Cioè verso tutto ciò che coinvolge gli aspetti dilettantistici e amatoriali  sportivi che costituiscono il collante  sociale, oltre che economico, dei territori di riferimento e che non è stato,  non solo tutelato, ma anzi, penalizzato fortemente  sul piano economico .

Un desolante abbandono a sé stesso  di un mondo  che coinvolge milioni di persone, che provocherà , e sta già provocando, la chiusura di attività,  svolte con grande spirito di sacrificio e di amore per lo sport,  ma che trova un limite nella minima sostenibilità in termini di costi;   sostenibilità neppure presa in esame dagli “ illuminati” governanti, troppo accecati dai bagliori dei diritti TV.

Per far comprendere ,a chi avrà la pazienza di leggerci, l’importanza sociale ed economica del calcio  dilettantistico e giovanile, quel calcio “ non consentito” ( comma 2, art. 1 DPCM  18 ottobre 2020), riporto , integralmente, alcuni stralci  del Report Calcio 2020, della stessa FIGC:

Il calcio dilettantistico e giovanile continua a rappresentare dal punto di vista delle dimensioni dell’attività  il principale movimento sportivo in Italia. Nel 2018-2019 si contano un totale di 12.032 società e 64.372 squadre;

il numero complessivo di calciatori tesserati è pari a 1,05 milioni, di cui il 65,7% per quanto riguarda l’attività nei campionati di livello giovanile.

……………………………omissis…………………………

 La regione con il maggior numero di calciatori tesserati continua a rimanere la Lombardia, che con 185.456  giocatori da sola pesa per il 17,7% del totale. Seguono il Veneto (10,5%), il Lazio (9,2%), l’Emilia Romagna (8,3%) e la Toscana (8,1%).

Il numero complessivo di partite ufficiali disputate nel 2018-2019 ammonta a 568.573, di cui il 65% circa relative all’attività giovanile e il 35% a quella dilettantistica.

………………………..omissis…………………………

 Vengono anche presentati i dati di sintesi relativi all’affluenza allo stadio nei campionati dilettantistici nazionali, pari nel 2018-2019 a quasi 3 milioni di spettatori…..”.

 Ma  cosa volete che rappresentino questi aspetti sociali  e culturali di importanza nazionale  di fronte al calcio professionistico ?

Un calcio che  richiede l’attenzione e gli interventi istituzionali per fronteggiare il suo possibile default,  le cui premesse sono state create dagli stessi azionisti  che detengono la proprietà dei Club.

Ma che importa ! L’importante è dare al “ popolo”, che DEVE stare  davanti alla TV,  il calcio, anche se in stadi deserti e con la spada di Damocle del virus che  contagiando gli atleti, e gli addetti al Gruppo che deve seguire la squadra,  rende sempre più “ false”   tutte le competizioni, sia nazionali sia internazionali. 

Questa si che è l’ attenzione al sociale, alle famiglie, alle persone , alla salute  di cui  tutti i responsabili governativi si riempiono la bocca.

Alfredo Parisi

 

Copyright © 2014 by FederSupporter