Il Protocollo FIGC, di cui non si conosce il testo ma unicamente stralci riportati dai giornali, è stato pubblicato successivamente ( cfr. per tutti “Il Corriere dello Sport”, 14 maggio 2020,  “Protocollo completato in base alle indicazioni ricevute dal CTS”, di Alessandro Ramazzoti, pag. 6 ).

Ne consegue, che la data della ripresa  non avrebbe potuto essere deliberata da un soggetto privato, dipendente dalla FIGC,  ma solo ed unicamente successivamente all’analisi ed approvazione o meno del nuovo protocollo da parte della Lega stessa.

Una intempestività, evidentemente dettata dalla fretta di invocare il “ rispetto delle scadenze di pagamento previste dai contratti” con i broadcaster.

Quanto sopra, trova conferma nel rifiuto, successivo, di alcune delle condizioni poste dal CTS:

a)      La quarantena che riguarderebbe tutti i componenti la squadra tipo;

b)      La responsabilità penale dei medici;

c)      Il ritiro di 14 giorni, in isolamento, precedenti  l’inizio degli allenamenti di squadra.

Di tutte queste condizioni, peraltro, richieste dal CTS, al quale hanno partecipato n. 10 Professori  esperi nelle discipline medico-scientifiche biomediche e della medicina sportiva, oltre ai servizi ed uffici del CONI e del CIP, credo sia opportuno chiarire , ancora una volta, l’irrazionalità della richiesta avanzata dai medici sportivi attraverso anche la loro Associazione (LAMICA), relativo alla responsabilità penale.

Sarebbe stato sufficiente  leggere, a pag. 9 del citato Rapporto, il paragrafo “ Normativa in materia  e atti di indirizzo e riferimento” che richiama espressamente le tutele legislative ( Decr.lgs  del 9 aprile 2008, n. 81, Testo Unico per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;   Decreto lgs n 231 del 2 giugno 2001, Responsabilità amministrativa delle imprese) e codicistiche ( art. 2087 CC , Tutela delle condizioni di lavoro) in favore dei lavoratori.

Il principio della responsabilità penale, quindi, scaturisce  da tutta la normativa a tutela dei lavoratori, di tutti i lavoratori, compresi i “signori del calcio” che, è bene rammentarlo, sono comunque lavoratori subordinati.

Responsabilità che non è diretta conseguenza della pandemia che ha sconvolto il mondo ed in particolare il mondo del calcio, bensì scaturisce da una norma, grande conquista del mondo del lavoro.

Leggere oggi che “ il passaggio che preoccupa gli staff sanitari della A: ai medici viene riconosciuta una sorta di responsabilità illimitata, senza scudo in caso di un componente del gruppo squadra” ( cfr. La Gazzetta dello Sport, 15 maggio 23020, pag. 5) è demoralizzante.

Significa ignorare la legge, una legge che governa  da anni il mondo del lavoro. Non è  quindi una “ sorta” di responsabilità illimitata, ma una  responsabilità che, come più volte in questi ultimi giorni  illustrato da Federsupporter, deriva dalla legge e coinvolge tutti i soggetti dell’organizzazione aziendale e societaria.

Ciò che preme sottolineare è che la Lega Serie A  non può godere, specie per quanto attiene al delicato settore della salute, di corsie preferenziali e/o trattamenti diversi da quelli seguiti e messi in atto  da tutte le altre società per azioni, con conseguenti “ ciambelle di salvataggio” di dirigenti apicali e/o dipendenti, ivi compresi i medici sociali, di fronte ad obblighi e responsabilità chiaramente definiti legislativamente a livello generale .

 

Alfredo Parisi

 

 

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