Quale storico conoscitore del mondo calcistico, quali sono le principali differenze tra il mondo del calcio del passato e quello odierno ?

 

Il mondo odierno è solo business nel quale si è inserito un business ancora più brutto: le scommesse.

Ai miei tempi  non nego che ci poteva essere una sorta di “ amicicizia”  tra calciatori : oggi  ti faccio un favore, domani me lo fai tu !

Oggi invece  il calcio è subdolo: non sono più sicuro se un errore di un calciatore è dovuto a inesperienza, sbaglio casuale o è volontario e questo mi lascia molto perplesso.

 

In particolare, quali differenze rileva tra i proprietari ed i dirigenti di società calcistiche da Lei  conosciuti ed i proprietari/dirigenti di oggi ?

 

Oggi il calcio non è più legato ai “pater familias” , non è più il calcio dei  Lenzini, dei Viola, dei Sensi e di altri Presidenti come Rozzi dell’Ascoli  o come il compianto Corioni del Brescia che facevano la fortuna delle squadre, pagando di tasca propria. E’ un calcio dove domina il business  che ha introdotto nuovi  scenari e nuovi attori  e ciò presenta i suoi pro ed i suoi contro.

La differenza  nel calcio, dove ho militato da calciatore professionista  e da dirigente, ormai la fanno i diritti televisivi  che hanno sconvolto quello che era il normale andamento di una volta.

Il  confronto con quello che guadagnavamo noi è, oggi,  improponibile. Sarei un bugiardo se dicessi che non eravamo dei privilegiati rispetto ai nostri coetanei, ma, certamente, non ci mettevamo a posto per una vita con i milioni che, invece,  si guadagnano oggi.

 

 

Condivide oppure no le parole del Presidente del CONI  Malagò   secondo il quale il calcio è delegittimato da chi lo rappresenta  ?

Sono pienamente d’accordo con l’affermazione del Presidente Malagò, ma aggiungo che in Italia non è delegittimato solo il calcio: se continua questo andamento nella società i delegittimati siamo noi tutti .

 

Ritiene che il calcio odierno, che pone al centro il  business,  releghi in secondo ordine  l’amore e la passione dei tifosi?

 

I tifosi sono sempre gli stessi. Il tifo non è cambiato: è sempre passione, a volte anche esagerata. Ma oggi si è introdotto un nuovo tipo di tifo : il tifo standardizzato, quello fatto da frange di tifosi  che tifano per professione.

E certamente non è un fenomeno bello !

 

 

Secondo Lei i sempre più frequenti fenomeni corruttivi nel mondo del calcio sono , in qualche modo, legati al prevalere del business rispetto all’amore ed alla passione ?

 

Il calcio vero è quello che si fa per passione. Ma oggi il calcio è solo un  business  che permette di fare soldi con facilità . Questa facilità tenta chiunque  e non è facile resistere a questa opportunità.  Vivo nel calcio da una vita ed ho visto  l’evoluzione del calcio. Quando si perde il senso di appartenenza, di bandiera, della voglia di vincere,  si perde l’essenza del calcio. Oggi non ci sono più bandiere: prima avevamo gli stessi giocatori  che militavano in una squadra , anche per anni, giocatori che diventavano idoli. Oggi siamo al paradosso che a gennaio il giocatore va in un’altra squadra . Non facciamo più in tempo ad appassionarci.

Ecco perché ho nel cuore Francesco Totti, una delle poche vere bandiere rimaste nel calcio.

Ma il calcio è cambiato , anche se è sempre sport, cioè allenamento, impegno ma è ormai più uno spettacolo da circo.

 

Qual è la Sua opinione sulla lotta al doping nel calcio e più in generale nello sport ?

 

Prima di laurearmi in medicina  mi sono laureato in chimica  e farmacia ed ho fatto il ricercatore in campo farmaceutico: so, quindi, cosa è un farmaco:

Se fossi uno che comanda ridurrei la farmacopea a 20 pagine perché il farmaco deve essere un rimedio che funziona con certezza; e sui sintomi di una patologia e solo su quelli !

Quando sono invitato nelle scuole a spiegare  ai bambini cosa è il doping, e questa attività di volontariato mi porta  in giro per tutto il Lazio,  rimango esterrefatto  quando ai ragazzi di 2.a o 3.a media chiedo : “ per fare bella figura lo faresti il doping?”  e mi sento rispondere di si !

Il doping dovrebbe essere proibito  in modo drastico:  quando un atleta viene  sorpreso  ad ingerire sostanze proibite per migliorare le sue prestazioni sportive, dovrebbe essere squalificato non “ a tempo” ma “a vita”.

Infatti, doping significa prendere in giro prima di tutto  se stessi , è un tradimento verso di sé.

Il doping si può interrompere in tre maniere che sono, peraltro,  gli elementi base dell’attività sportiva:

a)      alimentazione , che sta al corpo umano come la benzina sta all’auto e così ,come una macchina,  anche il corpo umano ha bisogno dei suoi “ pit stop”;

b)      allenamento : , quando giocavo , l’allenatore mi diceva  se la partita dura un’ora e mezza devi allenarti per almeno  due ore altrimenti non finisci la gara;

c)      riposo : bisogna far capire all’atleta che è un soggetto baciato dalla fortuna  e che, quindi, per mantenersi qualche sacrificio va fatto. La sera a letto tra le 22 e le 23  e la mattina ci si alza alle 8.

Se si rispetta questa triade non c’è bisogno di doping. E a quel punto entrano in gioco i geni del campione !

Il doping è, come ho detto, un prendere in giro se stessi, poi l’avversario ed infine il pubblico: è la morte del tifo! 

Dunque, le regole vanno rispettate e vanno anche rincarate le pene. Il buonismo lo paragono all’anarchia: chi è stato allevato nel buonismo, in genere, diventa “anarchico” .

 

 

Ernesto Alicicco è  nato a Roma il 7 novembre 1934.

Negli anni ’50 gioca come portiere con la Lazio Riserve. Nel 1953/54 gioca con lo Spoleto. Nel 1954 passa alla Turris. L’anno successivo va al Sora e in seguito gioca con la Tivoli. Nel 1958/59 è in organico al Chieti in Serie C. Nel 1959-60 gioca nel Siena insieme a Carlo Mazzone.

Si ritira dal calcio professionistico per assolvere i doveri militari come sottotenente istruttore alla Scuola di Sanità Militare di Firenze

Negli anni ’70 fu assistente di Renato Ziaco alla Lazio. Durante il ritiro precampionato post-scudetto del 1974, giocò molte partite come portiere.

Nel 7 passò, nel ruolo di Responsabile sanitario alla Roma, dove rimase fino al 2001 .

E’ stato anche medico del Brescia e, in alcune occasioni, della Nazionale under 21,oltrechè della Nazionale Femminile, con la quale vince un “Mundialito”, con Amadei come Commissario Tecnico.

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