   del 10 aprile scorso  tra le proposte  di interventi istituzionali necessari :

“Modello organizzativo,  ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo n. 231/2001 ( e successive modificazioni/integrazioni) da adottare non solo per l’ammissione alle competizioni UEFA, ma per tutte le società di Lega ( A,B, Pro) con la definizione dell’Organismo di Vigilanza  , previsto dalla norma, indipendente ed estraneo agli interessi degli shareholders. “

Con queste premesse si è sviluppata la presente Nota, nella quale si è anche ritenuto di costruire un Aggregato ” Società Calcistiche Quotate” che offra una visione d’insieme dello specifico settore.

Tale costruzione è stata, peraltro,  possibile solo con riferimento ai dati relativi al 1° trimestre 2013 e non al periodo più significativo 1 luglio 2012-31 marzo 2013, per carenza informativa dei dati reperibili nella Relazione di gestione  della SS Lazio

 .

L’aggregato riflette la situazione di un segmento  del mercato azionario vigilato che conferma tutte le preoccupazioni reiteratamente formulate dalla Consob in merito ai fattori di debolezza tipici delle società di calcio : 

a)     ” significativa incidenza dei costi sui ricavi ………che hanno continuato ad assorbire pressoché tutti i ricavi generati dall’attività operativa ;

b)      investimenti in atleti professionisti finanziati con incrementi delle passività correnti ;

c)       scarsa patrimonializzazione”.

            La Struttura Aggregata  dei Ricavi dei primi 9 mesi ( 1.07.2012/31.3.21013)

In  € /000

Aggregato

 

Valore della produzione (*)

378.296

Costi operativi

329.865

Risultato operativo Lordo

48.431

Proventi netti da cessione giocatori

13.989

Risultato operativo netto (*)

3.664

 

Utile/perdita d’esercizio

(36.319)

                       (*) risultato dopo ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni

                                   La Struttura Aggregata  dei Ricavi   1° trimestre 2013

In  € /000

Aggregato

Valore della produzione (*)

130.040

Costi operativi

110.526

Risultato operativo Lordo

 

19.514

Proventi netti da cessione giocatori

2.452

Risultato operativo netto (*)

3.704

Utile/perdita d’esercizio

(10.636)

                        Il resoconto intermedio di gestione al 31 marzo 2013 

                        ed i riferimenti al periodo 1/07/2012 – 31/03/2013

 

In merito all’informativa sulla gestione fornita dalle tre società,  con riferimento al primo trimestre 2013, si deve  rilevare :

a)     Le dettagliate informazioni fornite dalla Juventus , nelle pagg. da 4 a 21, in particolare circa i commenti sul conto economico nel  periodo 1.7.2012- 31.3.2013 ( pagg. 17-20) che offrono una visione più realistica della gestione aziendale ;

b)     La rilevanza informativa nella gestione della AS Roma analizzata sia con riferimento al 1° trimestre 2013 ( pagg. 5-17) sia all’andamento economico dei primi nove mesi dell’esercizio ( pag. 18-23) ;

c)   La limitata informativa sulla gestione ( pag. 13-15)della SS Lazio  che invece si dilunga sulle “Problematiche di natura fiscale ” ( pag. 16 e 17), ripetitive in tutti i bilanci presentati dalla Società, senza peraltro una dettagliata analisi delle evidenze tabellari, come invece effettuata dalle altre due società.

        

 

La Struttura economica primi 9 mesi ( 1.07.2012/31.3.21013) in dettaglio

In  € /000

 

A.S. ROMA spa

Juventus F.C. s.p.a.

S.S.Lazio spa

Valore della produzione (*)

93.309

212.807

72.180

Costi operativi

103.326

 

156.739

69.800

Risultato operativo Lordo

(10.017)

56.068

2.380

Proventi netti da cessione giocatori

1.529

10.740

1.720

 

Risultato operativo netto

(8.488)

23.112

(10.960)

Utile/perditad’esercizio ante tax

(36.408)

13.839

(13.750)

            La Struttura dei ricavi primi 9 mesi  ( 1.07.2012/31.3.21013) in dettaglio

€/000

A.S.Roma spa

Juventus F.C. spa

 

S.S. Lazio spa

(*) Ricavi 

93.309

212.807

72.180

da gare

19.366

30.585

n.d.

da diritti  TV

 

47.939

131.374

n.d.

da sponsor/pubbl.

16.277

37.218

n.d.

da sponsor/pubbl.

16.277

 

37.218

n.d.

da altri

9.727

13.628

n.d.

