Il Calcio e il Covid 19: le norme sportive calcistiche cedono a fronte di atti normativi gerarchicamente superiori
In presenza della diffusione del contagio da Covid 19, nella sua, in ordine di tempo, variante, che sta intensamente colpendo il mondo del calcio, la Lega Calcio Serie A ha varato un nuovo Protocollo, finalizzato a consentire che le partite possano essere, comunque, giocate, secondo il calendario prestabilito.
Tale nuovo Protocollo, però, secondo quanto sancito dalla Sentenza in data 22.12 2020 del Collegio di Garanzia del CONI, a Sezioni Unite, ( cfr. la mia Nota di commento alla sentenza in www.federsupporter.it) è applicabile solo se compatibile con provvedimenti di legge e/o amministrativi ad esso gerarchicamente superiori.
Quanto sopra, in ossequio al principio che l’autonomia e la libertà dell’ordinamento sportivo subiscono la limitazione intrinseca, determinata dal fatto che esse si esplicano nell’ambito della supremazia dell’ordinamento statale ( cfr. Enrico Lubrano in www.studiolubrano.it “I Rapporti tra ordinamento sportivo ed ordinamento statale nella loro attuale configurazione “ ) .
Ne consegue che le norme regolamentari calcistiche, per avere validità ed efficacia, devono trovare riscontro in provvedimenti di legge e/o amministrativi.
Circa, poi, come qualche esponente calcistico afferma, il fatto che si voglia “depotenziare “ le ASL, occorre tenere presente quanto segue.
La tutela della salute ex art. 117 Costituzione, così come l’ordinamento sportivo, sono materie di legislazione concorrente Stato/Regioni e la potestà regolamentare in tali materie spetta al Regioni.
Il Governo può sostituirsi alle Regioni, ex successivo art. 120 Costituzione, qualora lo richieda, tra le altre, la tutela dell’unità giuridica, fermo rimanendo che, con legge, devono essere definite le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.
Pertanto, alla luce di quanto precede, affinché nuove regole sportive calcistiche in materia di tutela della salute possano essere realmente valide ed efficaci, è necessario che esse siano compatibili con provvedimenti di legge e/o amministrativi, adottati nel rispetto delle richiamate disposizioni costituzionali che tali norme rispecchino.
Mi sia, infine, consentito osservare che, a mio avviso, il problema non risiede tanto in una asserita invadenza delle ASL, quanto nella insaziabile voracità economica di un sistema calcio, in particolare della Lega Serie A, costretto ad aumentare a dismisura il numero delle gare, nazionali ed internazionali, (una vera e propria overdose di calcio), con conseguente rigida compressione dei tempi per la disputa delle gare, onde incrementare. sempre di più le entrate economiche.
Motivo che rende difficile/impossibile il rinvio delle partite.
Entrate principalmente destinate a soddisfare l’ingordigia di giocatori, allenatori, dirigenti, intermediari, nonché a soddisfare gli interessi, a volte non trasparenti e leciti, di padroni e padroncini del pallone .
Avv. Massimo Rossetti










