Non si comprenderebbero, altrimenti, prese di posizione, anche recenti, di esponenti apicali del suddetto sistema. Al riguardo, è illuminante una dichiarazione rilasciata dal Presidente della FIGC, Rag. Tavecchio. Quel Presidente al quale la FIFA ha esteso, nel proprio ambito, l’inibizione di sei mesi comminatagli dall’UEFA, anzi con essa patteggiata, per la famosa “ frase infelice” sui “ mangia banane” che, invece, il Procuratore federale presso la FIGC, dr. Palazzi, aveva qualificato come irrilevante sul piano disciplinare, sia “sotto il profilo soggettivo che oggettivo”. Presidente che ha parlato di “ scissione” dal CONI ed al quale ha fatto immediatamente eco il Consigliere federale, suo “ grande elettore”, dr. Lotito, che ha parlato di “ estromissione” del calcio dal CONI. “Scissione” e “estromissione” motivate dal fatto che lo stesso CONI, sulla base dell’applicazione di parametri meritocratici che tengono conto dei risultati sportivi conseguiti dalle singole Federazioni, ha ridotto i contributi pubblici alla FIGC di 22,5 milioni di euro, portandoli a 39.933.00 euro, che, comunque, anche a seguito di tale riduzione, rimangono di gran lunga i più alti erogati in Europa a Federazioni calcistiche e che sono di ben 7/8 volte superiori a quelli riconosciuti (€ 6.116.730) alla Federazione di Atletica Leggera , che più riceve dopo la FIGC . Quel mondo del calcio che aveva avuto l’impudenza di chiedere al Governo sconti fiscali e che aveva energicamente protestato perché nel decreto legge, così detto “antiviolenza”, poi convertito in legge, si è imposto alle società calcistiche un contributo, complessivamente modesto, che và dall’1% al 3 % sugli incassi da biglietteria, a titolo di concorso agli oneri, cospicui e crescenti, che lo Stato sopporta per garantire l’ordine e la sicurezza in occasione di manifestazioni sportive, in specie calcistiche. Sempre quel mondo del calcio che oggi minaccia la serrata perché l’Agenzia delle Entrate “ osa” fare accertamenti su taluni club con lo scopo di scoprire eventuali false attività dilettantistiche ed eventuali attività commerciali mascherate come “ no profit”: quasi che tutti gli altri contribuenti non fossero soggetti e non subissero penetranti accertamenti fiscali. Un calcio che si dice “ oppresso” dal Fisco, ma che finge di ignorare che gran parte del gettito tributario nazionale, in tutte le sue variegate e molteplici forme, è a carico di lavoratori dipendenti e pensionati e che, oltre il 50% del prelievo tributario che grava sulle società calcistiche, è costituito da imposte che le stesse società pagano in sostituzione dei calciatori: unici, fra i lavoratori dipendenti di questo Paese, che si fanno pagare le imposte personali dai propri datori di lavoro.
Pratica che la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, fin dal 1987( sentenza n. 5652 del 26.06.1987), ha definito illecita, poiché contrastante con l’art. 53 della Costituzione, secondo cui, in ossequio alla personalità e progressività dell’imposta, questa non può essere assunta a carico di altri soggetti. Aggiungasi i compensi, spesso di notevole entità, che i club corrispondono agli Agenti dei calciatori o a società estere, per lo più, “scatole vuote”, magari site in Paesi o “ paradisi fiscali” o con fiscalità di vantaggio. Compensi erogati ai più vari titoli, ma che si prestano a mascherare pagamenti che dovrebbero spettare ai calciatori e che, in tal modo, sfuggono ad imposizione Irpef ed Iva o, peggio, che si prestano, mediante sovrafatturazioni, alla costituzione di fondi neri esterovestiti. Sull’argomento, vedasi, in particolare, “The Ecomics and Legal Aspects of Transfers of players” del gennaio 2013 della “ KEA European Affairs, The Center for the law and economics of sport” che, in tema di trasparenza dei trasferimenti dei calciatori, con riferimento alle triangolazioni commerciali tra società, calciatori ed agenti di questi ultimi, evidenziava l’esistenza di fenomeni di corruzione, riciclaggio, evasione fiscale, pagamenti in nero, indebiti arricchimenti. La Corte di Cassazione, inoltre, Sezione Tributaria, con sentenza n. 4937 dell’ 11 .11.2009, sempre con riferimento alle triangolazioni di cui sopra, sottolineava come esse si prestino a consentire “ complessi meccanismi simulatori e interpositivi”. Ciò premesso, la ventilata ipotesi di “ scissione” o “ estromissione” dal