                      ANALISI DELLE RISULTANZE ECONOMICHE DEL PRIMO TRIMESTRE 2013

                                                 

La Struttura economica 1° trimestre 2013

In  € /000

A.S. ROMA spa

Juventus F.C. s.p.a.

S.S.Lazio spa

Valore della produzione (*)

35.517

70.023

24.500

Costi operativi

32.439

54.797

23.290

Risultato operativo Lordo

3.078

15.226

1.210

Proventi netti da cessione giocatori

(3.364)

4.106

1.710

Risultato operativo netto

(286)

5.820

(1.830)

Utile/perdita d’esercizio ante tax

(10.299)

2.563

(2.900)

                                               La Struttura dei Ricavi 1° trimestre 2013

€/000

A.S.Roma spa

Juventus F.C. spa

S.S. Lazio spa

(*) Ricavi 

35.517

70.023

24.500

da gare

6.595

10.945

3.770

da diritti  TV

18.620

40.829

12.690

da sponsor/pubbl.

6.135

12.729

3.860

da altri

4.167

5.519

4.180

                                   La Struttura economica 1° trimestre 2013  ( valori %)

In  € /000

A.S. ROMA spa

Juventus F.C. s.p.a.

S.S.Lazio spa

Valore della produzione (*)

100

100

100

Costi operativi

91,3

78,3

95,1

Risultato operativo Lordo

8,7

21,7

4,9

Risultato operativo netto

–         0,8

8,3

-7,5

                                               La Struttura dei Ricavi 1° trimestre 2013 (valori %)

€/000

A.S.Roma spa

Juventus F.C. spa

S.S. Lazio spa

(*) Ricavi 

100

100

100

da gare

18,6

15,6

15,4

da diritti  TV

52,4

58,3

51,8

da sponsor/pubbl.

17,3

18,2

15,7

da altri

11,7

7,9

17,1

AS ROMA .

Le risultanze del primo trimestre 2013 evidenziano un ammontare dei  costi operativi che assorbe il 91,3 % del Valore della produzione, sul quale, peraltro, i diritti televisivi concorrono per circa il 52%  alla sua formazione .

Il Risultato Operativo Netto si presenta,  sostanzialmente, in pareggio, avendo assorbito una notevole perdita  netta dalla cessione dei diritti dei giocatori nel periodo ( € 3,3 milioni).

Comunque, il trimestre chiude con una perdita di € 10.299.000, perdita che nei primi 9 mesi ammonta a 36,4 milioni di euro, scaturente da uno strutturale squilibrio nel rapporto costi/ricavi : infatti l’incidenza dei costi operativi sul valore della produzione è tuttora  pari al 110,7 % .

 

Proprio a causa di tale andamento negativo di periodo  la Relazione chiude con una dichiarazione  che, specie in un contesto più ampio di recessione economica e di crisi strutturale del settore bancario, lascia interdetti :

” Il fabbisogno finanziario della gestione corrente previsto per la seconda parte dell’esercizio sarà coperto attraverso ulteriori interventi degli azionisti per come deliberato dall’assemblea del 30 gennaio 2012 e già comunicato al mercato. Inoltre  gli amministratori hanno ricevuto dall’azionista di riferimento NEEP Roma Holding spa formale intenzione di assicurare tutte le eventuali risorse finanziarie necessarie per far fronte ai fabbisogni finanziari. Pertanto gli amministratori hanno considerato il Gruppo in una situazione di continuità aziendale e su tale presupposto hanno redatto la presente Relazione” .

Per memoria si precisa che la NEEP Roma Holding spa, al cui capitale partecipa con il 40 % UNICREDIT , e che controlla la Società ,  ha già effettuato  versamenti in conto futuro aumento di capitale, deliberato in € 80 milioni ,in successione di tempo, per €  72,55 milioni. 

Inoltre Unicredit  è impegnata  nei confronti della AS Roma  sia nel finanziamento  della gestione corrente, sia con il rilascio di fidejussioni  (€ 26,8 milioni),  sia, infine, con  operazioni di factoring ( € 45 milioni).

Quale altra impresa, in particolare  tra quelle quotate che ricorrono al mercato dei risparmiatori,  nel contesto economico attuale, è in grado, a fronte delle  perduranti negative risultanze della gestione ordinaria,  di contare su un appoggio tanto determinato da parte di una banca  ?

JUVENTUS F C.

L’aumento del valore della produzione, assorbito per il 78,3 % dai costi operativi permette di consuntivare un Risultato operativo Lordo di € 15. 226.000 che incide per il 21,7% sul valore della produzione.

