Governo di Unità Nazionale o Dittatura?

Si parla in queste ore della prossima formazione di un Governo di unità nazionale presieduto da Mario Draghi.

A questo proposito, vengono fatti accostamenti a precedenti storici di tal genere di governi.

In particolare, è stato fatto l’accostamento dei governi del periodo 1945-1947 che videro  i partiti che avevano fatto parte del Comitato di Liberazione Nazionale e che si erano battuti contro il fascismo e l’occupazione nazista. Tali governi videro insieme, soprattutto, il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana.

Governi che avevano la caratteristica di essere nati, per iniziativa dei partiti che li formavano, e di avere un potere decisionale esclusivamente appartenente ai medesimi partiti e, quindi, un potere decisionale di natura collettiva e collegiale.

Viceversa, il Governo di Unità Nazionale in via di costituzione presenta caratteristiche del tutto diverse.

Esso, infatti, non nasce o nascerà per esclusiva iniziativa dei partiti che ne farebbero- faranno- parte, bensì per iniziativa del Presidente della Repubblica.

Inoltre, a quel che, a mio avviso, più conta è che il potere decisionale di tale governo, sia quanto alla sua composizione sia quanto ai provvedimenti da adottare, viene sostanzialmente rimesso al Presidente del Consiglio.

Quest’ultimo riconosciuto e munito di una particolarmente illimitata “ auctoritas” e di un “ imperium maius”, cioè dotato di una capacità e di un potere di azione eccezionali.

Per questa ragione, fermo restando  che nessun evento storico si ripete uguale a se stesso, ritengo che la soluzione verso cui si sta andando sia più assimilabile  ad una speciale magistrature dell’antica Roma.

Più precisamente, a quella della “ Dittatura”, magistratura  eccezionale alla quale si faceva ricorso in circostanze, come quella attuale, per l’appunto, eccezionale.

Vale a dire quando le magistrature normali si  rivelavano insufficienti per far fronte agli avvenimenti.

Tutte le altre magistrature erano sottoposte a quella dittatoriale, comprese, persino, quelle del Tribunato della plebe.

Su proposta del Senato, uno dei Consoli nominava tra i cittadini, compresi i privati, un Dittatore.

In genere, si ricorreva a questa figura nei casi di gravi disfatte militari, quali quelle che si verificarono nel corso delle  seconde guerre sannitiche e delle prime due  guerre puniche.

Il carattere straordinario di tale magistratura e la praticamente illimitata potestas del Dittatore erano compensate dalla limitatezza della durata massima della carica, fino a sei mesi.

Tuttavia, la suddetta durata era, di fatto, normalmente più breve di quella massima, poichè il modello repubblicano imponeva al titolare di lasciare la carica appena compiuta la missione affidatagli.

Al riguardo, è rimasto celebre nella storia l’esempio di Cincinnato, privato cittadino, il quale, chiamato ad essere Dittatore in una guerra difficile, ritornò ai suoi campi appena sedici giorni dopo aver assunto la carica, una volta compiuta la sua missione.

L’interrogativo che si pone, dunque, è se l’esperienza di Mario Draghi sarà del tipo di quella di Cincinnato oppure , in specie se prolungata nel tempo, anche in una carica istituzionale diversa da quella di Presidente del Consiglio, finisca, anche in maniera involontaria e sia pure solo di fatto, fatalmente per trasformare un regime di democrazia parlamentare in un regime di tipo cesaride o bonapartista.

M a parte ciò, non v‘è dubbio almeno a mio parere, che in ogni caso, il governo i corso di formazione sarà , per usare una espressione cara allo storico di fama internazionale, accademico dei Lincei,  Emilio Gentile, un governo “recitativo”.

Un governo, in altre parole che sul palcoscenico vedrà protagonista pressoché unico e decisivo il Presidente del Consiglio, mentre i membri  dei partiti che rappresentano fungeranno da comparse occasionali che assistono allo spettacolo come pubblico.

Già ora, peraltro,  si assiste a manifestazioni nei confronti de Draghi  che, pur considerato il suo elevatissimo e altissimo cursus honorum, ricordano quelle che portarono il Senato di Roma a conferire a Cesare Ottaviano il soprannome di Augustus, di persona, cioè, “ dotata del massimo della forza sacra “ ( augurium).

 Avv. Massimo Rossetti.

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