CONI, formulata, peraltro, non da soggetti qualsiasi, bensì dal Presidente e da un più che autorevole Consigliere della FIGC, appare talmente surreale da risultare frutto, più che di meditate riflessioni, di deliri di onnipotenza. Basti pensare che il CONI, sia per l’ordinamento statale sia per quello sportivo, nazionale ed internazionale, è l’Ente pubblico sovraordinato a tutta l’organizzazione sportiva italiana, come tale riconosciuto dal CIO; quest’ultimo, a propria volta, riconosciuto dall’ONU come “ Guida del movimento olimpico” con, altresì, formale riconoscimento della Carta Olimpica. Come si può, quindi, agevolmente constatare, la FIGC non può esistere, né a livello nazionale né internazionale, al di fuori del CONI e, pertanto, non ha alcun senso ipotizzare “scissioni “ o”estromissioni” dal medesimo CONI. Quanto al derby romano degli stadi, evocato da recenti dichiarazioni dell’azionista di riferimento e Presidente del Consiglio di gestione della SS Lazio spa, nonché Consigliere federale, dr. Lotito, anche in questo caso si tratta di una questione immaginaria. Al di là del fatto che il progetto di uno stadio presentato dalla AS Roma spa ed in corso di esame da parte delle Autorità competenti abbia suscitato e stia suscitando dubbi, sotto vari profili, circa la sua fattibilità nel rispetto di tutte le normative vigenti, non si può, tuttavia, paragonare un progetto già elaborato, presentato ed in corso di esame, con un progetto, allo stato, inesistente, mai presentato e mai sottoposto ad esame. E il paragone è impietoso per chi ha inteso ed intende proporlo, poiché, mentre coloro i quali detengono il controllo della AS Roma spa hanno impiegato poco più di un anno per elaborare e presentare il loro progetto, chi detiene il controllo della SS Lazio da oltre dieci anni ha, almeno finora, soltanto parlato di un progetto, senza, però, averlo predisposto e presentato all’esame delle Autorità competenti. Ritardo del tutto ingiustificato alla luce della sicurezza sempre manifestata dall’azionista di riferimento e Presidente della suddetta Società circa la fattibilità di quanto divisato nel rispetto delle normative vigenti. Sicurezza di cui la mancata presentazione del progetto rende lecito legittimamente dubitare, così come non giova certamente al prestigio della SS Lazio attendere l’esito del progetto della AS Roma, onde poter eventualmente presentare il proprio, dando così a vedere e credere che ci si voglia avvalere della forza della seconda, ritenendo di disporre di una forza inferiore.
Che, poi, il progetto del dr. Lotito, più volte illustrato, ma, lo ripeto, mai finora ufficialmente presentato nelle sedi competenti, sia privo di interessi speculativi lascia alquanto interdetti. Premesso, infatti, che, per una impresa e per un imprenditore, tali intenti, di per sé, non hanno alcun connotato negativo, purchè, naturalmente, conformi alla legge, non può, però, negarsi che il progetto in questione, secondo dati forniti da LegaAmbiente e mai smentiti, oltre allo stadio vero e proprio ed agli impianti sportivi ad esso connessi, prevederebbe la realizzazione di circa 1.500 appartamenti per 700.000 metri cubi, equivalenti a circa 5/6.000 abitanti ( secondo altre stime a circa 20.000 abitanti), oltre a centri commerciali, ristoranti ed alberghi, con un incremento di valore dei terreni, di proprietà del dr. Lotito, sui quali i nuovi insediamenti verrebbero costruiti, pari, considerando solo la parte residenziale, a 25 volte il valore iniziale e, cioè, pari a 1 miliardo di euro rispetto agli attuali 150 milioni di euro. Non può, perciò, negarsi che la “ polpa” del progetto sia rappresentata, non solo e non tanto dal nuovo stadio e dagli impianti sportivi ad esso annessi, quanto, soprattutto, dalla realizzazione di un insediamento residenziale e commerciale corrispondente ad una cittadina o “ cittadella” che dir si voglia. Dulcis in fundo, la “deregulation”, invocata per l’attività degli Agenti dei calciatori. Il dr. Lotito, afferma perentoriamente che egli porterà “ in Consiglio federale la deregulation dei procuratori. Per cui non ci sarà più l’albo dei procuratori. Perché lì c’è molta ambiguità economica nel passaggio tra i procuratori, e questo è nato proprio da alcune norme che avevamo nel nostro sistema. Nel momento in cui c’è la deregulation, viene meno il diritto prioritario che un calciatore