Quest’ultima è  caratterizzata da un notevole peso dei ricavi da gare , € 10.945.000, che si presentano , in valori assoluti, rispetto alle altre società, con un + 190% sulla SS Lazio e un + 66% sulla AS Roma.

Il Risultato Operativo  Netto , che si adegua a € 5,8 mioni ,  è pari all’8,3% del valore della produzione,  e si avvale dei proventi netti  dalla cessione dei calciatori per € 4,1 milioni.

Di rilievo è l’incidenza percentuale sull’aggregato economico dei ricavi da diritti televisivi , € 49,8 milioni, pari al 71,2% del valore della produzione e  presentano, rispetto alle altre due società, un differenziale di tutto rilievo : + 167 % rispetto alla Roma , + 293 % sulla Lazio.

Comunque, il  risultato del 1° trimestre ( +  € 2,5 milioni) concorre positivamente alla  determinazione dell’importante utile dei primi nove mesi : 13,8 milioni di euro .

SSLAZIO.

 

Il primo trimestre 2013 registra  una incidenza percentuale dei costi operativi di tutto rilievo ( 95,1%) sul valore della produzione .

Peraltro, nella stessa Relazione viene illustrata la causa di tale incidenza  : ” L’incremento del costo del personale è conseguenza delle difficoltà incontrate nello sfoltire la rosa della prima squadra dei giocatori non consoni al progetto tecnico e del maggior peso della quota variabile di retribuzione legata al raggiungimento di obiettivi sportivi ,,,,” oltre  …..” all’aumento dei costi di intermediazione dei diritti alle prestazioni sportive dei tesserati….” , situazione che  comunque ha influito su tutti i nove mesi della stagione che “… risente in gran parte delle difficoltà rivenienti dalla realizzazione del piano di sostanziale ristrutturazione della rosa di prima squadra ….”  Và comunque rilevato che la realizzazione del programma di snellimento della rosa dei calciatori  “…. consente la ragionevole attesa di conseguire gli obiettivi prefissati nel breve/medio periodo e di adempiere agli impegni finanziari assunti”.

La Relazione della Società, inoltre, si presenta dal punto di vista della completezza delle informazioni,  distonica rispetto alle altre due, non riportando, in dettaglio, la situazione attiva e passiva dei primi nove mesi , né evidenziando il relativo trend gestionale ed i necessari commenti.

Particolare attenzione meritano i ” Rapporti con parti correlate”che evidenziano le relazioni con cinque società facenti capo al Presidente erogatrici di servizi amministrativi e di opera alla Società, oltre ai rapporti con altra società calcistica professionistica ( US Salernitana), per un totale di costi  di periodo pari a € 3,2 milioni, concentrati per il 54 % nel servizio di manutenzione del Centro sportivo di Formello.

Ma ciò che colpisce sono gli aspetti  che hanno caratterizzato la gestione nei periodi , sia trimestrale ( pag. 13) che nei primi nove mesi della stagione ( pag. 18) ,relativamente :

·        al costo del personale sia diretto che indiretto ( costi di intermediazione dei diritti dei calciatori) ;

·        alla contrazione della posizione finanziaria ( – 26%) rispetto al 30 giugno 2012 , la cui liquidità è stata assorbita dall’operazione immobiliare ex Cirio;

·        e soprattutto alla stipula ( avvenuta nel mese di aprile) di un mutuo  a quindici anni con l’Istituto di Credito Sportivo  per € 8,1 milioni finalizzato all’acquisto dell’immobile di via Valenziani, già di proprietà della Cirio . Investimento che , comunque, si presenta estraneo ad una gestione caratteristica tipica di una società calcistica.

Il trimestre si chiude con una perdita di € 2,9 milioni , che nei nove mesi aumenta a € 13,7 milioni di euro, prima delle imposte, che nel caso della Lazio ( aumento di crediti per imposte anticipate riferite a perdite fiscali pregresse)  permettono un abbattimento della perdita di circa  € 4,3 milioni.

Comunque, secondo una consueta prassi gestionale,  tale perdita troverà assorbimento nei proventi netti da cessione dei diritti dei calciatori nella prossima campagna che si concluderà il 2 settembre 2013.

                       

                                                           *****************

A completamento dell’Analisi effettuata si ritiene opportuno richiamare l’attenzione sulla importante iniziativa che, in campo europeo, sta portando avanti  l’Avv. Dupont (che nel 1995 fu protagonista celebre sentenza Bosman)  in merito al fair play finanziario imposto dall’UEFA,   la cui regolamentazione violerebbe la normativa UE sulla concorrenza. 

