Cominciamo dalla improvvisa trasformazione dell’attuale Presidente della FIGC, Tavecchio, da soggetto “ inadeguato” in un “ conoscitore e percettore della macchina amministrativa molto superiore costituente, insieme con il Direttore Generale della stessa FIGC, Uva, un ticket che può dare le migliori garanzie per assicurare quelle riforme di cui il calcio italiano ha bisogno”.
E, soprattutto, “ Tavecchio peraltro ha espresso con atti concreti la volontà di smarcarsi da tutor invasivi” .
Da chi provengono questi giudizi ? Nientemeno che dal Presidente della Juventus, Andrea Agnelli, il quale, come noto, era stato, almeno fino ad oggi, uno dei più strenui oppositori di Tavecchio.
Ciò che più colpisce è, quale specifico “ merito” attribuito a Tavecchio, quello di “ essersi smarcato da tutor invasivi”.
Quali sarebbero questi “ tutor” ? L’Autore dell’articolo su “La Gazzetta dello Sport” del 26 ottobre, che riporta le dichiarazioni di Agnelli, lo individua nel Consigliere e membro del Comitato di Presidenza federale, Claudio Lotito.
Vale a dire colui che, notoriamente, è stato ed è considerato il “Grande Elettore” e il più fidato e
fedele partner del Presidente della FIGC.
Sarebbe, pertanto,interessante sapere se Tavecchio conferma oppure no la sua reale volontà, come affermato da Agnelli, di “ smarcarsi da tutor invasivi” e, in particolare, se, fra tali tutor, rientra anche il dr. Lotito.
Senza dimenticare che Tavecchio, chiamato in causa da alcuni articoli pubblicati, giorni or sono, sul quotidiano “La Verità”, relativamente a vicende assicurative all’epoca in cui era Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, sarebbe stato richiesto, secondo il predetto quotidiano, dal Presidente del CONI, Malagò, di presentare una relazione scritta su tali vicende.
Il cambiamento di opinioni di Agnelli dimostra, ove pure se ne possa ancora dubitare, come il nostro calcio sia diventato un mondo dominato da interessi puramente affaristici e che poco o nulla ha da spartire con i così detti “valori” e con la dimensione sociale, educativa, popolare dello sport, così come solennemente sancito dall’ordinamento del CONI.
Laddove sembra che l’unico “ valore”possa ravvisarsi nel classico “ con Franza o con Spagna purchè se magna”. Principio, in nome del quale, evidentemente,si fanno e disfano alleanze, giudizi e amicizie.
Un altro paradosso è rappresentato da alcune dichiarazioni del Presidente del CONI, Malagò, nonché della Presidente, Daniela Stradiotto, dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive.
Più precisamente ( cfr “La Gazzetta dello Sport “ del 27 ottobre scorso), con riferimento alle barriere nelle Curve dello Stadio Olimpico di Roma, il dr. Malagò avrebbe detto : “Mi risulta che siamo abbastanza vicini a trovare la soluzione. E’ parecchie settimane che se ne parla, mi auguro si trovi a breve. Non sono io a poterlo e doverlo dire ( ndr. ma allora perché lo dice ? ), ma è un dato di fatto che, al di là dei pochi spettatori presenti allo Stadio, non solo non c’è stato un incidente, ma neppure un mezzo problema, dentro e fuori dall’impianto. E nella vita quando tu dimostri di essere serio, capace e perbene, meriti anche di avere fiducia”.
Parole sacrosante, anche se, a mio avviso, tardive e che, a proposito di “ serietà” , non possono non far dubitare del fatto che tale principio abbia presieduto alla decisione delle misure che, oggi, il Presidente del CONI annuncia di imminente rimozione.
Misure cui , è bene ricordarlo, il CONI, così come le società interessate , Lazio e Roma, non solo non si erano mai opposti, ma erano state da essi condivise.
Verrebbe da dire meglio tardi che mai.
Tuttavia, alle rassicuranti parole del dr. Malagò, fanno da contrappunto quelle , pure riferite dal suddetto articolo, della Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, d.ssa Daniela Stradiotto.
Quest’ultima, infatti, avrebbe dichiarato : “ Con Roma e Lazio si sta facendo un percorso (quale ? ndr ) che va al di là del superamento delle zone franche, dove accadeva di tutto, anche lo spaccio ( ndr. evidentemente la d.ssa Stradiotto fa proprio l’enunciato del dr. Lotito “ La curva covo di spacciatori e protettori”). Quando ci sarà la prova dell’acquisito percorso di maturità sotto l’aspetto della legalità, le barriere verranno abbassate Di fatto ci sarà sempre una divisione perché le vie di fuga non potranno essere occupate e ognuno dovrà sedersi nel posto assegnato”.
Dunque, se non una smentita totale di quanto affermato dal Presidente del CONI, poco ci manca.
Altro che rimozione delle barriere ! Queste ultime saranno solo, forse, “ abbassate” .
Si vorrebbe, poi, al di là di generiche e fumose parole, conoscere in che cosa consistano in concreto i “ percorsi di maturità” e come e quando terminerà l’esame e la valutazione di tale maturità.
A mia volta, mi permetto sommessamente di ricordare che i tifosi, anche quelli abituali frequentatori delle Curve, sono, fino a prova contraria, cittadini “ optimo iure” e, nella specie, consumatori di spettacoli sportivi ai quali ed agli Enti esponenziali dei loro diritti ed interessi collettivi, quale è Federsupporter, competono, per legge ( Codice del Consumo), specifici diritti che anche le Istituzioni, sia sportive sia statali, sono tenute a rispettare.