ha nei confronti del suo procuratore. Diciamo che c’è stata in passato una connivenza tra club, procuratori e calciatori: Un pout pourrì che ha determinato una forma di consociativismo; io non sono per il consociativismo, sono per la condivisione. Oggi i calciatori hanno un procuratore, che è registrato, e dal quale non si possono muovere. Sono schiavi ? Diciamo sono condizionati. Allora nel momento in cui tu hai la deregulation, ognuno si prende chi vuole, nel momento che vuole, e se lo vuole, a quel punto viene meno il potere contrattuale del procuratore. Se hanno coperto tanti affari ambigui in questi anni ? Questo non lo so perché sono cose che non mi appartengono e non mi riguardano”( da intervista rilasciata a Radio 24 del 3 novembre scorso e che ricorda vagamente la famosa lettera dei fratelli Caponi nel film “ Totò, Peppino e la malafemmina”). Più volte, come chi ha la voglia e la pazienza di seguire l’attività e le iniziative di Federsupporter ben sa, a parte le considerazioni già svolte in precedenza circa le triangolazioni commerciali tra società, calciatori ed Agenti di questi ultimi, l’Associazione ha avuto modo di occuparsi dell’attività dei suddetti Agenti, per cui non resta che riportarmi a tutte le analisi e considerazioni sul piano sportivo, civilistico e tributario già svolte e consultabili sul sito ( www.federsupporter.it). In questa sede, pertanto, mi limito a qualche, doverosa precisazione. Il dr. Lotito, che si dichiara assolutamente estraneo a quelli che egli definisce “ affari ambigui” coperti dai procuratori di calciatori e che si dichiara contrario a forme di consociativismo, venne deferito il 21 febbraio 2012 dal Procuratore federale alla Commissione Disciplinare Nazionale, per plurime violazioni del Codice di Giustizia Sportiva nonché del Regolamento Agenti dei calciatori, in relazione ai compensi corrisposti ad alcune società straniere per l’acquisizione delle prestazioni dei calciatori Zarate e Cruz. Più precisamente, tale deferimento avvenne su segnalazione della CO.VI.SOC. che aveva rilevato come “ spropositati” i suddetti compensi ( 14.950.000 euro per Zarate, a fronte di un costo di acquisizione di 20.200.000 euro e di 2.250.000 euro, a fronte dell’acquisizione, a parametro zero, poiché svincolato, per Cruz) . La CO. VI. SOC. aveva anche rilevato che, nel caso di Zarate, i compensi erano stati erogati ad una società inglese senza l’utilizzazione dei moduli predisposti dalla Commissione Agenti della FIGC e che, nel caso di Cruz, il legale rappresentante della società olandese, alla quale erano stati corrisposti i relativi compensi, non era un Agente FIFA. La Commissione Disciplinare Nazionale il 19 aprile 2012 sanzionò il dr. Lotito con dieci mesi di inibizione, poi ridotti, in secondo grado, il 7 giugno 2012, dalla Corte di Giustizia Federale a due mesi. Quanto alla così detta “ deregulation”, è appena il caso di osservare che l’attuale disciplina dell’attività degli Agenti dei calciatori e della correlativa attività delle società calcistiche e dei calciatori stessi è compiutamente regolata, in ogni suo aspetto, da una normativa FIGC che recepisce obbligatoriamente quanto stabilito in materia dalle normative UEFA e FIFA. Ne consegue che l’auspicata “ deregulation” potrebbe essere attuata dalla FIGC solo dopo che fosse stata attuata dall’UEFA e dalla FIFA stesse. Evidentemente chi parla e si rifà alle “regole” mostra di non conoscerle e ora, come ha fatto in passato violandole, vorrebbe eliminarle, secondo il principio “ ex facto oritur jus” ( dal fatto nasce il diritto) o, più prosaicamente, “ ex commodis meis oritur jus” ( dai miei comodi nasce il diritto). Per concludere, sempre a proposito di forme di “ deregulation” ,quest’ultima intanto è stata già attuata dalla SS Lazio per quanto concerne il prezzo dei biglietti. Infatti, in previsione della prossima partita di cartello Lazio-Juventus, la sunnominata Società ha pensato bene di incrementare di ben il 130% tale prezzo, soprattutto relativamente ai posti più popolari dello stadio. Decisione, poi, parzialmente rientrata a seguito di una forte protesta dei tifosi che avevano minacciato di disertare la partita e che, evidentemente, nell’occasione, si sono ricordati di essere anche consumatori, non meritevoli di essere presi per il collo o per qualche altra parte corporea.
Avv. Massimo Rossetti.