Su tale problematica si riporta , in calce, l’attenta disamina effettuata dall’Avv. Rossetti, Responsabile dell’Area Giuridico-Legale di Federsupporter.

Al di là della presente Nota e delle considerazioni formulate in tema di proposte di  cambiamento nel mondo del calcio,  strutturali e innovative, deve tenersi presente che, perché il  cambiamento sia reale,  deve rispettare la dignità  e gli interessi/diritti  dei destinatari che, come più volte sottolineato, sono coloro che, direttamente ed  indirettamente, lo finanziano: i sostenitori.

Roma 10 giugno 2013

Alfredo Parisi

                                                                                                                                                                                                         Il fair play finanziario dinanzi agli Organi della Giustizia Europea.

Su “Il Messaggero” del 7 maggio scorso è comparso un articolo recante la notizia che l’Avvocato belga Jean Luis Dupont, su incarico di un Agente belga di calciatori, si appresterebbe a portare all’esame degli Organi di Giustizia Europea la regolamentazione Uefa in materia di così detto “fair play finanziario”.

Secondo l’Avv. Dupont, lo stesso che nel 1995 fu protagonista della vertenza che portò all’ormai celebre sentenza Bosman, la regolamentazione in oggetto violerebbe la normativa UE sulla concorrenza.

In particolare, la tesi sostenuta dal sunnominato legale è che risulti violata quella norma che dichiara incompatibili con il mercato interno dell’Unione e vietati tutti quegli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del suddetto mercato.

Ciò premesso, nella lettera-esposto di Federsupporter del 3 maggio scorso al neo Ministro del Lavoro, Prof. Enrico Giovannini, avente lo scopo di richiamare l’attenzione del Ministro sull’attività svolta dagli Agenti dei calciatori (la lettera è consultabile sul sito www.federsupporter.it), si sottolineava, per inciso, come la normativa comunitaria facesse fortemente dubitare della legittimità della regolamentazione Uefa sul fair play finanziario.

A questo proposito, occorre tenere presente che le società di calcio professionistiche sono, in base alle norme UE, a tutti gli effetti, imprese e che l’attività da esse svolta è un’attività economica.

Ne consegue che la giurisprudenza europea ha stabilito che le norme sportive, pur non essendo lo sport assimilabile, in tutto e per tutto, a un normale settore dell’economia, devono rispettare il diritto comunitario in materia di concorrenza.

La medesima giurisprudenza ha sancito che, per aversi un accordo o un’intesa fra imprese, non è necessario né che tali accordo o intesa siano redatti in forma scritta né che siano vincolanti ai sensi del diritto interno, essendo sufficiente anche un semplice gentleman’s agreement, purchè risulti che le parti abbiano espresso la loro comune volontà di comportarsi sul mercato in un certo modo.

In particolare, proprio alla luce di tale principio, gli Organi di Giustizia Europea, con riferimento alla regolamentazione FIFA dell’attività degli Agenti dei calciatori, nello stabilire nel 2005 che detta regolamentazione deve considerarsi un accordo tra imprese, hanno affermato che la regolamentazione di un’attività economica, non strettamente attinente alla libertà di organizzazione interna delle associazioni sportive, non può essere disciplinata “da parte di un organismo di diritto che non ha ricevuto nessuna delega in tal senso dall’autorità pubblica, come appunto è la FIFA”, che la stessa regolamentazione non può essere ritenuta “compatibile con il diritto comunitario, visto che è questione segnatamente di rispettare libertà civili ed economiche” e che, dunque, “una regolamentazione siffatta, che disciplina un’attività economica toccando libertà fondamentali compete in linea di principio alle autorità pubbliche” (c.f.r. Tribunale Europeo di primo grado, 26 gennaio 2005, PIAU, causa T-193/02).

Naturalmente, a maggior ragione, i principi sopra riportati vanno estesi alle regolamentazioni adottate dall’Uefa.

Non vi è dubbio, quindi, che il fair play finanziario ha natura di accordo tra imprese e che, come tale, può essere vagliato in sede europea onde verificare se esso violi oppure no il divieto di provocare un pregiudizio al commercio tra gli Stati membri o abbia l’effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno di detti Stati.

Ed è quello che, a quanto pare, si accinge a fare l’Avv. Dupont.

Non è certamente questo né il momento né è questa la sede per anticipare l’esito delle eventuali decisioni degli Organi di Giustizia Europea.

Tuttavia, può essere utile riepilogare di seguito, in linea generale e astratta, alcuni principi e parametri cui, finora, tali Organi si sono attenuti nelle loro pronunce.