Ricordo, altresì, che nel nostro ordinamento e in quello comunitario vige il principio di responsabilità personale, sia penale sia amministrativa, dovendosi, pertanto, escludere la legittimità di qualsiasi forma e provvedimento basati sul principio della responsabilità collettiva determinata dall’appartenenza a specifiche collettività, così come, da ultimo, sancito dalla Cassazione ( sentenza III Sezione Penale, n. 222666 del 3 febbraio/27 maggio 2016), che ha definito il Daspo collettivo una norma caratteristica di una “ legislazione compulsiva, retaggio di trascorse, e non illuminate, epoche storiche e giuridiche”, nonché evocante “ la logica di un tipo normativo elaborato dalla dottrina nazional-socialista tedesca”.
Sarebbe anche il caso che venisse spiegato dalla sunnominata Presidente come e con chi intenda realizzare quel “ dialogo con i tifosi” e “ l’obiettivo di avere stadi non silenziosi, poiché il tifo regala emozioni”: dialogo ed obiettivo dichiarati in una intervista del 4 settembre scorso.
Quel dialogo formalmente richiestole da Federsupporter con lettera del 9 settembre scorso rimasta, a tutt’oggi, priva del benché minimo cenno di riscontro.
Si vorrebbe anche comprendere come si possa avere stadi non silenziosi e un tifo che regali emozioni mediante la desertificazione degli stadi stessi, come avvenuto ed avviene per lo Stadio Olimpico di Roma, avendo sempre ignorato la proposta, più volte avanzata da Federsupporter, di creare “ Standing Area” , riservate al tifo più appassionato, sul modello, positivamente sperimentato da anni in Germania ( il Bayern Monaco nel proprio stadio, Allianz Arena, con circa 70.000 posti, ne riserva circa 20.000 ai propri tifosi più caldi, i quali possono seguire le partite in piedi, esibendo bandiere, striscioni , scenografie e utilizzando strumenti acustici e a percussione).
Evidentemente è ritenuto più facile ed utile proibire e segregare indiscriminatamente, piuttosto che copiare esempi positivi.
Non si vorrebbe, insomma, dover pervenire alla conclusione, ammesso che non ci si sia già pervenuti, secondo cui “ il malato è guarito perché è morto”.
Neppure militano a favore di un esito ragionevole e positivo della vicenda, misure, quale quella di aver proibito il parcheggio in aree prossime allo Stadio Olimpico, essendo tale parcheggio consentito solo in aree distanti circa 2-3 km dallo Stadio stesso.
Le restrizioni nascono da una Determinazione assunta dalla Polizia locale di Roma Capitale il 16 agosto scorso, operante dal successivo 20 agosto.
Con riferimento alle proteste sollevate dai tifosi in ordine a tali restrizioni, il Vice Comandante della Polizia locale, Raffaella Modafferi, in una sua intervista, ha affermato che “ Lo studio che è stato fatto per la questione stadio è stato fatto per mandare i tifosi allo stadio con i mezzi pubblici…. Non è vero che non si può parcheggiare intorno allo stadio. Si può parcheggiare anche sul Lungotevere. E’ evidente che prima si arriva e più facile è trovare parcheggio…ad oggi le navette non servono.”.
Peccato, però, che i mezzi pubblici non ci siano e se ci sono non sono adeguati, come, peraltro, più in generale, ben sanno i cittadini romani, anche quelli che allo stadio non ci vanno.
Quanto al fatto che “ prima si arriva e più facile è trovare parcheggio”, mi viene in mente il detto “ Chi prima arriva meglio alloggia”.
Aggiungasi che, interpellato sull’argomento, l’Assessore comunale alla mobilità, Enrico Stefano, in una sua intervista ad una emittente radiofonica, avrebbe dichiarato : “ Queste nuove disposizioni ci sono state ordinate dalla Polizia di Roma. L’obiettivo è far funzionare il servizio taxi e gli autobus, consentire quindi ai tifosi di venire allo stadio con i mezzi pubblici e la bicicletta, rinunciando alla macchina…. Ad oggi non si arriva allo stadio con i mezzi in tranquillità, sono il primo a riconoscerlo. Stiamo cercando di rafforzare il servizio taxi, è una situazione in divenire”.
In conclusione, la Vice Comandante della Polizia di Roma sostiene che i tifosi devono recarsi allo stadio con i mezzi pubblici e che, quindi, le navette non servono, nel contempo, l’Assessore comunale alla mobilità ammette che la mobilità a Roma non funziona e che non si arriva allo stadio con i mezzi pubblici in tranquillità.
Domanda : come fanno i tifosi ad andare allo stadio senza macchina ?
Risposta : usino i taxi o la bicicletta.
Circa l’uso dei taxi, mi sovvengono le parole attribuite alla Regina Maria Antonietta di Francia, la quale alla domanda “ Maestà, il popolo non ha pane”, pare avesse risposto “ Che mangino i croissant”.
Circa l’uso della bicicletta, evidentemente qualcuno immagina che gli abituali frequentatori dello stadio siano composti solo da baldi giovani, donne e uomini, in grado di pedalare energicamente per chilometri, su strade notoriamente pianeggianti e prive di buche, al freddo, sotto le intemperie, anche di notte, in zone che più buie non potrebbero, con buona pace di anziani e minori e delle famiglie.
Come a dire che alla storica figura del “ bersagliere ciclista” si vuole sostituire l’odierna figura del “ tifoso ciclista”.
E’ chiaro che coloro che prendono simili provvedimenti non si sono mai recati allo stadio da persone normali e non sanno nulla del calcio.
E’ così che, come asserito dalla Presidente dell’Osservatorio,si vorrebbe perseguire l’obiettivo di avere stadi non silenziosi e un tifo che regala emozioni ?
Complimenti !
Avv. Massimo Rossetti










