Il che conferma, ove pure ce ne fosse ancora bisogno, come sia le Istituzioni e le società calcistiche, sia le Istituzioni statali, considerino i tifosi non come  cittadini e consumatori, destinatari di diritti quali  essi sono , bensì alla stregua di sudditi,  destinatari di divieti ed obblighi, ma non titolari di alcun diritto ed interesse legittimo.

Quanto sopra, nonostante che il Decreto del Ministero dell’Interno  del 1° dicembre 2005, attuativo della Legge 17 ottobre 2005, n. 210, preveda   che dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive (ONMS) faccia parte “ Il rappresentante dell’Organismo di coordinamento nazionale delle tifoserie organizzate dei club professionisti” o, in mancanza, un Rappresentante del tifo organizzato designato dalla FIGC.

Ad oggi, l’unico Ente esponenziale di diritti ed interessi dei tifosi è Federsupporter, come tale, in più occasioni riconosciuta, sia dallo Stesso ONMS, pur non facendone parte, sia da Organismi giuridici come il TAR del Lazio.

Federsupporter, quindi, ritiene di avere pieno titolo e legittimazione per esprimere un proprio qualificato parere in rappresentanza dei tifosi circa la ripresa dell’attività calcistica.

Peraltro, Federsupporter, nella predetta qualità, è un soggetto  che, a differenza di altri, non si trova in nessuna situazione di oggettivo conflitto di interessi, reale o potenziale, in ordine a tale ripresa.

2.Federsupporter e la tutela della salute.

Ciò premesso, ai fini di un parere, secondo scienza e coscienza e scevro da interessi propri di qualsiasi genere, Federsupporter ha, come punto di riferimento, la tutela della salute, bene e diritto costituzionalmente previsto e garantito ( art. 32 Costituzione) e prevalente su qualsiasi altro bene e diritto.

Tutela che deve essere esercitata secondo il principio , di diritto interno e comunitario, di precauzione. Tale principio  richiede, qualora sussista un pericolo per la salute,  l’obbligo  di adottare tutte le misure appropriate per impedire la possibilità di   concretizzarsi.

Al riguardo, la Commissione UE, in una apposita Comunicazione del 2 febbraio 2000, ha previsto che il principio di precauzione deve essere seguito quando gli effetti, potenzialmente pericolosi, di un fenomeno sono stati identificati tramite una valutazione scientifica che, però, non consente di determinare il rischio con sufficiente certezza.

Le misure di prevenzione, attuative del principio di precauzione, devono essere proporzionali  rispetto al livello di protezione che si vuole raggiungere, non discriminatorie, in particolare, per quanto illustrato in seguito, nella loro applicazione, coerenti con misure analoghe già adottate e basate sulla valutazione dei potenziali vantaggi ed oneri.

Quanto alla valutazione del rischio  di contagio e di contagiare per i calciatori professionisti, l’INAIL, in una Tabella recentemente adottata, relativa alla rischiosità dell’attività lavorativa, colloca il rischio  che corrono i calciatori (lavoratori ex legge 91/1981) al più alto livello.

Ne consegue che i calciatori professionisti, nello svolgimento della loro attività, non sono esposti ad un rischio comparabile a quello corso da altri lavoratori.

La principale misura preventiva del suddetto rischio consiste nella frequente effettuazione di tamponi rinofaringei.

A questo proposito, il Presidente del CONI, Malagò, in una sua intervista del 23 aprile scorso, nell’ambito di un articolo di Fulvio Bianchi, nella Rubrica “ SPY CALCIO”, su “La Repubblica”, così si esprimeva: “I tamponi ai calciatori? Non sopporto chi fa invasione di competenze di altri, io evidenzio che ad oggi palesemente c’è un problema nel Paese di tamponi. Se, quando si ricomincia ad allenarsi, escono tutti questi tamponi e le società di calcio, visto che si mettono disposizione, li vogliono regalare alla collettività, se è così ne prendo atto, sarebbe una bellissima cosa. Ma deve succedere che c’è talmente un esubero di tamponi che li regalano, ne prendo atto”

 Tamponi che, invece, secondo l’Autore dell’articolo, non ci sono a sufficienza e men che mai per regalarli, mentre il mondo del calcio dovrebbe fare tantissimi test, ad almeno 1.500 persone.

Bisogna, poi, considerare che l’analisi dei tamponi può essere effettuata solo da strutture pubbliche ( cfr. l’approfondita Relazione  di Alfredo Parisi “ Il medico sportivo, l’organizzazione dei siti  sportivi tra prevenzione e protezione”su www.federsupporter.it).

Circostanza che non consente la creazione, di fatto, di percorsi e corsie preferenziali, riservate al calcio, in specie se ottenibili  in cambio di regali o corrispettivi economici sostitutivi e/o compensativi.

In questo caso, infatti, si verificherebbe che la principale misura di precauzione e prevenzione del contagio, i tamponi, verrebbe applicata in maniera discriminatoria, sulla base di una maggiore potenzialità economica di un settore e di una categoria rispetto ad altri settori e categorie.

A maggior ragione, tenuto conto che non v’è affatto quell’esubero di tamponi di cui  parla il Presidente del CONI e che di  una scala di priorità, circa l’accesso ai tamponi, parla  una Circolare del Ministero della Salute ma a favore di specifiche categorie  quali medici, infermieri, addetti e ospiti di RSA, malati sintomatici, etc.

Scala di priorità che non può essere pretermessa o alterata dalle esigenze specifiche del mondo del calcio, neppure a pagamento;   mondo del calcio che, comunque, è  certamente secondo, dal punto di vista sociale,  rispetto a quelle esigenze  che   motivano e giustificano l’applicazione delle suddette priorità.

 

Avv. Massimo Rossetti

 

 

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