Tra queste condizioni, quelle che, a mio avviso,  risultano  le più significative sono le seguenti.

  1. Il progetto deve essere “ un volano per la rigenerazione urbana”;
  2. 2.      Deve “ minimizzare l’impatto ambientale,  realizzando una cittadella di sport e servizi car free”;
  3. 3.      Deve “ prevedere un incremento significativo di verde pubblico fruibile rispetto alla situazione attuale”;
  4. Deve “ prevedere una consistente revisione del carico insediativo rispetto a quanto prospettato dalla proposta attraverso la riduzione degli indici volumetrici dell’area”;
  5. 5.      Deve, “ alla luce dei pareri espressi dalla Soprintendenza, dal Politecnico e dalla Conferenza di servizi”, ritenersi che “ l’ipotesi di abbattimento dello Stadio Meazza si ritiene superata”;
  6. 6.      Deve, quindi, essere presentata “una proposta specifica in merito alla rifunzionalizzazione del manufatto esistente”;
  7. Il Comune dovrà avere “un ruolo guida relativamente allo sviluppo del progetto “;
  8. 8.      La prosecuzione dell’iter procedimentale del progetto dovrà “ vedere la partecipazione del Consiglio Comunale e della cittadinanza nelle forme più opportune”;
  9. Da ultimo, ma non certo per importanza,  si prevede che tutti i costi di urbanizzazione, primaria e secondaria, nonché, più in generale, tutti i costi per la realizzazione di opere pubbliche e private, comprese quelle per la manutenzione ordinaria e straordinaria di tali opere, gravino in toto sui proponenti.

Non solo, il Sindaco di Milano, Sala, ha dichiarato : “ Il progetto, come oggi, non è un progetto che è accettabile….i volumi che sono stati chiesti sono volumi  non realistici, sono eccessivi… Credo che le società siano consapevoli del fatto che  il piano che ci hanno proposto era un piano troppo a loro favore. Non si  può vedere un singolo aspetto perché sono tanti, e se si arrivasse ad un accordo si arriverà lavorando su più aspetti. Dobbiamo riportare questa proposta un po’ più nell’interesse del Comune” ( cfr. Sole24ore.it del 28 ottobre 2019).

Alla luce di quanto precede, lascio volentieri ad altri valutare se vi siano, oppure no, significative e rilevanti differenze tra l’iter procedimentale relativo al progetto Tor di Valle, seguito sia dalla precedente Amministrazione capitolina, sia da quella attuale,  e l’iter relativo al nuovo stadio di Inter e Milan.

Laddove,  nel primo caso, è chiaro e lampante come l’interesse pubblico sia stato e sia  subordinato a quello privato e, nel secondo caso, viceversa.

Sottolineo, infine ed in particolare, come, mentre ,a Roma, nell’esaminare la possibilità di realizzare n nuovo stadio, non ci si sia minimamente posto  e non ci si ponga il problema di che fine faranno gli stadi, Olimpico e Flaminio, già esistenti e, per quanto riguarda il Flaminio, fatiscente, al contrario, a Milano,  ci si ponga il problema, dirimente, di che fine farà lo stadio Meazza, di cui, comunque,  deve essere garantita la “ rifunzionalizzazione” a beneficio della cittadinanza.

Come non chiedersi, dunque, amaramente, se Roma e MIlano facciano ancora parte dello stesso Paese ? 

Avv. Massimo Rossetti

 

 

 

 

 

                                                                                            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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