Fra tali principi e parametri, quello di autonomia e libertà di ciascun operatore sul mercato di determinare la condotta che egli intende perseguire, essendo rigorosamente vietato “che fra gli operatori stessi abbiano luogo contatti diretti o indiretti aventi lo scopo o l’effetto di influire sul comportamento tenuto sul mercato da un concorrente attuale o potenziale” (Corte di Giustizia Europea, 16 dicembre 1975, SUIKEL UNIE).

Il principio per il quale il pregiudizio alla concorrenza che un accordo tra imprese è in grado di procurare va valutato, allorché non si possa dimostrare che esso ha per oggetto quello di restringere la concorrenza stessa, “in base ad un complesso di elementi obiettivi di diritto o di fatto” che rendano anche solo probabile “che esso è atto ad esercitare un’influenza diretta o indiretta, attuale o potenziale sugli scambi tra Stati membri in modo che possa nuocere al conseguimento degli scopi di un mercato unico fra Stati” (Corte di Giustizia Europea, 9 luglio 1969, VOLK, causa 5/69).

Aggiungasi che l’art. 101, paragrafo 1, del Testo sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), in un elenco esemplificativo di accordi o intese vietate, riporta quelli che comportino la limitazione o il controllo degli investimenti.

Laddove il fair play finanziario, sia pure a regime dalla stagione sportiva 2019-2020 (dalla prossima stagione 2013-2014 lo sbilancio tollerato sarà al massimo del 45% sul bilancio relativo alla stagione 2012-2013), impone il pareggio di bilancio, proibendo alle società di indebitarsi per investimenti diversi da quelli in impianti sportivi e/o nei vivai giovanili, consentendo solo di far ricorso ad aumenti di capitale o a versamenti a fondo perduto del socio o dei soci di riferimento o del gruppo cui le società stesse facciano parte.

Divieto ed obbligo che possono limitare l’autonomia e la libertà di ciascun operatore economico di determinare la condotta che egli intende perseguire e che possono comportare una limitazione o un controllo degli investimenti.

D’altronde, se è vero che l’indebitamento per investimenti in impianti e nei vivai giovanili può accrescere la competitività di una società di calcio, altrettanto vero è che anche l’indebitamento per investimenti nell’acquisizione delle prestazioni di calciatori, manager, staff tecnico di qualità può accrescere tale competitività.

Valga, al riguardo, quanto scritto nella Relazione al Bilancio della Juventus al 30 giugno 2012 e, cioè: “il conseguimento dei risultati sportivi ed economici dipende dalla capacità di attrarre e trattenere manager, giocatori e staff tecnico di qualità e, pertanto, comporta il pagamento di stipendi in linea con quelli dei principali concorrenti in Italia ed in Europa. L’incapacità di trattenere le “key person” potrebbe avere un impatto negativo sull’effettiva capacità di gestione e sulle prospettive di crescita della Società”.

Nè l’indebitamento costituisce, di per sé, manifestazione di uno stato di insolvenza, consistendo quest’ultima, almeno secondo il nostro ordinamento, nella reiterata incapacità dell’imprenditore di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni: capacità che può essere assicurata, oltre che dalla redditività dell’impresa, anche dalla possibilità di ricorrere al credito a condizioni normali.

Quanto sopra al di là di pur ottime intenzioni, quale quella di “riportare stabilità e un senso economico comune nel calcio” (così il Presidente UEFA, Platini, il 22 maggio 2010).

Non sarebbe, però, il primo caso in cui le intenzioni non si traducono in soluzioni conformi e adeguate alle intenzioni medesime.

Non si vorrebbe, infatti, che l’effetto, sia pure potenziale ed involontario, fosse quello di cristallizzare ed ingessare il mondo del calcio a livello europeo, non promuovendo maggiore competizione e competitività, bensì, al contrario, conservando lo status quo.

Certo il ricorso all’indebitamento è un fattore di rischio per l’impresa, ma, quando sia accortamente praticato, può essere anche un fattore di promozione e sviluppo dell’impresa stessa, accrescendone la capacità di competere con imprese concorrenti.

D’altra parte, come si sta verificando nell’ambito delle politiche economiche europee degli Stati membri, a chi crede in uno stretto, rigoroso ed inflessibile vincolo di tendenziale pareggio dei bilanci, si contrappone chi, allo scopo di consentire sviluppo e crescita, crede che è necessario consentire una, sia pur prudente e controllata, politica di indebitamento.

Avv. Massimo Rossetti .

                                                                                                         

                                                                                                                          

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