Lazio-Torino del 2 marzo 2021:un inutile e dannoso atto di supponenza e di arroganza.

La vicenda Juventus-Napoli non ha evidentemente insegnato nulla.

L’Associazione dei “padroni e padroncini” del pallone, La Lega Calcio Serie A, infatti, ha stabilito e, poi, ribadito,  che la partita Lazio-Torino del 2 corrente, alle ore 18,30, si sarebbe dovuta  giocare regolarmente.

Ciò, nonostante che la ASL di Torino, con decisione del 23 febbraio scorso, avesse determinato e ufficialmente  comunicato, per tempo, alla stessa Lega che, i tesserati del Torino dovevano rimanere in isolamento per almeno sette giorni e, quindi,  che erano impediti a trasferirsi a Roma per disputare la gara .

Il Presidente della FIGC, Gravina, intervistato lo stesso 2 marzo , dichiarava che si era in presenza di un chiaro  caso di impossibilità oggettiva sopravvenuta, prevista dalle NOIF FIGC quale legittimo impedimento alla disputa della gara.

Ad onta del fatto che la Lega Calcio Serie A è un organismo della FIGC da essa delegato e  gerarchicamente sottordinato, la stessa Lega ribadiva, subito dopo l’intervista,  che la partita andava giocata.

La Lazio (calciatori, staff tecnico, dirigenziale, medico) , gli arbitri, i componenti della VAR, giornalisti, addetti alle riprese TV, si vedevano, così, costretti a partecipare ad una, invero, forzosa sceneggiata, recandosi allo Stadio Olimpico di Roma, dove attendere, entro i limiti temporali massimi previsti dal Regolamento sportivo, l’impossibile arrivo del Torino.

La conseguenza è che ora la vicenda passerà necessariamente agli Organi della Giustizia sportiva, con i tempi della stessa, con l’auspicio che non si debba passare dal giudice sportivo alla Corte Sportiva Nazionale d’Appello della FIGC e, infine, al Collegio di Garanzia del CONI.

Una trafila che rischia di alterare significativamente la già scarsa regolarità di svolgimento del presente campionato, a causa di  un inevitabile allungamento dei tempi di recupero della partita.

Quando, cioè, la gara potrebbe avere una importanza per le due squadre, o per una di esse o per altre squadre, ben diversa da quella che avrebbe potuto avere, qualora  fosse stata recuperata nei tempi brevi o relativamente brevi susseguenti ad una rinvio deciso dalla Lega.

Ci si chiede, a questo punto, perché la Lega abbia voluto assumere questo comportamento, dopo  che il Collegio di Garanzia del CONI, con la sentenza del 22 dicembre 2020, depositata il 7 gennaio 2021,  aveva sancito che i provvedimenti legislativi e/o amministrativi in materia di contenimento del contagio da Coronavirus 19 prevalgono sulle norme sportive.

Donde, in particolare, quanto stabilito da protocolli FIGC in materia sono “ cedevoli” a fronte dei suddetti provvedimenti che decidono diversamente.

Un principio, come è evidente meno che per la Lega Calcio e per qualche giornalista e opinionista con poca dimestichezza con il diritto, che non riguarda solo la partita Juventus-Napoli, ma che è di carattere e portata generale, valido sempre ed erga omnes.

Principio, d’altronde, pienamente conforme alla subordinazione dell’ordinamento sportivo a quello statale, laddove si verta in tema di diritti soggettivi e interessi legittimi, quale, in primis, quello alla salute e alla sua tutela.

Ne discende che il principio in questione sarebbe stato e sarebbe applicabile anche ove pure nei Protocolli FIGC non fosse stata  e previamente prevista la suddetta clausola di “cedevolezza”  delle norme sportive nei confronti dei provvedimenti legislativi e/o amministrativi contrastanti con tali norme.

Non solo, mentre nel caso Juventus-Napoli si poteva nutrire qualche dubbio su un presunto comportamento del Napoli,comunque volto a non disputare quella partita a prescindere dalle decisioni  della competente ASL, nel caso in oggetto nessun dubbio del genere poteva e può essere nutrito.

Preciso che, essendo la decisione della ASL di Torino del 23  febbraio scorso, che imponeva sette giorni di isolamento, in base alla regola giuridica  nel computo dei termini a giorni, il giorno iniziale non si computa nel termine, mentre si computa quello finale ed i giorni  si calcolano per intero dalla mezzanotte alla mezzanotte successiva.

Pertanto, il termine finale dell’isolamento scadeva, come pure specificato dalla ASL di Torino, alla mezzanotte del 2 marzo.

Per riassumere e concludere, la decisione della Lega Calcio Serie A  non può che interpretarsi solo attribuendo ad una, d’altra parte, non nuova  pervicace volontà di affermare e sostenere che il calcio è “ cosa loro”, legibus solutus dalle norme statali e, come visto, dalla stessa FIGC, confondendosi malamente l’autonomia riconosciuta all’ordinamento sportivo con una inammissibile ed  improbabile separatezza dall’ordinamento statale.

 

Avv. Massimo Rossetti. 

 

 

 

 

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